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Giggino vuole lo Stato badante

Il nuovo leader del Movimento Cinque Stelle espone per la prima volta compiutamente il proprio programma economico. In sintesi: più Stato, più dirigismo, più regole. E per il Sud lancia la proposta di una banca pubblica. A nostro avviso, una ricetta perfetta. Per il disastro

di-maioL’intervista a Luigi Di Maio al Mattino sul programma elettorale dei Cinque Stelle è la più ampia e dettagliata mai concessa a un giornale italiano. Si è poi aggiunto un pezzo di Alessandro Barbera sulla Stampa, con dettagli attribuiti a “fonti” del Movimento. Non si può negare che il nuovo leader del movimento – a cui le nuove regole conferiscono anche il potere dell’ultima parola sui candidati elettorali – esponga una sua visione complessiva. L’episodicità talora contraddittoria di proposte spesso contestate ai pentastellati come espressione di mera volontà di cavalcare la protesta contro i vecchi partiti cede il posto ad alcuni valori di fondo, che tengono insieme misure e criteri d’intervento che abbracciano praticamente ogni settore della vita pubblica. Tanto da poter consentire una prima classificazione dei princìpi generali da cui discende la visione complessiva. Ovviamente, dal nostro punto di vista, che non è vangelo ma il criterio che propongo in radio e sui giornali per cui scrivo.

I princìpi che informano il programma Di Maio affondano le loro radici in un vasto schieramento di forze che hanno guadagnato consensi negli ultimi anni alle più recenti elezioni in molti Paesi occidentali. Più Stato, più dirigismo, più normativismo, controlli e regole. La triade è essenzialmente questa. Ed è comune alle forze rosso-nere che in Europa hanno realizzato grandi avanzate elettorali, sia pur mancando sin qui il governo a Ovest e ottenendolo invece nell’Est Europa. Da Corbyn a Orbàn, in definitiva la triade è simile: la vera differenza tra rossi e neri sta sul pedale premuto da quest’ultimi a favore del nazionalismo e contro gli immigrati, ma per il resto i fondamenti sono comuni. E’ una ricetta pensata per le vittime della crisi e chi si sente escluso dalla forte ripresa di un’Europa che cresce a ritmi del 2,5%, e propone il ritorno a uno “Stato badante”, disinvoltamente dimenticando che il debito pubblico europeo medio è cresciuto fino al 90% del Pil complessivo, e il nostro poi è sul 132%.

Naturalmente, non sto affatto dicendo che ognuna di quelle forze politiche europee si equivalga. I pentastellati nascono da una storia tutta italiana, come eredi veri di Mani Pulite, e in contrapposizione al fallimento di destra e sinistra alternatesi al governo nella Seconda Repubblica. Ma ora che hanno deciso di darsi un programma articolato e coerente, che ne avvalori la possibilità di essere forza di governo e non di mera protesta anti sistema, la scommessa sembra questa: che in campagna elettorale si affrontino tre piattaforme programmatiche tutte gravate da contraddizioni analoghe, e da sparate non sostenibili. In modo che nessuno abbia buon gioco a dimostrare davvero “il mio programma è più serio del tuo”, e la vera differenza a risaltare sia ancora una volta “loro hanno fallito, ma noi al governo non siamo mai andati”.

Chi lo sa, può essere pure che funzioni. Ma il nostro compito è un altro. E’ riflettere concretamente su quel che Di Maio ha detto. Da una parte l’accreditamento di uno stile di governo fa dire a Di Maio “con l’Europa tratteremo”, senza ribaltare tavoli e senza partire in quarta con proposte di referendum consultivi anti-euro. Dall’altra parte Di Maio afferma che senza sforare il 3% di deficit sul Pil l’Italia non riparte. E che bisogna spiegare all’Europa che “l’austerità deve finire”: ma quale austerità, se Padoan ha ottenuto dall’Europa più di 30 miliardi in 3 anni non di minore ma di maggior deficit? E ancora, facendo rioscillare il pendolo dal lato opposto del rigore, Di Maio annuncia al contempo tagli pluriennali alla spesa corrente nell’ordine dei 50 miliardi di euro. CINQUANTA MILIARDI… per alimentare un programma per 2-3 anni di ALMENO CENTO MILIARDI DI SPESA IN PIÙ, ha titolato La Stampa. Ma se in questi anni la politica ha messo nel cassetto il piano pluriennale Cottarelli, che si fermava a 32 miliardi di minor spesa ed è stato considerato lunare?

