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Sui fatti di Firenze serve chiarezza, mica il becerume web

carabinieriStamattina mi sono destata con una ridda di commenti imbecilli e di post al limite del boccaccesco, sulla mia homepage di Facebook. Se è vero che il mattino ha l’oro in bocca, il mio, aveva viceversa la bile. La vicenda dei due carabinieri indagati per stupro a Firenze, merita una considerazione a parte. Come sempre il web, la rete, si divide fra innocentisti e colpevolisti; io appartengo a quel genus di persone (siamo effettivamente rimasti in pochi) che predilige ancora usare le sinapsi e ragionare per logica. Partiamo da dati oggettivi comuni: uno stupro è uno stupro, a prescindere da chi lo faccia. Non esiste etnia di sorta, colore della pelle, religione. Chi subisce una violenza sessuale resta sempre e solo l’unica vittima. Non esistono provocazioni in merito che la possano far passare per istigatrice: né l’abbigliamento succinto, né l’irresponsabilità di fondo (dovuta all’età o alle condizioni psicofisiche) né la mancata percezione del pericolo.

I fatti di Firenze, ancora al vaglio di una ricostruzione veritiera dei fatti, ad opera della magistratura mostrano alcune crepe in cui una persona di media intelligenza dovrebbe addentrarsi.  Uno dei carabinieri indagati (il più adulto) ha già ammesso ciò che era scientificamente già emerso dal ritrovamento delle tracce biologiche di un coito: un rapporto sessuale con una persona in evidente stato di alterazione psico fisica. Ci sono ulteriori aggravanti: rapporto commesso durante il proprio servizio di lavoro e quindi in uniforme. Basterebbero già questi dati oggettivi a far impallidire qualunque persona; se non che, le due ragazze statunitensi, abbiano denunciata una violenza sessuale. Ergo: un rapporto sessuale compiuto contro la loro volontà, e tutto ciò sarà da appurare, con un procedimento complesso e difficile a prescindere dalle dichiarazioni di entrambe le parti.
Finirebbe tutto qui se non fosse per il popolino del web e per le sue farneticanti esternazioni.

Ecco che le due ragazze statunitensi diventano le “troiette in cerca di fama”, “le assatanate ninfomani a stelle e strisce”, “le lucratrici e sfruttatrici di polizze anti-stupro” ai danni di due operai dello stato, senza avere nessuna cognizione di cosa significhi aver contratto una assicurazione di viaggio che comprenda una copertura assicurativa in caso di violenza sessuale.
Nessun lucro, ergo nessuna ipotesi di finzione. La copertura assicurativa copre esclusivamente i costi sanitari e legali, in caso di violenza sessuale subita, non consente alle persone di arricchirsi fingendo o simulando un reato. A fronte di ciò che è accaduto con gli incresciosi e terribili fatti di Rimini, occorrerebbe guardare alle vittime con gli stessi occhi di solidarietà, ne gioverebbe la società intera, i valori che vogliamo trasmettere e persino la gloriosa Arma dei carabinieri che i cittadini devono continuare a sentire vicina a loro, in senso protettivo. Le mele marce si allontanano, se ci sono, gli indagati contro ragione si riabilitano, si deve prendere coscienza del problema e si deve riconoscere che a prescindere da tutto, la responsabilità penale è personale. Chi mistifica, giustifica, attenua i fatti de quo non si pone in difesa dell’Arma ma contribuisce a creare un clima di diffidenza e di diseguaglianza.

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di on 12 settembre 2017. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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