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Perché è meglio un non-governo

Purtroppo, nelle prossime settimane in un modo o nell’altro si arriverà a un esecutivo. Quando in un Paese come il nostro, dove l’obiettivo di tutti è moltiplicare le spese e mettere le mani sui grandi carrozzoni di Stato, l’attuale situazione di vacanza istituzionale sarebbe la soluzione migliore...

95127CBF-B391-421A-AF02-5EDFFA19B7A4Le vacanze sono ormai alla fine. Sembra che, in un modo o nell’altro, nelle prossime settimane si arriverà a un governo: forse i grillini si accorderanno con Matteo Renzi e con il Pd (ipotesi improbabile) oppure, ciò che sembra meno irrealistico, i due veri vincitori usciti dalle urne – Luigi Di Maio e Matteo Salvini – individueranno una soluzione che permetta alla Lega di non rompere con gli alleati della coalizione e al Movimento Cinquestelle di non accordarsi direttamente con Silvio Berlusconi.

Questa sospensione (iniziata il 4 marzo) della politica detta “normale” sembra ormai avere esaurito il suo corso. Presto ci troveremo nelle mani di personaggi e personaggetti forse armati delle migliori intenzioni, ma certo determinati a lasciare il loro segno con i progetti più strampalati e vogliosi di rivoltare l’Italia come un calzino. In altre parole, la barca italiana tornerà nelle mani di marinai ubriachi: come ormai succede da decenni. È chiaro che un governo è ormai alle porte e che l’ipotesi di tornare alle urne appare remota. Sono contrari quasi tutti i parlamentari, ovviamente, e anche alcuni degli attori principali: Forza Italia teme un ulteriore ridimensionamento dei propri suffragi e lo stesso Salvini, almeno in questa fase, ha poco da guadagnare da un altro calo di consensi del suo maggiore alleato. Già ora vi sono forti tensioni nel centro-destra e potrebbero perfino aumentare dopo il voto. Meglio andare avanti così.

Il guaio, per la gente comune, è che con la nascita del governo si porrà fine a questa gradevole fase in cui il governo in sella (guidato da Paolo Gentiloni) è nei fatti dimezzato, mentre quello nuovo non esiste ancora. In queste settimane non siamo stati ovviamente senza governo, dato che all’esecutivo espresso dalla precedente legislatura è tuttora affidata la gestione ordinaria, ma quanto meno non vi sono stati progetti sulla rampa di lancio. E senza riforme all’orizzonte, bisogna riconoscerlo, tutto funziona assai meglio. Questo è senza dubbio un Paese che avrebbe un grande bisogno di cambiamenti, ma il problema è che nessuno degli attori politici ha la minima idea su cosa veramente si dovrebbe fare. Le varie proposte sul tappeto sono, a ben guardare, un campionario di follie e di sfascismi. C’è chi vuole regalare uno stipendio a tutti, in cambio di nulla; c’è chi punta a costruire un reticolo di norme poste “a protezione” delle nostre imprese, isolandoci dal commercio internazionale; c’è chi vuole soltanto moltiplicare uffici pubblici e burocrati di ogni tipo. Anche chi ha avanzato – in campagna elettorale – una proposta di riduzione delle imposte non si è mai posto davvero il problema di tagliare le spese. Anzi: ha sempre pensato di poter andare a Bruxelles a chiedere di poter ignorare la regola sul 3% di deficit. Già ora la società italiana sta morendo oppressa da un debito pubblico stratosferico (a cui va aggiunto un debito pensionistico perfino peggiore) e nessuno sembra prestare attenzione a tutto ciò. In questa situazione, bisogna essere realistici, un non-governo è il miglior governo possibile.

