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Trump spiegato ai putiniani d’Italia

Il partito di Putin, che in Italia è variegato e trasversale e va da Salvini a Grillo, dalla sinistra estrema ai pasdaran berlusconiani, dal Manifesto al Giornale, apprezzava il neopresidente perché lo riteneva isolazionista e condizionabile da Mosca. Con ogni evidenza, non è così...

trumpPutiniani di tutto il mondo fatevene una ragione, il presidente degli Stati Uniti, per fortuna dell’Europa priva di qualsiasi difesa militare, c’è e si fa sentire. Le vicende degli ultimi giorni, la schiena dritta con la Russia in Siria, con la Corea del Nord in Estremo Oriente, la grande bomba in Afghanistan contro l’Isis, soprattutto la determinazione e la capacità di mettersi in gioco e di rischiare, dimostrano che avevano sbagliato i conti tanto coloro che pensavano a Donald Trump come a un accidente della storia quanto coloro che lo ritenevano un pupazzo manovrabile. Con la Russia di Vladimir Putin e con la Cina comunista cercherà accordi, soluzioni negoziali, percorsi comuni, ma a schiena dritta, dopo averli messi in condizione di non prevaricare e non nuocere per quanto sia possibile.

Ho in grande dispetto certe definizioni buone per tutto che si usano a volte per mancanza di idee proprie, non citerò né il sovranismo, né il populismo a spiegazione della simpatia spesso irragionevole per uno che incarna il mito sempiterno del leader forte come Putin, perché non li ritengo due parolacce, perlomeno non se usate per definire un desiderio di sovranità e di rispetto del volere del popolo. L’aberrazione dell’Unione Europea ha prodotto tali e tante storture, una globalizzazione gestita senza alcuna capacità di classe dirigente ha lasciato indietro talmente tanta gente, che oggi essere sovranisti e populisti sembra a me un sentimento dettato da istinto di conservazione più che da cattiva ideologia. È la mia opinione. Come è la mia opinione che il grande spazio che il furbo, rapace, abile Vladimir Putin ha occupato facendo niente altro che il proprio mestiere, sia quello lasciato vuoto ancora una volta dalla inadeguatezza colpevole degli Stati Uniti sotto un leader mediocre come Barack Obama, e della Unione Europea strutturata per non contare e fallire in sicurezza e geopolitica, e pure afflitta dai leader più mediocri degli ultimi trent’anni. Ma per chi, pur deluso dalla bassezza della politica e dei suoi esponenti, cerchi un modello di capo per i prossimi anni, sognare Mosca è infantile e sbagliato. Ritengo profondamente sbagliato anche identificare Putin con un difensore della cristianità e dell’Occidente aggrediti dall’Islam fondamentalista. Da quell’ Islam, ampiamente maggioritario tanto che distinguere l’altro è pressoché impossibile, ci si difende con una democrazia che funziona perché rispetta se stessa ed è capace anche di essere aggressiva, non ricorrendo all’esempio di uno che viene da un’antica tradizione comunista di umiliazione e persecuzione dei cristiani, degli ebrei, dei dissidenti, degli omosessuali, a uno che oggi ancora perseguita tutte le forme di diversità. Quella russa non è più una dittatura ma non è ancora una democrazia compiuta.

