Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La strategia che ci serve nel Mediterraneo

Tra le boutade filo-ong dei Saviano e il generico "aiutiamoli a casa loro" dei Salvini, quel che manca è un approccio organico alla gestione dei flussi. I cui pilastri dovrebbero essere ripristino della legalità internazionale e tutela dell'interesse nazionale

immigrazione_02Le aspre polemiche in corso sul ruolo delle ong nel flusso dei profughi dalla Libia ripropongono l’eterno contrasto tra ragioni umanitarie e ragioni non della politica – che sono per definizioni soggettive – ma statuali. Ed è il contrasto permanente che ha impedito all’Italia da 25 anni di dotarsi di una visione organica e di strumenti adeguati di fronte al crescere del flusso di profughi. Ora più di un segno sembra andare finalmente nella direzione opposta. Emerge una consapevolezza e un indirizzo statuale diverso, rispetto al lungo passato denso di errori. Ed è allora il caso di dipanare l’apparente contraddizione tra ragioni umanitarie da una parte, e interessi politici ed economici dello Stato, della Repubblica italiana in quanto tale.

A pensarci bene, le ragioni umanitarie vengono brandite sia dai favorevoli al maxi flusso migratorio, sia dai contrari. Roberto Saviano ha scritto che lui sta con le ong che non firmano gli impegni richiesti dallo Stato Italiano: “né con lo Stato, né con gli scafisti”. Dall’altra parte, una tradizionale posizione di chi vuole lo stop dei profughi è “aiutiamoli a casa loro”. Sono posizioni apparentemente logiche, molto popolari. Ma a ben vedere sono entrambe costruite su presupposti sdrucciolevoli. Quasi irreali.

I salvataggi in mare non possono prescindere dal rispetto delle leggi internazionali del mare. L’Italia ha commesso il grave errore di accettare missioni europee basate sulla mancata ottemperanza alle convenzioni internazionali sul porto di approdo più prossimo alle zone di ricerca e salvataggio che spettano a ciascun Paese. Per questo i profughi sbarcano solo in Italia, tramite i mezzi navali delle ong e delle missioni navali europee. Il nuovo codice di legalità che finalmente l’Italia chiede di sottoscrivere alle ong non è un’abdicazione ai doveri umanitari: è volto a impedire accordi con gli scafisti e violazioni delle nome sui porti di approdo. Dire il contrario significa ciurlare nel manico.

Quanto all’ “aiutiamoli a casa loro”, esaminiamo la realtà. L’Italia nelle graduatorie internazionali era al 2015 dodicesima come entità di donazioni a progetti di cooperazione nei Paesi più poveri, e ventunesima se pesiamo i 4 miliardi di aiuti rispetto al Pil. Sicché tutti coloro che vedono nel motto – usato tradizionalmente da Salvini, ma anche da Renzi nel suo recente libro – un comodo scaricabarile, sembrano vincere a tavolino. E invece no.

Nel mondo reale, gli ultimi due decenni hanno visto fiorire una ricchissima letteratura sui limiti dei tradizionali interventi di aiuto allo sviluppo. Studiosi come Paul Collier, William Easterly e Dambisa Moyo hanno dimostrato che una percentuale elevatissima degli aiuti (soprattutto quelli di Stato) finisce nelle sole spese fisse per gestirli, e si ferma agli artigli rapaci di dittatori e burocrati corrotti in Paesi la cui statualità è compromessa da corruzione, scontri etnici, religiosi e terrorismo. Mentre, al contrario, è stata la forza del mercato e della globalizzazione, in soli 20 anni, a determinare per 1,2 miliardi di persone l’uscita dalla categoria degli estremamente indigenti, quelli che sopravvivono con meno di 1,25 dollari al giorno, facendone scendere la percentuale dal 43% al 15% della popolazione mondiale.

Nella vicenda dei profughi che passano per l’unico corridoio italiano nella speranza di passare in Europa la sfida “aiutiamoli a casa loro” non si risolve nella percentuale su Pil che devolviamo agli aiuti di sviluppo. Bensì se l’Italia sia pronta o no ad adottare la lezione squadernata in questi anni, relativa ai Paesi da cui il flusso che sbarca sulle nostre coste si origina, quelli attraverso cui avviene l’esodo, e la Libia da cui i trafficanti di carne umana procedono a indirizzarli nel Mediterraneo.

Dotarsi di una strategia nazionale finalmente organica, dopo 25 anni di fallimenti, significa dunque quattro scelte essenziali. Della prima e della seconda, occorre dare atto al ministro Minniti di aver proceduto a porre finalmente le basi: ripristino della legalità internazionale e dell’interesse italiano da tutelare nel Mediterraneo secondo il diritto del mare; e interazione diretta con tutti i Comuni italiani per un meccanismo di gestione dei flussi che eviti concentrazioni nei territori che producano tensioni ed esplosioni sociali. Finché non si compirà questa seconda scelta – che chiede tempo – vicende come quella del sindaco Pd di Codigoro sono purtroppo amare, ma comprensibili. I sindaci, nelle località in cui la concertazione di profughi eccede proporzioni ragionevoli, si trovano da incudine e martello: l’incudine dei prefetti costretti dall’alto ad allocarli dove trovano sistemazioni, e le proteste dal basso delle comunità per l’eccessiva concentrazione.

Ma servono anche una terza e una quarta scelta. Occorre prendere atto che nei Paesi a statualità assente o compromessa, come la Libia ma non solo, non le vecchie potenze imperialiste del Sei-Novecento, ma i grandi Paesi democratici delle attuali entità politico-militari sovranazionali mondiali, tutelano il diritto internazionale e interessi nazionali anche attraverso l’uso di dispositivi militari. C’è chi come la Francia ha forze militari a terra e in aria nell’Africa centro occidentale, chi come la Germania assicura forniture militari a regimi terzi per influenzarne le politiche regionali (così è accaduto a lungo con la Turchia, prima del recentissimo raffreddamento delle relazioni). L’Italia politica deve vincere la convinzione, molto diffusa ancora, che l’articolo 11 della Costituzione ci impedisca di fare altrettanto: stiamo parlando di farlo energicamente ma nella cornice Ue-Nato, non di interventi unilaterali di potenza spesso praticati in passato dagli Usa, e tornati a essere la via seguita dalla Russia di Putin.

La quarta scelta è quella dell’interesse economico dell’Italia. Non conta il mandato post coloniale italiano in Libia. Deve pesare il fatto che la nostra presenza attraverso Eni è la maggiore del mondo avanzato in quel Paese. Per questo eravamo gli unici ad aver riaperto l’ambasciata in Libia. Per questo da anni i nostri servizi di intelligence “sfamano” l’intera comunità occidentale che lavora riservatamente per i propri governi. Per questo siamo l’unica nazione ad aver riunito a Roma 60 tra capi milizie e tribù di tutta la Libia, poche settimane fa (e ancora una volta: grazie a Minniti e all’Aise) ). Ed è per questo, come avvenne nel 2011, che talora siamo stati messi brutalmente nell’angolo da iniziative altrui: da parte della Francia di Sakozy, nella fattispecie.

Queste quattro scelte per una strategia organica sono l’esatto opposto di una scelta anti-umanitaria. Significa cercare di andare al nocciolo del flusso di profughi attraverso l’unico corridoio rimato aperto per l’Europa. Questo devono fare gli Stati, non tenere gli occhi chiusi.

Condividi questo articolo!

di on 11 agosto 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a La strategia che ci serve nel Mediterraneo

  1. ultima spiaggia Rispondi

    11 agosto 2017 at 18:03

    Diceva Oscar Wilde: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio”. Secondo me Renzi e Saviano hanno già parlato abbastanza.
    Minniti, poverino, fa quello che può, cioè quello che gli permettono di fare.
    Per risolvere il problema ci vorrebbe uno con le palle… come Stalin o Hitler.

  2. GEOMETRA 67 Rispondi

    12 agosto 2017 at 11:08

    Troppe parole e troppi “bisognerebbe fare”caro Giannino! La soluzione più semplice per l’Italia,se avessimo un governo con le palle,sarebbe quella di appoggiare silenziosamente Haftar militarmente e economicamente facendolo diventare il nuovo Ghedaffi con cui fare affari e fermare gli scafisti!

  3. maboba Rispondi

    13 agosto 2017 at 08:59

    Tutto bello, ma vedo che l’autore per mantenere una sorta di “neutralismo” politico, dà una botta al cerchio e una alla botte, non volendo riconoscere a forze politiche come la Lega di Salvini di essere stata l’unica a contrastare da anni con energia questa deriva buonista, coperta sempre da insulti di xenofobia, islamofobia e naturalmente di “rassismo” ed ovviamente di “fassismo!”. Invece la si vuol far passare come un attore semiserio in questo quadro sciagurato in cui ci hanno ficcato le politiche del PD, insieme a tutta l’area catto progressista, che si evita platealmente di denunciare come i veri autori del disastro. Adesso è Minniti l’eroe, ma vorrei ricordare che il suddetto è stato nella segreteria della Presidenze del consiglio a partire dal 2013 se non sbaglio e mi risulta non abbia mai, dico mai, profferito alcunché al riguardo. Mi pare anche che in occasione della stupida e masochista marcia milanese del 20 Maggio non vi sua stata una forte posizione al riguardo. C’è voluta prima la sconfitta al referendum e poi la botta alle amministrative perché lorsignori e anche lui prendessero qualche iniziativa. Come possiamo mai fidarci? Per realizzare quanto scrive Giannino non ci possiamo affidare a partiti e personaggi che hanno dimostrato solo opportunismo politico senza alcun idea né afflato verso la protezione degli interessi nazionali. Questo pregiudizio verso Salvini e la Lega (che personalmente finora non ho mai votato) è dimostrato anche dalla vicenda della flat tax che lo stesso propone da anni nel totale disinteresse anche di coloro che adesso che la propone l’IBL ne scoprono le virtù salvifiche. Mi dispiace, ma questo dimostra ancora una volta la sostanziale “ignavia” di intellettuali giornalisti e quant’altro incapaci di opporsi a chi detiene i poteri istituzionali di ogni livello.

    • Emilia Rispondi

      14 agosto 2017 at 14:55

      Mi piace.

  4. adriano Rispondi

    13 agosto 2017 at 13:16

    Il presupposto della buonafede si sta esaurendo.Salvini non dice solo di aiutarli a casa loro,discorso inutile,ma parla di blocco navale,di rientro immediato di chi viene soccorso,di istituzione di centri di controllo per distinguere i profughi dagli economici e di eventuale distribuzione dei primi fra tutti.Parlare solo dell’ “aiutiamoli a casa loro” significa appartenere a chi critica a prescindere la lega perché è l’unica forza a dire chiaramente che l’euro è una schifezza.Altro che interessi nazionali.Qui si fanno quelli propri e basta.Sta sfuggendo il piccolo particolare che è in gioco la nostra identità come nazione.Può darsi che ai globalisti del ci vuole più europa (con la e minuscola) e dell’euro irreversibile la cosa vada bene.Se in Italia (con la I maiuscola) c’è ancora qualcuno a cui non va bisogna cominciare a dire che anche i trattati internazionali vengono dopo la morte.La legalità evocata a chiacchiere per confondere le acque,del Mediterraneo,non incantano più.Se entrare in casa d’altri non è consentito ed è illegale occorre cercare di impedirlo e l’unica strada è quella indicata dalla lega.Le altre,anche quella di Minnniti,nascondono dietro le chiacchiere la convinzione che va bene così.

  5. Luca Rispondi

    15 agosto 2017 at 10:32

    Certo se la guerra tra bande del PD avesse un po’ di tregua, se ad esempio il provocatore dall buon visetto Del Rio che ama e da imput d’accoglienza totale al suo ministero potesse ragionare , il caffè lo pago io anzi meglio la camera come da buon uso del luogo ,con Minniti il bravino forse le cose andrebbero meglio…..che uno si chiede ” ma queste operazioni politiche che sta mettendo in campo Minniti non si potevano cominciare due anni fa “?Forse l’essere ammorbati ed annichiliti in stanchezza dal chiacchierume impastato di. falsa bonarietà è finta aggressività all’Europa di quella parte che sta distruggendo il paese è una delle cause.

  6. gian luigi lombardi-cerri Rispondi

    18 agosto 2017 at 06:22

    Ci vorrebbe tanto, per ogni cittadino europeo ucciso, prendere 1000 africani residenti in Europa e sbarcarli in una qualunque spiaggia dell’Africa, senza torcere loro un capello?

  7. Sergio Incerrano Rispondi

    31 agosto 2017 at 07:58

    Parlare alle pance è piu facile che parlare ai cervelli. Questa è una impresa piu impegnativa. Per risolvere la questione degli ingressi incontrollati non è impossibile. Comincerei ad introdurre il lavoro obbligatorio per tutti, tanto per cominciare. Ma andiamo per gradi:
    La prima fase sarebbe quella di censire tutti i clandestini in centri di accoglienza dai quali non si esce, con tanto di guardia armata. Poi la visita medica ed eventuale quarantena….
    Poi identificazione vera o virtuale con sigla, foto e impronte digitali….
    A questo punto ci rendiamo conto subito di avere due tipologie di clandestini.
    Chi rivela nazionalità e provenienza, che sarà valutato e poi integrato o rimpatriato. Poi ci sono i reticenti, che non rivelano nazionalità e provenienza. Questi vanno arrestati e costretti a lavoro coatto per cinque anni a 50cent al giorno. Trascorsi cinque anni si richiede loro generalità e provenienza e se la rivelano vengono rimpatriati, a spese loro, altrimenti altri cinque anni di lavoro coatto nei settori agricoltura, edilizia, manutenzione infrastrutture ecc.
    E per coloro che delinquono contro la persona o contro il patrimonio sia esso anche culturale o religioso, apposizione.di micro cip, lavoro coatto duro fino a quando non si decidano a rivelare generalità e provenienza, poi espulsione a vita dal territorio italiano.
    In quanto alle ONG vanno dichiarate illegali poiché favoriscono la lenta invasione dell’Italia.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *