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Perché non m’iscrivo alla crociata delle dame offese

Dopo il caso Weinstein spuntano a effetto domino denunce mediatiche da ogni parte, contro il tal produttore, il tal regista, il tal potente. E vogliono obbligarci alla solidarietà tra donne-in-quanto-tali, a prescindere da tutto, compresi Stato di diritto e garantismo. No grazie...

9FBA3274-9568-4801-8E25-EA51C412D4EASono un’attrice più o meno affermata, di solito meno che più, dopo 20 anni mi monta l’incazzatura da maturità e anziché vedermela con le frustrazioni trovo più nobile e liberatorio dissotterrare il caprone espiatorio che ha infranto i miei sogni. Chiamo la polizia? No, una testata qualunque (nessuna che aspetti altro) e “denuncio” una violenza subìta, non dallo zio, dal prete o dal fidanzato mollato – chissenefrega degli stupri veri alla vicina di casa, roba ritrita – ma ti accuso il produttore, il regista, il potente che mi avrebbe abusata, e non sfondando la porta di casa mia ma nella camera d’albergo sua. Perché i contratti di solito si firmano in camera da letto, lo sanno tutti che il terzo produttore più potente di Hollywood un ufficio non ce l’ha. Se Weinstein era il terzo, chi sono il primo e il secondo? Maiali pure loro? E col quinto produttore al mondo o col ventesimo mi faceva schifo lavorare?

E qui arriviamo alla solidarietà tra donne-in-quanto-tali, che a prescindere da tutto, compresi stato di diritto e garantismo che invocano per tutelare i diritti rosa, ti inchiodano un ciccione schifoso (se era figo si sarebbero risparmiate l’offesa corporea?) alla gogna pubblica, complici il moralismo prudens e l’ipocrisia del perbenismo dominante. A effetto domino spuntano denunce come amanite da ogni parte, avvelenando registi noti e pure ignoti, il regista di Roma, quello di Napoli. Ma chi? Fuori i nomi. Ah, ecco che abbiamo una Trevisan più temeraria di altre ma messa al muro del pianto e del palpeggio da un Tornatore. Ma i conti non tornano perché l’ometto ha le palle: non si scusa genericamente per episodi che non ricorda ma va diretto in procura lui denunciando la signorina per diffamazione. All’infamia mediatica non ci sta, invoca giustizia nella sede preposta, e toccherà ora alla bella attricetta esibire uno straccio di prova dopo tutti i provini buchi. Il gran gioco di società delle dame offese nell’onore potrebbe rivelarsi il gioco dell’oca, con una tirata di dadi che le riporta dritte alla casella di partenza, poi saranno cavoli delle inquantodonne arrampicarsi sugli specchi dei camerini ribaltati.

La vera questione sarebbe piuttosto definire il concetto di “molestia“. Se Federer mi allunga una mano da qualche parte, probabilmente gli salto addosso io, e in ogni caso la considererei un’attenzione gradita, un corteggiamento spinto ma gratificante. Se un cesso viscido mi infila galantemente il cappotto sfiorandomi le spalle per me è già molestia. È la percezione individuale che dilata l’offesa a uso e consumo della situazione. Osiamo pretendere che lo Stao si faccia carico di stabilire un preciso limite tra corteggiamento e molestia, elevandosi a odioso Stato etico? O vogliamo considerare le donne capaci di discernere da sé anziché ingabbiarle nella condizione di sottospecie da tutelare e non mature per la parità che invocano?

Affermare che il do ut des o l’esercizio del potere tra individui (che esiste anche fra tranquilli coniugi) sia tema di rieducazione sociale è la negazione della natura umana, dovrebbe portare all’abolizione di molte leggi inutili e invece siamo qui a invocarne sempre di più grazie alle femministe e ai femministi postumi, gli orfani delle battaglie già vinte che si perdono in mezzo bicchiere d’acqua anziché tuffarsi nel fiume in piena delle violenze vere, di donne e bambini stuprati e sfruttati fuori da Hollywood e da Cinecittà. Qualcuno sa cosa succede a Bollywood? Ecco, si facesse un giro in India e ci restasse per denunciare le vere dignità infrante.

Poi però ti rispondono così: è forse meno deprecabile il caso della povera ragazza che si veda infranto il sogno di recitare senza compromessi? Certo che sì, è un’odiosa molestia, ma la violenza è altro. Comincino le attrici tutte a dire no, alla centesima volta il produttore dovrà recitare da sé.
Così facendo saranno proprio le donne a imporre quella meritocrazia su cui ora versano lacrime da coccodrillucce.

