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Il comandante in capo

Trump a Varsavia ha tenuto un discorso da leader del mondo libero. La questione fondamentale è "se l'Occidente vuole sopravvivere o no", ci dice mentre attacca la Russia, la Corea del Nord, il terrorismo islamico, e davvero non c'è altro da aggiungere...

trump 2La Russia, certo, oggi Donald Trump a Varsavia ha attaccato le manie da egemonia tardosovietica della Russia, e nessuno più di noi può esserne lieto, noi che in orgogliosa solitudine provammo subito a dire che il neopresidente non era un criptoputiniano infiltrato alla Casa Bianca, ma all’opposto il ritorno spettacolare, per quanto a volte ambiguo, della grande anomalia americana.

Eppure, oggi la notizia non è quella che viaggia nel copia&incolla compulsivo e acefalo delle agenzie mondiali, quell’ “aggressivo e destabilizzante” vomitato in faccia alla politica neoespansionista di Putin. O meglio è anche quella, certo, ma solo di risulta, è la conseguenza specifica di un grande discorso di sistema, sissignore, “di linea”, un discorso da leader del mondo libero, e da leader repubblicano del mondo libero, non a caso osannato dai più di cinquantamila polacchi che hanno affollato piazza Krasinskich e le vie adiacenti, e nessuno come i polacchi, martoriati nell’ultimo maledetto secolo breve dai nazisti prima e dai comunisti poi, sa cosa significa, quando è in ballo la libertà.

L’essenza del discorso di Trump sta da un’altra parte, infatti, non a caso arriva in coincidenza del picco massimo di applausi di una piazza piena di bandiere a stelle e strisce, una piazza che vuole con tutte le forze guardare al di là dell’Atlantico per non tornare sotto le grinfie dell’Orso russo. Eccola: “La questione fondamentale della nostra epoca – proprio così, scomoda un’affermazione di principio, di filosofia della storia potremmo dire, quello che i giornal(ett)i nostrani si ostinano a spacciarci per un buffone planetario – è sapere se l’Occidente ha o no la volontà di sopravvivere”. Proprio così, la domanda delle domande, l’Occidente ha intenzione o no di salvaguardare l’irripetibile eccezione che costituisce nella storia umana, è la domanda che per ultimo ha posto Benedetto XVI (il suo successore preferisce parlare di clima e di sindacati), è la domanda che urlava dal suo appartamento di Manhattan Oriana Fallaci, è la domanda davanti a cui si ritrovò Winston Churchill settantasette anni fa, l’unica che conti davvero. “Dobbiamo difendere l’Occidente da molte sfide insieme: terrorismo, burocrazia, erosione delle tradizioni comuni”. Eccolo lì, il nazismo di oggi, il terrorismo che come Trump ha ribadito decine di volte (a differenza del suo predecessore che lo ometteva scientemente) è terrorismo “islamico”. Quello che, nel silenzio assordante dei media a suo tempo avvezzi a celebrare ogni battito di ciglia di Obama, sta perdendo la sua capitale in Iraq, la dannata Mosul, ormai in mano all’offensiva dei curdi e dell’esercito regolare iracheno, sostenuti, armati, coperti con massicci bombardamenti dagli Stati Uniti, che sotto Trump hanno aumentato drasticamente presenza e sforzi militari nella regione. Da commander in chief dichiaratamente postmoderno, Trump aggiunge alla minaccia islamista alcune minacce interne, apparentemente più light, ma ugualmente esiziali. La “burocrazia”, ovvero il soffocamento del regno della libertà tipico ed esclusivo dell’Occidente in strutture tecnocratiche, iperdirigiste, scisse ormai dal sacro principio elettorale della rappresentanza, vere e proprie cattedrali del politicamente corretto teso ad annacquare l’identità occidentale, e per dare un nome alle cose The Donald sta parlando (anche) di Onu ed Unione Europea. Perché “la nostra lotta per l’Occidente non inizia sui campi di battaglia, ma inizia nelle nostre menti, con la nostra volontà e nelle nostre anime”. Sono parole churchilliane, reaganiane, fallaciane, o meglio, tralasciando le memorie e i rimandi di ieri, sono parole che davvero convocano la “questione fondamentale” di oggi: vogliamo presidiare quella rarità contingente, quella conquista mai definitivamente al riparo dell’avventura umana che si chiama Occidente (con tutti i suoi corollari, che si chiamano diritto, libertà individuale, secolarizzazione…) oppure no, oppure deve prevalere il dogma corrente, che vuole quest’identità con-fusa e dispersa nel discount salottiero del multiculturalismo? Trump scommette di sì, Trump ribadisce che l’Occidente deve tutelarsi rispetto ai suoi “nemici comuni”, riprendendo da terra lo scettro di grandi presidenti come i Bush, Reagan, lo stesso Roosevelt. È da qui, da questa scommessa sull’eccezione occidentale e sulla disponibilità a difenderla anche manu militari, che discendono le singole politiche concrete su cui Trump oggi ha strappato ovazioni a Varsavia. Tra cui, appunto, la garanzia che “gli Stati Uniti lavorano insieme ai loro alleati per opporsi ai comportamenti destabilizzanti della Russia”, petizione di principio accompagnata dalla fornitura all’esercito polacco del sistema antimissile Patriot, avviso esplicito a Mosca. Ma non solo, ecco il messaggio per i deliri paranucleari che ormai arrivano quotidianamente dalla Corea del Nord: “Si sta comportando in modo pessimo, deve sapere che siamo pronti a reagire in modo severo”, “deve sapere che affronterà gravi conseguenze”, altro che la “pazienza strategica” e simili ossimori rinunciatari dell’era Obama. Da qui anche la sortita sull’immigrazione, ben oltre la caricatura vagamente xenofoba che di lui si rimpalla il mainstream al di là e al di qua dell’Oceano: “Accoglieremo sempre nuovi cittadini che condividono i nostri valori e amano la nostra gente, ma i nostri confini saranno sempre chiusi al terrorismo e all’estremismo”, del resto è così che l’America è nata e ha prosperato, accogliendo e selezionando, fatevi un giro a Ellis Island e vedrete.

È senza dubbio il discorso concettualmente più saliente e politicamente più impegnativo finora tenuto da Trump, questo odierno in Polonia, il primo a saperlo e a calcarci la mano è lui, che infatti chiude con un appello all’unità occidentale “per la difesa della nostra civilizzazione”. Era davvero ora, che tornassimo a sentire parole del genere da un presidente americano, da chi ha l’onore e l’onere di reggere la bandiera della “nostra civilizzazione”, l’unica che dia uno scampolo di senso alla tragicommedia umana su questo pianeta. È un grande giorno oggi per gli spiriti liberi, i polacchi lo sanno, e non smettono di applaudire.

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di on 15 luglio 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Il comandante in capo

  1. Ferro Emilio Rispondi

    6 luglio 2017 at 23:59

    Spettacolare!!!

  2. Vittorio Lana Rispondi

    7 luglio 2017 at 01:55

    Bentornata America. C’eravamo rassegnati a ricorrere all’ultima sponda dell’Orso Russo per salvare il salvabile dell’Occidente, dall’avvento della Teocrazia islamica, dal revanscismo teutonico e dai collaborazionisti interni.

  3. aquilone Rispondi

    7 luglio 2017 at 08:21

    Strano, di questo discorso in Polonia se ne è parlato assai poco, come fosse una routine. Ma, Sallusti, non si esalti. Così continuando presto l’europa si schiererà con putin pur di contrastare le idee anti multi di Trump. Sempre che, ovviamente, l’italia tenga per se i portatori africani della cultura multietnica

  4. Zamax Rispondi

    7 luglio 2017 at 09:19

    Ormai abbiamo imparato a conoscere Trump: quando parla non conosce le sfumature, spesso fino a contraddirsi clamorosamente, ma poi nella sostanza rimane abbastanza pragmatico e fedele alla politica estera prospettata in campagna elettorale. Per cui non credo che a Mosca si siano innervositi troppo. Sulla questione russa – non sulla questione “occidentale” – Trump è un po’ costretto a recitare la parte in commedia, una commedia – soprattutto liberal in Occidente – che vuole che la Russia di Putin abbia mire su Polonia, paesi baltici, insomma su parte del vecchio Patto di Varsavia. A questa narrazione si è acconciato un accecato residuo di conservatori di diversa provenienza: una locale, come quella polacca, per ovvie ragioni storiche; un’altra di origine progressista-giacobina, come quella dei neo-con. E così stiamo perdendo l’occasione di agganciare con prudenza e saggezza la Russia a quel quadro più largamente “occidentale” cui essa appartiene, in un mondo che vede paesi estranei alla cultura cristiano-occidentale (anche se sempre più influenzati da essa) e di proporzioni demografiche immense cercare sempre più arrogantemente un posto al sole.

  5. adriano Rispondi

    7 luglio 2017 at 13:04

    “..la grande anomalia americana.”Già,c’era una volta l’America.Subito dopo il voto comincia il rifiuto del risultato.Tuttal’informazione contro.Chi si oppone viene censurato e rimosso.Per non parlare di magistratura e servizi.Trump ,che prima diceva di voler parlare con tutti Assad,Putin,La Corea,cambia ma non serve.La lotta continua.C’è una mutazione nel sistema.Non si sa da dove parta ma riguarda tutti,anche noi.Il nemico è quello,non Putin.Lui lo diventa come falso obiettivo e fa parte della manovra.Senza accordarsi con lui non si capisce dove si voglia andare.Spero che non si accenda la Corea.Per quelli del sud.”..l’occidente ha o no la volontà di sopravvivere.”Già ma per farlo occorre la consapevolezza dei popoli,usando l’arma del voto.Altrimenti vince Macron.

  6. GEOMETRA 67 Rispondi

    7 luglio 2017 at 18:42

    Ottimo articolo caro Sallusti quasi tutto condivisibile tranne la soddisfazione per il comportamento “anti-Putin” di Trump.L’Occidente di oggi è anche la Russia!Certo il regime non è democratico ma il cammino è avviato.Che senso avrebbe destabilizzare la Russia fomentando la rivoluzione ucraina ?La religione cattolica,vera fautrice dell’occidente,grazie al Gesuita Argentino,pensa al clima e all’ecologia.La Chiesa Ortodossa è l’unica che potrebbe far riscoprire all’Europa i valori da cui è nata!Se Trump dovesse essere processato come amico di Putin gli Stati Uniti sarebbero ancora una democrazia?

    • aquilone Rispondi

      8 luglio 2017 at 19:14

      Penso anche ad un’altra cosa. Siamo sicuri che se Putin venisse detronizzato non si finisca in una nuova primavera araba?

  7. aurelio Rispondi

    8 luglio 2017 at 12:32

    Certo per i più di noi leggere una mente chiara e libera che muove contro ogni forma di fanatismo e quindi liberale nel discorso di Trump può esser non semplice.Ma a suo modo delinea e distingue con chiarezza il suo vedere il bene ed il male in un modello ripetibile purtroppo in ogni giorno delle nostre vite che speriamo mai siano colpite.Magari sembra esser poco tollerante con chi la pensa in modo opposto ma nelle responsabilità di un presidente della nazione più ricca e libera del mondo questo può e deve starci.

  8. Spago Rispondi

    9 luglio 2017 at 08:33

    https://fee.org/articles/the-west-blood-and-soil-or-portable-idea/

    Una bella analisi del discorso di Trump dal punto di vista del liberalismo classico. Chissà che un giorno uno dei tanti nazionalisti e socialisti italiani col pallino di spacciarsi per liberali non diventi davvero liberale. Non si metta davvero a sostenere le idee di Mises e di Hayek, di Bastiat e De Molinari e Bruno Leoni, etcc… per ora lo sport nazionale dei liberali italiani è tradirle platealmente quelle idee.

    • Lisa Rispondi

      10 luglio 2017 at 20:32

      Rispondo a questo articolo con quest’altro.
      http://www.nationalreview.com/article/449307/trump-poland-speech-western-civilization-values-universalism

      L’universalismo è una falsa ideologia. È un peso e un cancro sul nostro corpo politico. Sfida la realtà. Non tutte le persone hanno gli stessi desideri, e non tutte le religioni insegnano le stesse cose. Alcune culture sono superiori alle altre. Ieri Trump ha ricordato che la cultura che hanno costruito l’America e i suoi alleati, imperfetta per quanto possa essere, è contemporaneamente valida e vulnerabile. Non c’entra il razzismo. E’ solo la verità. Solo difendendo la nostra cultura possiamo sperare che un giorno la voglia di libertà possa contagiare le altre culture.

  9. Maria Petrelli Rispondi

    11 luglio 2017 at 08:52

    Curioso che nessuno non parla dei fatti.12paesi al vertice di 3mari(Baltico-nero-Adriatico)in presenza di Trump hanno proclamato totale indipendenza energetica da Gasprom (vero colpo concreto a Putin e Merkel!!!!!e non parole che passano!)e militare.Polonia avrà le più moderne armi previste solo per i più fedeli alleati e Gas americano che sostituira gas russo.Di questo parlava anche Trump-ricatti dai russi.Fatti concreti che fanno dai paesi stracioni (definizione di “amici burocrati”di UE)paesi con il grande futuro.
    cordialissimi saluti

  10. Karl Rispondi

    20 luglio 2017 at 10:35

    Salve, ma gli usa sono un paese democratico ? Decidono della vita e della morte di governi di tutto il mondo hanno concordato 120 miliardi di dollari in armi all’arabia sauditA, qualla che ha organizzato l’ISIS. messo testate nucleari tutto attorno alla Russia, dichiarano che si stanno organizzando per colpire la russia e la cina in qualsiasi momento con un first strike di testate nucleari che impedisca qualsiasi risposta, stanno inviando in europa germania, paesi baltici polonia, romania, ecc 4000 carri armati di ultima generazione, forse per un giretto turistico in Russia e noi che facciamo ospitiamo circa 70 testate nucleari da spedire gentile omaggio a Putin l’unico che combatte il terrorismo islamico!!
    Povera Italia sara il primo bersaglio della prossima guerra nucleare organizzata dagli USA

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