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Forza Flat Tax

L'Istituto Bruno Leoni propone una "tassa piatta" al 25%, attuabile da subito. Certo, non è il sogno massimo dei liberali, ma è un modo concreto di attaccare il dogma dello statalismo dominante, riducendo la spesa, la pressione fiscale e il debito. Chi ci sta?

IMG_0622L’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni in tema di “flat tax” ha moltissimi meriti, a partire dal fatto che ha indotto commentatori e uomini politici a lasciar perdere per un attimo la “politica politicante”, concentrando invece l’attenzione su quanto viene tolto ogni anno dalle tasche di chi lavora. Elaborata da Nicola Rossi con la collaborazione di vari ricercatori, la proposta suggerisce una soluzione ambiziosa ma pure praticabile, immaginando tagli di bilancio che perfino la nostra classe politica sarebbe in grado di realizzare se solo avvertisse la necessità di porre al centro della propria attenzione l’esigenza di ridurre, al tempo stesso, la pressione fiscale e il debito.

La flat tax, che in italiano possiamo chiamare “tassa piatta”, è una tassa semplice, dato che prevede l’eliminazione di ogni detrazione e una sola aliquota per qualunque reddito (nella proposta IBL si tratta del 25%). Si tratta allora di una regola volta a definire quanto ognuno deve pagare la quale non intende punire il successo (come succede quando si hanno aliquote crescenti), ma punta invece a stimolare al massimo chi lavora, fa impresa, realizza profitti. Non a caso molti avversari della proposta hanno invocato la Costituzione del 1947, che espressamente prevede una qualche forma di progressività. In dire il vero, anche entro questo ordine costituzionale si potrebbe giustificare la flat tax disegnata dall’IBL, dato essa prevede una prima fascia a tassazione nulla e da ciò discende che, nei fatti, tale aliquota unica produca esiti moderatamente progressivi. Ad ogni modo, sono proprio le contestazioni più ideologiche indirizzate alla flat tax (da parte di Enrico De Mita, Valerio Onida, Romano Prodi e altri ancora) che aiutano veramente a comprendere l’opportunità della proposta, la quale contesta la filosofia redistributiva connessa alla progressività delle aliquote e così finisce per mettere in discussione uno dei totem dello statalismo dominante.

È chiaro che tale flat tax al 25% è ben lontana dal delineare ciò che un liberale sogna: e d’altra nella stessa Europa centro-orientale abbiamo Paesi con un’aliquota unica anche del 10%. Per giunta agli occhi di un liberale c’è qualcosa di violento e illegittimo in ogni tassa, dato che si tratta di ricchezza sottratta con la violenza e con la minaccia. Le imposte sono al cuore dello Stato moderno e ne condividono la natura aggressiva e oppressiva. Eppure la forza del progetto IBL consiste proprio nell’indicare una via ragionevole perfino agli occhi di tanti difensori della legalità presente: un percorso riformatore che, conti alla mano, è percorribile e che può essere rifiutato come eccessivamente liberale solo da chi non intende in nessun modo ridimensionare il peso di politici e burocratici nella società italiana. Oltre che essere semplice e oltre che rifiutare ogni celebrazione dell’invidia e del risentimento classista, la flat tax dell’IBL esige tagli di spesa e delle imposte. Ed è importante che i primi siano maggiori dei secondi, al fine di iniziare a ridurre l’indebitamento.

Come ogni altra proposta, anche questa dell’IBL è migliorabile, e più volte Rossi ha sottolineato come il dibattito che essa ha generato stia facendo emergere vari suggerimenti assai opportuni. Una critica di segno liberale, ad esempio, potrebbe focalizzare l’attenzione sul pericolo di elevare al 25% l’Iva, che essendo una tassa poco percepita distorce il rapporto tra Stato e contribuenti. Non ci sono tasse buone, ma senza dubbio sono cattivissime quelle che sono in vario molto occultate e ben poco avvertite da quanti le pagano. Oltre a ciò, è fondata la tesi di chi sostiene che l’Italia non avrebbe bisogno di una flat tax, ma di una ventina (almeno), messe in concorrenza tra loro. Immaginare che ogni comunità regionale sia caricata di una quota del debito e possa definire una propria flat tax significa puntare su una concorrenza tra realtà locali che spingerebbe tutti a ridurre la spesa e, di seguito, ad adottare l’aliquota unica più bassa.