Tutto questo è connesso al fatto che la nostra classe politica è desolante. Per questa ragione, ciò che l’Italia può sperare (fin quando, ahimé, resterà unita e governata da Roma) è che tale latitanza governativa duri il più a lungo possibile. Se quanto i nostri governanti sono orientati a fare è soltanto “fuoco amico” (perché chi ci governa, solitamente, ci aggredisce in mille modi con tasse e regole idiote), la cosa più auspicabile è che a Roma ci siano soltanto governi balneari e parlamenti inattivi. Fossi in Sergio Mattarella, farei dell’Italia il Paese degli incarichi esplorativi. Un minuetto dopo l’altro possiamo andare avanti mesi e mesi. Dopo l’incarico affidato alla Cancellati, ci si può sempre rivolgere a un qualunque Fico di passaggio, oppure al presidente del Cnel (esiste ancora? lo si utilizzi in qualche modo!), oppure a quella lunga schiera di sindacalisti e intellettuali che sarebbero solo felici di farsi inquadrare quando entrano ed escono dal Quirinale.

In Belgio la tirarono per le lunghe e restarono tre anni senza un governo. Il risultato fu che il Paese conobbe una fase economica assai interessante e positiva. Anche in Germania, più recentemente, i partiti si sono presi vari mesi per valutare un’ipotesi di governo che unisse democristiani, verdi e liberali, per poi ripiegare di nuovo sulla formula che unisce i dc della Merkel e i socialisti. Da noi potremmo ipotizzare le formule più strane: M5S + Berlusconi, Pd + centro-destra, LeU + M5S + Lega, e via dicendo. Combinando in ogni modo gli addendi, potremmo andare guadagnare tempo, riempendo paginate di giornali con le analisi più sofisticate e le ipotesi più inverosimili. Il Paese resterebbe in vacanza e le pallottole del fuoco amico rimarrebbero nelle canne dei fucili.

Invece no. Anche perché è ragionevole pensare che i maggiori protagonisti abbiano da tempo le idee chiare. Ora sono solo schermaglie e tatticismi: perché certo è una buona cosa “ritoccare” i propri programmi elettorali e adattarli alle esigenze del post-voto, ma alla fine quello che conta (per i Casaleggio, per i Giorgetti e per gli altri azionisti di maggioranza delle forze politiche maggiori) è mettere le mani sulle banche, sulla Cdp, sulle industrie di Stato. Ci sono tante nomine da fare e molti miliardi (in teoria nostri) da gestire. Le danze quirinalizie sono ormai alla fine. A questo punto, l’unica cosa da fare è mettersi un elmetto e confidare nella buona sorte.

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di on 21 aprile 2018. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Perché è meglio un non-governo

  1. adriano Rispondi

    21 aprile 2018 at 14:01

    L’unica cosa da fare è rispettare il voto.Se gli italiani sbagliano pagheranno ma pensare di cambiare la loro scelta con altro non va bene.A me il programma del centro destra non dispiace e non trovo in esso nessun “campionario di follie e di sfascismi”.Ciò che lei dice sul debito pubblico è opinabile.Quando rimane nel mercato interno non è debito ma risparmio e,come l’emissione di nuova moneta, ha come unico limite l’inflazione che ,nel nostro caso,non c’è.La ricetta miracolosa di “tagliare gli sprechi” non funziona in recessione.La flat tax quindi si può fare,anche a debito ed anche se nessuno questo lo dice.Naturalmente si può sostenere di continuare con le vecchie ricette.Gli italiani avrebbero deciso però di provare qualcosa di nuovo.Sembra non vada bene perché sono stupidi.Può essere ma è irrilevante,se non si progetta di sostituire la cosiddetta democrazia con qualcosa di diverso.

    • Padano Rispondi

      24 aprile 2018 at 11:02

      Ahahah, il debito non è debito ma risparmio… quindi il mutuo che ho sulla casa in realtà è un bel gruzzoletto che ho da parte. Quando si dice “la finanza creativa”.

      • adriano Rispondi

        25 aprile 2018 at 12:55

        Esatto.Infatti il debito “apparente” si trasformerà in un risparmio “reale”.La casa.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    21 aprile 2018 at 14:48

    Siamo una Repubblica instabile e corrotta… senza le proverbiali banane.
    Forse è arrivato il momento di una seconda marcia su Roma.

