Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Ode al licenziamento della maestra che insultò i poliziotti

Lavinia Flavia Cassaro, foto Dagospia

Lavinia Flavia Cassaro, foto Dagospia

Giustizia è stata fatta. Un atto di coerenza davvero inaspettato quello di licenziare dalla scuola pubblica Lavinia Flavia Cassaro, la maestra che sbraitando in faccia ad un cordone di polizia nell’ambito  – ca va sans dire – di una manifestazione antifascista (già abbiamo l’orticaria a scrivere), lo scorso 22 febbraio a Torino, augurò la morte agli agenti. Dunque, una volta tanto, lo Stato, quello con la S maiuscola da prova di esserci: l’ufficio scolastico regionale ha comminato alla gentil donna il massimo della ‘pena’. Licenziamento in tronco. Dio li benedica. Subito dopo i fatti, documentati dalla trasmissione condotta da Nicola Porro, Matrix, le risposte di molti esponenti politici furono piuttosto dure: anche l’allora premier Matteo Renzi, dichiarò esplicitamente che la docente fosse licenziata. Gli fece eco anche la fu ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli. C’è però, nel grande mosaico di enti che costituiscono il mondo della scuola, chi non ha accettato di buon grado la decisione dell’Usr. Stiamo parlando del sindacato a cui la Cassaro fa riferimento, Cub scuola che, sulla questione interviene dichiarando la volontà di “fare ricorso al tribunale del lavoro”, perché “non meritava la sanzione massima e definitiva. La pena deve essere proporzionale ai fatti commessi”. Già, perché, secondo i sindacalisti di  Cub, evidentemente, gridare in faccia ai servitori dello Stato che devono morire, non è fatto grave.

Ma forse non c’è da stupirsi: allargando lo spettro di osservazione ci si imbatte in episodi, per dirla con un eufemismo, piuttosto sconvenienti. Sempre a Torino, un paio di mesi fa, un professore di un istituto tecnico della città, per aver rimproverato uno studente è stato picchiato dal padre e dai parenti dell’alunno. Ma non è un caso isolato:  di poche ore fa la notizia che un giovane insegnante, per aver difeso il preside dall’aggressione di un genitore, è finito in ospedale.  Per non parlare dei casi in cui l’alunno stesso minaccia o picchia un docente perché scontento di una valutazione o perché non accetta un provvedimento preso nei suoi confronti. E’ successo a Lucca non molto tempo fa. Appare dunque evidente che il problema che riguarda la scuola pubblica è molto più profondo e radicato di quanto non sembri e urge il ritorno ad un tipo di educazione basata innanzitutto sul rispetto delle gerarchie. Si, quello che viviamo noi oggi è il frutto della concezione post-sessantottina che presuppone l’egalitarismo estremizzato in una visione di appiattimento verso l’aurea mediocritas del 18 politico. O, in questo caso, della sufficienza per galleggiare. La meritocrazia ha lasciato, da tempo immemore ormai, il posto all’esaltazione dell’assistenzialismo. Nella scuola come nella società. La degenerazione del buon costume e del buon senso, sostenute dal mainstream, hanno favorito il progressivo sgretolamento di qualsiasi punto di riferimento: educativo e sociale. Ce lo insegna Manzoni: “Il buon senso se ne stava ben nascosto per paura del senso comune”. E noi, nel nostro piccolo, rivendichiamo la nostra lotta, seppur donchisciottesca, contro la dittatura del pensiero unico dominante: torniamo ai professori severi che fanno sudare i bei voti e torniamo a ribadire che l’autorità del professore, o di un educatore, deve essere rispettata e difesa. In alternativa, saremo costretti a raccontare di episodi di questo tipo. Sempre più frequenti e sempre più violenti. Questa volta lo Stato ha capito che una persona come la Cassaro non era adatta ad insegnare. Confidiamo che la scrematura di queste metastasi sparse a macchia d’olio nei vari livelli della pubblica istruzione, sia veloce e inesorabile.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 4 luglio 2018. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *