Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La (vera) dottrina Trump

Un discorso importante, battagliero, per nulla isolazionista. Anzi, ha messo in guardia dagli Stati canaglia (Nord Corea nucleare, Iran terrorista, Venezuela socialista) e dal rischio che lo stesso Onu muoia di burocrazia e politically correct. Così The Donald apre una nuova era, dove l'America torna a fare l'America...

trump 2“Il principio che ci guida sono i risultati non l’ideologia”. Può bastare una sola frase a definire il pragmatismo e la novità di una presidenza, e quella frase Donald Trump l’ha pronunciata subito a dare il tono all’intero discorso tenuto a New York davanti all’Assemblea Generale Annuale delle Nazioni Unite. Di risultati hanno un bisogno estremo tanto l’America quanto il resto del mondo, e il presidente americano non usa i guantini bianchi della diplomazia mondiale ma la mano dura della realtà mondiale: il pericolo rappresentato dalla Corea del Nord impunita e nucleare, quello rappresentato dall’Iran terrorista, quello del Venezuela socialista, fino al pericolo di una organizzazione delle Nazioni Unite imbevuta di burocrazia, politically correct, strapotere di nazioni canaglia.

A valutare il discorso come una novità storica nel metodo ancora prima che nel merito – e Dio sa se la politica mondiale non abbia bisogno di linguaggio e metodo nuovi da non confondersi con la vecchia e nuova cialtroneria dei venditori di spazzole e dei moralisti un tanto al chilo- basta per me anche il paragone con il presidente francese Macron, che lo ha seguito nella giornata dei discorsi, e che era pure al suo esordio alle Nazioni Unite. Bene, da Macron abbiamo sentito la solita solfa da Palazzo di Vetro, quantità di bugie da potenza coloniale ipocrita, abbiamo sentito che “ le soluzioni sono politiche, non militari”, ma va! O che proteggere i migranti è un «imperativo morale», è una «sfida di civiltà», ti pareva. Abbiamo ascoltato parole commosse sul riscaldamento globale e appreso che l’accordo di Parigi non è un cadavere tirato fuori per la bisogna ma “la soluzione contro i mali del pianeta”. Ci è toccato persino un «l’accordo con l’Iran è solido. Denunciarlo e rigettarlo senza proporre altro è un grave errore», e via via in un crescendo rossiniano, non c’è stato risparmiato che «è falso pensare che i Paesi siano più forti quando sono da soli. Il multilateralismo è molto più efficiente», fino a concludere che «i muri non ci proteggono, il mondo è interdipendente». Grandi applausi liberatori naturalmente dall’inclita platea, a me la certezza che se Macron non ha ancora 40 anni e Trump più di 70, il vecchio è il francese.

Per fortuna i due discorsi non hanno lo stesso peso. Quello di Donald Trump è stato un discorso importante, bellicoso, libero dal politichese, nazionalista, ma niente affatto isolazionista, anzi ancora una volta il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che mettere l’America al primo posto è meglio per tutti, e ha impegnato il suo Paese al ruolo che gli compete e gli tocca nel mondo, ma solo a condizione che aiutare il mondo non danneggi gli Stati Uniti. Ha minacciato pesantemente la Corea del Nord e segnalato al resto delle nazioni democratiche che dovrebbe fare la stessa cosa, ovvero fare di tutto per evitare una guerra ma se sarà necessario farla a costo di distruggere la Corea del Nord . Sono parole terribili, ha avuto il coraggio di pronunciarle. Ha bastonato il regime dei terroristi in Iran e denunciato che l’accordo al 2015, che gli consente incredibilmente di continuare a sviluppare il nucleare, è un imbarazzo per il mondo, e diventerà presto carta straccia; i Paesi che flirtano con Teheran, Italia compresa, sono avvisati. Anche Macron, che infatti l’ha presa male. Ha pacatamente ma fermamente avvisato il carrozzone micidiale delle Nazioni Unite, che nulla conclude e tutto spende, che lui con questo minuetto costoso e dannoso non intende andare avanti, specificando le cifre spropositate che gli Stati Uniti spendono da troppi anni, e le carenze micidiali che da troppi anni nessuno ha voglia e intenzione di correggere finché la gestione amministrativa e quella politica sono arrivate a un punto di non ritorno, alla negazione della ragione per la quale l’organizzazione nacque.

