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Non rassegniamoci alla paura

Il primo biettivo degli attentati terroristici islamici non è militare ma psicologico: puntano anzitutto alla nostra morte interiore, alla nostra rinuncia a combattere in casa nostra e alla nostra sottomissione. Per questo l’idea che dovremmo abituarci a convivere con la paura fa il loro gioco...

D4066378-5680-4E80-BB06-0198D991E2D8A New York la sfilata in maschera per la festa di origini celtiche di Halloween si è svolta ugualmente nonostante la strage perpetrata da un terrorista islamico. Si è svolta ma presidiata da agenti armati in assetto di guerra. Il Governatore di New York Andrew Cuomo ha così spiegato la decisione: “New York è un obiettivo per tutti coloro che sono contro la libertà e la democrazia. Andremo avanti più forti di prima. Se decidessimo di cambiare qualcosa nella nostra vita vorrebbe dire che avrebbero vinto loro e noi avremmo perso”.

Ma siamo sicuri che noi avremmo vinto sfilando in maschera nelle strade blindate presidiate da agenti con il mitra spianato? O non è già una vittoria dei terroristi islamici costringerci a vivere in città blindate?

Cari amici, dobbiamo essere consapevoli che l’obiettivo degli attentati terroristici islamici non è militare ma psicologico. Uccidono il maggior numero possibile di “nemici dell’islam” per inculcare in ciascuno di noi la paura. Non potranno mai eliminarci fisicamente perché noi siamo militarmente più forti. Ma potranno sconfiggerci quando la paura prenderà a tal punto il sopravvento che subiremo le loro atrocità senza reagire, finendo per sottometterci all’islam senza combattere. Più che alla nostra morte fisica il terrorismo islamico punta alla nostra morte interiore.

Ecco perché è sbagliata l’idea che dovremmo abituarci a convivere con la paura del terrorismo islamico, auto-convincendoci che non avrebbe nulla a che fare con l’islam e con la speranza che un giorno prevalga un “islam moderato”. Dobbiamo invece combattere per sconfiggere il terrorismo islamico, così come dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio umano di prendere atto che l’islam è incompatibile con la nostra civiltà. Solo così potremo riscattare il nostro inalienabile diritto ad essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.

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di on 2 novembre 2017. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Non rassegniamoci alla paura

  1. ultima spiaggia Rispondi

    3 novembre 2017 at 14:41

    Non basta non rassegnarsi. La miglior difesa è l’attacco.
    Purtroppo viviamo nella repubblica delle banane, fondata sulle pensioni d’oro, sui vitalizi, sui privilegi e sui diritti acquisiti delle varie caste (politici, magistrati, manager).
    In poche parole, siamo governati da banditi che si sono fatti le leggi a loro uso e consumo.
    Questo ladrocinio è iniziato nel 1965, con l’abrogazione della seguente legge:

    LEGGE 9 agosto 1948, n. 1102 
    Determinazioni dell’indennità spettante ai membri del Parlamento.
    (Gazzetta Ufficiale n.194 del 21-8-1948)
    Vigente al: 22-8-1948
    La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge:
    Art. 1.
    Ai membri del Parlamento e’ corrisposta una indennità mensile di L. 65.000, nonché un rimborso spese per i giorni delle sedute parlamentari alle quali essi partecipano. La misura di tale diaria sarà stabilita, dagli Uffici di presidenza delle rispettive Camere, tenendo conto della residenza o meno nella Capitale di ciascun membro del Parlamento.
    Le somme necessarie saranno iscritte nei capitoli del bilancio del Tesoro relativi alle dotazioni dei due rami del Parlamento.
    Art. 2.
    Con l’indennità parlamentare non possono cumularsi assegni o indennità, medaglie o gettoni di presenza comunque derivanti da incarichi di carattere amministrativo conferiti dallo Stato, da enti pubblici, da banche di interesse nazionale, da istituti di credito di diritto pubblico, da enti privati concessionari di pubblici servizi, da enti privati con azionariato statale e da enti privati aventi rapporti di affari con lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni.
    Restano, comunque, esclusi dal divieto di cumulo le indennità e gli assegni derivanti da incarichi accademici, da rapporti di impiego, le indennita’ per partecipazione a Commissioni giudicatrici di concorsi, a missioni, a Commissioni di studio e a Commissioni di inchiesta.
    Art. 3.
    L’indennità mensile e la diaria di cui all’art. 1 sono esenti da ogni tributo e non possono comunque essere computate agli effetti dell’accertamento del reddito imponibile e della determinazione dell’aliquota per qualsiasi tributo dovuto sia allo Stato che ad altri enti.
    Non possono formare oggetto di rinuncia o cessione, ne’ essere sequestrate o pignorate.
    Art. 4.
    Il Ministro per il tesoro e’ autorizzato ad apportare con propri decreti le variazioni di bilancio occorrenti per l’attuazione della presente legge.
    Art. 5.
    La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, ed ha effetto dall’inizio della presente legislatura.
    La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
    Data a Roma, addi’ 9 agosto 1948
    EINAUDI – DE GASPERI – VANONI – PELLA