Al centro di tutto per dare una risposta non ai 4,9 milioni di italiani in povertà assoluta, ma più estesamente agli 8,9 milioni esposti alla povertà relativa, c’è naturalmente il reddito di cittadinanza. E ieri Di Maio ha fatto un annuncio importante: esso non si attuerebbe sostituendo subito i diversi attuali strumenti di sostegno al reddito fino ai quasi 800 euro mensili procapite, ma procederebbe all’inizio “su un binario separato”. Solo in un secondo tempo, inizierebbe la deforestazione delle diverse forme di integrazione assistenziale al reddito oggi vigenti. Auguri: chi può immaginare un governo che prima aggiunge, e poi toglie? E assicurare 1950 euro al mese a una coppia con due minori nel Sud, dove i redditi medi procapite sono anche del 50% inferiori al Nord, non alimenta una trappola della disoccupazione invece di spingere all’occupabilità? E davvero a un disoccupato a Napoli direte – come annuncia Di Maio – che o accetta il posto di lavoro a Trento o perde i suoi 780 euro, quando agli insegnanti messi a ruolo siamo tornati a garantire la preferenza per l’assegnazione personalmente indicata vicino a casa?grillo

Ancora. Se nella prima fase di minor dipendenza energetica dal petrolio bisogna aumentare la quota di gas, non serve forse dire subito sì al Tap in Puglia, invece di annunciare velleitariamente l’uscita totale dal petrolio nel 2050? Quante decine e decine di miliardi incentivi pubblici servono per questi traguardi? Pagati da chi, se non dal consumatore su cui già grava una montagna di cosiddetti “oneri di sistema” in bolletta? Per il Sud si propone la creazione di una banca pubblica: ma non è chiaro forse che, il giorno in cui una CDP o equivalente avesse la licenza bancaria, giustamente tutto il sistema bancario italiano insorgerebbe sostenendo che essa non potrebbe avere la garanzia pubblica sulla raccolta con cui fa impieghi, impugnando la decisione del governo per aiuti di Stato in sede europea? Come si può davvero sostenere che lo Stato deve impedire la concorrenza tra esercizi commerciali, deve evitare che i maggiori volumi e margini e i minori costi di approvvigionamento della grande distribuzione la avvantaggino sulla piccola, quando i benefici in termini di prezzi più vantaggiosi vanno ai consumatori? Che cosa c’entra la difesa del vecchio articolo 18 nell’impiego pubblico, con la sua autonomia dalla politica? Come si può dire che va abolito il Jobs Act e quindi il nuovo articolo 18 per i lavoratori privati, e al contempo sostenere che non deve crescere ma diminuire il costo per le imprese: quando è evidente a chiunque che l’innalzamento della rigidità nelle procedure di licenziamento economico e non discriminatorio si traduce automaticamente in un costo aggiuntivo del salario lordo a carico delle imprese stesse?

Mi fermo qui, sono solo esempi. Tocca agli elettori scegliere. Ma di sicuro più Stato, più dirigismo e più regole hanno dimostrato nella storia italiana di essere potenti freni alla crescita, ed è questa una delle ragioni fondamentali per cui da metà degli anni Novanta perdiamo competitività comparata: proprio per il piombo di quei settori di produzione di beni e servizi pubblici e privati non-traded che Di Maio vuole ulteriormente esclusi dalla concorrenza. E’ vero che non solo in Italia un forte vento sembra spirare in quella direzione. Tutt’altra cosa è credere che quel vento gonfi le vele all’Italia, quando il rischio concreto è di farla scuffiare sott’acqua.

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di on 6 maggio 2018. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

19 commenti a Giggino vuole lo Stato badante

  1. jakeddu Rispondi

    6 gennaio 2018 at 15:00

    che la stampa sia di sinistra?

  2. Pilgrim Rispondi

    6 gennaio 2018 at 16:01

    Se, per ipotesi, si verificasse quello che da più parti si paventa ovvero che dopo le elezioni ci fosse un governo composto da 5Stelle, Liberi/Uguali e PD, potremmo salutare definitivamente liberismo e Mercato. Meglio che le azienda facciano le valige e vadano all’estero e i giovani schizzino via a gambe levate fuori dall’Italia senza voltarsi indietro.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    6 gennaio 2018 at 19:17

    Un vuoto (mentale) a perdere. Non merita un articolo, figuriamoci un commento.

  4. Luca Rispondi

    6 gennaio 2018 at 23:17

    Un paese perduto nel nulla di chiacchiere che danno fascino e sostegno a gente ogni giorno più disperata e non capace di distinguere per rabbia ,ignoranza,voglia di uno spazio su un carro sedicente nuovo o forse una speranza,a gente che concede il proprio voto senza analisi,ormai le comprove di inutilità sono tante,e senza capire in quale baratro pauperista porterebbero ragazzotti senza strutturazione politica che sono lì per un’occasione temporale creata da governanti impreparati quanto loro,arrivati anche dopo mani pulite, o capaci alle volte ma indecisi o ricattabili,spazi devastanti in politica.L’ottimo Giannino ha ragione questo paese con il più alto debito pubblico è in default da tempo ma dove finirà e dove finiremo se questi non regredissero?

  5. Emilia Rispondi

    7 gennaio 2018 at 11:43

    Mi meraviglio che Giannino spenda un articolo per parlare di Di Maio. Questo signore avrebbe bisogno come minimo di 5 anni di studi dai Salesiani per poi cimentarsi nell’agone politico. Ho il sospetto He Grillo gli abbia concesso tutti questi poteri per non assumersi la colpa della disfatta, perché disfatta sarà. Un altro che voleva rivoltare l’Italia come un calzino è finito a zappare la terra (povera terra).
    Giannino dice che sia rossi che neri, oltre ai 5*, hanno ricette che non possono funzionare, e sarei daccordo, ma i bianchi o liberali come li vuole chiamare non è che spiccano per idee originali, ed il motivo, secondo me, è che il riferimento è sempre l bilancio dello Stato: togliere e mettere: tagli, investimenti, sussidi, servizi e stronzate varie. Un’idea nuova, veramente nuova non emerge. Perché? In questo giornale per esempio, non se ne parla mai.

    • femine Rispondi

      9 gennaio 2018 at 12:41

      Ben (ri)trovata Emilia! Di tanto in tanto faccio capolino anche in questo sito nonostante il mio PC sia asino e “musso” ai miei richiami impazienti…; indefessa non mi dò per vinta e prima o poi ci arrivo…
      Mi preme dichiarare la mia totale condivisione al suo commento che , come al solito, si distingue per acutezza di pensiero e giudizio. Infatti: Un’idea nuova, veramente nuova non emerge. Perché? In questo giornale per esempio, non se ne parla mai.
      Un caro saluto e buona giornata da Luciana antica ragazza nordestina, quasi asburgica, del tempo che fu.

      • Emilia Rispondi

        13 gennaio 2018 at 12:19

        Grazie Luciana

  6. adriano Rispondi

    7 gennaio 2018 at 14:43

    Bene.Pd e FI hanno governato assieme,per anni.Risultato.Aumento della povertà e trasformazione del paese in un campo profughi.Prospettive.Uguali.Chi è disperato cosa deve fare?Votare PD?Votare FI?”Più stato,più dirigismo,più normativismo,controlli e regole.”Sembra il ritratto della UE del bail in,del fiscal compact e dei conti bloccati.Votiamo per quella?”L’Europa cresce ai ritmi del 2,5%”,una cuccagna per chi ha oggi stipendi da fame e come prospettiva per domani stipendi da digiuno.Tutte le chiacchiere servono a niente se prima non si dice come fare per contenere l’immigrazione e ripristinare la sovranità.Parlare di altro significa che va bene così ed in questo caso al peggio non c’è limite.

    • Zamax Rispondi

      8 gennaio 2018 at 09:30

      Vorrei sapere in quali anni PD e FI hanno governato assieme. Questa è una retorica da bar che non ha alcun fondamento.

      • adriano Rispondi

        9 gennaio 2018 at 12:24

        Monti,Letta,Nazareno,tutte le direttive UE.Mi consenta.Esprimo la mia opinione.

      • Milton Rispondi

        9 gennaio 2018 at 18:49

        Escludiamo il governo Monti, appoggiato da tutti (tranne Lega) con la scusa del “siamo sull’orlo del baratro” del 2011 che ha fatto cadere l’ultimo governo Berlusconi, (notare che il “debito pubblico insostenibile” era di 1900 MLD, oggi è di 2.300. MLD, quindi ben 400 MLD in più, alla faccia dei cantori degli ultimi governi).

        In seguito invece la collaborazione è stata evidente:
        – il governo Letta fu appoggiato ufficialmente, con ministri di Forza Italia, i vari Alfano, Lorenzin, Lupi, ecc.
        – il governo Renzi, oltre a conservare in parte gli stessi Alfano e soci, apparentemente fuoriusciti da Forza Italia, ha goduto dell’appoggio ufficiale di Verdini (mai sconfessato da Berlusconi) e sottotraccia dello stesso Berlusconi che con alcune assenze ed astensioni opportune ha tenuto in piedi Renzi nei momenti più critici del Senato.

        Morale: votare Berlusconi non è molto diverso che votare Renzi, e sembra evidente anche dalla assoluta mancanza di critiche tra i due, che la loro aspettativa sia proprio quella di un futuro governo FI – PD.
        Lo racconteranno come una necessità.

    • maboba Rispondi

      8 gennaio 2018 at 09:45

      Quello che stride e fa imbufalire da parte di Di Maio e m5s è il loro dire prima: andiamo da soli! poi dire vedremo dopo semmai di cercare alleanze, senza specificare su cosa e con chi. In teoria con LeU (ci sono dichiarazioni al riguardo) o anche con la Lega. Fare accordi significa sempre fare compromessi che sarebbero evidentemente assai diversi se non opposti nei due casi. Compromessi che verrebbero fatti senza averli prima spiegati agli elettori. Questa è la massima scorrettezza in politica perché la si fa verso gli elettori. Altro che onestà! onestà!

  7. maboba Rispondi

    8 gennaio 2018 at 09:37

    La storia e gravità del debito pubblico è strettamente legata alla questione della sovranità monetaria. Alla sovranità e all’interesse nazionale è legata anche la questione immigrazione. Se si dà per scontato che non si possa modificare in nulla l’attuale situazione in riferimento a UE e/o euro allora è inutile discutere non dico le ricette di Di Maio e dei 5S, che oltre che sull’UE per esempio sono di un’ambiguità senza pari anche sull’ immigrazione (http://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/cosi-gli-uomini-di-soros-hanno-scritto-il-programma-immigrazione-del-m5s-77760/), ma neppure di qualunque proposta di sostanziali cambiamenti (come flat tax, Fornero, blocco dell’immigrazione incontrollata, perché tanto “l’ Europa” ce lo impedirebbe. Questa è la vera battaglia: riconoscere la dannosità della UE e il disastro della rinuncia al nostro interesse nazionale che la sinistra e non solo (vedi centristi e FI) ha scelto da tempo https://www.antoniosocci.com/discriminati-si-gli-italiani-disprezzati-spolpati-resi-sudditi-dello-straniero-ce-un-establishment-al-potere-guerra-suo-popolo/) e la UE ha graziosamente accettato (imposto?).
    Non è un caso che quelli che difendono le istituzioni europee con foga e direi ossessivamente sono tutti rappresentanti di quella parte di Italia che gode di alti stipendi e privilegi pubblici o che dipende da essa (politici, magistrati, funzionari e dirigenti di ogni ordine e grado, editori e giornalisti alle dipendenze, “Confindustria” etc.). Quell’Italia insomma che come diceva bene Canovari (http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=0000002266079scrive),
    approva, interpreta e applica, difende e propaganda leggi e regolamenti che opprimono soprattutto quell’altra Italia che produce la ricchezza che la prima consuma con le tasse più alte del mondo (e che i M5S fra l’altro si guardano bene dal difendere).
    Chissà perché.

    • Milton Rispondi

      9 gennaio 2018 at 18:21

      Sottoscrivo parola per parola.
      Aggiungo solo che purtroppo, pur essendo prioritaria ed indispensabile, nemmeno la sovranità monetaria basterebbe ad invertire la rotta di una Italia in lento ma costante declino.
      Declino socio-economico dovuto a statalismo, assistenzialismo, ignoranza politica ed economica diffusa, illegalità generalizzata in aumento, impunità per tutti, immigrazione incontrollata, tassazione punitiva per l’iniziativa privata, ecc.ecc..

    • adriano Rispondi

      12 gennaio 2018 at 13:00

      “Sottoscrivo parola per parola”.Anch’io.

    • Emilia Rispondi

      13 gennaio 2018 at 12:23

      Sottoscrivo anch’io.

  8. Amedeo Pribislavo Rispondi

    8 gennaio 2018 at 10:05

    Si condivide la riflessione di Emilia.

  9. aurelio Rispondi

    9 gennaio 2018 at 13:04

    Un paese confuso vinto dalla confusione di chi si eleva da solo a conducator del niente.Non se ne può più di sciocchezze continue da impreparazione e accarezzamenti da mercati rionali per acquirenti facili e fragili.Appena faranno fuori Di Maio politicamente sarà uno spettacolo vedere cosa proporranno questi geniucci dell’improvvisazione.

  10. Marco Green Rispondi

    10 gennaio 2018 at 19:37

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