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Caro Vittorio, hai ragione. Dunque ritirati

Sgarbi si candida alla presidenza della Regione Sicilia, presentando come assessori le vittime di persecuzioni giudiziarie attuate dai "professionisti dell'antimafia". È un'idea che pone la questione centrale della politica siciliana, e non solo. Proprio per questo, non può essere sprecata con una battaglia di mera testimonianza...

IMG_0632A novembre le elezioni per l’elezione del Presidente e del Parlamento Regionale porranno fine alla funesta buffonata in Sicilia, della “rivoluzione” di Crocetta, il cui governo dell’Isola passerà alla storia per il suo non facile primato di inconcludenza e di devastazione istituzionale ed economica. Ancora una volta toccherà alla Sicilia di “essere metafora” della situazione politica italiana e, sarebbe augurabile, dei cambiamenti e di una rivolta vera contro le oramai manifeste ed obsolete, anche se di recente conio, forme di oppressione progettate e realizzate nel nostro Paese.

​Il Movimento 5 Stelle è stato, anche in Sicilia, l’ultima manifestazione di un’insofferenza del potere oppressivamente clientelare, falsamente retorico, fondato sulla devianza di ogni funzione pubblica, coperta da una retorica ipocrita ed uggiosa. Ma quel Movimento, espressione di un’antipolitica del tutto corrispondente a quella forma di oppressione è divenuta con rapidità sorprendente, servo sciocco e tuttavia “naturale” della prevaricazione oppressiva dell’Antimafia mafiosa, di un Partito dei Magistrati invadente e spregiudicato, di un’imprenditoria parassitaria, ammantata essa pure di antimafia strumentale, esperta di un’assurda repressione della concorrenza eccetera eccetera. Quell’imprenditoria (se così può chiamarsi) che è stata il vero “puparo” di Crocetta e del crocettismo.

C’è in Sicilia la percezione di tutto ciò. ​Lo scoramento prodotto dal ripetersi di sciagurate politiche di persecuzione sfacciata tende a scomparire in una voglia di rivalsa e di rovesciamento delle icone dell’ipocrita trattamento paracoloniale dell’Italia in nome di un’antimafia distruttiva di ogni certezza del diritto e della stessa economia. Ma l’espressione coerente e saggiamente politica di questo spirito di giusta rivolta è ancora embrionale, incerto, forse lontano. È probabile che in queste elezioni ai mafiosi non riuscirà di giuocare facilmente come in passato la carta dell’Antimafia. Le sceneggiate di scalpitanti magistrati pronti a “sacrificarsi” assumendo ministeri, assessorati, potere diretto, sono valse a fare aprire molti occhi rimasti troppo a lungo chiusi, ma ciò non basta a dissolvere l’atmosfera di intimidazione che la sostanziale alleanza con il Partito dei Magistrati ancora garantisce ai “poteri forti” (che sono, poi, marci e melmosi) e, soprattutto non basta a delineare e realizzare un’alternativa vera.

Ho notizia di un’iniziativa, che merita attenzione e critiche sagge e severe proprio per il valore intrinseco dell’intuizione al solito giusta e brillante che l’ha ispirata: è quella di Vittorio Sgarbi, al quale l’aver subìto la prevaricazione di uno degli “scioglimenti per infiltrazioni mafiose” dell’Amministrazione Comunale veramente rivoluzionaria di Salemi di cui era Sindaco, conferisce una “sicilianità” non occasionale e, magari, farsesca come pure qualcuno vorrà sostenere. Sgarbi sta preparando una formazione politica per affrontare le elezioni regionali, candidandosi alla Presidenza, presentando come assessori le vittime, ben note, di persecuzioni giudiziarie “antimafiose”.

L’idea è tutt’altro che balzana e non si può negare che ponga, con la dovuta brutalità, la questione centrale della politica siciliana e non solo siciliana. Ma, se portata fino in fondo, la brillante iniziativa di Sgarbi rischia di avere effetti e conseguenze politici opposti a quelli che egli (e noi con lui) ci proponiamo. Se è pur vero che nessuna delle altre forze politiche in lizza in Sicilia oserà suonare la diana della rivolta contro la mafia dell’antimafia, contro la soppressione dei diritti civili, della certezza della proprietà, del valore delle garanzie e del credito aggrediti e messi in forse dalla legislazione antimafia e dalle esorbitanze di una magistratura partigiana oltranzista e grettamente giustizialista, una formazione come quella di Sgarbi, che non credo abbia ambizioni (e possibilità) di vincere, ridurrebbe il movimento di protesta e di liberazione da tutto ciò in una mera testimonianza.

​E questo non è il momento di limitarsi a geti formali. Bisogna cacciare dalle sedi del potere almeno i più impudenti mafiosi dell’antimafia, ridicolizzare le velleità del Dimatteismo cinquestelluto. Togliere voti a chi ha la possibilità (e il dovere) di fare tutto ciò sarebbe un errore imperdonabile e, tra l’altro, servirebbe a fornire un comodo alibi per le tendenze al “quieto vivere”, all’inconcludenza del “moderatismo” berlusconiano, al partito degli “impauriti” eccetera eccetera. Ed allora sarebbe assai più utile e significativa la “conversione” dell’iniziativa di Sgarbi verso quelle correnti di pensiero e quell’impegno che in qualche modo sono già in atto per condizionare il possibile schieramento vincente anticrocettiandemocratico ed anticinquestelle perché esca dagli equivoci, raccolga il moto di rigetto dell’oppressione falsamente antimafiosa e delle speculazioni sfacciate di “munnizzari” delle discariche, di concessionarie di servizi pubblici. Un movimento che affronti le elezioni senza candidati e candidature, ma con decisione e senza far sconti a nessuno, facendo pesare il suo appoggio a chi mostri di meritarlo o, almeno, di subirlo. E ponga apertamente condizioni ineludibili. E distrugga alibi e ridicolizzi la paura. E se questa è rivoluzione lo sia. Perché lo sarebbe veramente.

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di on 8 settembre 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Caro Vittorio, hai ragione. Dunque ritirati

  1. adriano Rispondi

    9 settembre 2017 at 10:21

    Non ho capito a quali “correnti di pensiero” dovrebbe “convertirsi” Sgarbi.Per quanto mi riguarda l'”alternativa vera” è solo la lega.Anche in Sicilia.Le iniziative velleitarie servono a nutrire la vanità.Per cambiare occorrono programmi.La lega è l’unica a parlare chiaro su euro e derivati.Gli altri,nei fatti,appartengono alla melassa del “va bene così”.Anche mettere in risalto l’antimafia è un modo per parlare d’altro che non porta da nessuna parte.Prima dobbiamo decidere se i nostri destini li decide Francoforte.Se gli italiani non voteranno gli unici che dicono di no,”va bene così”.

  2. aquilone Rispondi

    9 settembre 2017 at 18:11

    Mi chiedo a cosa serva votare a livello regionale quando nemmeno votare a livello nazionale (causa Bruxelles) serve a niente. Che, per caso, lo stato italiano può decidere qualcosa in autonomia? Forse si, ma solo se a danno del proprio popolo e a vantaggio delle varie caste in circolazione

  3. ultima spiaggia Rispondi

    9 settembre 2017 at 21:59

    Riporto un articolo di Libero del 9 settembre 2017, che con “la presidenza della Regione Sicilia” non c’entra un cacchio, però spiega tutto:

    «Perché i due carabinieri sono rovinati anche se non hanno stuprato le americane.
    Nessuna “indulgenza” anche “qualora venga accertata l’esistenza di un rapporto sessuale” senza “violenza”. Perché “chi indossa la divisa rappresenta lo Stato”, commenta Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, “dunque ha il compito di occuparsi della sicurezza dei cittadini, di tutelare la loro incolumità. Non può e non deve mai andare oltre i propri doveri”. E ancora: dopo lo stupro di Rimini compiuto da quattro immigrati, “il rigore deve valere ancora di più in questo caso” e “chi dimostra di non essere all’altezza di far parte delle istituzioni” deve essere “mandato via”. In gioco ci sono “la credibilità dello Stato” e “l’immagine dell’Arma dei carabinieri”.

