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La Murgia e il peccato originale (maschilista)

Per la scrittrice sarda "nascere maschi in un sistema patriarcale maschilista è un po' come essere figli maschi di un boss mafioso". L'avanguardia del femminismo è quindi promuovere le "colpe di genere", retrocessi in un medioevo nemmeno di casa a Cabras

Michaela MurgiaEravamo rimasti alla donna che pensa, parla e agisce “in quanto donna”, che è già di un collettivismo urticante. Va da sé che l’altra metà degli esseri umani pensa e agisce “in quanto uomo”, il problema è che fa quasi sempre il contrario di ciò che vorrebbero le femministe.

Ma ai deplorevoli uomini vengono accostate anche molte donne “maschiliste“, ad esempio chi usa il proprio corpo esibendolo volontariamente per ragioni artistiche o commerciali. Per non parlare delle meretrici, che nella migliore delle ipotesi sarebbero povere derelitte da recuperare anche se decidono di prostituirsi senza costrizioni e sfruttamento. Perché l’identikit della donna perfetta è prerogativa della neo femminista, che bacchetta moralmente le proprie simili quando non allineate. Altro che solidarietà. Poi abbiamo osato pensare che una volta sgretolato il corporativismo “di genere” (che forse nemmeno la Corea del Nord applicherebbe, non tanto per un’apertura liberale ma perché è un concetto stupido), questo trascinasse con sé anche l’ultimo femminismo. Previsione sbagliata. Chi poteva dare nuova linfa al movimento?
Michela Murgia. Sarda. Di Cabras. Da sottolineare perché rientra negli scrittori consortili di provincia, quelli attaccati alle loro radici, inseriti nei festival regionali, quelli che hanno da dire di tutto e di più civicamente e poco o nulla di puramente letterario.
In un lungo post-predica dal pulpito di Fb la nostra cattofemminista nazionale, fedele parrocchiana e già insegnante di religione, scrive che “nascere maschi in un sistema patriarcale maschilista (Italia, Sardegna o Iran?) è un po’ come essere figli maschi di un boss mafioso“. E più avanti lo scandalo di “arrogarsi il diritto di essere considerati responsabili solo delle PROPRIE azioni”, proprie in maiuscolo, proprio così.
Molto basicamente la scrittrice sarda intende dire che la rivolta contro il maschilismo deve partire dai maschi stessi, troppo comodo essere uomini per bene e basta, se non elimini (come?) i maschi-gramigna rimani un maledetto figlio di boss come tutti. Ma ciò che nemmeno la Murgia sa è che ha introdotto un concetto rivoluzionario: il ritorno al peccato originale ma stavolta prerogativa dell’uomo, il quale senza nemmeno il piacere di addentare una mela si ritrova peccatore appena respira, per il solo fatto di nascere. Abbiamo dunque superato “le colpe dei padri ricadono sui figli”, siamo alle colpe “di genere”, retrocessi in un medioevo nemmeno di casa a Cabras, dove sono di gran lunga più evoluti.
Nella società attuale tanto vilipesa dalle femministe, succede, guarda caso, che un uomo che subisce una violenza è considerato un debole o ha commesso un grave torto, una donna invece riceverà sempre ragione. Alla Murgia sfuggono sia i fondamentali psicologici dei rapporti umani (eppure è una scrittrice) sia i dati statistici che registrano l’aumento dei suicidi maschili a causa delle violenze psicofisiche femminili.
Nelle violenze ai danni dell’uomo rientrano le false accuse di stalking e di violenze sessuali, la pressione esercitata sui figli per allontanarli dal padre separato (c.d. alienazione parentale), minacce e reazioni anche fisiche con grida, insulti, lanci di oggetti, pugni, graffi. Secondo un’indagine del 2012 dell’Università di Siena sono circa 5 milioni gli uomini che ogni anno subiscono violenza dalle donne, dove l’uomo ha spesso paura di reagire perché difficilmente un giudice gli darebbe ragione.
È anche inutile ricordare le teorie per cui la virilità maschile è il motore di guerre, di conquista dei territori per la sopravvivenza, di difesa delle proprie tribù e famiglie, di riproduzione per la specie, la Murgia arriva al massimo allo studio del fascismo sul bigino, interpretando male pure quello. Prova ne sono quelle sue ironiche e patetiche “istruzioni per diventare fascista”. Del resto sarebbe troppo chiederle un bel romanzo su una sardina che arriva a Capo Horn tra mille avversità, studiare Melville non è pane per tutti.

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di on 20 dicembre 2018. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a La Murgia e il peccato originale (maschilista)

  1. Carlo Rispondi

    31 dicembre 2018 at 04:56

    E’ forse scontato che un uomo, per giunta non amante tanto del politicamente corretto quanto di Murgia, plauda, ma comunque: clap clap!

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