Donald Trump ha fatto un grande discorso, del quale si parlerà molto male, che non a caso ha entusiasmato il leader di Israele assediato, Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato a botta calda che mai aveva sentito frasi del genere nel Palazzo di Vetro. Israele è una perla rara, è l’unico Stato europeo rimasto orgogliosamente in piedi, sente che Trump è il suo campione. Ma è un discorso che ha colpito anche l’ex ambasciatore alle Nazioni Unite, John Bolton, che pure è un uomo del clan Bush e del vecchio Partito Repubblicano che detesta Donald Trump, ma che dai microfoni di Fox News ha commentato quasi con stupore gioioso che è arrivata aria fresca alle Nazioni Unite, e lui se ne intende di aria fritta, la gran specialità di quella organizzazione elefantiaca. La delegazione della Corea del Nord se n’è andata, lasciando i tre posti vuoti prima che il presidente degli Stati Uniti arrivasse, ma lo scandalo è che abbiano dei posti alle Nazioni Unite. La delegazione iraniana ha ascoltato con volti irati ed espressioni scandalizzate, poi ha emanato delle solite minacce, che sia stata attaccata così duramente ed esplicitamente è buono, è una notizia positiva .

In attesa di rispondere alle critiche feroci che si abbatteranno sui 45 minuti di discorso, da New York, voglio aggiungere qualche nota di cronaca, perché nell’era pop di questo presidente la cronaca copre sempre l’attacco politico. Donald Trump era già in città perché è la sua di città e ci vive da quando è nato, anzi ha tenuto a dare il benvenuto a New York agli invitati dell’assemblea tra i quali brillava per assenza Vladimir Putin, e le ipotesi fioccano, definiamola un’assenza di protesta per la caccia alle streghe scatenata da democratici e stampa americani, e non diamogli torto. Circola una tale miseria nell’informazione che sono stati pubblicati articoli sulla protesta dei newyorkesi perché da due giorni almeno è bloccato il traffico per ragioni di sicurezza, ma sfido qualsiasi malalingua a non riconoscere che succede tutti gli anni da quando ci sono le Nazioni Unite e c’è l’Assemblea generale a settembre, da qualunque luogo provenga e dovunque dorme il presidente degli Stati Uniti. Il quale in città è tornato in tutto tre volte da quando è andato a vivere alla Casa Bianca. Trump è arrivato per il suo primo discorso all’Onu accompagnato dalla moglie Melania, che è onnipresente, una vera first lady nell’accezione americana, e questo suscita molto fastidio, quindi giù con le illazioni sulla coppia che non funziona, sulla poveretta in ostaggio, sul comportamento poco urbano del presidente. Si potrebbe scrivere un libro sulle avventure di potus e flotus e sulla quantità micidiale di bugie e falsità scritte coscientemente da sedicenti giornalisti su argomenti vitali per l’informazione e per il mondo come i tacchi della first lady. Segnalo le riviste femminili, dopo le americane quelle francesi e italiane si distinguono per stupidità, per loro vale la stessa regola del pubblico degli Emmy Awards di qualche sera fa. Più se la cavano con l’insulto sanguinoso e l’insinuazione sul presidente e la moglie, invece di scrivere buoni testi anche con qualche satira di opposizione, più cala l’audience. La cerimonia degli Emmy ha toccato il minimo storico dell’otto per cento, un po’ come le vendite le riviste femminili. Il veleno satura dopo un po’. Accanto al presidente c’era il segretario di Stato, Rex Tillerson, del quale si continua a dire che se ne vorrebbe andare, ma che non ha alcuna intenzione di farlo, anzi è un protagonista dell’Amministrazione, semplicemente lui e il presidente giocano a socio cattivo socio buono; e la stella Nicky Halley, ambasciatore alle Nazioni Unite, scelta con grande acume da Trump nel gruppo di repubblicani emergenti di medio calibro, e fino ad allora a lui contraria, poi rivelatasi brava, competente, estremamente combattiva, che ha portato un metodo completamente nuovo e trumpiano alle Nazioni Unite, ma che nel giro di pochi mesi è anche riuscita a diventare una colonna per il segretario generale Antonio Gutierres.Trump Reagan

Torniamo ai punti chiave del discorso. Gli Stati Uniti hanno grande forza e pazienza, ma se siamo obbligati a difenderci o difendere gli alleati non avremo altra scelta che quella di distruggere completamente la Corea del Nord. Rocket Man, soprannome beffardo che via Twitter aveva già attribuito a Kim Jong Un, e che ha senza timore usato anche sul palco delle Nazioni Unite, è in missione suicida per sé e per il suo regime. Gli Stati Uniti sono pronti, carichi e capaci, ma sperano ancora che lo scontro non sia necessario. L’Iran è uno Stato canaglia e assassino che esporta violenza. Il mondo non può continuare a consentirgli le sue attività di destabilizzazione e non può rispettare un accordo che consente la copertura del programma nucleare in costruzione in Iran. L’accordo con l’Iran è stato una delle transazione peggiori e vantaggiose per una sola parte che gli Stati Uniti abbiano mai stipulato. Francamente l’accordo è una fonte di imbarazzo per gli Stati Uniti e non può finire così; è tempo che tutto il mondo si unisca per esigere dall’Iran che la faccia finita col suo progetto di morte e distruzione. Viviamo un tempo di straordinaria opportunità ma ogni giorno porta anche con sé le notizie di un pericolo crescente che minaccia tutto ciò che noi amiamo e a cui diamo valore. Terroristi ed estremisti sì sono rafforzati e diffusi in ogni regione del pianeta. Stati canaglia che sono qui rappresentati in questa istituzione non solo sostengono i terroristi ma minacciano le altre nazioni e i loro popoli con le più distruttive armi mai conosciute dall’umanità. Sta a noi riuscire a portare il mondo a nuove altezze o lasciarlo cadere in una valle di disperazione. Perciò è il tempo di chiamare per nome e ritenere responsabili le nazioni che forniscono fondi e asilo ai gruppi terroristici. Tutte le nazioni responsabili devono lavorare assieme per affrontare i terroristi e gli estremisti islamici che li ispirano. Dobbiamo fermare il terrorismo radicale islamico, non gli possiamo consentire di distruggere la nostra nazione e l’intero mondo. Negli anni recenti le Nazioni Unite non hanno raggiunto il loro pieno potenziale per colpa di cattiva gestione e burocrazia. Gli Stati Uniti sono il più importante finanziatore delle Nazioni Unite a cui danno il 25% dei fondi. Credo che il messaggio debba essere ‘Make the United Nations great,’ facciamo finalmente grandi le Nazioni Unite, rendiamo realtà il suo straordinario potenziale. Serve una riforma profonda e urgente. Sono toni e contenuti che non si erano mai sentiti prima, figuratevi durante gli anni del minuetto obamiano.
Trump aveva già incontrato il francese Macron, e l’israeliano Netanyahu, tutti i leader latino americani sulla questione Venezuela, per il quale ha chiesto sanzioni dure fino all’isolamento.
Applausi scroscianti dalla platea quando ha parlato con disprezzo dell’accordo farlocco con l’Iran. Non è un applauso qualunque.

