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Manifesto per un Contro-Primo Maggio

Nel giorno della Festa dei Lavoratori, sarebbe bene ricordare le colpe della nostra classe dirigente, che ci ha inculcato il culto dello Stato, religione civile del parassitismo e dell'oppressione fiscale. E omaggiare, invece, l'uomo comune che, con il suo lavoro, è l'unico a salvare (ancora) il nostro Paese

giovani_imprenditori

Vi è una cosa che mi infastidisce oltremodo nelle discussioni con i pochi sedicenti amanti della libertà che ancora mi capita di incontrare. Ed è quando la colpa del dissesto economico e della fine di ogni libertà di impresa viene addossata a cuor leggero al “Paese”, a una sua parte, alla gente, agli “italiani”. Svariati amici indipendentisti ormai se la prendono con le popolazioni: i lombardi accetterebbero di perdere il 18% di ciò che producono perché troppo sciocchi o semplicemente complici del sistema, i veneti sono così ottusi da non comprendere che solo fuori dall’Italia vi è un futuro. Molti liberali, o libertari, son convinti che in ogni cittadino della Repubblica alberghi un bricconcello masochista che gode delle vessazioni burocratiche e in cuor suo semplicemente adora essere uno schiavo. Quasi tutti son convinti che il problema sia una mancanza di carattere culturale: le popolazioni italiche adorano lo Stato, si prostrano davanti a una Costituzione che credono la più bella del mondo, perché “ignoranti”. In realtà è vero l’opposto.

Basta conoscere un minimo le cose d’Italia per rendersi conto che maggiore è il livello di cultura, più grande è il tasso di statalismo. Venerare lo Stato è da noi (a dire il vero non dissimilmente da ciò che accade in molti altri contesti culturali occidentali) esercizio riservato proprio a chi più ha studiato. E, considerate le nostre scuole, autentiche fucine di pensiero acritico e statolatria ai bordi del delirio, non potrebbe essere altrimenti. Lo statalismo, la cifra unica ed esclusiva del problema della regione convenzionale Italia, è la scelta, il sogno e l’illusione delle classi dirigenti, non della povera gente. Le colpe del disastro che stiamo vivendo sono tutte da imputare alle élite e ai suoi manutengoli, ossia agli “intellettuali”, a quelle prefiche dell’industria culturale che da ogni pulpito ci ammanniscono il verbo così riassumibile: “scambiare volontariamente è oppressione, pagare le tasse è libertà”. Roba da Orwell.

Il sentimento anticapitalista che sta ormai trascinando il Paese nel baratro di una decrescita infelice viene da molto lontano ed è il frutto di un’esaltazione delle potenzialità dello Stato che ha quasi due secoli: il pane delle classi colte di lingua italiana. Uno Stato forte, unito, centralizzato e pronto ad esigere sangue e soldi dai sudditi avrebbe dovuto prima forgiare una nazione dove non vi era che un’accozzaglia di diversi popoli e poi salvare la povera gente dalle miserie prodotte dal lavoro salariato. Lo Stato non ha creato proprio nessuna “nazione”, né tantomeno riparato alcun presunto torto del mercato. In compenso ci ha lasciato questa sorta di “religione civile”, una statolatria selvaggia, che ha ormai soppiantato quasi del tutto l’antico cristianesimo di queste terre.

Ma, si badi bene, si tratta della religione delle classi colte, alle quali gli umili offrono omaggi certo, ma solo nella speranza di non essere vessati. Il popolo ha imparato la lezione dell’oste manzoniano, ossia che per “impiparsi delle gride, la prima cosa è di parlarne con gran riguardo”. Le cause più importanti della ricchezza e dell’indigenza dipendono in ultima istanza dall’individuo, ma questi è il prodotto della cultura che ha a disposizione e dalle strutture politiche in cui agisce. La trans della strada (ogni tanto mi piace flirtare con l’ideologia gender) è solo vittima di questa scuola politicizzata e sempre contro il mercato, che poi è la maggior causa di uno Stato che si appropria del 57% del reddito prodotto.

Insomma, smettetela con “gli italiani, i lombardi, i veneti son fatti così”, uscite dal film di Alberto Sordi come dal blog di Grillo e vi accorgerete che il guaio vero sono gli abitanti colti, i più indottrinati e indottrinanti. Soprattutto quelli che si proclamano liberali, coloro i quali continuano a ripetere “lo Stato deve fare poche cose e bene”, ma non parlano mai del fatto che ne fa molte e male, giacché l’analisi della realtà è esercizio di bassa manovalanza. Solo all’uomo comune dobbiamo tutta la ricchezza e le opportunità di benessere ancora (per poco) esistenti in Italia. Tutto questo è stato reso possibile dalle donne e dagli uomini umili in condizioni di quasi impossibilità concreta. In breve, considerando i politici e gli intellettuali che hanno assunto la leadership da un paio di secoli, non si può che ammirare profondamente il popolo. Purtroppo, una nota di mestizia ci viene dal noto detto di Rousseau: «Alla lunga i popoli sono ciò che il governo li fa essere». A questo riguardo mi vengono solo in mente le parole del grande Nereo Rocco che, a un cronista che gli disse «vinca il migliore», rispose con un memorabile: «Ciò, speremo de no!»

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di on 1 maggio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

16 commenti a Manifesto per un Contro-Primo Maggio

  1. GIorgio Rispondi

    1 maggio 2015 at 09:01

    Hanno reso vane le battaglie dei lavoratori degli anni 70.ora tutti sono precari cara Camusso e company e komunisti ora avanti c’è lavoro precario per tutti! Intendevo i migranti manodopera a prezzo da fame in competizione con gli I-tagliani masochisti,che anziché ribellarsi contro un governo di mangioni incapaci,si mettono in fila tutti con le braghe abbassate.

  2. sergio Rispondi

    1 maggio 2015 at 13:57

    è da tempo che hanno fatto la festa ai lavoratori

  3. adriano Rispondi

    1 maggio 2015 at 14:27

    “…si tratta della religione delle classi colte…”E che hanno convenienza a mantenere le cose come sono.I suoi ragionamenti mi ricordano la medicina capace di diagnosi precise ed accurate delle diverse patologie ma balbettante solo statistiche quando si deve passare alla terapia,anche per un banale raffreddore.Quello che lei dice va tutto bene ma la cura qual’è?Non basta indicare quello che non va e come dovrebbe andare.Bisogna precisare cosa fare per cambiare.Da tempo personalmente ho concluso che l’unica via è la democrazia diretta,dopo aver riconosciuto senza trucchi la sovranità del popolo.Quando ne ho occasione ribadisco il concetto,con scarso successo.E così si continua nell’esercizio del riformismo perpetuo che non riforma niente con l’unica consolazione che il tempo passa e per fortuna finirà.

  4. Alvaro Rispondi

    1 maggio 2015 at 14:50

    Un altro giorno sta passando e un “poraccio” e’ sparito contento di aver vinto, anche se come Pirro e non per merito “suo”.
    Alvaro.

    • ivana Rispondi

      2 maggio 2015 at 08:13

      Caro Alvaro, purtroppo quel pazzo scatenato di alessio Xl ha ottenuto quello che voleva.Ci ha privato della presenza di Talita e questa è una cosa che proprio non mi va giù. Tu dici che questa è una vittoria di Pirlo? Potrebbe anche essere così ma l’esito mi sembra quello di una guerra persa per noi. Talita deve tornare per riprendere ciò che gli spetta. Deve continuare a regalarci la sua immensa cultura e bravura. Quelli penalizzati siamo noi, sono io.Talita andando via ha regalato la vittoria ad alessioXl e questa cosa è inaccettabile per una leader come lei. Caro Alvaro quel verme sta ridendo sulle nostre spalle e noi non possiamo farci nulla. Talita deve intervenire altrimenti è veramente una guerra persa.

      • ivana Rispondi

        2 maggio 2015 at 08:39

        Alvaro scusami volevo dire di Pirro.

      • Alvaro Rispondi

        2 maggio 2015 at 12:53

        Cara Ivana,
        oltre agli insulti, gratuiti, cafoneschi, rozzi e triviali del “poraccio” ci sono stati anche altri comportamenti, incomprensibili secondo il mio modestissimo parere, che hanno ferito Talita.
        Hai perfettamente ragione quando parli di: tornare per riprendere “quello che gli spetta” ma, e nella vita c’e’ spesso un ma di troppo, non si può stare in paradiso a dispetto dei santi, secondo me.
        Non sono invece, scusami, sul tuo “altrimenti e’ una guerra persa” perché le guerre si fanno in due/tre o quattro contendenti mentre il “poraccio” aveva dichiarato guerra unilateralmente a una persona che certamente non ama la guerra ma che nemmeno ama essere calpestata da chicchessia.
        Alvaro.
        P.S. La speranza e’ l’ultima a morire, comunque.

        • ivana Rispondi

          2 maggio 2015 at 14:19

          Caro Alvaro, questa è una guerra persa se Talita non torna più. Mi dispiace molto ammetterlo e ribadirlo ma purtroppo è così. Talita troverà una soluzione, ne sono certa, e farà il possibile per non deluderci. Soprattutto per non penalizzare tutte quelle persone e sono tantissime che la stimano e li vogliono bene.

  5. Lisa Rispondi

    1 maggio 2015 at 22:07

    Gran bell’analisi.

  6. Marco Beltrame Rispondi

    1 maggio 2017 at 11:43

    Invece non sono d’accordo: siamo tutti malati di Stato, anche chi è vessato perché produce ricchezza.

    I commercianti, massacrati dal fisco, sono i primi a lamentarsi se si apre una nuova attività commerciale, chiedendo alla Bestia di intervenire per riparare il torto (si veda anche Amazon e la pressione per bloccare la scontistica sui libri).

    Altro esempio: Mediaset, partita dal nulla, ulula contro Internet perché sta erodendo il suo tradizionale mercato, invece di adattarsi, e chiede allo Stato di intervenire (idem per Vivendi…).

    Gli esempi sono parecchi. In realtà semplicemente a tutti fa comodo vivere così, senza concorrenza (salvo pochi pazzi) perché tanto c’è la Bestia. Ci si lamenta, e poi si vota Grillo o Salvini. Statalisti.

    • Dario Nordista Rispondi

      4 maggio 2017 at 13:53

      Condivido pienamente

  7. stefano Rispondi

    1 maggio 2017 at 12:09

    Tanta volatilità legislativa allontana le imprese. Le tante discipline del lavoro minano il livello di affidabilità e attrattivita degli investitori Esteri.Vediamone alcune: job Act – Contratto a termine – Collaborazioni autonome – Co Co Co-Voucher (che si sono visti sparire in un attimo, ma ancora non sostituiti) Vedo tanta sciatteria legislativa cambiare rapidamente e con una frequenza tale, da ricordare i tabelloni dei voli in aeroporto. Buona festa del lavoro.

  8. aurelio Rispondi

    1 maggio 2017 at 19:05

    Pezzo splendido e di chiarezza in verità formidabile.Uomini comuni,capaci e volenterosi oltreche’ liberi rifiutano le prebende del pubblico e producono ricchezza e uomini che respirano uguale ai primi che vivono di stato che ridistribuisce loro quello che ha portato via ai primi con tassazioni da primi al mondo.Ma Prof. Bassani siamo nello stesso paese?

  9. Giacomo Consalez Rispondi

    2 maggio 2017 at 09:49

    Concordo pienamente con il mio caro amico Marco Bassani (articolo di oggi su l’Intraprendente) circa le colpe ataviche delle classi dirigenti italiane “colte” e la loro statolatria. Concordo con Marco quando parla dei liberali italiani e della loro ritrosia nel puntare il dito verso i misfatti dello Stato. Ma sono in completo disaccordo con lui quando assolve il “popolo”, identificato come la parte sana e produttiva del paese. Facciamo la conta di quanti esponenti del “popolo” si schierano, per opportunismo, codardia o imbecillità pura, a vario titolo a fianco dello Stato aguzzino, e quanti invece si alzano in piedi per negargli qualunque legittimità, compresa quella elettorale, e chiederne il ridimensionamento. Darwin non fa sconti ai servi sciocchi. E questo vale soprattutto per i popoli che dello Stato sono vittime designate, piuttosto che per i popoli che, ancora per un breve tempo, ne sono beneficiari.

  10. Bruno Bergonzi Rispondi

    2 maggio 2017 at 10:10

    Tutti si lamentano dei politici.
    Tutti dicono che fanno schifo
    (Voce fuori campo: “Sì!” )
    Ma da dove pensano che vengano i politici?
    Non sono caduti dal cielo.
    Non sono passati attraverso una membrana
    da un’altra realtà. Sono eletti dal popolo.
    Questo è il “meglio” che possiamo fare, gente.
    Questo è ciò che possiamo offrire.
    È ciò che il nostro Sistema produce.
    Quel che semini, raccogli.
    Se hai cittadini egoisti ed ignoranti,
    avrai leader egoisti ed ignoranti.
    Quindi forse, forse, forse…non sono
    solo i politici a fare schifo.
    Forse c’è qualcos’altro che fa schifo da queste parti.
    Per quanto mi riguarda ho risolto questo mio
    piccolo dilemma politico in modo semplice:
    Il giorno delle elezioni me ne resto a casa.
    Non voto, che si fottano, non voto!
    Due motivi.
    Due motivi per cui non voto:
    prima di tutto non ha senso.
    Questo Paese è stato comprato, pagato e venduto,
    tanto tempo fa.
    Le stronzate che rimescolano ogni quattro anni
    non significano un cazzo di niente!
    E secondo, non voto perché credo che se voti,
    non hai il diritto di lamentarti.
    Alla gente piace rigirare la frittata, lo so.
    Dicono: “Se non voti, non hai il diritto di lamentarti”,
    ma dove sarebbe la logica in questo?
    Se voi votate ed eleggete gente disonesta e incompetente
    che entra in carica e manda tutto a puttane
    siete voi i responsabili di ciò che ha fatto!
    ‘Voi’ avete causato il problema, ‘Voi’ li avete votati,
    ‘Voi’ non meritate di lamentarvi!
    Io…al contrario…che non ho votato…
    che, in effetti, non sono nemmeno uscito di casa
    il giorno delle elezioni, non sono responsabile in nessun modo
    per quello che ha fatto questa gente
    e posso lamentarmi a voce alta del casino che voi avete creato
    e con cui io non ho niente a che fare!
    George Carlin

  11. cerberus Rispondi

    2 maggio 2017 at 22:10

    Affamare la Bestia con un grande sciopero fiscale del nodde è il mio sogno (tale resterà ). Noi siamo troppo divisi, troppo nauseati da questa espressione geografica e Loro lo sanno! E noi paghiamo (per non avere rogne). E Loro lo sanno! E noi subiamo.
    Forse se fossimo più disperati …..ma che tristezza dover avere l’acqua alla gola per iniziare a nuotare.
    Che schifo.

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