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Meno affari con l’Iran, cambia l’aria per gli ayatollah

iran3Il 27 novembre 2017 Roma ha ospitato il “Vertice Iran-Italia”, annunciato come evento di straordinarie opportunità a quasi due anni di distanza dalla firma dell’accordo sul nucleare iraniano, noto anche come JCPOA. Diversamente dalle aspettative di una nuova stagione per gli interscambi commerciali, l’atmosfera al vertice è stata di marcato pessimismo. L’Ansa ha riferito che gli iraniani si stavano “stancando”, e lo stesso accadeva per molti loro interlocutori in Italia.‎

Ad onor del vero, allo scarso successo del ” Vertice ” hanno non poco contribuito le lettere inviate ai partecipanti italiani da UANI- “United Against Nuclear Iran“- di cui sono Senior Advisor. L’associazione riunisce personalità di grande esperienza nella sicurezza internazionale,preoccupate delle minacce poste dal regime teocratico iraniano, che condividono la “nuova strategia per l’Iran” del Presidente Trump basata sulla dissuasione di iniziative nel mercato iraniano. Dopo la firma dell’accordo nucleare UANI ha indirizzato numerose lettere alle imprese italiane. Negli ultimi mesi l’illusione di una “corsa all’oro” verso l’Iran ha iniziato a dissolversi lasciando il posto ai crescenti ostacoli di natura bancaria e finanziaria che derivano dalla legislazione e dalle misure sanzionatorie americane. Molte imprese italiane iniziano a toccare con mano gli innumerevoli rischi cui va incontro chi decide di investire in Iran . La Matec Srl – una società toscana specializzata in impianti di depurazione e filtraggio delle acque di scarico – ha confermato a UANI di aver deciso “di non continuare a investire nel mercato iraniano a causa delle complicazione e difficoltà anche politiche…”. Generali, una della più grandi compagnie assicurative italiane e la terza più grande al mondo (con uffici in tutti gli Stati Uniti), ha anch’essa confermato a UANI di aver “riconsiderato [la propria] decisione di intervenire al “Iran Post-Sanctions Business Forum” che si e’ tenuto a Berlino all’inizio del 2017. Allo stesso modo, dopo aver partecipato alle conferenze sulle macchine utensili a Teheran nel 2016 e 2017, senza successo, la Tacchi – azienda con sede a Milano – ha riferito che a quella di febbraio 2018 non avrebbe più partecipato. Per il settore gas ed elettricità, Enel ha spiegato a UANI di aver firmato un memorandum d’intesa non vincolante per l’esplorazione del LNG in Iran tenendo però a specificare che le loro “erano solo attività di studio, senza impegni in termini di investimenti”. Enel ha inotre aggiunto che “non erano stati pianificati investimenti specifici in Iran per il piano strategico 2016-2019”. Eni, gruppo di primaria importanza a livello globale nell’estrazione e commercio degli idrocarburi, si è espesso con UANI in termini lievemente più ottimisti, precisando peraltro che l’intesa di giugno 2017 con la “National Iranian Oil Company” riguardava esclusivamente un’indagine “senza impegno di investimento”.

Quando il presidente iraniano Rouhani ha fatto il suo “trionfale” tour europeo nei primi mesi del 2016 con prima tappa a Roma, non poteva certo immaginare che dopo soli due anni si sarebbe creata una situazione così problematica e di diffuso disagio. Sin dall’inizo di quella che veniva presentata dal Governo Renzi come una nuova e straordinaria stagione per un rilancio dei rapporti economici con l’Iran molti imprenditori avevano reagito con grande prudenza, esprimendo sia in privato che in pubblico i loro fondati dubbi. In effetti le crisi regionali alimentate dalle pesanti interferenze di Teheran, l’instabilità interna dimostrata dalle numerose e prolungate rivolte della popolazione, i rischi legali, finanziari, reputazionali, e commerciali definiscono un quadro complessivo estremamente problematico. Indipendentemente da quante conferenze per promuovere affari con l’Iran continuino a essere organizzate in Europa nel tentativo di cambiare tale percezione, il buon senso degli operatori economici sembra nettamente prevalere sull’impostazione di alcuni governi europei, come quello Italiano uscente, che insistono nel voler dogmaticamente vedere nell’Iran dei Mullah un regime riformista e un partner responsabile‎.

Scritto in collaborazione con Daniel Roth

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di on 5 marzo 2018. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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