Nessun accenno alle fake news circolate nei giorni scorsi su un ripensamento dell’Amministrazione a proposito dell’accordo sul clima di Parigi. Gli Stati Uniti sono fuori,a meno che i termini non vengano rinegoziati e cambiati. La piccola leggenda metropolitana sul ripensamento dell’accordo di Parigi viene messa in giro come molte altre per insinuare il dubbio forte che Donald Trump sia uno che non ha principi fermi in realtà, che l’ultimo che gli parla nell’orecchio riesca a far prevalere la propria opinione, che cambi idea in continuazione. Se si utilizzasse lo strumento della buona fede, sarebbe facile arguire che l’uomo prima ancora che un politico è un negoziatore di alto livello, e spesso è pronto a mediare con l’interlocutore fin dall’inizio, solo che non lo dà a vedere. Basta pensare al colpo di scena dell’accordo recente all’insaputa dei repubblicani con i capigruppo democratici sui fondi per i danni dell’uragano e su altro, quanto si vedrà nei prossimi mesi. La volubilità presunta e addirittura l’insinuazione di una malattia mentale è uno dei fronti della guerra sporca, assieme alla continua insinuazione sul fatto che Trump ha vinto il voto elettorale ma non quello popolare; come se in tutte le elezioni non fosse così, come se i Padri Fondatori non avessero deciso saggiamente che se anche uno stravince in California, come è successo a Hillary Clinton, o in Texas, non per questo può ritenersi eletto anche negli altri Stati, e che anche gli Stati con un numero minore di abitanti devono avere diritto a contare. Pensavano all’impero dal quale erano fuggiti e non intendevano riproporre il sistema della colonia. Ogni Stato ha un numero di voti elettorali pari ai deputati che elegge in base al numero degli abitanti, più i due senatori che a ogni Stato spettano. Ma non è solo questo. Basta guardare la mappa politica nuova del Paese per capire che non solo il Partito Repubblicano con Trump ha sfondato negli Stati di quella che una volta era la muraglia blu democratica, non solo che ha vinto anche la maggioranza dei governatori e dei deputati statali, ma che le cinque elezioni suppletive a sostituzione di eletti entrati al governo tenute finora, le hanno vinto cinque repubblicani.

Nei prossimi mesi si capirà infine la sorte delle indagini sul cosiddetto Russiagate, dal quale non viene fuori nulla di concreto che testimoni una influenza dei disinformatori e delle spie rosse sulle elezioni del 2016. Nulla, se non, a contrastare montagne di spiate, di fonti anonime e di false notizie oltre che di lamentele isteriche della perdente Hillary Clinton, notizie addirittura a favore della campagna e della presidenza Trump, come quella appena arrivata che conferma che Paul Manafort, manager della campagna, licenziato nell’agosto del 2016, ha continuato ad essere intercettato e spiato prima, durante e dopo l’elezione, e con lui anche il presidente, che parlava al telefono come Manafort. Aveva ragione quindi Trump a sostenere di essere stato illegalmente spiato dall’amministrazione Obama. L’opposizione cieca e feroce nutrita di fake news non sembra intaccarne in alcun modo l’energia e l’ottimismo. Larger-than-life si dice di quelli come lui in America. Diverso il discorso per l’agenda del programma di governo, che è stato rallentato, non c’è dubbio, tanto dal clima generale quanto dalle incertezze e divisioni del partito repubblicano, il quale ha dato pessimo spettacolo di sé, soprattutto John McCain, più traditore che senatore a questo punto, uno che ha ritenuto di vendicarsi e fare un dispetto a Trump non votando la riforma della sanità e compromettendola col suo voto mancato. Un comportamento indegno, infame, imperdonabile.

Ora tocca alla riforma delle tasse, che è una pietra miliare, e che serve per dare struttura alla grande vitalità dell’economia della quale giustamente alle Nazioni Unite Trump ha menato vanto. Tre aliquote in tutto per i privati, la più alta al 33%, una sola aliquota al 15% per le aziende, 10% in tutto di tasse sui capitali che rientrano, eliminazione della tassa di successione. Trump crede che sia una gran ricetta reaganiana per l’economia del 2020, io pure. Sulla rapidità della riforma delle tasse si giocano le elezioni di metà mandato nel 2018, e a partire da quelle anche la fine dell’insopportabile congiura del politically correct contro questo presidente rivoluzionario. Come dice uno dei suoi più grandi fan, l’attore James Woods, quello di C’era una volta in America, e anche lui gran twittatore: Presidente, è ora di fare tre cose: abbassa le tasse, alza il muro, gettala in prigione. Il terzo desiderio, che riguarda Hillary Clinton, non si avvererà, ma gli altri sono attesi con ansia.

