Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Ma i veri antisemiti 2.0 non son i laziali

Anna Frank con la maglia della RomaL’orrenda miscellanea di buonismo e millantata vicinanza e sensibilità verso il popolo ebraico, manifestata dai giornaloni e da coloro che si ergono ad intellettuali e benpensanti del Bel Paese, puzza di vecchio e di ipocrita. Anna Frank, effigiata per spregio da alcuni miserabili, sostenitori della Lazio, con la maglia giallorossa, è diventata quasi un feticcio. Non è raro che con grande maestria, quando accadono questi fatti di cronaca, da più parti si urli al razzismo e all’antisemitismo. E infatti, anche questa volta, l’intellighenzia e la politica, oltre che per forza maggiore il calcio, ci sono ricaduti. Ridicoli editoriali sul significato di un gesto che, più che di antisemitismo (che pure c’è ed è da condannare ferocemente), trasuda ignoranza. Crassa, becera, feroce.

Cerchiamo di mettere in ordine i fatti: pochi giorni fa, si scopre che nella curva sud dello Stadio Olimpico, alcuni depensanti sostenitori della Lazio, hanno attaccato alcuni adesivi raffiguranti l’immagine della ragazzina ebrea, deportata e perita nel campo di sterminio nazista di Bergen-Belsen, nella bassa Sassonia, pochi giorni prima della liberazione dei lager. Ciò che stupisce è che dopo oltre mezzo secolo dalla fine della guerra, si usino per motivi più che futili, quali la rivalità tra due squadre di calcio, simboli di morte e sofferenza. Non sono bastate le testimonianze dei reduci. Non hanno fatto a sufficienza breccia nel cuore di certe persone (definirle tale è un oltremodo gentile complimento, le immagini o i filmati scattate e girati dopo l’apertura dei cancelli degli inferni nazisti. No. Non basta questo. Dove pullula e spopola l’ignoranza o, ancor peggio l’ipocrisia, nulla può. Si, perché l’aspetto più agghiacciante di questa vicenda, come spesso accade, è la vulgata del mainstream radical chic, tipicamente sinistrorso, che si dice vicino e manifesta solidarietà (falsa), al popolo ebraico. Alla sinistra fa comodo usare come argomentazione per difendere gli ebrei, l’antisemitismo e l’olocausto nazista, ma dove sono tutti gli indignados de noantri, quando si tratta di manifestare vicinanza allo Stato d’Israele che vive perennemente minacciato dall’islamismo e dal radicalismo violento, oltre che da decisioni a dir poco imbarazzanti delle Nazioni Unite? Non pervenuti.

Anzi, quelli che ora si indignano e si riempiono la bocca parlando della Shoah, sono gli stessi che hanno appoggiato per anni la propaganda filo-palestinese. Fortunatamente, a smontare questo ammasso di qualunquismo, ci ha pensato il Foglio, con due articoli molto interessanti firmati da Giulio Meotti e Andrea Marcenaro. Dopo aver visitato i campi di sterminio – chi scrive, ha visito Auschwitz, alla stessa età di Anna Frank – l’unica cosa che meritano i tanti ebrei uccisi e i pochi sopravvissuti, è un rispettoso silenzio. Quando si entra dal cancello con la scritta ‘Il lavoro rende liberi’, sembra di udire nell’aria pungente che ti colpisce in volto, le urla strazianti delle tante persone che dal campo non sono più tornate. Riposare in pace. Questo desiderano. Metersi la maglietta con l’effige della giovane ragazzina, osservare un minuto di silenzio: tutto grottesco e inutile. Silenzio.

Condividi questo articolo!

di on 25 ottobre 2017. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Ma i veri antisemiti 2.0 non son i laziali

  1. aurelio Rispondi

    26 ottobre 2017 at 12:45

    In fondo questi quattro ragazzotti che non sanno leggere e scrivere, come i tantissimi che affollano la nostra gioventù oggi,hanno riportato alle nostre menti quanto cretino sia stato il periodo più brutto dell’avventura umana quando un paio di malati pensavano di impossessarsi del mondo e quanti altrettanti cretini ,peggiori certo dei quattro ragazzotti analfabeti anzidetti,li hanno seguiti fino alla loro distruzione.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *