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Consiglio di lettura Intraprendente

Ecco, questo volevo fare più di quattro anni fa, quando rincorsi la pazza idea di fondare L’Intraprendente. Sviluppare un discorso, fornire una bussola alternativa al dibattito, piccola e proprio per questo orgogliosa, proporre una contro-narrazione al mainstream, se invece vogliamo prenderci sul serio un attimo e utilizzare parole molto grandi. Che cosa sia poi il mainstream in questo (stra)Paese ipotetico è poi ovvio per chiunque conservi un grammo di onestà intellettuale. Statalismo, in tutte le sue perverse e cangianti forme. Demonizzazione teorica e guerra pratica all’impresa, culto dell’assistenza e del sussidio pubblico non di rado elevato ad arte, burocratizzazione di qualunque aspetto dell’esistenza, in primis quello culturale, centralismo selvaggio e tassazione compulsiva. Alziamo, modestamente ma fieramente, una bandiera diversa, diamo voce per una volta ai produttori, di ricchezza e d’idee (che poi in una società sana spesso coincidono), ci siamo detti. E allora una raccolta come gli Interventi Intraprendenti del professor Stefano Bruno Galli sono esattamente l’esito plastico di quel che ci covava in testa all’origine. Un vademecum d’autore per la lotta quotidiana di chi invoca un minimo di civiltà liberale alle nostre latitudini, col suo corollario indispensabile, un minimo riassetto federale di una convivenza nazionale che non sta più in piedi, perché basata sul saccheggio contro ogni ragionevole continenza dei territori (ancora, e spesso ancora per poco) produttivi.lega

Per questo, sono particolarmente fiero del libro che Stefano (sì, l’amicizia è un valore aggiunto nelle battaglie d’idee, per questo anche qui lo chiamerò semplicemente Stefano) ha ritenuto di ricavare dalla sua collaborazione con questo giornale, mettendo ordine intellettuale e respiro prospettico in mezzo a contributi che spesso nascevano per occasionalità di giornata, ma che inseriti nel percorso diventano altro, diventano capitoli di una storia, al momento senza lieto fine, e dunque dannatamente necessaria. Il lieto fine che chiuderebbe idealmente questi Interventi Intraprendenti di Stefano (edizioni Biblion, trovate anche una secondaria ma sentitissima prefazione del sottoscritto) si chiama in un solo modo. Fine della rapina. Cessazione dell’anomalia congenita a una Repubblica costruita sin dalle origini attorno a quella “monumentale vacca da mungere” che per i giovani redattori del Cisalpino (tra cui un tal Gianfranco Miglio) era già nel 1945 il Nord. Ripristino di un minimo di logica economica e mi vien da dire morale: in nessuna società occidentale evoluta una parte del Paese si vede estrarre dalla propria carne viva circa 100 miliardi di euro l’anno per mantenere l’apparato parassitario che dovrebbe provvedere al suo benessere. No grazie, vorremmo fare da soli, visto che siamo piuttosto bravini, come dimostrano le nostre imprese, i nostri artigiani, le nostre serrande che si alzano ogni mattina contro tutto e contro tutti. La Lombardia da sola si vede sottrarre 56 miliardi l’anno. È un nonsense istituzionale, il sacco territoriale spacciato per ovvietà, quando ad esempio la Baviera ha imposto un braccio di ferro estenuante col governo di Berlino per tre miliardi (tre!) di residuo fiscale. È anche la ragione, per inciso ma non troppo, per cui qualunque referendum miri a imporre qualcosa come un’ “autonomia” di territori come la Lombardia è da sostenere a priori, per chiunque possegga un basilare istinto di autoconservazione (e chiunque conosca Stefano sa quanto di suo c’è nell’appuntamento referendario del 22 ottobre, da non mancare per non morire centralisti e rapinati). Intanto, e vi assicuro non è poco, date una scorsa a questi Interventi Intraprendenti. Messi l’uno in fila all’altro, sono obiettivamente impressionanti, e ci confermano nell’idea originaria: o questo Paese accetta di darsi dei canoni liberali e federali, o a breve non esisterà più alcun Paese. Non è ancora troppo tardi.

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di on 29 giugno 2017. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Consiglio di lettura Intraprendente

  1. adriano Rispondi

    30 giugno 2017 at 12:40

    “Ripristino di un minimo di logica economica..”Scremata la testa e la coda,come per la grappa,L’intraprendente rimane una voce necessaria e interessante.A volte però incomprensibile.Fra gli argomenti citati,tutti ragionevolmente condivisibili,la considerazione iniziale che ricordo manca di un preambolo.Ieri ascoltavo il buon Borghi Aquilini,nelle sue consuete e inascoltate considerazioni.”E’ inutile” diceva “parlare di programmi,sgravi fiscali,investimenti o di qualsiasi intervento che comporti una spesa in un paese che si è privato della libertà di decidere in economia e l’ha consegnata ad organismi alieni.Oggi la BCE,se e quando vuole,è in grado di bloccare il paese.E’ già accaduto e si ripeterà tutte le volte che non faremo quello che fa comodo a loro.Parlare di quello che si deve fare quando non si può farlo non ha senso”.Questo il succo con diverse parole.L’intraprendente è favorevole all’euro e quindi ai suoi vincoli.Pretendere di cambiarli è un simpatico trucco retorico.Se non si ammette questo,anzi lo si nega,non si va da nessuna parte e scrivere libri o in generale prospettare scenari alternativi serve a niente,a parte passare il tempo.

    • aquilone Rispondi

      14 luglio 2017 at 13:19

      Assolutamente sottoscrivo

  2. ultima spiaggia Rispondi

    30 giugno 2017 at 23:49

    Ho ritenuto l’Intraprendente una voce fuori dal coro fin dalla sua prima uscita, ma credo che il tempo delle idee, come pure quello dei “moderati” cari al Berlusca, sia finito. È tempo di agire. Anche con articoli “forti”.
    I politici italiani hanno dimostrato non solo di non saper governare, ma nemmeno di rubare. Per garantirsi stipendi d’oro, pensioni da favola e privilegi vari hanno ucciso sul nascere il “miracolo economico”, hanno distrutto l’economia col terrorismo fiscale, hanno creato un debito pubblico insanabile e adesso stanno regalando il Paese allo straniero. Del(i)rio ha detto che non chiuderà alcun porto.
    Purtroppo, come recita l’Inno Nazionale “fummo da secoli / calpesti, derisi / perché non siam popolo, / perché sian divisi”. Mameli morì a 21 anni per difendere un ideale, non per assicurare una poltrona al culo di Delirio. Vergogna e ancora VERGOGNA!

  3. Luca Rispondi

    1 luglio 2017 at 10:22

    Bravo Bruno Galli certo ma la rapina non finisce e non finirà.Come mantenere è il sessanta percento di gente che vive di stato pensando magari di lavorare.Per fortuna al sud dove lo conceIone dello Stato è “forte” la parola lavoro non esiste e viene usato il termine “posto”.La differenza penso sia ben chiara al mondo.Chi di noi pensando ad una attività a stipendio preferirebbe il lavoro,quello che produce ricchezza,ad un bel posticino caldo statale.

  4. Paolo Rispondi

    3 luglio 2017 at 07:56

    Buon giorno,

    Non è molto che vi leggo, ma devo ammettere che mi sono imbattuto in articoli veri ed interessanti fino in fondo.
    Su di una cosa dissento: l’antistatalismo.
    Ritengo che avremmo bisogno di uno stato più forte e capace di legiferare in modo indipendente e deciso per il bene del nostro popolo.

    Vi ringrazio per l’attenzione.

  5. Padano Rispondi

    19 luglio 2017 at 09:44

    Credo che bisognerebbe tornare ad un minimo di un articolo al giorno.

  6. rosario nicoletti Rispondi

    27 luglio 2017 at 09:57

    Apprezzo molto l’Intraprendente e vorrei (molto modestamente) contribuire con qualche Post. Come fare? Grazie

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