Condividi questo articolo!

di on 20 settembre 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a La (vera) dottrina Trump

  1. adriano Rispondi

    20 settembre 2017 at 17:57

    Mamma mia,che trattato.Premesso che quello che dice Trump non mi interessa da quando,a mio parere,ha ribaltato quanto aveva detto in campagna,due parole sulla Corea.Abbiamo bombardato il criminale Assad ed abbiamo ottenuto niente.Ottimi “risultati”.Con la Corea,che è peggio,che si fa? Si bombarda anche quella? Trump sembra abbia detto che se subirà un attacco distruggerà l’aggressore.Mirabolante.Credevo che la prassi fosse porgere l’altra guancia.Per il resto auguri.A me questa nuova amministrazione,iniziata con grandi speranze,ricorda per il balletto delle nomine,rinunce,revoche,dimissioni la giunta Raggi.

    • gian luigi lombardi-cerri Rispondi

      21 settembre 2017 at 06:32

      Il mondo intero aspetta i saggi italiani, tutti ottimi a criticare , senza suggerire mai niente che non sia “bisogna che il mondo si accordi per risolvere…”

      • adriano Rispondi

        22 settembre 2017 at 12:20

        La strada è quella di normalizzare i rapporti con la Russia,come anche Trump diceva un anno fa quando era giovane.Oggi è diventato vecchio e ha cambiato idea per ragioni che ognuno sceglie in base a ciò a cui piace credere.Se non si concorda su questo e si sceglie di continuare nella strada conflittuale,è inutile discutere così come elaborare complicate analisi sull’universo mondo o giocare a dire che ho ragione io.

    • albert Rispondi

      24 settembre 2017 at 19:30

      Mi pare che lei sia il classico che sa benissimo che il mondo gira da est ad ovest, ma si illude che potrebbe anche cambiare senso di rotazione, a seconda della convenienza, sua o delle sue convinzioni politiche.

      Io negli Stati Uniti ci vivo, e vivo anche in Australia, perchè mi piacciono entrambi i paesi e ci lavoro, cioè sono un italiano scappato dalla follia della sinistra in Italia Anno 2006, elezioni brogliate da Prodi che poi governò il paese con un governo appoggiato da una coalizione mostruosa, se non ricordo male composta da 28 partiti e partitini, per poi essere defenestrato nel 2008 da uno dei suoi ministri, che per questo sgarbo a Prodi, ma più che altro per sgarbo ad un governo di sinistra, la magistratura ROSSA mise in stato di accusa, e lo indagò, deciso a condannarlo non si sa per quali colpe, per la bellezza di 9 anni, indagine, soldi pubblici spesi, udienze, avvocati e controavvocati, da cui quel ministro (Mastella) è stato recentemente assolto perchè nessuna prova di colpa è stata trovata, dopo 9 anni di corsie preferenziali nelle indagini, visto che il danneggiato era, appunto, Prodi e la sinistra tutta

      Come dicevo, deciso a non cambiare le mie idee politiche, stile di vita e di lavoro liberale, visto che non avrei potuto cambiare il paese Italia, ormai avviato su una china discendente, cambiai paese, portando con me il mio lavoro che oggi mi vede ottimo imprenditore, appunto, in USA ed Australia.

      Quando nel 2016 io vidi Trump entrare in lizza per la campagna alle presidenziali del 9 novembre, nei fui molto soddisfatto.

      Le potrà sembrare cosa impossibile, però io conosco Trump dal 1991. Lui imprenditore edile, io imprenditore nel campo delle macchine da cantiere, avevo un cliente della Sardegna che cercava una Gru American Hoist da usare nella costruzione e montaggio di una piattaforma offshore
      Feci varie telefonate negli Stati Uniti, quella gru è tipica nel mercato americano perchè può montare bracci lunghissimi, molto utilizzati nella costruzione di grattacieli. Mi venne segnalata una gru di quel modello che veniva messa in vendita, mercato dell’usato, a New York.