Il presidente Donald Trump evidentemente nasceva destinato a interpretazioni fantasiose. C’è la variegata categoria di coloro che lo detestano,come diceva Totò, a prescindere, un fastidioso bruscolino nell’occhio conformista, e giù a dargli del buffone e del pagliaccio e della meteora durante la campagna elettorale del 2016, poi, dopo l’elezione e l’ingresso alla Casa Bianca, dell’ improvvisato, incapace, umorale, inesperto. Sono arrivati addirittura a dargli dell’impostore, che non funziona con un eletto dopo più di un anno di campagna elettorale, che da noi te la sogni, e a fantasticare su imminenti improbabili impeachment. Ma c’è’ un’altra variegata categoria, e per variegata si intende che sfuma dalla sinistra estrema alla destra estrema senza alcun problema di contraddizione, che tanto l’antiamericanismo non ha colore, composta di personaggi i quali, a quanto pare, hanno fondato una simpatia più o meno accesa per Donald Trump sulla presunta sudditanza del presidente degli Stati Uniti al loro leader di riferimento, che è niente meno che Vladimir Putin. Nella testa di questi signori il presidente della post politica, della rivolta americana contro il tax and spend , della crisi d’identità nazionale, del disastro e umiliazione internazionali, solo per aver in campagna elettorale dichiarato che avrebbe preferito rapporti civili e regolati con la Russia invece del caos instaurato da Barack Obama e dei suoi segretari di Stato, sarebbe stato un presidente inetto e addirittura peggiore del suo predecessore nel non far rispettare il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Quindi, seguendo un ragionamento surreale ma logico, a Salvini, Meloni, Grillo, Di Maio, fino alle Gelmini, ai Romani, alle Ravetto, al Manifesto, al Giornale, Trump piaceva perché lo ritenevano, pur nascondendolo, un incapace e un cretino, esattamente come l’altra categoria, quella dei denigratori di professione. I putiniani se ne facciano una ragione, la Russia ha mandato giù l’umiliazione dovuta dell’attacco, non a caso il segretario di Stato americano Rex Tillerson dopo una serie di minacce a vuoto è stato ricevuto a Mosca. C’era freddezza durante l’incontro? Pazienza, qui nessuno si deve fidanzare o convolare a giuste nozze. Anche a Pechino, dove tutto avverrà più lentamente, ma il pericolo della Corea del Nord e invece cogente è urgente, hanno capito la nuova relazione con gli Stati Uniti, sanno che c’è un vantaggio economico da perdere o mantenere in cambio di sicurezza. Qualcuno ha notato che nel voto del Consiglio di Sicurezza alle Nazioni Unite sulla Siria la Cina non si è unita al veto della Russia ma si è semplicemente e per la prima volta astenuta?

Ma cosa è invece è successo alla Casa Bianca? L’attivismo militare e diplomatico può essere letto in due modi. O come un repentino cambio di atteggiamento da parte dell’amministrazione Trump rispetto alle iniziali posizioni che sembravano annunciare l’abbandono degli impegni e dell’agenda tradizionale di una superpotenza, o come un naturale cambio di atteggiamento reso necessario dopo l’acquisizione di una serie di dossier internazionali che hanno rivelato una realtà, anzi molte realtà, pericolose, tenute accuratamente nascoste al candidato Trump e al Paese. Il primo è arrivato sulla Siria. Attaccando la base di Shayrat, il presidente ha lanciato il cambio di linea: Assad deve uscire di scena. La nuova politica prevede uno scontro con la Russia, alleato di Assad, che lo ha sostenuto politicamente e militarmente. Ma è proprio questo cambio di linea che segretario di Stato Tillerson è andato ad annunciare ufficialmente a muso duro a Putin e al ministro degli Esteri Lavrov. Il futuro della Siria si discuterà passo dopo passo insieme, va sicuramente trovato un personaggio in grado di gestire la transizione, possibilmente un generale che abbia in mano l’intero esercito, per evitare una tragedia come quella della avventura contro Gheddafi in Libia, ma Assad se ne deve andare. Inutile agitare stupore perché in campagna elettorale Donald Trump aveva sottolineato in continuazione la sua intenzione di tornare al rapporti ordinari regolari e civili con Mosca, perché questa intenzione è confermata anche oggi, sono le condizioni alle quali gli accordi si possono fare che non erano state precisate e ora lo sono. Come non rallegrarsi se a Vladimir Putin vengono messi dei paletti!

Il secondo cambiamento riguarda la Cina e la Corea del Nord. E certo che durante la campagna elettorale Donald Trump aveva condannato gli accordi commerciali svantaggiosi tra Cina e Stati Uniti e l’aveva addirittura definita una manipolatrice di valuta e una stupratrice dell’economia americana, definendo così in modo molto efficace il dumping commerciale. Appena eletto aveva messo a segno un colpo ulteriore, facendo credere di essere pronto a lasciare la politica della Unica Cina. La cosa allarmò molto Pechino. Contemporaneamente però si preparava l’incontro con il presidente Xi Jinping. In quella visita nella residenza di Mar-a-lago in Florida è venuto fuori il dossier più grave per gli Stati Uniti, ovvero quello della Corea del Nord, del suo programma nucleare e missilistico. Trump ha chiesto ufficialmente l’aiuto della Cina che ha una forte influenza, anzi un vero e proprio controllo, sulla orrenda dittatura di Pyongyang, precisando via tweet, perché ha l’abitudine di rivelare molto più di quel che abbiamo mai fatto altri presidenti americani, che in cambio è pronto a cedere proprio sul commercio, ma anche in questo caso Kim Jong-Un lo vuole fuori. Oppure gli Stati Uniti sono in grado di difendersi da soli, e non a caso nelle stesse ore partiva un gruppo navale d’assalto con tanto di portaerei a propulsione nucleare di classe Nimitz.

Il terzo cambiamento è segnalato dal lancio nella provincia afghana di Nangarhar della MOAB, “madre di tutte le bombe”. MOAB, che fuori dal linguaggio folkloristico sta per il più potente ordigno convenzionale in dotazione all’esercito, ha individuato e colpito i tunnel in cui si spostano e agiscono i terroristi dell’Isis. Che cosa significa? Che dopo 16 anni , un grande stallo nel conflitto, e più di qualche segnale di sconfitta per l’Occidente, l’Amministrazione americana intende muoversi e raggiungere risultati. Ma la Moab,per chi sappia intendere, può colpire anche altrove.

Tutto cambiato perché Donald Trump è un pazzo? Oppure, lettura alla quale ci hanno costretto in questi giorni, perché nella lotta intestina della Casa Bianca contro il nazionalista ed estremista di destra Steve Bannon, bum, stanno prevalendo i liberal di New York, i globalisti come il genero Jared Kushner e la figlia Ivanka, insomma perché ancora una volta il presidente degli Stati Uniti è un fantoccio tirato da una parte e dall’altra della giacca? O più semplicemente e non maliziosamente, ma solo seguendo la logica, un candidato relativamente inesperto di politica internazionale è riuscito a entrare in possesso dei dossier riservati internazionali, una volta eletto, e a fatica. Per fare due esempi, il pericolo rappresentato dalla Corea del Nord Barack Obama glielo ha rivelato solo nel famoso incontro a due prima del passaggio delle consegne, e che l’arsenale chimico siriano non fosse stato distrutto, che i russi avessero imbrogliato, e che nonostante affermassero il contrario alla Casa Bianca lo sapessero, è venuto fuori solo dopo il lancio dei 59 missili. Con le informazioni acquisite Trump non ha forse di conseguenza, e con rapidità e determinazione esemplari, adattato alla realtà le sue azioni e il suo comportamento? By the way, tra le parole delle quali si può tranquillamente fare a meno ci metto anche “isolazionismo”.

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di on 17 aprile 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

14 commenti a Trump spiegato ai putiniani d’Italia

  1. Francesco_P Rispondi

    17 aprile 2017 at 20:54

    Un leader deve essere giudicato anche per i collaboratori di cui si circonda. Devo ammettere che in questi primi tre mesi la mia stima nei confronti di Trump è cresciuta proprio per la scelta dei suoi collaboratori.
    In politica economica ed in politica interna si possono già vedere alcuni segnali positivi, anche se ci vorrà un po’ di pazienza, neanche troppa, per apprezzare gli effetti dei cambiamenti.
    In politica estera si sta comportando in modo deciso e coerente mettendo alla prova l’intelligenza dei leader degli altri Paesi, alleati e competitor:
    – sta gestendo il problema dell’unico grasso in un Paese di morti di fame in modo esemplare, coinvolgendo tutte le nazioni dell’area a partire dalla Cina, sta utilizzando l’arma dello sconto sui dazi e sugli accordi commerciali che vuole imporre in modo esemplare, sta tessendo una trama di relazioni internazionali molto fitta grazie a Tillerson ed a Pence e non sta facendo mosse avventate ne fughe dalle responsabilità come il suo predecessore;
    – in M.O. sta finalmente combattendo l’ISIS in tutti i posti dove si annidano i seguaci del Daesh;
    – ha ricostruito le relazioni con l’Egitto e rafforzato quelle con gli alleati storici;
    – con l’Europa ha messo in atto ritorsioni commerciali (dazi) su alcuni prodotti come risposta ai divieti di importazione della carne dagli USA (notare che il provvedimento era stato preso dalla precedente amministrazione, ma mai messo in atto);
    – Il Cremlino non può più maramaldeggiare degli incapaci, ma deve confrontarsi con un Presidente determinato circondato da uomini competenti;
    – Ecc.
    Insomma Trump e il suo staff stanno facendo tutto quello che non ha fatto Obama; e lo stanno facendo bene.
    La sinistra e i mainstream media americani stanno compiendo una campagna di disinformazione proprio perché Trump sta agendo bene. L’agenzia Sputnik sta facendo lo stesso del MSM americani, travisando l’operato di Trump e cercando di suscitare riprovazione nel pubblico con argomentazioni fasulle. Si arrampicano sugli specchi e presto scivoleranno.
    Purtroppo in Italia c sono tanti fessi che si accodano ai MSM o alla propaganda del Cremlino e non cercano di capire la politica americana.

