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Più Catalogna, meno Padania

A Barcellona si fa la storia, con la rivendicazione della libertà di autogovernarsi che mina il vecchio Stato nazionale nel cuore dell’Europa. Intanto, in via Bellerio la Lega elimina la parola “Nord” e si avvia alla normalizzazione definitiva. Due fotografie perfettamente opposte...

17251B8E-D369-4B73-AA70-35DBED30D2EDPiù o meno nelle stesse ore, due avvenimenti: uno di dimensioni storiche rilevanti e l’altro, invece, quasi impercettibile perfino entro quel teatrino tendente a enfatizzare ogni minima cosa che è la politica italiana. Da una parte, in Catalogna, il Parlament ha compiuto il passo decisivo e ha dichiarato l’indipendenza da Madrid; dall’altra, la dirigenza politica della Lega ha deciso di modificare la propria denominazione, togliendo “Nord”.

In Catalogna potrebbe essere vicina la conquista di un obiettivo storico: la nascita di uno Stato catalano e la fine dell’unità spagnola. Ci sono molti ostacoli da superare, a partire dalla necessità che vi sia un riconoscimento internazionale. Ancor prima di tutto questo, però, è necessario che in Catalogna Carles Puigdemont e i suoi siano in grado di organizzarsi (controllando l’ordine pubblico, la giustizia, le finanze e via dicendo) in modo tale da impedire che le decisioni della Spagna abbiano ancora effettività sul suolo catalano. Nelle prossime ore potrebbero esserci scontri e qualcuno potrebbe pure morire. I nazionalisti post-franchisti non sono disposti a riconoscere ai catalani la facoltà di governarsi da sé e, prima ancora, la libertà di scegliere se essere catalani oppure spagnoli. Tra Madrid e Barcellona è in scena un autentico dramma, e non è retorica affermare che abbiamo a che fare con forti sentimenti, negli e negli altri. Da parte spagnola abbiamo una ferrea difesa dello Stato e, da parte catalana, una altrettanto netta volontà di riconquistare la propria libertà. Siamo insomma alla fase finale di una lunga marcia che ha portato le forze autonomiste e indipendentiste di tutta la Catalogna a operare per un progressivo radicamento dei loro ideali.

A Milano, in via Bellerio, si è invece conclusa una storia in larga misura assai equivoca. Per decenni la Lega (prima Lombarda, o Veneta, eccetera, e poi Nord) ha usato l’argomento del diritto ad autogovernarsi quale strumento elettorale. A tale scopo, ha pure costruito un’entità sovraregionale assai indefinita, la Padania (tutto il Nord più la Toscana, l’Umbria e le Marche), ed è arrivata perfino a mobilitare milioni di persone su questo progetto. Nel 1996 sulle rive del Po – e chi c’era lo sa – si era raccolta una massa impressionante di persone. Quella dichiarazione d’indipendenza pronunciata da Umberto Bossi, però, non era una cosa seria: non solo non ha avuto alcun effetto, ma neppure era parte di una strategia (politica, comunicativa o culturale) volta a produrre conseguenze. La secessione era un argomento tra gli altri: insieme alla difesa della famiglia tradizionale, al contrasto dell’immigrazione selvaggia, alla lotta agli Ogm (in difesa delle tradizioni) e alla proposta di smantellare ogni campo rom.

Matteo Salvini non ha tradito la Lega di Bossi, ma ha deciso di giocare una partita politica meno ambigua e in questo senso più onesta. E non è un caso se dopo il risultato clamoroso dei due referendum in Veneto e in Lombardia il segretario della Lega (ormai non più Nord) ha dichiarato che ci dovrà essere un referendum analogo in ogni regione d’Italia. Salvini è costretto a prendere questa strada per la semplice ragione che punta ai voti del Sud e, soprattutto, a una consacrazione nazionale che gli permetta di puntare al governo di Roma. Se Bossi fece il ministro e, da segretario federale, impose molti suoi uomini (compresi Maroni e Zaia) alla guida di vari dicasteri, a Salvini questo non basta più. Vuole l’Italia intera.

I due episodi – quello di Barcellona e quello di Milano – sono entrambi allora positivi. Con questa Lega italiana, e il prossimo passo sarà la cancellazione dell’articolo 1 dello statuto (che parla di indipendenza della Padania), è ormai chiaro che l’indipendentismo non ha nulla a che fare con la Lega, anche se certo qualcuno che nella Lega nutre sentimenti indipendentisti c’è (come ve ne sono pure in altri partiti). L’ideale dell’autogoverno delle comunità è ormai – e lo sarà sempre più –affrancato dall’ipoteca leghista. Certo Bossi e i suoi non hanno fatto la storia: in nessun senso. E tanto meno la farà Salvini, che ormai è in stretta competizione elettorale con i postfascisti della Meloni. Non guarda al futuro, ma al passato.

La storia, però, la stanno facendo a Barcellona quanti sono in prigione e quanti rischiano di andarci, insieme a quanti sono stati aggrediti dalla Guardia Civil e quanti potrebbero esserlo nelle prossime ore. La frattura tra Madrid e Barcellona sta minando, nel cuore dell’Europa, lo Stato nazionale e l’intera modernità politica, buttando nella spazzatura quel cascame di miti e retoriche che tanti lutti ha causato alle popolazioni negli ultimi secoli. Da noi – come sempre – è in onda una “commedia all’italiana”, ma in questo momento tanto delicato la nostra attenzione è tutta per quanto sta avvenendo a Barcellona. I catalani stanno combattendo per le loro libertà, ma una loro eventuale vittoria potrebbe anche aiutarci ad uscire (e per sempre) dalla nostra palude politica e ad affrancarci dai ridicoli interpreti di una pochade che dura da troppo tempo.

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di on 28 ottobre 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

14 commenti a Più Catalogna, meno Padania

  1. adriano Rispondi

    28 ottobre 2017 at 13:28

    “I due episodi …sono entrambi positivi.”Giudicando dalle reazioni non mi pare.Per quanto mi riguarda c’è una grande delusione,da illuso che non ci fosse,sulle posizioni della cosiddetta Europa e quelle americane ma se le prime erano scontate,le seconde sono deludenti.Qui si legge sovente di nuovi valori della nuova presidenza e così via sognando.Se sono questi auguri.La Catalogna è sola e si deve digerire lo stucchevole ritornello del “ripristino della legalità” e dello “stato di diritto”.Quale sia la fonte del diritto se non la volontà popolare non è dato sapere.Il problema non è il riconoscimento dell’indipendenza ma quello della scelta.Qualcuno dovrebbe dire che è giusto tornare alle urne ma a quelle referendarie per sapere,come in Scozia,cosa vogliono i cittadini.Chi ottiene un voto in più decide.Dice:ma non si può ignorare il 49% che vuole l’unione.Dico:è meglio ignorare il 51% che non la vuole?La manovra di Salvini è di basso profilo.Sentendolo parlare si intuisce che forse ci crede ma non concluderà nulla.Gli interessi di bottega non possono omologare la lega al sud e tentare di farlo è velleitario ma da noi tutto ha le dimensioni della finzione e difficilmente si prendono decisioni serie.

  2. Vaudano Rispondi

    28 ottobre 2017 at 17:53

    La cancellazione della parola “Nord” costerà alla Lega un milione di voti.

    • Riccardo Pozzi Rispondi

      1 novembre 2017 at 08:11

      Sono d’accordo e sarà interessante seguire il flusso di questo milione di voti in libera uscita. Parte andrà in astensionismo ma il grosso….?

  3. Marco Green Rispondi

    28 ottobre 2017 at 22:15

    Ma che Maroni e Zaia possano prendere una posizione chiara e decisa in difesa delle istituzioni catalane democraticamente elette e del voto di un referendum dove il popolo si è espresso chiaramente per l’indipendenza…è proprio fantascienza, come par di capire in questi giorni?

    Temono di indispettire le istituzioni centraliste, romane e europee, dopo il successo dei referendum autonomisti?
    Temono di disturbare il nuovo corso nazi(onal)istitalione della Lega salviniana, dove pur di raccattare qualche voto al sud si è disposti anche a cancellare la propria identità e il senso per cui il partito è nato ed è stato da sempre sostenuto dai padani?

    La nuova Lega, senza Padania e senza Nord, si chiamerà “Lega Matteo Salvini”: nome ingannevole, purtroppo.

    Solo un fenomeno come lui poteva riuscire a far passare una legge elettorale che fa solo l’interesse del prossimo governo di unità nazionale Renzi-Berlusconi.

    La Lega, assieme ai grillini e agli altri contrari al Rosatellum, poteva lottare per la reintroduzione della Legge Mattarella, grazie alla quale il centodestra, sfruttando il consenso della Lega NORD in PADANIA avrebbe fatto il pieno di collegi uninominali.

    Affermare: “Io sono disposto ad appoggiare qualsiasi legge elettorale pur di tornare a votare” non è far politica; significa semplicemente comunicare agli altri attori politici la propria manifesta stupidità.

    • Vaudano Rispondi

      2 novembre 2017 at 12:13

      Lega Matteo Salvini alla cadrega.

    • step Rispondi

      2 novembre 2017 at 22:36

      Concordo.

  4. maboba Rispondi

    29 ottobre 2017 at 09:19

    Sono dell’idea che se una popolazione vuole andare a votare per qualunque cosa, anche la più sbagliata, nessuno ha il diritto di opporvisi, tantomeno con la forza. L’azione spagnola quindi è del tutto deplorevole e illiberale. Tuttavia sono anche convinto che l’indipendenza catalana sia un errore per loro, ma questo è ovviamente ininfluente, così come non sono d’accordo con un”eventuale indipendenza veneta o lombarda, per motivi non di retorica patria, ma perché penso che piccole patrie sarebbero più facile preda dell’asse franco-tedesco (quelli lì non si divideranno, statene certi). Quindi secondo me va bene ciò che stanno facendo Zaia e Maroni puntando sull’autonomia e anche Salvini. Forse perderà un milione di voti al nord di quelli ubriacati di indipendentismo (che a parer mio è una forzatura ideologica), ma forse ne prenderà di più nel resto d’Italia dove le sue parole d’ordine, e soprattutto la sua coerenza al riguardo, su immigrazione, tasse e maggiore autonomia regionale sono una speranza, flebile purtroppo quanto unica, per cambiare la palude malmostosa in cui è precipitato questo stato. Se non avrà successo allora forse questo spezzettamento italico avverrà per forza di cose.

    • Vaudano Rispondi

      31 ottobre 2017 at 09:52

      Sono proprio curioso di vedere quanti voti prenderà “Noi con Salvini” a sud di Toscana-Umbria-Marche.

  5. Luca Rispondi

    29 ottobre 2017 at 22:00

    Questo giovanotto milanese succedaneo spigliato del bossi non ha capito cosa sia il sud,quali condizioni di sottoexonomia li costringe ad essere ciò che sono,gente senza lavoro né speranza se non nel ricevere denaro dal nord e tirare a campare con un reddito che è la metà di quello del nord almeno per chi lavora.Lui il furbo pensa di trovare voti dal meridione ma in cambio di cosa?Si vi è una bella differenza tra il casinò catalano e questo pensieroso a capo governo ,e se lo diventasse ci racconti cosa farebbe della delinquenza dei tantissimi don Carmelo che magari gli passeranno i voti.

  6. step Rispondi

    30 ottobre 2017 at 20:24

    Catalani aventi diritto di voto: 5.313.000 circa. Catalani che hanno votato: 2.680.000. Catalani che hanno votato per la secessione: 2.044.000.

    • Marco Green Rispondi

      1 novembre 2017 at 21:24

      E’ poco corretto il mostare quei numeri, che comunque attestano un enorme successo per gli indipendentisti, ignorando il clima in cui è avvenuta la consultazione.

      Sarebbe allora interessante capire quanto il sistematico boicottaggio e la repressione messi in campo dal governo centrale al momento del voto hanno influito sull’astensione.

      Io credo che, “pesando” il tutto, non ci dovrebbero essere dubbi riguadro al fatto che la vittoria del sì rispecchi effettivamente il desiderio della maggioranza assoluta dei catalani.

      • step Rispondi

        2 novembre 2017 at 20:07

        “…repressione…”

        Quale repressione? Comunque sia, se così fosse, ciò dimostrerebbe che i catalani sono uguali al loro rappresentante Puidgemont, non esattamente un Braveheart…

        • Vaudano Rispondi

          3 novembre 2017 at 09:11

          Quale repressione? 900 elettori smanganellati, detenuti politici, stato d’assedio…

  7. orsonero Rispondi

    31 ottobre 2017 at 13:22

    La Lega e’ un partito radicato al nord,
    checche’ ne dica Salvini.
    Chi vota lega,in cuor suo,del meridione
    apprezza solo la gastronomia e le
    bellezze naturali.
    Stessa cosa per i meridionali che vedono
    nella lega un movimento comunque
    ostile.
    Quello che Salvini guadagnera’ al sud
    lo perdera’ con gli interessi al nord.

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