      Presi i clienti, li caricai su un aereo e arrivammo all’aeroporto Kennedy dove una limousine ci aspettava per portarci presso gli uffici del proprietario dell’impresa che aveva appena finito il grattacielo dove aveva lavorato la gru. Il proprietario della impresa era semplicemente Donald John Trump. Vendetti quella gru, poi, ormai diventati abbastanza amici, Trump mi chiese di andare, per conto suo, in Turchia dove una impresa aveva finito di costruire alcuni tronchi di una autostrada che portava al ponte sul Bosforo, che era stato progettato e costruito da una azienda italiana, la Badoni di Lecco, che era stata mia cliente anni prima. (Notizie reperibili in rete). Trattai quelle macchine per lui, che ne aveva bisogno in un suo cantiere, mi pago la mia provvigione e la nostra amicizia continuò

      Da allora ci siamo sempre tenuti in contatto e quando, nel 2016, si candidò alla presidenza americana, gli telefonai chiedendogli se per caso era diventato matto, mettersi contro una candidata, la Hillary Clinton, che era la cameriera di Obama e la portatrice del progetto del Nuovo Ordine Mondiale volto a fare della popolazione terrestre una nuova categoria di schiavi.

      Ridendo mi disse che lui aveva i soldi per fare la campagna, ed era certo che sarebbe riuscito a battere la Clinton e che il suo motto “Make America Great Again” era l’emblema di ciò che chiedevano gli Americani Veri, ricostruire il paese e portarlo fuori dalle grinfie della sinistra americana ed europea

      Ed è quello che ha fatto trovando, dopo il suo ingresso alla casa Bianca, un verminaio spaventoso che Obama e la Clinton hanno creato in tutto il mondo per obbedire egli ordini della finanza globalizzata, rappresentata, per esempio, dal Bilderberg e dalla Trilateral Commission, e che ha nella UE il primo tentativo di eliminare cervelli e coscienze nazionali nei popoli europei, che se ci riescono con i popoli d’Europa, poi proseguono con gli USA ed il resto del mondo

      E nel verminaio della Casa Bianca ha anche trovato scheletri di ogni genere e situazioni mondiali che hanno rallentato il suo programma.

      Quando lui ha vinto le elezioni, io ho scritto sul Giornale, che avrebbe speso tutto il suo primo mandato per iniziare a sanare qualcuno dei danni immensi creati da Obama e Clinton, ammesso che lo lascino vivere, cioè che un nuovo Lee H. Oswald non faccia a lui quello che venne fatto a Kennedy, che nel 1963 venne ammazzato perchè aveva denunciato lo strapotere delle società segrete, vale a dire la massoneria nera del denaro e delle industrie delle armi, in America e nel mondo, e perchè voleva uscire dalla guerra in Vietnam.

      IO, conoscendo ormai bene Trump e vedendolo agire alla Casa Bianca, che se qualche suo collaboratore gli mettere sabbia negli ingranaggi lui se ne libera, ho piena fiducia in lui. E’ un pragmatico e duro “bright son of a bitch”

      • adriano Rispondi

        25 settembre 2017 at 13:52

        Lei ha un’esperienza troppo più importante (se si può dire) della mia,piccolo osservatore di blog.Non trovo però in quello che lei racconta e nelle conclusioni che ne trae nulla di inaccettabile,anzi.Resta il fatto che dall’equilibrio fra le potenze e dalle nuove minacce non si può prescindere se si vive in un mondo in cui la guerra,quella vera, non si può più fare.Il percorso del sole non si può invertire quello degli uomini sì,se serve.

  2. GEOMETRA 67 Rispondi

    20 settembre 2017 at 18:42

    Dio benedica l’America!!

  3. SiDai Rispondi

    20 settembre 2017 at 22:10

    Avete tralasciato il pezzo in cui dice che i governanti dovrebbero pensare ai propri stati sovrani (invece di essere servi di chi, non voglio nemmeno saperlo). E quando apostrofa “l’uomo razzo” il dittatore koreano. Altra cosa… non c’e’ notizia di questo discorso sui media (apprezzo molto il vostro per questo). Questo discorso ha cambiato il registro e le prospettive mondialiste, forse meglio non riportarlo.
    Saluti dalla Costa Ovest, USA.

  4. Luca Rispondi

    20 settembre 2017 at 23:22

    Azz…che articolo,brava Maglie,forse innamorata di Trump,forse possibilista,forse in ammirazione ma Trump c’è davvero e meno male che c’è.Uno che chiama gli stati canaglia per ciò che sono ed ha una quadro preciso su cosa è come fare è lottato anche dai suoi e da lobbyes infinite e battagliere come i principi della comunicazione ma ce la farà.

  5. Giuseppe Li Pera Rispondi

    21 settembre 2017 at 13:06

    Premesso che tifavo per Marco Rubio. Ma il GOP ha deciso diversamente. Indovinando la scelta di uno che non è mai stato Repubblicano ma che ha fatto trionfare i repubblicani. Infatti ricordo che non è stata solo la Elezione del Presidente. Ma il GOP ha conquistato il Senato,la Camera e la maggior parte dei Governatori. Donald Trump è un diverso. Uno che fa la rivoluzione veramente. Per questo è odiato dalla Casta politica e culturale. Ciao.

  6. Unno Rispondi

    21 settembre 2017 at 23:06

    Per la verità, speravo che Trump desse corso a quella ipotesi di uscirsene dall’ONU, istituzione inutile, anzi dannosa e sprecona (specialmente dei danari USA). Ma visto che gli USA sembrano rimanerci, bene è stato parlar chiaro e senza preamboli: “Prima l’America”, chi vuole intendere intenda.

  7. Emilia Rispondi

    22 settembre 2017 at 11:28

    Brava.

  8. step Rispondi

    24 settembre 2017 at 17:38

    Ho qualche dubbio sul “reaganismo” di Trump. E ho qualche dubbio sul “non isolazionismo” della vera America. Poi, la Maglie mi resta simpatica, ma questo è un altro discorso.

  9. spago Rispondi

    28 settembre 2017 at 22:49

    Guardiamo ai fatti e non alle pugnette, c’è uno stato al mondo che si riserva il diritto di attaccare chiunque voglia, scavalcando qualsiasi organismo internazionale, preparando il terreno a suon di propaganda e minacce, aggredendo sempre per primo.. un paese imperialista che ha una marea di guerre in corso, che non finiscono mai e diventano vere e proprie occupazioni.. un paese che spende una quantità di spesa pubblica per il settore militare semplicemente pazzesca, alla faccia dei suoi contribuenti, cui probabilmente frega cazzi di molti dei paesi attaccati e occupati… un paese che si è macchiato di centinaia di migliaia di omicidi sono negli ultimi decenni, ha rovinato la vita, di milioni di persone.. un paese che mantiene basi militari in moltissimi territori stranieri.. un paese che organizza golpe, attentati, insurrezioni e finanzia terroristi in tutto il mondo dove gli conviene.. sono gli Stati Uniti, un paese criminale sotto Clinton, sotto Bush, sotto Obama, sotto Trump… se ci fosse giustizia i responsabili di massacri, furti, stupri, assassini in mezzo mondo, cioè politici e militari, mandanti ed esecutori, avrebbero l’ergastolo o la pena di morte. Invece hanno il tifo sfegatato dei piccoli nazional socialisti italiani, che si autodefiniscono liberali, ma a cui piace difendere la proprietà privata solo ogni 31 febbraio. “La pace – scrive Mises – “è la teoria sociale del liberalismo.” “La guerra è pace” scrive Orwell in 1984. Mescolando le due massime si ottiene il liberalismo orweliano dei liberali italiani. Il nazional socialismo è liberalismo nel bel paese.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *