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Quando l’Italia scelse la libertà

Il risultato elettorale del 18 aprile 1948 schierò il nostro Paese nel campo democratico-liberale, atlantista e occidentale. Fu in gran parte la gente semplice a salvarci e a votare Democrazia Cristiana, mentre la classe intellettuale stava tutta col Pci. Un giorno che dovrebbe essere la vera festa nazionale

ADCABA40-88A8-4EB4-B9CB-D361FD8B358BAnche se la Chiesa cattolica si era mobilitata con tutte le sue forze e con la massima intensità, in un Paese che era ancora profondamente cattolico e legato alla cultura e al potere ecclesiastici, l’esito di quelle elezioni, alla vigilia, non era per nulla scontato. Il mito dell’Unione Sovietica e di Stalin (il “Padre buono”) era ancora forte, così come la speranza di un riscatto sociale non di rado venato di attese palingenetiche che sortiva un certo effetto in un paese impoverito fino alla fame dalla guerra e ancora costellato dalle macerie e distruzioni.

Soprattutto, il mondo intellettuale aveva nettamente virato a sinistra, un po’ perché lì sembrava essere il futuro, un po’ per opportunismo visto che i comunisti e i loro sodali avevano messo rapidamente in atto la strategia gramsciano-togliattiana di conquista delle “casematte” della cultura: centri di ricerca, università, scuola, case editrici, organi di stampa. Anche se molti elementi cospiravano contro, la DC, alleata ai partiti laici, sbaragliò il Fronte popolare dei comunisti e dei socialisti loro succubi e subalterni e conquistò la maggioranza assoluta dei seggi. La scelta democratico-liberale, atlantista e occidentale che, pur fra mille difficoltà, l’Italia veniva compiendo in quei mesi, sotto l’abile regia di leader come Alcide de Gasperi e Luigi Einaudi, i “veri Padri” della Patria, veniva confermata da un’ ampia fetta di quel popolo in nome del quale l’élite comunista, autoproclamatasi “avanguardia illuminata”, diceva di parlare. Era l’Italia della gente semplice, la cui unica arma era l’intuito e il buon senso, delle vecchie beghine “timorate di Dio” come si disse con un certo disprezzo, che ci aveva definitivamente collocato nel campo giusto: quello della libertà e del mondo libero.

E fu in questa cornice, pur fra mille contraddizioni e imperfezioni, e nonostante la presenza di un forte fronte anticapitalista e antiborghese, che in poco tempo l’Italia avrebbe conquistato un posto fra le principali potenze economiche del pianeta. Il 18 aprile, che fu diffuso movimento non violento e democratico di popolo, compì l’opera iniziata dalla prima Liberazione compiuta dalla potenza di fuoco della forze alleate e non certo dalla militarmente marginale forza di gruppi partigiani le cui intenzioni erano per lo più di consegnarci nelle mani di un altro totalitarismo. Gruppi che per tutto il dopoguerra, fino al ‘68 e oltre, avrebbero avvalorato i miti antiliberali della “Resistenza tradita” e della “Costituzione incompiuta”. La storia non si giudica e non si riscrive, il realismo non ce lo impone. La si può però rileggere, a distanza di anni, in un’ottica più veritiera. Piuttosto che continuare a celebrare il Sessantotto non è forse giunto il momento di celebrare il 18 aprile 1948? E non è forse quella la data veramente epocale, quella che allontanò il nostro Paese da una deriva che sarebbe stata solo foriera di guai? Oggi che né il PCI né la DC esistono più, soprattutto oggi, il 18 aprile dovrebbe diventare la vera “festa nazionale” degli italiani. Almeno di quelli che tengono, non solo a parole, ai valori della libertà. Se ne ricorderà qualcuno nel giorno del settantesimo anniversario, ormai prossimo?

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di on 17 aprile 2018. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Quando l’Italia scelse la libertà

  1. Andrea Rispondi

    17 aprile 2018 at 08:44

    Se ne ricorderanno in pochi, purtroppo. Oggi vanno di moda leghe varie e movimenti pentastellati, affascinati dal nuovo uomo forte russo.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    17 aprile 2018 at 11:09