    Visto, il Guardasigilli: GRASSI

    ===================================

    LEGGE 31 ottobre 1965, n. 1261 (abrogazione della precedente legge 9 agosto 1948, n. 1102)
    Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento
    (Gazzetta Ufficiale 20 novembre 1965, n. 290)
    Art. 1
    L’indennità spettante ai membri del Parlamento a norma dell’art. 69 della Costituzione per garantire il libero svolgimento del mandato è regolata dalla presente legge ed è costituita da quote mensili comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di rappresentanza. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l’ammontare di dette quote in misura tale che non superino il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate.
    Art. 2
    Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese ed in misura non superiore all’indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate; possono altresì stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute dell’Assemblea e delle Commissioni.
    Art. 3
    Con l’indennità parlamentare non possono cumularsi assegni o indennità medaglie o gettoni di presenza comunque derivanti da incarichi di carattere amministrativo, conferiti dallo Stato, da Enti pubblici, da banche di diritto pubblico, da enti privati concessionari di pubblici servizi, da enti privati con azionariato statale e da enti privati aventi rapporti di affari con lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni. L’indennità di cui all’art. 1, fino alla concorrenza dei quattro decimi del suo ammontare, detratti i contributi per la Cassa di previdenza dei parlamentari della Repubblica, non è cumulabile con stipendi, assegni o indennità derivanti da rapporti di pubblico impiego, secondo quanto disposto dal successivo art. 4. Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano anche alle indennità e agli assegni derivanti da incarichi accademici, quando i rispettivi titolari siano stati posti in aspettativa. Restano in ogni caso escluse dal divieto di cumulo le indennità per partecipazione a Commissioni giudicatrici di concorso, a missioni a Commissioni di studio e a Commissioni d’inchiesta.
    Art. 4 (1)
    I commi primo e secondo dell’art. 88 del testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono sostituiti dai seguenti: I dipendenti dello Stato e di altre pubbliche Amministrazioni nonché i dipendenti degli Enti ed Istituti di diritto pubblico sottoposti alla vigilanza dello Stato, che siano eletti deputati o senatori, sono collocati d’ufficio in aspettativa per tutta la durata del mandato parlamentare.
    Qualora il loro trattamento netto di attività, escluse le quote di aggiunta di famiglia, risulti superiore ai quattro decimi dell’ammontare dell’indennità parlamentare, detratti i contributi per la Cassa di previdenza per i parlamentari della Repubblica e detratte altresì l’imposta unica sostitutiva di quelle di ricchezza mobile, complementare e relative addizionali e l’imposta sostitutiva dell’imposta di famiglia, è loro corrisposta, a carico dell’Amministrazione presso cui erano in servizio al momento del collocamento in aspettativa, la parte eccedente.
    Sono comunque sempre corrisposte dall’Amministrazione le quote di aggiunta di famiglia.
    Il dipendente collocato in aspettativa per mandato parlamentare non può, per tutta la durata del mandato stesso, conseguire promozioni se non per anzianità.
    Allo stesso sono regolarmente attribuiti, alla scadenza normale, gli aumenti periodici di stipendio.
    Nei confronti del parlamentare dipendente o pensionato che non ha potuto conseguire promozioni di merito a causa del divieto di cui al comma precedente, è adottato, all’atto della cessazione, per qualsiasi motivo, dal mandato parlamentare, provvedimento di ricostruzione di carriera con inquadramento anche in soprannumero.
    Il periodo trascorso in aspettativa per mandato parlamentare è considerato a tutti gli effetti periodo di attività di servizio ed e computato per intero ai fini della progressione in carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e di previdenza.
    Durante tale periodo il dipendente conserva inoltre, per sé e per i propri familiari a carico, il diritto all’assistenza sanitaria e alle altre forme di assicurazione previdenziale di cui avrebbe fruito se avesse effettivamente prestato servizio.
    Art. 5
    L’indennità mensile prevista dall’art. 1 della presente legge, limitatamente ai quattro decimi del suo ammontare e detratti i contributi per la Cassa di previdenza dei parlamentari della Repubblica, è soggetta ad una imposta unica, sostitutiva di quelle di ricchezza mobile, complementare e relative addizionali, con aliquota globale pari al 16 per cento alla cui riscossione si provvede mediante ritenuta diretta.
    L’indennità mensile è altresì assoggettata, nei limiti e con le detrazioni di cui al comma precedente, ad una imposta sostitutiva dell’imposta di famiglia per la quota di reddito imponibile corrispondente al suo ammontare netto, alla cui riscossione si provvede mediante ritenuta diretta, con aliquota forfettaria pari all’8 per cento; l’importo corrispondente è devoluto ai Comuni presso i quali ciascun membro del Parlamento ha la residenza. L’indennità mensile e la diaria per il rimborso delle spese di soggiorno prevista dall’art. 2 sono esenti da ogni tributo e non possono comunque essere computate agli effetti dell’accertamento del reddito imponibile e della determinazione dell’aliquota per qualsiasi imposta o tributo dovuti sia allo Stato che ad altri Enti, o a qualsiasi altro effetto. L’indennità mensile e la diaria non possono essere sequestrate o pignorate.
    Art. 6
    Il trattamento tributario previsto dall’art. 5 della presente legge si applica, per quanto compatibile, alle indennità ed agli assegni spettanti ai consiglieri delle Regioni a statuto speciale.
    Art. 7
    La legge 9 agosto 1948, n. 1102, è abrogata.
    Art. 8
    Le somme necessarie all’esecuzione della presente legge a decorrere dal 1luglio 1965 sono iscritte nei capitoli dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro relativi alla dotazione dei due rami del Parlamento per l’anno 1965.
    All’eventuale onere derivante dall’applicazione della presente legge per l’anno 1965 si farà fronte con riduzione del capitolo 3522 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l’anno medesimo, concernente il fondo di riserva per le spese impreviste. Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
    Art. 9
    La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