    Dai due carabinieri si pretende che “chi indossa la divisa rappresenta lo Stato, dunque ha il compito di occuparsi della sicurezza dei cittadini, di tutelare la loro incolumità. Non può e non deve mai andare oltre i propri doveri”
    Domanda: E i politici incollati alle poltrone, che sguazzando tra stipendi, pensioni e privilegi hanno mandato il paese in rovina, non hanno forse il dovere di occuparsi del bene dei cittadini?
    E ancora: “chi dimostra di non essere all’altezza di far parte delle istituzioni deve essere mandato via”.
    Domanda: Gli ultimi quattro governi non eletti hanno forse dimostrando di essere all’altezza delle istituzioni?
    Dulcis in fundo: “la credibilità dello Stato”
    Domanda: Quando mai lo Stato italiano è stato credibile?

    • aquilone Rispondi

      10 settembre 2017 at 10:57

      Carissimo Ultima Spiaggia, le domande che ti poni sono giuste. C’è però un particolare insormontabile: il voto. Se gran parte della gente, comunque, vota per Alfano o Pisapia e vincono, vuol dire che a quella gente sta bene così. Evidentemente ci sono un mare di persone a cui sta bene anche la Boldrini, Crocetta o Andrea Orlando, per non parlare di Renzi o Grillo (quest’ultimo, alla fine, penso sia il male minore rispetto agli altri che ho citato). Tocca rassegnarsi. Noi con berlusconi non andremo da nessuna parte e, purtroppo, non ci sono “nomi” migliori del suo. Non sarà certo Meloni a poter vincere la battaglia interna al centrodestra e nemmeno i leghisti (che pure hanno dato prova di saper amministrare ma che si sono bruciati la reputazione ai tempi scissionistici di Bossi/romaladrona) a poter vincere a livello nazionale. I Leghisti sono sommersi ancora da troppi pregiudizi.
      Comunque, quei carabinieri, vanno solennemente puniti. Come i negri di rimini. Adesso vedremo se la giustizia italiana userà due pesi e due misure o riuscirà ad essere equidistante dai fatti. Buona domenica (sotto la pioggia)

  4. Luca Rispondi

    10 settembre 2017 at 14:44

    Forse il grande ed ottimo Mellini manca dalla Sicilia,terra unica per bellezze e cultura,da un po’.Per quella terra anche la speranza è un miraggio.Resta poco dalla mai attuata unità oggi se non povertà diffusa irriverenza contro norme ,regolamenti,leggil,’affidamento a criminalità più o meno organizzate,a baronie e poteri lobbistici a spartizione di quello che altre aree che producono ricchezza e tasse permettono ,del vuoto che rende impossibile il futuro ,dei tantissim,quasi tutti,i laureati che vanno via per mai più tornare,l’affido a nomi altisonanti,spesso uguali anche con trasmissioni padre figlio,a magistrati o altro che nulla potranno cambiare non avendo possibilità e cultura d’impresa ma sopravvivendo male ad una sorta di assistenzialismo devastante fermo sempre restando l’onore dovuto ai grandi,quelli veri,che sono stati allontanati o assassinati perché questo volevano cambiasse.

  5. Alberto Longatti Rispondi

    11 settembre 2017 at 23:22

    Certo, ha ragione chi dice che la Sicilia è, per realtà disgregante e come metafora, la rappresentazione di un’Italia alla deriva per colpa di una classe politica capace soltanto di litigare e di occupare senza alcun merito i luoghi del potere, per poi dimostrare soltanto incapacità. Il riscatto dovrebbe sopravvenire soltanto dalla rivolta dei giovani, che nessuno pensa di incoraggiare a prendere iniziative e decisioni aggreganti lontane dal malaffare di quanti mirano soltanto al malgoverno. Occorreranno anni di disagio prima di uscire dal tunnel…..

  6. Padano Rispondi

    12 settembre 2017 at 13:07

    Dovrebbe unirsi alla cordata del centrodestra.

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