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A scuola cancellano la storia, quindi la memoria

temaDall’esame di maturità 2019 i candidati non potranno più svolgere il tema di Storia (tipologia D). Lo ha abolito il Miur su consulenza della commissione ministeriale per la riforma della prima prova scritta(che, tra l’altro riduce a due le materie oggetto d’esame). Il motivo ufficiale è che il tema storico viene scelto da pochi studenti e comunque sarà assorbito dalla tipologia B che riguarda l’ambito storico-politico. In realtà, l’eliminazione del tema storico tradizionale è dovuta – secondo i membri della medesima – all’incapacità degli alunni di “istituire un ragionamento, di dedurre conseguenze da premesse in quanto si ritiene che capire un testo vuol dire rafforzare la comprensione della realtà e quindi far “crescere cittadini consapevoli in grado di difendersi dalle fake news”. Sarà così, ma la sostituzione delle due tipologie di componimento non è la stessa cosa. In effetti, lo svolgimento del tradizionale tema storico presuppone una conoscenza più approfondita dell’argomento nonché delle capacità argomentative dello studente rispetto all’attuale tipologia B per la cui stesura più limitatamente deve individuare le idee più importanti della traccia ministeriale e argomentarle coerentemente oppure confutarle con considerazioni personali.

A parte queste differenze, la scelta ministeriale avrà un’altra conseguenza negativa più in generale: un ulteriore scadimento dell’insegnamento della Storia e, dunque, una marginalizzazione della materia che sarà meno curata dagli insegnanti a detrimento della preparazione e della formazione degli studenti. L’ultima seria riforma risale al 1996 allorché l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer – su sollecitazione di storici e insegnanti – svecchiò l’insegnamento della storia stabilendo come programma del quinto anno delle scuole superiori lo studio del ‘900. Successivamente questo obiettivo innovativo ha perso mordente e sul ruolo formativo ed educativo della storia è sceso il silenzio da parte di insegnanti e storici. Il che è tanto più deludente se si considera che nella scuola c’è stato un ricambio generazionale significativo di nuovi insegnanti che per formazione, per ragioni didattico-disciplinari e metodologici avrebbero dovuto proseguire il rinnovamento. Invece non si è verificato niente di tutto ciò. Il risultato è che oggi la storia appassiona sempre di meno gli studenti e in molti casi è considerata materia di studio, da imparare a memoria per l’interrogazione. Dunque, la scarsa incisività di molti insegnanti e studenti – cui si aggiunge quella ministeriale – verso la materia fa si che le nuove generazioni risultino private della memoria del passato ed appiattite su un presente destoricizzato. La storia non è una disciplina come tutte le altre. Infatti, Giuliano Procacci – noto studioso – la definisce “carta di identità” del paese proprio perché serve oltre che a conoscere il passato a formare il senso critico e il livello di consapevolezza dei futuri cittadini.

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di on 19 novembre 2018. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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