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La svolta valoriale di Trump

Con la decertificazione dell’accordo sul nucleare iraniano l’amministrazione imprime un cambio decisivo nella politica estera Usa: nessun appeseament verso regimi che destabilizzano intere regioni, sostengono il terrrorismo internazionale, violano sistematicamente i diritti umani

Trump ClevelandCon la “decertificazione” dell’ Accordo sul nucleare con l’Iran (JCPOA) da parte dell’Amministrazione americana, viene confermata una linea che già dal novembre scorso, con la vittoria di Donald Trump, si mostrava altamente probabile. Su nessun altro tema di politica estera, quanto sul rapporto con l’Iran, Trump e i suoi più importanti collaboratori avevano mostrato una volontà così reiterata e manifesta a cambiare nettamente una strategia, quella della Presidenza Obama, che a loro giudizio era di mero “appeasement ” verso il regime degli Ayatollah. Una strategia che a giudizio del candidato Trump, sin da prima della sua nomination alla Convenzione Repubblicana, era fallita perché il JCPOA era stato negoziato sin dall’inizio con l’obiettivo di essere sottoscritto da Washington a qualsiasi prezzo, all’insegna che “anche un cattivo accordo è meglio di nessun accordo”. Dai primi mesi della sua attuazione era invece parso chiaro al candidato repubblicano alla Casa Bianca che l’Accordo Nucleare avrebbe assicurato nuove e essenziali risorse finanziarie, e politiche, all’Iran per intensificare la sua azione di interferenza nei paesi vicini, di destabilizzazione regionale, di l’incondizionato sostegno a un regime criminale come quello di Assad in Siria, e di sostegno al terrorismo internazionale attraverso “proxy” come Hezbollah e altri, e con il fondamentale contributo della Guardia della Rivoluzione Islamica iraniana.

Non si può certo dire che i Paesi del “5+1” che avevano sottoscritto insieme all’Amministrazione Obama il JCPOA non fossero pienamente informati. Ciononostante i governi europei, e in particolare Renzi e Gentiloni, hanno perseguito una politica di forte incoraggiamento e sostegno – con garanzie fornite da denaro pubblico – a tutto il mondo imprenditoriale italiano. Il Governo ha quotidianamente dipinto l’Iran come una sorta di Eldorado: dove correre a realizzare facili profitti, senza mai fare un neppur blando accenno ai considerevoli rischi esistenti nelle norme sanzionatorie che pur rimanevano in vigore, né alle incognite di ogni tipo esistenti nel sistema creditizio e finanziario iraniano, o al rischio di riciclaggio per terrorismo, o di rapporti con entità iraniane sotto sanzione, nella miriade di eventi, missioni, incontri organizzati a tutti i livelli nazionali e locali di Governo. Tanto meno nella linea seguita da Roma si è mai neppur voluto lontanamente considerare l’ipotesi – sotto gli occhi di tutti dal momento dell’elezione di Donald Trump – della fine subitanea o lenta del JCPOA. La decertificazione imprime una incisiva svolta non solo alla politica estera di Washington verso l’Iran. Essa costituisce un nuovo dato di fatto di estrema importanza per tutti i paesi Europei: a cominciare dalla presa d’atto di un elemento di rischio ancor più elevato nel correre verso un Eldorado che, in realtà, è sempre stato un miraggio.

