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Cosa manca oggi in Italia

Presto detto: un partito liberale vero, thatcheriano e reaganiano, che guardi all’azione trainante per il mondo libero degli Usa sotto Trump, che attacchi il Leviatano interno e quello continentale. Per non rassegnarci alla scelta tra l’establishment farlocco di Juncker e Mattarella e la rivoluzione farlocca di Salvini e Di Maio

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In quest’Italia manca un partito liberale vero, né parolaio né caricaturale, né la riproposizione sotto forma di farsa di quel circolo di ottimati che fu il Pli in un’era storica in cui gli ottimati sono oggettivamente nemici della libertà, né il trascinamento indefinito di quella Bisanzio tragicamente ludica e monoriferita che è la lunga nottata di Arcore, altrimenti nota come Forza Italia. E, soprattutto, nulla che abbia a che fare con l’inganno supremo dei nostri tempi, quello dei “liberali” avvezzi a definire tale l’attività di presidio acritico di burocrazie iperdirigiste e a tratti sovietiche (genere Unione Europea, per intenderci) o di oligolopoli tecnofinanziari che vivono esattamente là dove riescono a uccidere il libero mercato. Per inciso, quest’ultimo (sotto)tipo umano del falso liberalismo è esattamente quello che in queste ore è entusiasta del governo Cottarelli, un’operazione sporchissima proprio perché prende il nome di un professionista serio e preparato e lo macella coinvolgendolo in uno sfregio aperto alle libere determinazioni degli elettori e del Parlamento. Qualcosa che poteva concepire solo una vecchia vestale cattocomunista come Mattarella

Ma torniamo al punto, ché il governo Cottarelli sarà al massimo una colonna sonora estiva, la necessità di un movimento liberale sta diventando un tarlo endemico della Repubblica. Ma cosa accidenti vai cercando, direte. Molto semplicemente, qualcosa come i Tories inglesi o i Repubblicani americani. Qualcosa, o qualcuno, che muova dall’equazione della libertà. Più spazio possibile al diritto naturale dell’individuo, meno spazio possibile allo Stato (ma quello che occorre, sostanzialmente difesa esterna e sicurezza interna, occorre fino in fondo, e invece ad oggi è l’unico ramo secco del pachiderma pubblico italiota). La scelta di campo non trattabile e nemmeno edulcorabile a colpi di Welfare State sull’unico modello economico che abbia garantito sviluppo duraturo e comprovato all’umanità, il libero mercato. Il salvataggio del liberalismo dalla sua nemesi suadente, l’ideologia liberal. No moltiplicazione cervellotica di supposti diritti collettivi, no religione dell’eutanasia o dell’omosessualmente corretto, no imposizioni nazistoidi ai genitori sulla vita e il fine-vita dei figli, ma poche parole d’ordine, quelle, metastoriche e connaturate all’uomo in quanto uomo. Vita, libertà, proprietà. John Locke, sempre e comunque, il liberalismo lavora per sottrazione perché difende il nocciolo di libertà che ognuno di noi è, chi aggiunge e inizia a scomodare i doveri sociali o perfino la redistribuzione dei profitti è un marxista che non ha il coraggio di proclamarsi tale, quindi pericolosissimo. Un liberalismo thatcheriano, normale e radicale, che proclami forte l’ovvietà per cui questa Unione Europea, questa sentina di regolamentatori compulsivi e di tassatori vagamente brilli, è un nemico, ne-mi-co. Un liberalismo impietoso anche e soprattutto con le derive interne, ovviamente, pronto ad affrontare la selva oscura della spesa pubblica con l’unico strumento di politica economica utile oggi in Italia, l’ascia. Un liberalismo sincero con se stesso sulla questione fiscale, pronto non ai minuetti sui decimali dell’Iva, ma a far precipitare la pressione fiscale dall’immorale 45% (ma quella effettiva è ben oltre e arriva a succhiare anche l’ultimo respiro dell’impresa) a meno della metà, a fare qualcosa di reaganiano, di trumpiano, a scioccare il Paese col coraggio dei principi e i suoi apparati con la forza delle decisioni. Un liberalismo, infine, conscio della propria anomalia, che si chiama Occidente, e disposto a difenderla soprattutto di fronte a minacce mortali, un liberalismo che non degeneri nei suoi contrari, il multiculturalismo collaborazionista che spalanca confini e porte agli importatori della sharia e l’innamoramento fatale per autocrati, dittatori, ex colonnelli del Kgb, massacratori della libertà a vario titolo. Un liberalismo di battaglia, non relativista, eccezionalista, ancorato a Ronnie che vinceva la Guerra Fredda e a Maggie che ammoniva il nuovo Soviet con sede a Bruxelles, pronto a riconoscere l’eccezione virtuosa costituita oggi dall’azione di nuovo assertiva e trainante per il mondo libero degli Usa con la presidenza Trump e dall’istinto conservatore inglese che ha sfanculato gli euroburocrati al grido di Brexit, perché pronto a riconoscere il vero nemico di oggi, il volto contemporaneo del totalitarismo: il politicamente corretto. E quindi, scorrettezza integrale, rottura degli schemi, né con la Merkel né con Putin, con l’unica rivoluzione possibile. Meno tasse, meno burocrazia, meno interventismi economici ed etici, meno Stato, a maggior ragione quando assume le sembianze del mega-Stato continentale.

