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E’ rivoluzione sovranista?

Sovranisti. Rivoluzionari. La crisi economica del 2007 come elemento cardine di comprensione della situazione politica, economica e culturale del nostro paese e non solo. Il cambiamento antropologico dell’elettorato che, sempre più, sia a livello nazionale che sovranazionale si rivolge a leader carismatici e intransigenti soprattutto su un aspetto: ribadire il senso di appartenenza ad una terra. Ad una nazione. In una parola: sovranità. Il libro di 1624801_salvinimeloni, ‘La rivoluzione sovranista’ (Giubilei & Regnani) presentato a Pistoia nell’ambito del ciclo di incontri ‘Diversamente’, a cui peraltro hanno partecipato anche l’editore e presidente dell’associazione culturale, Nazione Futura Francecso Giubilei e il docente universitario Danilo Breschi, assomma in poco meno di duecento pagine, da un lato un’analisi lucida e puntuale dei fenomeni politici ed economici che caratterizzano ‘il decennio che ha cambiato il Mondo’ (come recita il sottotitolo), dall’altro un giudizio critico rispetto la caduta dell’élite, la crisi dei partiti progressisti e il progressivo azzeramento della classe media. Una chiave di lettura, quella di Gervasoni, che nasce dalla sua esperienza di professore di storia contemporanea all’università del Molise, saggista, editorialista del Messaggero e osservatore attento della scena politica attuale. Da Trump alla Brexit, passando per Salvini e Meloni, i nuovi scenari che politicamente premiano i leader sovranisti sono «il frutto di un abile processo per ritornare ad avvicinarsi all’elettorato, colmando quel vuoto lasciato dai partiti progressisti, ormai sempre più distanti dalle istanze delle classi sociali che, storicamente, hanno rappresentato». La tesi di fondo dunque è che sia in politica che dal punto di vista dell’informazione «ci sia uno scollamento fra classe governanti e governati». Quella sugli old media è una scure impietosa. Gervasoni sostiene che «il giornalismo sia morto, o quantomeno moribondo, perché ha perso le sue funzioni principali: informare, interpretare e orientare». Di conseguenza, avendo perso questi tre punti chiave che costituirebbero la parte fondamentale del mestiere di chi vuole fare informazione, i giornali diventano «veicolo autoreferenziale per una (falsa) informazione destinata all’establishment». Ma, in definitiva, qual è la differenza che si compie sovrapponendo i termini: nazionalismo, sovranismo e populismo? La risposta la si trova all’interno del libro e, in qualche modo, la posizione di Gervasoni scardina gran parte dei luoghi comuni della narrazione corrente mainstream.

«I sovranisti – scrive nel testo il docente – non sono né di destra ne di sinistra, né progressisti né conservatori. Ciò che li lega è il bisogno di riprendere il controllo sulla politica e sulle decisioni, da quelle vicine alla propria vita a quelle più lontane: tutte devono essere riportate nella sfera della quotidianità». In definitiva dunque «la sovranità agognata non è tanto quella dello Stato o della nazione, quanto quella dell’individuo». Nella nebulosa compagne di pseudo intellettuali, opinionisti e soloni che popolano le scene del mondo dell’informazione e della cultura del nostro Paese, quello di Gervasoni appare senza dubbio alcuno il punto di vista di un analista capace di andare oltre i canoni del politicamente corretto, intercettando e sviscerando quelle che sono le storture del magmatico momento storico che stiamo vivendo. Lettura scomoda. Ma consigliata.

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di on 13 novembre 2019. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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