Tutto è perfettibile e lo è senza dubbio anche questa proposta. L’importante è che il dibattito sull’urgenza di tagliare tasse e spesa pubblica prenda quota e che la classe dirigente avverta come non ci possa essere un futuro per la nostra società senza un netto distanziarsi dai miti del socialismo e dell’egualitarismo.

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di on 20 agosto 2017. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

14 commenti a Forza Flat Tax

  1. ultima spiaggia Rispondi

    28 luglio 2017 at 15:09

    Se vogliamo affrontare il problema filosofando, parliamo pure di “tassa piatta” al 25% e magari al 10% (sognare non costa nulla), ma se intendiamo risolverlo realmente, è meglio che ci affidiamo a qualche generale o a qualche comitato di salute pubblica. Tanto la fine è quella.

  2. Emilia Rispondi

    28 luglio 2017 at 17:46

    Al 25% non risolve niente. 15% e l’economia vola.

    • Danilo Rispondi

      6 agosto 2017 at 11:30

      Non risolve niente?
      Abbattere la tassazione da oltre il 40% al 25% le sembra poco?
      Semplificare radicalmente una delle burocrazie piu’ bizantine dell’universo conosciuto le sembra poco?
      Oibò!

  3. L. Bendel Rispondi

    29 luglio 2017 at 09:06

    Sono assolutamente d’accordo con la proposta IBL, ma dubito molto che i governanti e i politici italiani vorranno tornare alla ragione dato che le prebende ed i bonus (con i soldi di tutti i cittadini) danno POTERE;
    io affermo che la colpa è degli italiani che sno troppo pigri per impegnarsi a capire le implicazioni delle azioni di questi ‘da noi delegati’, non si accorgono quindi di essere sempre più guidati e privati della libertà che permette di essere ‘uomini’..
    Siamo condannati al “path to serfdom” di Von Hayek?
    Laura Bendel

  4. adriano Rispondi

    29 luglio 2017 at 12:18

    “Chi ci sta?”Loro.Presentino il pacco alle prossime e vediamo chi li vota.Parlare di “tagli alla spesa” e di “ridurre l’indebitamento” fa sorridere ma se si può fare si dica come.

  5. aquilone Rispondi

    29 luglio 2017 at 12:31

    In effetti , almeno per come è descritta molto sommariamente qui (praticamente è solo un “titolo”) e sulla base di quello che invece ho potuto vedere in uno schema comparativo tra l’esistente odierno e quello che l’istituto Leoni propone, a me sembra che la proposta sia piuttosto pasticciata, più una cosa da “discussione in famiglia” che qualcosa di scientificamente studiato. Tuttavia sono del parere che più regole si mettono e peggio è. Oggi tali regole sono infinite e in continuo mutamento, tant’è che la maggior parte della gente è costretta a rivolgersi ai CAF o ai commercialisti, con ulteriori aggravi di spesa. Io farei semplicemente: aliquota 25%? OK; deduzioni: tutte quelle, per esempio, attualmente previste (semplificate però, oggi ci sono troppe regole, per questo serve il CAF) stabilendo un tetto massimo di deduzioni uguale per tutti, per. es., per dare una cifra, 20.000 euro; In tal modo, se guadagno 100.000 potrei recuperare il 20% del mio reddito; se guadagno 50.000 potrei recuperarne il 40%, se guadagno solo 20.000 … in pratica potrei recuperarlo tutto e non pagare un euro di tassa. Certo, poi c’è la fiscalità IVA, quelle delle accise, le comunali, provinciali e regionali, il canone tv, l’imu, i consorzi di bonifica, i “servizi” come le luci votive, la nettezza urbana (che a roma è “a perdere”) le tasse sui consumi acqua,luce, gas, telefono …un caos da cui è impossibile uscirne. Se si mettono insieme tutte, oggi davvero, anche i redditi più bassi, pagano tasse per oltre il 50% del reddito. Un pò troppo. Ma non mi sembra, per quello che ho letto sull’argomento, che la proposta Leoni sia una cosa risolutiva, che affronti tutto il sistema fiscale/mostro italiano

  6. step Rispondi

    30 luglio 2017 at 15:49

    Stimo Lottieri. Purtroppo in questo periodo c’è l’emergenza immigrazione: se non si ferma questo cataclisma sarà inevitabile un aumento di tasse, più immigrati = più spesa pubblica, altro che flat tax… In periodi normali quello che dice il bravo Lottieri sarebbe sacrosanto, ma non siamo in un periodo normale. Più che parlare di spesa occorre soffermarsi sull’origine della spesa, sul perché di questa, sulle sue legittimazioni, vere o presunte.

  7. Padano Rispondi

    31 luglio 2017 at 08:45

    La tassazione DEVE essere progressiva.
    Si metta piuttosto mano alla questione del residuo fiscale della Padania.

  8. Lancierebianco Rispondi

    31 luglio 2017 at 23:33

    Ancor prima bisogna dividere le banche. Tra quelle d’affari e quelle “normali”. Deve finire questa anomalia…..

  9. vittorio Rispondi

    1 agosto 2017 at 15:14

    Finalmente una proposta politica di spessore. Solo che non si vede all’orizzonte alcun partito che abbracci realmente la proposta e la faccia propria, lasciandola nel libro dei sogni.
    Purtroppo l’idea liberale pare rimanga reietta e confinata nei circoli culturali un pò blasè.
    Cmq plaudo all’ibl che rimane una barlume di speranza in un’Italia statalista governata da parassiti di ogni risma.

  10. aurelio Rispondi

    1 agosto 2017 at 20:38

    quale buona verità …con statalizzazione e pseudosocialismo si muore tutti,prima e poveri.Ma Lottieri ben sa che la politica della compera del voto ha fatto si che il sessanta percento di noi viva alle dipendenze di stato o parificabili,e gran parte di noi muore senza aver mai saputo cosa sia un lavoro vero e se avremmo potuto essere altro. Siamo alla fine,questi continueranno a votare per la loro sussistenza.

  11. Milton Rispondi

    2 agosto 2017 at 11:32

    Mi dispiace molto che nessuno dei commentatori che mi hanno preceduto abbia colto la “rivoluzionalità” della Flat Tax, pur da discutere nei dettagli.
    Purtroppo la cultura liberale in questo disgraziato paese è stata quasi del tutto uccisa dalle ideologie marxisteggianti delle sinistre e pauperistiche della Chiesa (Bergoglio è la sintesi peggiore).
    Scusate se mi permetto di consigliare a tutti un libretto del premio Nobel Milton Friedman: “Liberi di scegliere”.

    P.S. Io condivido Lottieri al 100%

    • Lancierebianco Rispondi

      2 agosto 2017 at 15:53

      Condivido pienamente!
      È un classico della sinistra becera i soldi sono brutti,sporchi,cattivi……nelle tasche degli altri.

    • recarlos79 Rispondi

      14 agosto 2017 at 18:45

      Io condivido portieri al 90%. Sono un liberale, non un leghista. Un popolo non si regge se si mette in concorrenza al suo interno come oggi
      Il sacco del nord è una coercizione, la concorrenza fra tutti è la sua altra faccia oscura. Nella Germania unita e federale i sacrifici li hanno fatti tutti ma l’unità del popolo fu fatta per il bene di tutti con il cambio paritario.

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