Esiste oggi in Italia un partito così, conservatore, repubblicano e liberista? No, con ogni evidenza. È possibile? Non lo so. È necessario? Se non vogliamo rassegnarci alla scelta tra l’establishment farlocco di Juncker e Mattarella e la rivoluzione farlocca di Salvini e Di Maio, sì. Io non mi rassegno.

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di on 29 maggio 2018. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

15 commenti a Cosa manca oggi in Italia

  1. Andrea Rispondi

    29 maggio 2018 at 07:00

    Purtroppo un tale partito in Italia NON È POSSIBILE.

    • Livio Cesare Cantamesse Rispondi

      29 maggio 2018 at 23:47

      Non si può fare senza liberali, in Italia non ce ne sono abbastanza.

  2. Lucia Rispondi

    29 maggio 2018 at 16:08

    Altroché se necessario…… mi sembra però molto lontano dalle idee degli italiani e forse dalla loro cultura attuale. Credo di essermi rassegnata purtroppo, anche se quando leggo questi articoli provo un guizzo di vita !

  3. Antonio Rispondi

    29 maggio 2018 at 16:33

    Sono un vecchio (anagraficamente) che con gli anni si è sempre più avvicinato ai “libertarian” (il termine libertario è ci è stato rubato dagli anarco-colletivisi)e, con entusiasmo, condivido l’articolo del dott. Sallusti ma contemporaneamente lo scongiuro di farsi attivo promotore di una vera rivoluzione liberale. I giovani devono comprendere che la LIBERTA’ è un bene preziosissimo e per conquistarla e conservarla bisogna mettersi in gioco innanzitutto non cedendo alle sirene stataliste (lo stato non è la soluzione è il problema.

  4. Alberto Fileppo Rispondi

    29 maggio 2018 at 16:42

    Complimenti. Bellissimo articolo. Mi ha, per un po’, reso la giornata migliore.

  5. CLAUDIO ASCOLTI Rispondi

    29 maggio 2018 at 17:27

    Magari esistesse un partito così, caro Dr. Sallusti! Ma in Italia mancano la Cultura-a cominciare dalla scuola-la serietà- vedi l’impegno collettivo e costante verso gli argomenti sociali non solo personali o di categoria-l’Etica,termine ormai desueto,riferita ai problemi del pensiero e del comportamento. E potrei continuare come un canto dolente.
    Troppi pareri interessati, troppi “pensatori”, commentatori, troppa TV con “esperti”,e la gente si lascia abbindolare e trascinare. Vedano lo spettacolo indecente di questi giorni,le beceraggini degli stessi politici,l’inefficacia dei loro messaggi.
    La confusione. Il suo giornale uno dei pochi e preziosi segnali di rotta.Quanti anni occorreranno per risalire la china?

  6. Marco Beltrame Rispondi

    29 maggio 2018 at 17:27

    D’accordo sul liberale. Non su Trump (dazi e statalismo…).

  7. Luca Rispondi

    29 maggio 2018 at 19:15

    Pezzo formidabile ,ma Dottor Sallusti la vorremmo capo del mondo per la sua sintesi se non fosse che il mantenimento di uno statalismo assistenziale di potenza impedisce la comprensione soprattutto a chi vive di stato,comuni istituti controllati e similari(sorvolo le province per pietas) della liberalità da lei professata ed immaginarsi in realtà nuove.La politica nella ricerca di consenso ha ingolfato di spesa e quasi irreversibilità le nostre vite,quelle di chi lavora e da ricchezza per pagare le storture di cui sappiamo.In ogni nucleo familiare esiste almeno un caso di prebenda statale ed è complesso immaginare che questo soggetto possa andare a cercare un’altro lavoro liberando spesa alle volte parassitaria….Di Maggie o Reagan non se ne vedono da tempo e le strade per chi resta in questo paese ,pensionati,studenti,imprenditori,partite iva,altro sono sempre più in salita ma il suo pensare e scrivere ci rincuora …la speranza non saprei trovarla con gli accadimenti del tempo.

  8. giovanni vitale Rispondi

    29 maggio 2018 at 19:40

    Scusate, per l’intanto segnalerei l’iniziativa centromotore, promotore Marco Taradash. Si tratterebbe di contrastare la vittoria definitiva dei movimenti sovversivi, che sarebbe probabilmente senza ritorno. Per ristabilire una dialettica democratica tra liberalconservatori e liberalprogressisti mi pare essenziale assicurarci istituzioni liberaldemocratiche. Sempre che interessi l’articolo.

  9. Emilia Rispondi

    31 maggio 2018 at 10:52

    Un partito liberale in Italia? Ma se la maggior parte degli italiani ignora in toto come nasce un governo, quali sono i suoi poteri, confonde il Presidenzialismo con la dittatura, confonde il PM con il giudice, l’abuso d’ufficio con la corruzione, l’omofobia con la xenofobia, il padre con la madre e le province con le regioni. Mi basterebbe che la scuola bocciasse gli asini e sarei già contenta.

  10. Emilia Rispondi

    31 maggio 2018 at 10:53

    Comunque il pezzo mi piace

  11. Corrado Rispondi

    2 giugno 2018 at 08:47

    Per ma, se posso permettermi un apprezzamento, articolo capolavoro ca po la vo ro!

    grazie,

    c

  12. adriano Rispondi

    3 giugno 2018 at 14:31

    L’intraprendente non mi piace più da quando ha rinunciato all’attualità.La questione di cui lei parla è vecchia.Parlarne ancora vuol dire non aver nulla da dire.Trump da quando ha cominciato a fare,a mio parere,il contrario di quello che diceva in campagna elettorale non mi piace più.Non ci si può fidare di chi cambia idea per non si sa cosa o si sa cosa.Quello che fa o non fa quindi non mi interessa,anche se ,sembra,ultimamente abbia contribuito a sostenerci con l’acquisto di nostri titoli,unica azione utile ,a mio avviso,fra le ultime.Purtroppo il vivere quotidiano non è fatto solo di alti principi ma anche di prosaiche necessità e quindi accanto alle analisi universali occorre parlare dei supermercati rionali.

  13. step Rispondi

    7 giugno 2018 at 18:25

    Un conto è la libera circolazione delle merci, da approvare, altro conto è la libera circolazione delle persone, soprattutto se massiva, incontrollata e imposta dall’esterno. Il liberismo va bene, anche l’anarco-capitalismo, ma il libero mercato va anche difeso: pensare che non ci siano aggressioni al libero mercato è ingenuo. Purtroppo esistono le situazioni eccezionali, e dal nemico che vuole aggredirti non puoi difenderti semplicemente abbassando il prezzo della merce… Il liberalismo prevede solo il competitor, non prevede invece il nemico, che purtroppo esiste. Ricordiamoci che la Thatcher era soprattutto una realista. Se questo governo “giallo-verde” abbasserà le tasse e si farà rispettare in Europa, dirò: onore a loro!

  14. Riccardo Pozzi Rispondi

    12 giugno 2018 at 15:47

    Caro Giuàn, quando sarà passata un’altra trentina di primavere converrà anche lei, in questo strano paese basta abolire il sostituto d’imposta e tutto, piano piano, se ne va a posto da solo.
    Responsabilità territoriali, spesa pubblica, libertà d’impresa e di parola, guardi, anche il traffico migliora.
    Basta dare in mano al lavoro dipendente la chiave per poter punire il braccio impositivo dello Stato.

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