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Se in Veneto cresce la voglia di Catalogna

La straordinaria partecipazione al referendum obbliga chiunque a prendere sul serio la richiesta di più autogoverno, più diritti, più libertà. Se invece per l’ennesima volta si chiudessero gli occhi, la rivendicazione non potrà che esplodere

veneto
È davvero sorprendente la partecipazione registrata ieri in occasione del referendum (consultivo) riguardante l’autonomia del Veneto. Alle 19, e quindi ben quattro ore prima della chiusura dei seggi, era già stata superata la soglia del 50%: un risultato che obbliga a prendere sul serio, anche sul piano formale, la richiesta di più diritti e più libertà sottesa al quesito in questione.

Quanti ritenevano che si trattasse di un’operazione tutta leghista e destinata a raccogliere solo il sostegno di quanti solitamente votano il partito di Matteo Salvini sono stati serviti. Basti ricordare che una partecipazione superiore al 50% significa che si sono recati alle urne davvero molti più elettori di quelli che, nel 2015, hanno rieletto Luca Zaia presidente della regione, sostenuto da un’ampia coalizione (Fi, Lega, Lista Zaia e altre liste). In quell’occasione, il candidato del centro-destra ottenne infatti il sostegno di meno del 30% degli aventi diritto al voto. Questa massiccia partecipazione, evidentemente trasversale e quindi capace di coinvolgere elettori di sinistra e del M5S, evidenzia una cosa: che il Veneto vuole alzare la testa. Rivendica il diritto di tenere i propri soldi e spera di porre fine all’assistenzialismo che distrugge il Sud, rivendicando il diritto di autogovernarsi. Mentre a Madrid la cricca che unisce re Felipe di Borbone e Mariano Rajoy incarcera oppositori politici, impedisce consultazioni referendarie e ora si appresta pure a cancellare ogni autonomia e a chiudere tv e radio non allineate con il regime, in Veneto sembra stia insomma per partire un processo catalano.

Non sarà facile e certo bisognerà battere ogni strada. Sarà necessario che i veneti siano persuasivi e determinati, chiari negli obiettivi e convincenti nelle loro argomentazioni. Non devono guardare al Mezzogiorno come a un nemico, ma invece devono far comprendere a tutti che quando i soldi veneti resteranno nelle tasche di chi li produce anche il Sud inizierà a crescere e diventerà adulto. Devono soprattutto diffidare dei politici, e al tempo stesso saper costringerli a fare la loro parte.
Diversamente dai lombardi (ma presto la situazione potrebbe mutare pure lì), i veneti hanno compreso che la strada da perseguire è quella di un crescente sganciamento da Roma. Hanno votato l’autonomia sognando l’indipendenza, perché ogni uomo aspira a essere libero, a non dipendere da nessuno, a gestire da sé la propria vita e i propri affari. In quanto tale, il referendum non sposta un centesimo e non riduce alcun potere di Roma sul Veneto. Per giunta, la trattativa con il governo quasi sicuramente non produrrà nulla, dato che le forze politiche delle altre regioni alzeranno le barricate. Ma quando la strada dell’autonomia si sarà rivelata illusoria, l’unica strada da percorrere sarà quella della piena indipendenza.

Alla base del risultato di ieri vi sono la storia (i mille anni di Venezia e della sua epopea), la cultura e la lingua (da Goldoni a Ruzante, da Marco Paolo a Paolo Sarpi, dai Gabrieli a Vivaldi e a Marcello), e più in generale un’identità fortissima che decenni di scuola di Stato non sono riusciti a cancellare. Ma tutto questo è solo la premessa per una rivendicazione di libertà e di diritti che da ogni parte va sostenuta: anche da quanti hanno altre storie alle spalle.

Con ogni probabilità lo Stato spagnolo – uno dei peggiori esperimenti politici della storia moderna, dall’Inquisizione al franchismo – finirà per crollare in Catalogna: si autodistruggerà nell’illusione di poter dominare con la violenza e con i codici penali una popolazione che ormai vuole prendere la propria strada. E se davvero si dovesse assistere al dissolversi della Spagna, le ripercussioni sarebbero enormi in tutto il continente e anche in Italia.

La gente comune, in Veneto, ieri ha compiuto un primo passo importante. Due milioni di persone sono uscite di casa e sono andate a chiedere “meno Roma”. Se la prossima volta scenderanno in piazza con una bandiera, come avvenne qualche anno fa a Barcellona quando Artur Mas fu costretto a sposare la causa indipendentista, per le libertà locali potrebbe aprirsi un futuro diverso.

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di on 23 ottobre 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Se in Veneto cresce la voglia di Catalogna

  1. franz Rispondi

    23 ottobre 2017 at 14:05

    Come spesso (direi sempre) accade sono completamente d’accordo con Lottieri .. lo stato centrale italiano (ladro cialtrone parassitario incompetente imbelle favorevole all’immigrazione qualunque essa sia per motivi di triva bottega e via dicendo) fara’ certamente del proprio peggio fara’ finta di trattare per nulla dare poi cedera’ senza trasferire alcunche’ fino a che vi sara’ una ovvia e giustificata deriva indipendentista.Non vedo all’orizzonte nessuno che possa risollevare lo stato italiano a qualcosa di piu’ di un manutengolo di prostituzione da angiporto quindi mi godo lo spettacolo (sperando per i veneti e i lombardi sia il piu’ veloce possibile) dalla piccola nazione racchiusa tra le alpi che per caratteri personali e buon senso ha creato la confederazione piu’ armoniosa di cantoni indipendenti che esiste al mondo insieme ai meno armoniosi Stati Uniti.

  2. jakeddu Rispondi

    23 ottobre 2017 at 14:30

    bellissimo commento condivido pienamente

  3. geometra67 Rispondi

    23 ottobre 2017 at 18:42

    La cosa straordinaria è che questa grande affluenza è avvenuta nonostante il silenzio assoluto di quasi tutti i media e le istituzioni,forse sperando in un grande flop.Se il prossimo governo,forse diverso da questo,cercherà ,come penso,di imbrigliare la legittima richiesta dei popoli di maggior autonomia cercando di perdere tempo con cavilli burocratici allora tutto diverrà imprevedibile e non controllabile!

  4. aurelio Rispondi

    23 ottobre 2017 at 19:57

    Ma pensiamo basti,nonostante le assicurazioni di Gentiloni,a muovere qualcosa?Il voto in parlamento finirà con il bloccare un buon evento….perchè mai un sud che vive di prebende dovrebbe precludersi questa possibilità che da una economia di secondo livello ma che permette di stare impiedi al di la delle intelligenze che vogliono e devono andar via.E se fosse cosa resterebbe oltre ad una classe politica e dirigente affamata, ben posizionata e orientata alla baronia istituzionale sempre pagata dal nord.

  5. Mayo Rispondi

    23 ottobre 2017 at 20:55

    Penso anch’io che la misera partecipazione sia in realta’ veramente straordinaria, tenuto conto dei mille che gli han remato contro.

    E tenuto conto di questo direi che il risultato del Veneto e’ piuttosto scarso dato il chiasso che han fatto loro a preventivo, mentre in Lombardia lo sappiamo che siamo sempre un po’ ciula.

    Non abbiamo mai pensato che fosse una operazione legaiola perche’ saremo ciula ma mica deficienti: parlando coi leghisti al seggio han detto chiaro e tondo che e’ la loro istessa classe dirigente a remare contro, ed han fatto i nomi.

    Niente di nuovo sul fronte occidentale.

    A oriente poche chiacchere: il Veneto ne deve ancora macinare di strada prima di raggiungere il nostro PIL e poi pensare di alzare la cresta.

    • Padano Rispondi

      25 ottobre 2017 at 09:01

      Perchè sarebbe la classe dirigente leghista a remare contro?

      • Mayo Rispondi

        27 ottobre 2017 at 00:43

        Egregio: il perche’ ce lo dovete dire voi.
        Perche’ mai remate contro?

        Ovviamente, detta in questa maniera lo si capisce subito il perche’ remiate a contro.

        Ma dovete sempre dircelo voi: noi possiamo soltanto vedere che lo fate.

        La tua domanda la devi fare ai voi che remano in quel modo e non ai noi che vi vediamo remare nella direzione contraria.

        Devo averlo gia’ detto a qualcun altro: 180 immunita’ parlamentari a 25 milioni al mese, senza contare quelle europee a 65 milioni al mese, non mi puoi dire che han remato nella direzione comandata dal popolo,

        o perlomeno (visto che per quei che li han presi i milioni il popolo e’ ciula) essi non han remato nella direzione che mille anni di storia han comandato.

        Ti devo proprio ricordare la Lega Lombarda del 1176?
        e poi la seconda Lega Lombarda del 1245?
        e poi la Repubblica Ambrosiana del 1447?
        e la Republica Cisalpina del 1796?
        il Governo legittimo della Lombardia del 1848?
        chiaramente tutta roba vecchia perche’ se pure ogni due-trecento anni facciamo cannonate, le 180 immunita’ parlamentarie farlocche han fatto solo bido nate, ribal toni, in ciuci, miss padaniche, radio pir lonia, mili tonti, e lasciamo perdere le banche varesotte etc.

        Qui si parla di Miglio: l’avete detto voi che e’ una scorreggia nello spazio.

        Comunque al seggio me ne avete dette un paio: (1) la campagna per il referendum l’ha fatta qualcun altro (non voi) perche’ fra di voi non vi siete messi daccordo sul chi deve averne il merito (2) quest’altra e’ proprio da ridere, ma qui stiam parlando di cose serie.

        • Padano Rispondi

          27 ottobre 2017 at 15:03

          Scusi: quel “voi” cosa starebbe ad indicare?
          Io ho militato nella Lega fino al 1999. Poi me ne sono andato, deluso, perchè i Padani, a sentir parlare di secessione, se la sono data a gambe: preferivano i fascisti di Fini e il Silvio che si faceva gli affar(acci) propri.
          I Serenissimi lasciati a marcire in carcere. Bepin Segato morto (fatto morire?) di tumore.
          Oggi sono ancor più deluso nel vedere che i Padani invece votano la Lega fascista e xenofoba di Salvini nella misura del 16%. Concentrato a nord dell’Arno: la svolta sudista di Salvini conquista voti. Al Nord. Esclusivamente.
          Allungo il mio sguardo sulle sponde del fiume Ebro, mi siedo, e piango.
          Di invidia.

          • Mayo

            29 ottobre 2017 at 18:28

            Ullalla’ ma quale invidia: possiamo far di meglio.

            Perlomeno, avevamo giabelleche fatto di meglio, un elenco te l’ho dato.

            Lascia che loro faccino quel che devono fare loro. Se poi son capaci. E quando toccava a noi cosa abbiamo fatto? Abbiam fatto i poveri pirli. E questo e’ un fatto, cioe’ una cosa vera e non una cosa supposta. Non so se mi spiego.

            Non siamo stati capaci: veri stronzi a non appenderlo in piazzale Loreto.

            Va beh, riguardo al voi potresti aver ragione, ma: mi scusi, se ti dici padanico sei semplicemente nella loro ondata, un integrato nel loro sistema, che l’han creato loro. Sei un integrato. Sei morto tra le loro braccia. Non esisti, nel senso che non esisti più, semmai prima t’hanno illuso di esistere.

            Loro scopo era quello lì.

            Direi che forse ti conviene rinvenire (di colpo) e andare a vedere come e’ cominciata, ovvero come e’ che il popolo ti ha dato la forza: mi ricordo che NON te l’ha data per quella parola lì, inventata dopo, insieme ad altre stupide parole prima inesistenti, ma che adesso gli date uno pseudo-valore ma che rimangono inesistenti per sempre. Non hanno senso perche’ non hanno Storia, quella vera, quella del mio elenco.

            La tua controparte non s’imbizzarrisce mica per quelle vostre ridicole parole-ciofeca. Finche’ gli date valore dorme sonni tranquilli, e anche peggio.

            Le parole-chiave erano ben altre. Antiche. E le puoi indovinare se vai a vedere cosa ho messo nel mio elenco, che voi avete allegramente buttato alle ortiche.

            Molto spiacente.

