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Come evolve e cambia la consulenza finanziaria, tra Digital Transformation e MiFID II

PHLa MiFID II, la direttiva entrata in vigore lo scorso 3 gennaio 2018, successiva alla MiFID in vigore dal gennaio del 2007, ha come obiettivo quello di sviluppare un mercato unico di servizi finanziari in Europa, in cui vengano assicurate ai clienti la trasparenza e soprattutto la protezione per gli investimenti. Ora, capire quale effetto avrà la nuova direttiva, nel breve e nel lungo periodo, sui costi dell’industria della consulenza è ancora presto per dirlo, ma quel che è sicuro è la ventata di trasparenza nell’industria della gestione del risparmio.

Laddove i principi vengono applicati alla lettera, come nel caso del Regno Unito, la normativa funziona. Per l’investitore, anzitutto, si tratta di un notevole abbassamento del costo degli investimenti, congiunta alla possibilità di distinguere con chiarezza i diversi modelli di servizio ed i loro costi. Così si dà la possibilità a ciascuno di scegliere un servizio adeguato alle proprie esigenze: un passaggio dal low cost al servizio banking privato. Alla fine della gestione affidata al consulente, ognuno è libero di poter fare le proprie valutazioni. Siamo nel campo del Digital Wealth Management, che rappresenta l’evoluzione spinta dalla tecnologia per quel che riguarda processi, servizi e prodotti utilizzati da un intermediario per soddisfare le esigenze finanziarie e non finanziarie dei propri clienti.

Come spiega Paolo Galvani, Co-founder di Moneyfarm, a margine di un’intervista su MiFID II ed evoluzione della consulenza finanziaria: “Si tratta di un servizio nato circa un decennio fa ed è oggi l’ausilio principale tramite cui la tecnologia aiuta e supporta la consulenza finanziaria per raggiungere un’ampissima fascia di pubblico”. Tramite la tecnologia è possibile offrire ai clienti una consulenza molto più flessibile ed accessibile, un servizio prima riservato ai soli pochi grandi investitori e che oggi invece contribuisce a creare un portafoglio adeguato al profilo dell’investitori.

Significa che, oggi come oggi, per chiunque nel prossimo futuro laddove non c’è ancora un servizio completo, è possibile, con l’ausilio della tecnologia, chiedere e ricevere un servizio tramite app o sito. E, in base alle richieste, tramite una raccolta dati, è possibile costruire una soluzione che risponda alle richieste e ai bisogni del cliente. Si tratta in una sola parola di una rivoluzione del wealth management. Chiaramente è fondamentale il sostegno della normativa che regola i mercati, costituendo, così com’è, una opportunità per tutto il settore, dal consulente al consumatore.

La Digital Transformation permette un netto miglioramento della conoscenza del cliente, creando un circuito facilmente identificabile: sta al banker, il cliente principale, essere al centro della trasformazione della banca, in un processo in cui la segmentazione e soprattutto la conoscenza personale del cliente può, al contrario, essere essa stessa da spinta al processo tecnologico. Quando si dice che la tecnologia ha sostituto l’uomo in toto, ecco, forse non è ancora (per fortuna), totalmente così.

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di on 27 giugno 2019. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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