Anche in qualità di “Senior Advisor” di UANI (United Against Nuclear Iran), una organizzazione no-profit impegnata dal 2008 a impedire che l’Iran acquisisca l’arma nucleare, ho contribuito da tempo a promuovere una informata discussione sulla reale natura della Repubblica Islamica dell’Iran e sugli innumerevoli rischi cui possono incorrere coloro che decidano di rispondere positivamente alla irrealistica campagna pubblicitaria del Governo di un nuovo, quanto inesistente, “Eldorado”, spingendo le aziende italiane, per lo più di medie e piccole dimensioni, ad entrare nel mercato di Teheran tacendo completamente sui risvolti negativi di simili operazioni. Vorrei segnalare, come esempio significativo della svolta segnata dalla elezione del Presidente Trump quanto ho potuto rilevare a Zurigo gli scorsi 3 e 4 ottobre durante il “Forum Europa — Iran“. All’appuntamento annuale giunto alla sua quarta edizione sono intervenute circa 400 Autorità e operatori economici tra i quali esponenti governativi iraniani, diplomatiche, rappresentanti di aziende iraniane ed europee, di cui solo tre italiani. Rispetto al clima ottimistico della edizione del 2016, in cui la totalità dei partecipanti mostrava un deciso orientamento alla valorizzazione delle opportunità del mercato iraniano, nell’attuale scenario è emerso un diffuso senso di inquietudine, con il marcato convincimento – espresso nel sondaggio conclusivo del Forum dal 67% dei partecipanti – di una instabilità crescente e ancor di più, dopo la prevedibile decertificazione, un aumento del “business risk”. Le preoccupazioni maggiori sono state riconosciute nelle difficoltà di attuare una efficace “due-diligence” che salvaguardi le aziende europee dalle sanzioni USA nel caso di relazioni economico-commerciali con entità iscritte nelle “blacklist” redatte dal Dipartimento del Tesoro americano, oltreché di tenere nel giusto conto le più recenti segnalazioni del FATF/GAFI (Financial Action Task Force/Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale), un organismo intergovernativo impegnato nell’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali, di prevenzione del finanziamento al terrorismo e al contrasto del finanziamento della proliferazione di armi di distruzione di massa. Proprio in considerazione di questi ultimi aspetti è da sottolineare la totale assenza delle Banche internazionali tra i partecipanti all’edizione 2017, diversamente dalla precedente edizione.

Degno di nota, tristemente è il caso di dire, è l’intervento tenuto al forum di Zurigo dal Segretario Generale del SEAE, il servizio diplomatico dell’UE, Helga Schmid che si è limitata ad inquadrare le relazioni tra Unione Europea ed Iran nel solo campo delle previsioni tecniche del JCPOA, rispetto le quali l’Iran avrebbe mostrato di essere “adempiente”. La Schmid ha tenuto a rassicurare la platea sulla tenuta dell’Accordo sul nucleare, nonostante le possibilità di un’inversione di rotta da parte americana, evitando al contempo di affrontare un qualsiasi riferimento alle tematiche che invece l’UE, per sua stessa natura, dovrebbe ritenere essenziali nei rapporti internazionali. Il pensiero va ai numerosi test di missili balistici condotti da Teheran, in totale violazione della Risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU n.2231; il ruolo destabilizzante nella regione mediorientale con il sostegno ad Hezbollah che si è reso responsabile di odiosi crimini contro l’umanità nelle azioni militari a supporto del regime di Assad in Siria; il numero spaventosamente alto delle esecuzioni capitali (una gran parte svolte pubblicamente) e la persistente violazione dei diritti umani universali, delle minoranze, delle donne e della comunità LGBT. Un evidente strabismo quello di Bruxelles, come a dimostrazione che l’Unione Europea non abbia nulla da eccepire nel normalizzare i rapporti con un Paese in quasi totale contrapposizione con gli standard minimi della comunità internazionale.

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di on 16 ottobre 2017. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a La svolta valoriale di Trump

  1. Padano Rispondi

    16 ottobre 2017 at 13:42

    “…nessun appeseament verso regimi che… violano sistematicamente i diritti umani”.
    Quindi ci dobbiamo aspettare sanzioni contro la Spagna?

  2. Unno Rispondi

    16 ottobre 2017 at 19:39

    E l’Italia fa ancora affari con l’Iran. Davvero inaffidabile.

  3. aurelio Rispondi

    18 ottobre 2017 at 19:17

    Via da tutte le aree dove la dichiarazione dei diritti dell’uomo (e della donna) sono tenute nascoste ,via anche se faremo meno affari con queste dittature nefaste e crudeli.Viva Trump

  4. step Rispondi

    19 ottobre 2017 at 20:10

    Diritti umani? No, grazie!

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