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L’inaccettabile ingerenza terzomondista di Bergoglio

La Chiesa di Francesco, attraverso le parole del segretario della Cei monsignor Galantino, si sente in diritto di infrangere il principio di laicità, e di suggerire all'Italia politiche iper-accoglienti che minano la sicurezza dello Stato. Ma è un'invadenza "di sinistra", e tutti applaudono...

Papa gayIl cristianesimo agisce secondo l’etica della convinzione, ma tiene ben distinto il suo ambito di azione da quello che ė proprio dello Stato e della politica. È il principio di laicità, che lo Stato moderno ha preso paro paro non solo dalla dialettica di potere medievale (fondata sul conflitto fra trono e altare) ma addirittura dal Vangelo, il quale senza troppi infingimenti impone di dare a “Cesare quel che è di Cesare”. Il cristiano perciò non dovrebbe fare politica, se non in modo mediato. E la stesa Chiesa, che istituzione politica anche è, dovrebbe agire, nell’agone politico quando è costretta a scendervi, prima di tutto con l’etica della responsabilità. Cioè considerando le conseguenze della propria azione, misurando ogni sua parola, cercando di minare il meno possibile il tessuto connettivo della società in cui vive. Tanto più se è una società che le garantisce la massima libertà di espressione ed azione.

Perché la Conferenza Episcopale Italiana, attraverso le parole del suo esponente maggiore, monsignor Galantino, e il Papa stesso, si sentono oggi in diritto non solo di infrangere il paradigma della laicità, e di fare politica, ma addirittura di suggerire all’Italia politiche che minano la sicurezza dello Stato? E perché questo avviene solo qui ed ora? E perché non ci sono reazioni politiche significative a questa invadenza, e proprio in un Paese che, fino a poco tempo fa, vedeva bene attiva una nutrita e agguerrita truppa di “laicisti in servizio permanente e effettivo”? Credo che ciò accada per il combinato disposto di due fattori: la presenza sul soglio di Pietro di un Papa che è nemico dell’Occidente e delle sue libertà, che non ricollega al cristianesimo, secondo un nesso che è evidenza storica e teorica; e la debolezza, storica e attuale dello Stato italiano, sul punto di disgregarsi e a cui la Chiesa, consapevole o meno che ne sia, si appresta a dare il colpo finale.

E’ una storia, quest’ultima, che parte da lontano: da uno Stato nato tardi rispetto agli altri europei, che non è riuscito a creare quasi mai coesione e sentimenti nazionali, che ha visto una monarchia imbelle abdicare l’8 settembre 1943 ai suoi compiti, che è stata dominata nel dopoguerra da forze politiche “internazionaliste” ove la parola e il sentimento di Patria eran negletti e ove parlare di “interesse nazionale” era considerato suppergiù “fascista”. In questo scenario, comunisti, cattolici di sinistra, cultura cosmopolitica di ascendenza azionista e di coloritura liberal, da ultimo anche certi liberal-liberisti anarchici e astrattamente anti-Stato, hanno finito per darsi la mano. Dimentichi che, in età moderna, la libertà dell’individuo, e la sua stessa sicurezza e identità (come gli Hobbes e i Locke ci hanno insegnano), possono essere garantiti solo dall’esercizio senza vincoli dell’autorità politica, cioè solo da uno Stato forte seppure, per noi liberali, per dirla con Dario Antiseri, necessariamente non troppo “affaccendato”.

Le parole dei Galantino e dei Bergoglio, esponenti di una Chiesa internazionalista e terzomondista, non trovano qui da noi la resistenza dello Stato e soprattutto di una classe politica che della cultura primo-repubblicana è figlia diretta. E che perciò nulla ha da obiettare perché sa di avere a che fare con un Papa che “invade” sì il proprio terreno, ma è “de sinistra” (come direbbero a Roma). Come meravigliarsi che in un Paese cattolico sì, ma con uno Stato forte, qual è la Francia, questa Chiesa nemmeno prova ad esercitare un ruolo simile? Ed è da meravigliarsi se un Macron, che della tradizione e della cultura “sovraniste” di Francia è comunque erede, distingue accuratamente “rifugiati politici” e “migranti economici”? Egli ben sa che dare asilo a chi patisce persecuzione è un segno di forza della République, un elemento identitario che richiama i sui valori di libertà, mentre far entrare tutti indistintamente, come si chiede all’Italia, significherebbe annullare la propria identità e se stessi.

A ben vedere, alla lunga Allah trionferebbe su Cristo, anche solo per questioni meramente demografiche. La Chiesa valuta questa conseguenza? O crede davvero, come vorrebbe far dire al Papa Eugenio Scalfari, che, essendo il Dio unico, presso i diversi popoli e nelle diverse religioni cambi solo il nome con cui viene designato? Ma è ulteriormente a chiedersi: se Allah è uguale al Dio cristiano, e Maometto a Cristo, possiamo permetterci ancora a lungo il lusso di non chiamare questa idea autodissolutiva che il cristianesimo istituzionale potrebbe essere tentato oggi portare avanti, altrimenti che con il suo nome? E, cioè, “eresia”? L’eresia al potere è sempre un nuovo conformismo. Ma questo, più di ogni altri, è un conformismo di cui l’Occidente con le sue libertà non ha bisogno.