    Era un’Italia divisa, quella uscita dalle urne del 18 aprile del 1948, e tale è rimasta.
    L’abile regia di De Gasperi e di Einaudi poco hanno potuto contro una Costituzione prolissa e demagogica, che dice tutto ed il contrario di tutto, a cominciare dall’articolo primo: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro (frase senza senso). La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
    Vale a dire: Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio all’infuori del Regime.
    L’ordinamento politico della Repubblica italiana è parlamentare: il potere legislativo spetta al Parlamento, suddiviso in Camera e Senato; il potere esecutivo è affidato al Governo, composto dal presidente del Consiglio, dai ministri e dal Consiglio dei ministri; il potere giudiziario è esercitato dalla magistratura, ordine autonomo; il capo dello Stato, eletto dal Parlamento, è il presidente della Repubblica, il quale, oltre a nominare l’esecutivo, è presidente dell’ordinamento giudiziario e comandante in capo delle forze armate.
    Il popolo “sovrano”, in definitiva, non conta un tubo. Decide il regime, che essendo d’ispirazione antifascista e anticapitalista, in contrapposizione alla retorica celebrativa del ventennio, celebra la miseria.
    Invece di celebrare il Sessantotto o il 18 aprile del ’48, perché non ricordare la legge 9 agosto 1948, n. 1102, che determinava l’indennità spettante ai membri del Parlamento, abrogata nel 1965 e sostituita con la legge 1261, che ha permesso ai politici di arricchirsi?

    • Emilia Rispondi

      17 aprile 2018 at 16:52

      Sono d’accordo. Detto più semplicemente siamo passati da un regime autoritario, il ventennio, che non era tutto da buttare via, ad un regime “democratico” che nelle pieghe di una Carta apposta scritta per illudere il popolo si nascondeva la più subdola delle dittature.

  3. Milton Rispondi

    17 aprile 2018 at 18:06

    Ed ancora oggi tutta la “intellighenzia” e quasi tutto l’apparato statale sta a sinistra, mentre operai e gente semplice, la cui unica arma è “l’intuito ed il buon senso”, come scrive Ocone, percepisce la menzogna che ci opprime.

    • Pierluigi-Gigi Rispondi

      27 aprile 2018 at 09:38

      Giusto d’accordo. Ma attenzione: una certa parte di quella gente ora è cambiata: ha votato 5 stelle per una più feroce dittatura ancora più mascherata quindi più pericolosa, ma con un maggiore fascino.

  4. Lucilla Librizzi Rispondi

    18 aprile 2018 at 11:50

    Concordo con ultima spiaggia

  5. aurelio Rispondi

    18 aprile 2018 at 13:15

    L’ottimo Ocone ha ragione e guida la sintesi,si gli umili forse i meno assiemati dal potere del momento possibile o in arrivo capiscono e fiutano un futuro difficile per le nostre libertà ogni giorno maltrattate e che nella mente di alcuni ignorantisssimi o stolti andrebbero eliminate o poste sotto controllo.Eppure questo fiuto funziona, per bisogno forse, molto poco se pensiamo che questi nuovi vincenti alle elezioni ultime sono supportati da magistrati intolleranti e massimalisti,dal pensiero di avere tutto e tutto il potere di controllo sulla rai e sulla stampa accondiscente e di avere giornalisti tanto bravi quanto faziosi a capo dei media di stato o li vicino.No loro non ricordano e forse non vogliono sapere di questa data e del fatto che se vengono oggi votati da masse per le inattuabilità promesse è anche per questa data.

  6. Alberto Longatti Rispondi

    18 aprile 2018 at 23:50

    E’ vero che il popolo sovrano conta poco o nulla, non è nemmeno in grado di scegliere le persone che lo devono rappresentare in parlamento. Però questo danno se lo è procurato da solo, il popolo succube, lasciandosi intortare da politici faziosi e incapaci.

  7. Luca Rispondi

    19 aprile 2018 at 21:28

    Che bello leggere il Prof. Ocone nel vuoto infinito della politologia da media di oggi.Si il 18 aprile andrebbe ricordato da attori istituzionali con filmati e presenze di qualche partigiano e di qualche americano(quelli che ci permisero di leggere oggi in pseudo libertà).Soprattutto scuole ed istituzioni ed è bello ricordare che fu la “gente semplice a salvarci”ma che capiva e spesso è quella che ne è morta.

  8. Max M Rispondi

    1 maggio 2018 at 20:24

    Tra gli anni 1943 e 1948, avvenne un fenomeno curioso: molti fascisti e simpatizzanti del fascismo diventarono comunisti. Questa metamorfosi avvenne in parte per opportunismo politico, in parte a causa delle affinità tra le ideologie nazionalsocialiste, fasciste e comuniste. Il fascismo e il nazismo, comunemente definiti di destra, sono in realtà ideologie orientate a sinistra. Per maggiori informazioni su questo argomento, consiglio i seguenti articoli di Daniel Pipes (studioso USA di politica internazionale) e di John Joseph Ray (docente australiano di sociologia, psicologia e politica):
    Daniel Pipes, “Il retaggio del fascismo: il liberalismo”:
    http://it.danielpipes.org/5358/il-retaggio-del-fascismo-il-liberalismo
    John J. Ray, “Modern Leftism as recycled Fascism”
    http://ray-dox.blogspot.it/2006/06/this-is-expanded-version-of-article.html
    John J. Ray, “Hitler was a Socialist”
    http://jonjayray.tripod.com/hitler.html

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