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di on 15 novembre 2017. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Perché non m’iscrivo alla crociata delle dame offese

  1. Pierluigi-Gigi Rispondi

    5 novembre 2017 at 15:46

    INECCEPIBILE

  2. adriano Rispondi

    5 novembre 2017 at 17:51

    Ma.Che strano mondo.Contro corrente,così aumenta l”audience”.Dicono che viviamo in uno stato di diritto.Chi si ritiene danneggiato può andare dal giudice.Il problema è dimostrare lì la concretezza delle proprie ragioni.Cosa interessa la filosofia?Se c’è stata violenza ci sarà condanna,altrimenti no.Va bene che “the show must go on” ma attenzione a non esagerare.

    • Pierluigi-Gigi Rispondi

      6 novembre 2017 at 12:22

      La giustizia si basa su criteri valutativi riconosciuti al momemto corrente. Hanno natura etica, di libertà, di prassi ecc. in pratica sono culturali. Le culture cambiano e si evolvono. Ha senso condannare un comportamento da lungo tempo passato allora riconosciuto innocuo e usuale con criteri attuali diametralmente opposti? POI la vita è tutta uno scambio: nulla di male purchè le parti siano totalmente libere di accettare o no traendone i vantaggi e pagandone le conseguenze. Oggi certe correnti culturali hanno reso pienamente irresponsabili gli individui giustificandoli sempre in particolar modo quando gli abusi sono contro i diritti di prorietà.

  3. DI MARTINO GIOVINA ANITA Rispondi

    5 novembre 2017 at 20:24

    IO
    sono del parere
    che l’uomo
    è puttaniere
    se proprio non ci nasce
    fino dalle fasce
    il sesso gratis o a pagamento
    è il suo godimento
    è una fissazione
    una specie di missione
    prendi
    paga
    e fuggi
    proprio da coglione…
    e la donna non è da meno
    per poco o per molto
    te la da’
    a volte la regala
    in fondo
    che male fa’
    ci gira il mondo intero
    intorno a questo affare
    è mercatosesso
    è sessomercato
    è bolgia
    è orgia
    è bunga
    o frikì frikì
    ma come sarebbe il mondo
    senza quella roba lì……..

  4. Maboba Rispondi

    6 novembre 2017 at 09:31

    Ho letto che un’ attrice(!) ha denunciato il pslpeggiamento da parte del novantenne Bush sulla sedia a rotelle. Ho letto poi di un,altra attricetta

  5. ultima spiaggia Rispondi

    6 novembre 2017 at 10:25

    Chi subisce un furto non fa la denuncia dopo dieci anni.
    L’onestà a scoppio ritardato di queste verginelle dello spettacolo mi sembra un insulto alle vittime innocenti degli stupri.

  6. Emilia Rispondi

    6 novembre 2017 at 10:31

    Grandissima Laura.
    Vorrei aggiungere, senza offendere nessuna, che spesso la donna usa quella cosa per raggiungere macchiavellisticamente i suoi scopi, perché da che mondo è mondo, tira di più un pelo di …… che una pariglia di buoi.

  7. Padano Rispondi

    6 novembre 2017 at 14:00

    Spero che quel riferimento alla “percezione individuale” della molestia fosse ironico.
    Se no sta affermando, sic et simpliciter, il diritto arbitrario e inoppugnabile, riconosciuto alla donna, di far andare in carcere qualunque corteggiatore non le piaccia.

  8. Milton Rispondi

    6 novembre 2017 at 16:34

    Ottimo e condiviso articolo. Complimenti.

  9. step Rispondi

    7 novembre 2017 at 15:03

    L’articolo è abbastanza condivisibile, ma il vero bersaglio di tutte queste manfrine è il maschio in quanto tale, non il maschio violentatore, ed è un’opera su vasta scala di menomazione del maschio, soprattutto di quello bianco. Quest’opera di devirilizzazione è più aggressiva nei soliti paesi occidentali, resistono le zone del mondo dove il degrado non è ancora arrivato (Russia, Cina, ecc.). Poi ovviamente c’è anche l’esigenza di certe attricette di mettersi in mostra, uno scopo prettamente individuale e utilitarista, neanche femminista, ma purtroppo il problema è serio e va ben oltre i casi specifici.

  10. Pier Luigi Ditta Rispondi

    8 novembre 2017 at 13:04

    orrore !!! sembra che Camillo Benso conte di Cavour usasse passare dietro il sipario per dare leggeri colpetti sui glutei delle ballerine .Quale vergogna !! Propongo di abbattere a furor di popolo le statue erette in tutta Italia al suddetto Conte e di eliminare il suo nome dai testi scolastici …..Informate la Boldrini

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