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di on 15 luglio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a L’inaccettabile ingerenza terzomondista di Bergoglio

  1. Giovanni Panuccio Rispondi

    15 luglio 2017 at 11:52

    Considerazioni largamente condivisibili, ma l’esempio della Francia non calzante al 100%. Innanzitutto, il loro modello di laicità non è squisitamente liberale ma giacobino e propugnatore di una “contro-religione” anti-cattolica ma non meno dogmatica e intollerante. Poi la distinzione di Macron fra migranti e aventi diritto ad asilo è senz’altro indice di serietà e responsabilità del giovane presidente, ma non si può dire che la Francia sia sempre stata così saggia e lungimirante, basti pensare alla generosa “importazione” di manodopera negli anni di crescita economica unita alla certezza fallace che la laicità avrebbe conquistato le giovani generazioni musulmane, quando invece è accaduto il contrario, con quartieri monoculturali musulmani e “quinte colonne” di cittadini della Repubblica che ne odiano i valori. E in questo quadro l’ostilità anti-cattolica non ha fatto che accrescere lo spazio di penetrazione del wahabismo e di altre correnti retrograde dell’islam.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    15 luglio 2017 at 12:56

    Non è detto che un papa o un Galantino qualsiasi debbano essere necessariamente intelligenti e intellettualmente onesti.
    Dipende da noi se mandarli a fare in culo o ascoltarli.
    La fede non ha bisogno di “intermediari”

  3. Corrado Ocone Rispondi

    15 luglio 2017 at 13:29

    Giovanni Panuccio dice cose per me sensate. La Francia per me è un modello ma quella del liberalismo costituzionale dell’Ottocento, o di Constant e Tocqueville, non la Francia giacobina del Settecento o assimilazionista defli ultimi tempi. È un Paese complesso e variegato, ma rimane fermo il forte senso dello Stato (che è altra cosa dallo statalismo) che ferma preventivamente i Bergoglio ecc. Anche il “cosmopolitismo” di Macron alla fine non era così tanto poco “sovranista”, sembrerebbe

  4. orsonero Rispondi

    15 luglio 2017 at 17:45

    quando i cardinali in conclave hanno
    eletto al soglio pontificio un gesuita
    sudamericano dovevano sapere a
    cosa andavano incontro.

  5. Unno Rispondi

    15 luglio 2017 at 22:17

    Non è possibile negare che le ingerenze politiche di questo papa e del segretarario generale della CEI sono veramente fuori dall’ordinario. Ma il peggio è che lo Stato (l’Italia) glielo consente senza fiatare ed è ancor peggio il megafono a loro dedicato dai media italiani. Nessun Paese occidentale è così papista e clericale, nemmeno negli negli Stati a forte presenza cattolica si dà così tanto spazio e credito. Probabilmente la responsabilità di questa stortura è proprio degli Italiani.

  6. gian luigi lombardi-cerri Rispondi

    16 luglio 2017 at 06:33

    Quando la sinistra appoggia una persona o un’idea, sicuramente persona e idea sono sbagliate e sono a danno dei cittadini comuni!

  7. Emilia Rispondi

    16 luglio 2017 at 08:34

    Articolo scritto con tre anni di ritardo. Voi (intellettuali) dormite e l’Italia se la mangiano i piranha.

  8. adriano Rispondi

    17 luglio 2017 at 13:07

    Il papa lo ascoltano i cattolici.Gli altri dovrebbero cambiare canale.Il problema non è quello che dice ma chi lo mette in evidenza e ci ricama sopra.Non ho mai sentito citare i pareri su questo o quello della chiesa valdese.Sulla Francia mi ricordo di Lefebvre.Su tutto il resto ognuno fa i propri interessi.Speriamo che gli italiani imparino a fare i loro.

  9. Lucilla Rispondi

    17 luglio 2017 at 15:15

    Condivido per intero questo articolo

    Lucila

  10. luigi crocco Rispondi

    17 luglio 2017 at 23:28

    le storture di questo tempo non dipendono da Noi ma da coloro che in politica governano NOI così il Papa s’è conformato al idea della sinistra DI SALVARE QUELLI CHE FUGGONO DA FAME E GUERRA SUL RISCHIO DI AFFOGARE NEL MARE NOSTRUM sul ricordo della corona di fiori lanciata dal Papa sul primo grande affogamento dandovi inconsciamente quel segnale simbolico che Gesù figlio di Dio uguale a Maometto figlio di Allah li accoglieva e salvava tutti in italia

  11. aurelio Rispondi

    18 luglio 2017 at 13:45

    Ultimamente delle cose terrena sembra solo interessarsi Bergoglio in abbandono delle animelle buone.Ma la politica pare si addica molto meglio a soggetto che come gruppi di pressione conducono animelle buone da questa o quella parte.Si la laicità dello stato andrebbe onorata ogni attimo delle nostre vite.

  12. Lucky Rispondi

    18 luglio 2017 at 16:45

    Assodato che la laicità in Italia se conforme al pensiero cattocomunista si esaltano nonsense di Bergoglio,ognuno può rigettato le ingerenze a fronte di un sano senso del razionale, dove pecca l’A.D. Bergoglio e nella vuotezza tra le sue personali teorie pauperistiche globalizzazione è quello che realmente fa il suo stato NULLA!Si comporta come piace ai nostri politici di sinistra,tante chiacchiere e nessunfatto.

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