  6. adriano Rispondi

    24 ottobre 2017 at 10:27

    Beato ottimismo.A parte la deprimente percentuale dei votanti a Milano,in Veneto effettivamente si è raggiunto il minimo sindacale e non è poco.Minimo perché al di sotto del 50% si fa fatica a fare qualsiasi cosa,sopra se ne fa meno ma un 40% contrario o indifferente giustifica le pretese dello stato centrale a non cambiare nulla.Contro l’autonomia è infatti già partita col turbo la macchina del muro di gomma,il fisco non si tocca,il referendum della mamma e simili amenità.E’ facile quindi prevedere,come anche lei dice,che si concluderà niente o quasi niente.Come in Catalogna ci sarà quindi,come anche lei dice, qualcuno che penserà di andare oltre e come in Catalogna si muoveranno le truppe.I metodi della “legalità costituzionale” sono comuni.Alla fine si torna,per quanto mi riguarda,al punto di partenza.Se non si cambia l’articolo uno è tutto inutile.”La sovranità appartiene al popolo.”Punto.Supponendo che nel confermativo l’alleanza degli interessi dica “no”,fine della storia.Se vincesse il sì le armi della conservazione sarebbero spuntate.Resta il dubbio del motivo per cui nessuno ipotizza una proposta del genere,al di là della sua banalità.E questo dubbio suggerisce che alla casta va bene un popolo suddito.Meglio non correre rischi che i cittadini pretendano,avendone il potere diretto,di intaccare i corposi privilegi acquisiti.

  7. maboba Rispondi

    26 ottobre 2017 at 09:10

    Temo che si salderanno due fattori negativi, l’incapacità e/o l’insensibilità degli attuali dirigenti politici di capire cosa sta succedendo perché troppo presi nelle loro cose di poltrone (vedi la menata che stanno facendo avallata da paginate intere dei giornali sul MDP) e la ferocia con cui questo stato parassitario (per le definizioni rimando al commento di Franz) reagirà a ogni tentativo di riorganizzazione e risanamento.
    Per comprendere meglio chi e cosa abbiamo di fronte basta guardare all’indifferenza totale delle istituzioni governative e della politica piddina all’afflusso di delinquenti tunisini e algerini sulle nostre coste, mentre dall’altro si registra una levata di scudi per un libro delle primarie che spiega il fenomeno parlando in italiano e chiamando correttamente “clandestini” quelli che entrano nel territorio italiano senza permesso.
    Penso anch’io che avremo una deriva spagnolo-catalana, purtroppo.

  8. aquilone Rispondi

    27 ottobre 2017 at 23:42

    Il referendum è la massima espressione di democrazia. Chi non va a voltarlo perchè disinteressato o perchè nel caso in esame (qualunque esso sia) non ci va per sminuirlo, è un antidemocratico a prescindere. E’ contro il confronto delle idee, come anche Craxi, quando disse andate al mare e non a votare. Come, anche adesso, in Catalogna: se al referendum farlocco in ogni caso avesse votato il 97% (gli impossibilitati ci son sempre, però forse la polizia spagnola ha fatto il resto) e il vero 60% avesso votato per la scissione, oggi Rahoi se ne starebbe zitto senza sapere che pesci prendere. Anche l'”europa” sarebbe stata zitta, come tutti gli euroinomani. Nel caso di esito contrario se ne sarebbe stato zitto zitto invece il capellone catalano. Invece no, meglio un esito incerto per passare ai piagnistei o al vittimismo, sperando che poi non cantino i fucili armati chissà da chi. Alla gente piace lavarsene le mani, ostacolare, tirare il sasso e nascondere la mano, fare gli inciuci, piangersi addosso, rifiutare il voto democratico quando gliene si dà l’opportunità (una volta tanto). E poi chiagnere e fottere come dicono a Napoli. La verità è che alla gente non piace accettare il risultato della vera democrazia e preferisce prevaricare (a sua stessa insaputa) il desiderio di chi gli sottopone una scelta. Ormai la gente ha imparato (meglio, crede di aver imparato, indottrinata com’è dai soliti sapienti ) che non conviene mai stare di qua o di là. Mai accettare il risultato democratico. Meglio far finta di essere quello più intelligente e lungimirante del vuoto assoluto astratto, ben posizionato nella cerchia di chi sa che tu non sai che io so che tu … ecc. ecc.. Invece quando c’è un referendum TUTTI dovrebbero votare per dire no, si, o, se proprio si è indifferenti, scheda bianca. Il 60% dei lombardi non ha votato: se la prendano nel culo quando per altri “urgenti ed emergenti” motivi chiederanno a loro tutti, (che abbiano votato o no) di allargare le terga. Nel caso non si agitino troppo (ma tanto da anni dormono sonni tranquilli e non se ne accorgeranno) farebbero il gioco di chi li sta stuprando.
    Quanto sopra scritto, con sincera tristezza, da parte di un romano di nascita e di residenza, che tante volte non ha votato ma che non si è mai perso un referendum
    Ciao ne, lumbard

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