  3. Luca Rispondi

    21 aprile 2018 at 15:44

    “E senza riforme all’orizzonte tutto funziona un po’ meglio”…..e fu il verbo.Ci stiamo infilando in un cui de sac avendo per disperazione,rabbia,invidia o per essere faciloni votato personaggi dalla bocca grande grande e dalle più modeste capacità .Saremo presto in peste più potenti delle attuali .Credo anche l’eccellenza di Lottieri abbia notato che nessuno di questi ” bravi” parla di debito pubblico da oscar mondiale….che forse non glielo abbiano raccontato?

  4. orsonero Rispondi

    21 aprile 2018 at 22:29

    il rischio e’ che arrivi un governo tecnico,
    alla Monti per intenderci,che ci riempira’
    di tasse,patrimoniale in primis. Non
    dovra’ rendere conto a nessun elettorato e
    sara’ sostenuto dalla sinistra al gran
    completo compresi i pentastellati.
    Risultato ? Ulteriore impoverimento
    del ceto medio.

  5. step Rispondi

    22 aprile 2018 at 13:30

    Chi governa l’Italia c’è, e risiede a Bruxelles.

  6. ultima spiaggia Rispondi

    23 aprile 2018 at 18:42

    Siamo alle comiche finali di “Forza Italia”:

    Per “!il Giornale”, 23 Aprile 2018) «… “La Gelmini sottolinea… quanto sia stato importante il contributo del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi in questa campagna elettorale: “Grazie -sottolinea- al presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che con grande entusiasmo, con la sua presenza e con il suo carisma, ha dato il colpo d’ala decisivo per la volata finale”»

    Per “Libero”, invece «… Donato Toma, candidato del centrodestra, si attesta al 44,6% contro il 37,08% del grillino Andrea Greco. Il centrosinistra con Carlo Veneziale conferma di non esistere più con il 16,6 per cento… Altro dato interessante è quello del voto all’interno del centrodestra: la Lega all’8% e Forza Italia al 10%, in una regione dove storicamente il divario pareva incolmabile a favore dei secondi. Ma, soprattutto, la Lega è in netto recupero anche rispetto alle elezioni, dove gli azzurri presero il 16% e la Lega l’8 per cento. Un vero tracollo per Forza Italia in una regione del Sud e una sostanziale affermazione per Matteo Salvini, il cui peso all’interno dell’alleanza di centrodestra si fa sempre più sentire. Da leader a leader indiscusso?»

    Risultato: Mattarella dà incarico a Fico per verificare un’intesa tra M5S e Pd. (due cognoi e due partiti che sono tutto un programma)

    Evviva la Repubblica del Fico, anzi della sfiga!

  7. aquilone Rispondi

    23 aprile 2018 at 19:08

    Ha ragione Lottieri, nessun governo che s’inventi nuove leggi o riforme che siano. Ne siamo saturi. Uno dei mali – sottolineo uno perché è uno dei tanti di questo disgraziato paese – è che ogni quindici giorni abbiamo una regola nuova cui ottemperare e non vi è mai certezza di nulla, di quanto dureranno le nuove regole prima che vengano nuovamente cambiate. Poi ci sarebbero un’infinità di altri mali da elencare … MA … per rimediarvi occorrerebbero nuove leggi e nuove regole. E poichè saremo governati da incapaci o da farabutti, nuove regole e nuove leggi è meglio non averle. Peggiorerebbero i mali iniziali

  8. Milton Rispondi

    24 aprile 2018 at 17:00

    Concordo sul fatto che è meglio rimanere senza governo, almeno fino alle future nuove elezioni nazionali.
    Se potessimo cancellare tutte le “riforme” che abbiamo avuto dal 1970 (le Regioni), la scuola, il fisco, ecc.ecc. saremmo un paese infinitamente più libero e più prospero.
    Unica speranza, non attuale ma eventualmente per il prossimo turno elettorale, è che la progressiva virata di Salvini verso programmi vagamente liberali si completi. Del resto dall’ex “comunista padano” mai mi sarei aspettato che sposasse la Flat-Tax.

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