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Omaggio (liberale) alla Catalogna

Oggi stanno venendo meno molte delle ragioni per cui siamo fieri di pronunciare il nome “Europa”. Il popolo catalano sta chiedendo di esprimere il proprio consenso sul legame politico con Madrid. Madrid risponde con manganelli, percosse, ferite sul corpo dei civili. Un uomo libero non ha dubbi su quale sia la propria parte...

indipendenzaInsomma oggi, all’estremo occidentale del continente, stanno venendo meno molte delle ragioni per cui siamo fieri di pronunciare il nome “Europa”, e per noi va bene così, affrontiamo l’incendio della storia con la lente tranquillizzante della cronaca, facciamo la conta dei feriti e dei torti reciproci.

No, per quel poco che vale, questo giornale nasce nella consapevolezza che esistano “alcuni diritti inalienabili” dell’individuo, per usare l’insuperata formula dei coloni americani in rivolta contro la Madrepatria, e che questi costituiscano una premessa inderogabile, l’assioma della convivenza civile. Un’ovvietà, almeno in Europa occidentale dal 1945 in poi (ma in Spagna il franchismo durò fino a trent’anni dopo, e forse anche in questa distonia temporale va cercata la spiegazione della distonia valoriale di questi giorni), caduta in Catalogna sotto i manganelli e perfino i proiettili di gomma sparati su civili inermi, che chiedevano solo di praticare il gesto elementare della democrazia, depositare una scheda in un’urna, da parte della Guardia Civil. Il resto, nonostante il torbido bombardamento mediatico di esperti del niente appollaiati in poltrona nel salotto di casa, conta nulla. Indipendenza sì o Indipendenza no, orientamento politico dei promotori del referendum (peraltro ipereterogeneo, a dimostrazione che qui siamo in una dimensione pre-politica dell’agire umano, in una dimensione morale e probabilmente ontologica, che riguarda l’uomo in quanto uomo), legittimità costituzionale del quesito e sua legalità formale. La legge positiva, la legge contingente promulgata da un ceto privilegiato di uomini contingenti nei Parlamenti, non è un dogma cresciuto sul nulla, non è intrinsecamente buona, non ha sempre l’ultima parola. Altrimenti, era giusto stare con Hitler in Germania nel 1936, era giusto stare con Stalin in Unione Sovietica nel 1948, era giusto stare con Videla in Argentina nel 1980, è giusto oggi stare con Kim Jong un in Corea. La legge positiva assolutizzata e sciolta dalle vicende degli uomini può ben costituire l’arma principale della tirannia. Agli uomini, viceversa, prevedeva già John Locke, il padre del costituzionalismo liberale, resta sempre la possibilità di “appellarsi al cielo”, qualora i governanti violino in modo flagrante le ragioni istitutive del patto sociale. Una di quelle irrinunciabili recita che il loro potere deriva dal consenso dei governati. Un’altra prevede che il potere politico, lo Stato, non possa colpire impunentemente quei diritti la cui salvaguardia rappresenta il motivo giustificante fondamentale della sua genesi. Tra essi, indubbiamente vanno annoverati la libertà d’espressione, di dissenso, anche di protesta non violenta, la facoltà di autodeterminarsi, quella di revocare il consenso al patto sociale qualora lo si giudichi nullificato dalla prepotenza statale, persino quella di fondarne uno nuovo. Non esisterebbero gli Stati Uniti d’America, altrimenti, ovvero la più grande democrazia liberale del mondo, visto che la legalità formale stava tutta dalla parte dell’Impero britannico. Ma esso “negava i fini” che soli lo giustificavano agli occhi dei coloni, la tutela delle loro libertà, e dunque “il popolo ha diritto di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”. Tre righe vergate duecentoquarant’anni fa da un pugno di coloni armati (ma tra essi pulsavano intelletti finissimi come Thomas Jefferson e Benjamin Franklin) mandano tutt’oggi in fumo le astruserie para-costituzionali degli azzeccagarbugli nostrani, voluttuosamente alla ricerca di sofismi legulei per giustificare le botte agli anziani, il sequestro delle schede elettorali, perfino gli spari sui civili, insomma il palese rigurgito di franchismo del governo Rajoy, da oggi oggettivamente illegittimo agli occhi della gente di Catalogna secondo i canoni di John Locke, non di qualche pittoresco estremista locale. Le Costituzioni sono niente. O meglio, sono fondamentali documenti politici che regolano l’organizzazione della polis in un determinato momento storico. Ma non sono intangibili, sacre, incontestabili (come vorrebbe dalle nostre parti il club dei giacobini in doppiopetto che definisce “Costituzione più bella del mondo” un documento pieno di attacchi alla proprietà privata e intriso di cultura cattocomunista). Più precisamente, di fronte al diritto naturale calpestato sono nulla. Il popolo catalano si sta “appellando al cielo”, sta chiedendo di esprimere il proprio consenso sulle modalità con cui è governato da Madrid, e perfino sull’esistenza stessa di questo legame politico. È una domanda enorme ovviamente, ma di queste vive la storia. Madrid risponde con percosse, sequestri, ferite sul corpo dei liberi cittadini/elettori/contribuenti (la Catalogna vanta un residuo fiscale nei confronti dello Stato Centrale di 10 miliardi, sarà bene ricordarlo al numeroso e trasversale Partito Unico del Manganello Franchista). Un uomo libero ovviamente, anche solo per istinto, non ha dubbi su quale sia la propria parte.

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di on 2 ottobre 2017. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

24 commenti a Omaggio (liberale) alla Catalogna

  1. Marco Beltrame Rispondi

    2 ottobre 2017 at 14:28

    Direttore, per come la vedo io il referendum è una sciocchezza, che però andava permesso.
    La reazione del Governo è stata sciocca ed esagerata, avrebbe avuto più senso una linea tipo quella tenuta dal governo britannico con il referendum scozzese.

  2. Rosalia Rispondi

    2 ottobre 2017 at 15:17

    Esiste la legittimazione della Sovranità del Popolo che, dalla Rivoluzione Francese, è alla base di ogni democrazia. Esiste il diritto al riconoscimento delle identità locali troppo spesso ignorata e calpestate e soprattutto esiste il diritto di voto. Da troppo tempo stiamo soffocando sotto un dominio “europeo” che non ha nessun contatto con i popoli e che da questi è totalmente scollegato.

  3. geometra 67 Rispondi

    2 ottobre 2017 at 15:30

    Troppo schematico caro Sallusti!I coloni americani che cacciarono gli inglesi sono gli stessi che impedirono con le armi la secessione degli stati confederati del sud.Certo il voto elettorale significa poco(Ciccio-Kim sarebbe eletto all 99,99 per cento)ma è l’alternativa alla guerra civile! In Spagna si è vista l’arroganza da due parti non per un problema di libertà di un popolo ma per un problema di soldi!L’arroganza di voler indire un referendum illegale e l’arroganza di soffocare con la forza un cosa inutile!Sia la classe dirigente spagnola sia quella catalana dovrebbero fare un altro mestiere.

    • Vaudano Rispondi

      2 ottobre 2017 at 16:24

      I “problemi di soldi”, come dice lei, sono proprio quelli che fanno la differenza tra cittadino e suddito.

      • GEOMETRA 67 Rispondi

        2 ottobre 2017 at 17:21

        ma lei pensa veramente che se la ricca Catalogna fosse invece povera ,chiederebbe ugualmente l’indipendenza o preferirebbe essere suddita (con sovvenzioni)o cittadina senza un euro?

  4. FABRIZIO FELISARI Rispondi

    2 ottobre 2017 at 15:35

    Egregio direttore mai mi sarei aspettato di assistere nel 2017 a “spettacoli” di tal genere.
    Per l’Unione Europea, comunque si tratta di “una questione interna” che “deve essere affrontata in linea con l’ordinamento costituzionale”.
    Tutto ciò non mi stupisce: è l’Europa del possibile premio Nobel Mogherini!
    Se c’era un personaggio che avrebbe meritato un tale riconoscimento questi è Silvio Berlusconi artefice dell’accordo di Pratica di Mare nonché primo attore del blocco dei carri armati alle porte dio Tblisi nel 2008.
    Ma questa è un’altra storia…
    Parafrasando lo slogan pubblicitario si può dire che Il Nobel è come la carta Mastercard: “Per molti ma non per tutti!”

    • Andrea Rispondi

      3 ottobre 2017 at 08:51

      Buongiorno, potrebbe spiegare meglio cosa intende con il blocco dei carri armati alle porte di Tbilisi nel 2008? Grazie.

      • Vaudano Rispondi

        3 ottobre 2017 at 09:57

        Quando Berlusconi convinse Putin a non fare di Tbilisi un cumulo di macerie.

        • Andrea Rispondi

          3 ottobre 2017 at 18:06

          Sul fatto che sia stato Berlusconi a convincere Putin, se Lei ha delle prove che suffragano questa affermazione, potrebbe condividerle? È la prima volta che ne sento parlare. Comunque, se Berlusconi è stato così bravo in quella circostanza, mi piacerebbe sapere perché non ha fatto nulla per bloccare la Russia nel Donbass dove ci sono stati almeno 10 000 morti.

  5. Emilia Rispondi

    2 ottobre 2017 at 18:19

    Io dico che se un popolo vuole staccarsi dalla Nazione a cui appartiene, bisognerebbe facilitargli il compito. E non ci sono Costituzioni che tengano.

  6. Luca Rispondi

    2 ottobre 2017 at 21:56

    Ma non capisco ancora quali vantaggi abbia la Catalogna a darsi separazione da Madrid che ha un residuato fiscale quattro o cinque volte più alto,e poi quali rapporti economici dovrà gestire con il resto di Spagna e d’Europa.Convinti che si abbiano vantaggi oltre ciò che hanno oltre il calcio?

    • gian luigi lombardi-cerri Rispondi

      3 ottobre 2017 at 06:27

      Per lo stesso motivo per cui la Slovacchia si è separata dalla Cechia : perchè se un popolo non vuole essere comandato da un altro non ha il DOVERE di restargli sottomesso. Che sia ricco o meno. E ricordarsi sempre che questo desiderio di libertà è stato storicamente realizzato con solo due strade : la trattativa o la rivoluzione.
      So bene che quello che si dice oggi in Italia, sull’argomento , vale quasi esclusivamente per il taciuto.

    • Marco Beltrame Rispondi

      3 ottobre 2017 at 07:58

      Ma infatti come ho scritto ho forti dubbi sull’utilità del referendum, anche perché l’impressione che mi ha dato è che sia stato fatto sulla scia di un fantomatico “miglioramento” (tutto da dimostrare) una volta separati.

      Solo che il governo spagnolo ha sbagliato tutto. Avrebbe avuto molto più senso lasciarlo svolgere e poi eventualmente intavolare una trattativa.

    • Vaudano Rispondi

      3 ottobre 2017 at 09:27

      Il residuo (non residuato) fiscale delle regioni delle capitali è falsato, in quanto la maggior parte del Pil ivi prodotto deriva dal costo della P.A.

  7. Riccardo Pozzi Rispondi

    3 ottobre 2017 at 07:49

    Quando il popolo è contro la legge significa che occorre cambiare la legge, non cambiare il popolo.

    • Milton Rispondi

      4 ottobre 2017 at 16:55

      Ottimo commento ed ottima sintesi.

  8. maboba Rispondi

    3 ottobre 2017 at 10:02

    Articolo perfetto. Si continua da più parti a confondere fra l’inutilità o la eventuale pretestuosità del referendum da parte dei catalani e il fatto che quando una comunità, più o meno grande, intende esprimersi pacificamente su qualunque argomento, anche del tutto sbagliato, ha il diritto di farlo, anche a suo eventuale discapito, secondo l’antico motto “chi vuole il suo mal, pianga sé stesso”. Certamente non è ammesso, né tollerabile che si usi violenza contro. Confusione che ho sentito in qualche europarlamentare di FI di avvenenti fattezze.
    D’altronde il governo di Madrid ha agito solo apparentemente con stupidità, perché Rajoy in realtà ha tentato il suo rafforzamento confidando nell’orgoglio nazionalista ispanico che è sempre forte.
    Bisogna però essere conseguenti ed allora condannare la creazione di stati indipendenti con la forza, come è accaduto con il Kossovo, mentre non si possono esecrare né la volontà della Crimea di aderire alla Russia (nessuno spargimento di sangue , né violenze su quel referendum), né quella del Montenegro di staccarsi dalla Serbia (idem).

  9. pupi Rispondi

    3 ottobre 2017 at 12:32

    al direttore: premesso che non è un giudizio nel merito ma, in riferimento alla sua affermazione “Non esisterebbero gli Stati Uniti d’America”, perchè questo ragionamento non è stato ritenuto valido quando gli stati del sud si volevano separare da quelli del nord e c’è voluto una guerra per negare questo diritto alla secessione?

  10. enrico ruffini Rispondi

    3 ottobre 2017 at 13:18

    Il governo spagnolo, lo abbiamo detto tutti, ha sbagliato tutte le mosse. Adesso cominceranno i guai veri, le ferite insanabili. Credo che alla fine la Catalogna uscirà dalla Spagna. Cosa succederà dopo? Niente di che a parte determinati problemi amministrativi e burocratici che le parti in causa dovranno risolvere pacificamente- Altrimenti davvero ci sarà la guerra civile

  11. adriano Rispondi

    3 ottobre 2017 at 13:40

    “..il loro potere deriva dal consenso dei governati.”In una democrazia,non in una democrazia “delegata”.Il trucco consiste nel far finta di chiedere il “consenso” per una “costituzione” su cui si può dire sì o no senza poter scegliere fra varie alternative e poi utilizzarlo per sempre come si vuole.Tutti parlano di tutto ma nessuno sottolinea che “la sovranità” non “appartiene al popolo” per mancanza di punteggiatura.Quindi dopo la finzione del voto,che in realtà non sceglie ma conferma,i “rappresentanti” possono vantare la discrezionalità del potere.”La sovranità appartiene al popolo”.Punto.Questa è la sola riforma che serve.Nessuno la propone quindi i “limiti” e le “forme” vanno bene a tutti.

  12. orsonero Rispondi

    4 ottobre 2017 at 23:56

    per scongiurare il pericolo
    di una guerra civile o comunque
    una pericolosa escalation occorre
    da entrambi le parti molto buon
    senso e pragmatismo.
    Penso ad un superamento non
    traumatico dello stato centralista
    in uno stato federale.

  13. step Rispondi

    11 ottobre 2017 at 13:31

    Un liberale non vuole uno Stato in più, semmai ne vuole uno in meno…

  14. step Rispondi

    12 ottobre 2017 at 14:11

    Puidgemont fa sembrare un indipendentista serio perfino Bossi.

  15. CESARE SANITA' GOSS Rispondi

    16 ottobre 2017 at 11:44

    Alcuni dicono che un referendum è una “sciocchezza” oppure che “non serve a niente”. Può darsi! Il fatto che un referendum può dire molte cose: primo qual’è l’opinione del popolo. Secondo che i governanti devono tenerne conto e di conseguenza attivarsi in tal senso ecc…
    Questo può fare un referendum se fatto bene e con buone intenzioni!

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