    Rapina compiuta

    • aquilone Rispondi

      3 novembre 2017 at 18:08

      Caro ultima spiaggia, stavolta il tuo commento è fuori tema. Tutto giusto e sacrosanto ciò che riporti e commenti, ma fuori tema.
      Magdi parlava della paura dell’occidente a chiamare col proprio nome le cose quando queste cose riguardano l’islam; Magdi parlava del sindaco di NY che, nella fattispecie, dice che niente è cambiato e deve cambiare ma intanto ci mancano sono i marines a presidiare Time square e siamo al tutto esaurito; Magdi cercava di far capire che l’occidente tutto, compresi gli USA, ha ormai una opinione pubblica castrata dai malsani dogmi dell’islam, che nel nostro occidente (TUTTO) ha avuto il sopravvento una intellighentia fradicia, assopita e venduta all’islam. Di questo parlava Magdi, non dell’italietta cui ti sei riferito tu.
      Capita di sbagliare e ma volevo fartelo notare, per la grande stima che ho verso di te

      • ultima spiaggia Rispondi

        4 novembre 2017 at 11:38

        Ti ringrazio per la stima… in questo caso mal riposta. Capita di sbagliare.
        Ma sono veramente andato fuori tema?

  2. adriano Rispondi

    3 novembre 2017 at 17:26

    La mia paura è di dover vivere in un mondo dominato da ideologie illiberali.La mia paura è vedere che le cosiddette democrazie non dicono chiaramente che queste ideologie non hanno diritto di cittadinanza, anzi affermano il contrario.La guerra,quella vera, è l’ultima alternativa dopo il fallimento della politica ma se la politica è quella della resa c’è poco da fare.

    • aquilone Rispondi

      4 novembre 2017 at 10:32

      Questi non si arrendono solo davanti al cd ritorno delle destre. Perchè sanno che non sono pericolose se non per l’islam e per coloro che cercano di introdurlo. Ameno spero che le destre siano schierate contro l’islam, ma qualche dubbio ce l’ho

  3. Luca Rispondi

    4 novembre 2017 at 11:37

    Grande e coraggioso Allam…..Siamo solo dei pecoroni impauriti ed addormentati da impreparazione incultura ed infastiditi dalla sovranità di un improbabile al di là che genera sette e pericolosi malati di mente dal facile assassinio.Accogliamo terroristi e non li disturbiamo per non avere attentati,facciamo predicare imam o come si chiamano in lingue a noi sconosciute ,tolleriamo in nome di chi assembramenti di gente che pretende avere moralità religiose superiori ed uniche e che non sanno di diritti umani,vediamo donne bardate a morte che camminano dietro il loro pseudouomo e non chiamiamo le forse dell’ordine per identificare questi soggetti…insomma tolleriamo per paura e viltà portatori di culture illiberali,ignoranti e cattive.Quanti Allam dovremmo avere per muoverci e fare ….milioni di milioni.Grazie comunque è sempre a Lui.

  4. geometra 67 Rispondi

    4 novembre 2017 at 17:00

    Come sempre dopo ogni attentato islamico bisogna sorbirci dai media il solito disco rotto :non ci faremo intimidire,non cambieremo la nastra vita,non abbiamo paura e altre stupidaggini del genere.Chiedo a tutti i nostri politici e classe dirigente varia:se proprio volete dimostrare di non essere intimiditi perché non rinunciate alle scorte e alle auto blindate? Perché per andare in parlamento non usate l’ autobus o il treno con i pendolari? Complimenti caro Allam e magari “lorsignori” avessero un millesimo del suo coraggio per denunciare certe connivenze!

  5. Riccardo Pozzi Rispondi

    5 novembre 2017 at 10:15

    E’ relativamente facile scoprire chi non vuole risolvere il problema del terrorismo islamista, basta seguire il primo commento dopo gli attentati; “La religione non c’entra nulla…”
    Ecco perché soccombiamo.

  6. Emilia Rispondi

    5 novembre 2017 at 10:33

    Si, però vorrei capire come si fa veramente ad uscirne. Le democrazie occidentali (USA a parte) non hanno mezzi e metodi, Putin pensa alla Grande Russia, la Cina? e che ne parliamo a fare. Non vorrei fare cattivi pensieri…..

  7. Spago Rispondi

    5 novembre 2017 at 10:34

    Non rassegnamoci ai crimini commessi dai nostri Stati.. e chiamiamo le cose col loro nome.. abbiamo causato centinaia di migliaia di morti in medio oriente, moltissimi civili innocenti, destabilizzato paesi, finanziato terroristi, e per quello che viviamo ora c’è una parola precisa… blowback.

    Qualsiasi discorso sul terrorismo che non includa questo è falso e tendenzioso. Qualcuno andrà mai a processo e in galera per le morti causate dalle aggressioni condotte dagli usa in mezzo mondo? Qualcuno ha ancora le palle di ricordare che la politica estera americana voluta dai padri era l’isolazionismo? Qualcuno ha la schiena abbastanza dritta per ricordare che imperialismo e liberalismo sono incompatibili? Ci vogliamo ricordare che i più grandi liberali classici, conservatori e libertari americani sono sempre stati ferocemente contro la guerra, definita da molti come “la salute degli stati”? Vogliamo riconoscere e rifiutare tutta la propaganda statalista e guerrafondaia che viene messa in campo ogni volta per giustificare guerre che sono solo aggressioni criminali? Vogliamo dire che sono soldi sprecati? Vogliamo lo stato minimo o no? Vogliamo il rispetto della proprietà privata, anche quella di chi sta in paesi non occidentali? Vogliamo riconoscere il legame fra l’interventismo americano fin dagli anni ‘80 in medio oriente, con l’alleanza coi sauditi, e il finanziamento dei talebani, e poi con tutti gli interventi le guerre e le operazioni successive, e il terrorismo, e la crisi dei migranti? Vogliamo essere coerentemente anti statalisti? O abbiamo deciso di abbandonare ogni spirito critico, e ogni parvenza di liberalismo? Il motto di Mises era “tu ne cede malis sed contra audentior ito” ricordiamocelo.

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