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Claretta e il Belpaese delle ipocrisie

Claretta PetacciLungi da noi, testata liberale, censurare la satira. Il limite allo squallore di certe battute si suppone lo debba dare il buon senso. Ma ci si sbaglia se si pensa che, pur di strappare una risata, un comico o sedicente tale, non si spinga oltre il confine invalicabile del decoro. E così, martedì scorso nel corso della puntata del talk show condotto da Giovanni Floris, sulla blasonata emittente la 7, Gene Gnocchi ha dato il meglio (o il peggio, dipende dai punti di vista), di sé associando la scrofa che indisturbata si aggirava tra i rifiuti della Capitale, alla storica amante del Duce, Claretta Petacci: barbaramente uccisa a piazzale Loreto e appesa a testa in giù. Una scena raccapricciante che, per un Paese civile, dovrebbe essere un elemento di vergogna più che motivo per menar vanto. E invece no. C’è ancora chi, dopo oltre mezzo secolo profana la memoria di una donna che, come ricordò il presidente della Repubblica, Sandro Pertini (membro di spicco della Resistenza), nel 1983, “ebbe la colpa di amare un uomo”. L’ondata di indignazione, sin dai primi istanti, specie sul web, è stata travolgente e piuttosto trasversale. Per la verità, con punte di estremismo becero e totalmente fuori luogo. Assordante invece, caso strano, il silenzio delle femministe radical chic e delle associazioni vicine ad una certa parte politica, generalmente sempre pronte a difendere a spada tratta il corpo, la dignità e i diritti delle donne. Eppure Claretta Petacci, prima di tutto, prima di essere una fascista (presumibilmente per amore), prima di essere l’amante di Benito Mussolini, era una donna. Ma, verrebbe da dire, parafrasando Orwell che le donne sono tutte uguali, ma qualcuna è più uguale delle altre. Di ben poca rilevanza sono stati i tentativi di spiegazione che il comico emiliano ha tentato di dare nelle interviste rilasciate nei giorni successivi alla bufera. Quella di Gnocchi non è solo uno sketch di pessimo gusto, ma è il retaggio di una certa cultura che non riesce, a causa di barriere ideologiche radicali e radicate, a scindere l’appartenenza politica, l’affezione verso un ideale (magari sbagliato), da quello personale. Siamo tanto bravi a gridare allo scandalo criminalizzando gli uomini che fanno avance alle donne, ma quando si tratta di problemi molto più gravi come la violazione della memoria di una donna scannata dalla furia criminale, tacciamo. Siamo proprio il Belpaese. Delle ipocrisie.

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di on 24 gennaio 2018. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Claretta e il Belpaese delle ipocrisie

  1. ultima spiaggia Rispondi

    26 gennaio 2018 at 12:37

    Diceva il grande Toto: “L’ignorante parla a vanvera. L’intelligente parla poco. ‘O fesso parla sempre”.
    Una volta eravamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori; oggi siamo un popolo di fessi, di parassiti, di opportunisti, di vigliacchi, di traditori, di voltagabbana, di farabutti, di politici buffoni. E tutto grazie a settant’anni di comunismo e di antifascismo.
    Evviva Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, il più grande criminale della storia

  2. Emilia Rispondi

    27 gennaio 2018 at 18:50

    E che dire di più.

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