  2. recarlos79 Rispondi

    18 aprile 2017 at 08:25

    Trump bombarda come comandano i sauditi.

    • Francesco_P Rispondi

      18 aprile 2017 at 14:10

      Mi fanno morire dal ridere tutti quelli che sbavano perché Trump sta facendo bene il suo mestiere. E’ una cosa che accomuna la sinistra di Soros e Obama con gli ultras di Putin.
      Pensare che certi tifosi finiscono per difendere il dittatore nordcoreano Kim Jong-flop.

  3. adriano Rispondi

    18 aprile 2017 at 13:58

    Premessa.Ero contento dell’elezione.Pensavo che alla signora non ci fosse peggio.Purtroppo non è così.Trump spiegato ai trumpiani d’Italia,dell’Impero e di Albania.Il nuovo presidente è,a mio avviso,totalmente inaffidabile.E questo non in base a complicati ragionamenti opinabili.Per testimonianza diretta prima diceva che avrebbe trattato con Putin,che avrebbe parlato anche con la Corea,che Assad andava bene.Poi tutto il contrario.Conclusione.Di quello che afferma non credo più ad una parola.Contano e conteranno solo fatti.Bombarda la Siria.Cos’è cambiato?Niente.Anch’io spero non sia un “accidente della storia”.Lo deciderà la Corea e la possibile guerra nucleare.Se questa è la nuova prospettiva per dimostrare di essere forti,auguri.Quelli che lei chiama con velato disprezzo intellettuale “putiniani” sono anche banali ingenui che credevano nell’abbandono della strategia della destabilizzazione con quella del dialogo.Forse a qualcuno sfugge che non c’è alternativa alla distruzione comune se non si cerca un accordo su chi ha la bomba.Non vale solo con la Russia e la Cina.Vale anche con il poveretto del nord e domani con le barbe iraniane.Sembra che il motto che resta sia “America first”.Giusto .Per loro.Per gli altri sarebbe meglio che qualcuno cominciasse a dire “il resto del mondo first”.

  4. aurelio Rispondi

    18 aprile 2017 at 16:51

    Molto di buono dopo anni di ignavia e pericolosa dissidenza alla politica pare accada .E’ tanto vero che siamo abbandonato ad un pauperismo dilagante e senza uscita con una germania ogni giorno più ricca ed asfissiante detentrice di un surplus senza pari Ma in che Europa ci siamo da stupidi infilati?Non dico viva Trump ma bene TRump.

  5. Milton Rispondi

    18 aprile 2017 at 18:03

    Ho festeggiato l’elezione di Trump, ma ciò non mi impedisce di dissentire dal suo bombardamento sull’aviazione di Assad.
    Il quale è sicuramente un dittatore, ma è anche il male minore per la Siria, come lo era Gheddafi per la Libia.

    Non sono un putiniano, ma riconosco a Putin coerenza ed affidabilità in politica estera ben superiore a quella di Obama e forse, oggi, anche a quella di Trump che ha recentemente mandato un battaglione di soldati NATO in Polonia, a seguito di altri nei paesi Baltici sottintendendo una fantasiosa minaccia russa !!!.

    Mi dispiace per una volta dissentire dalle apprezzate analisi di MGM, ma per la politica mediorentale mi sento più in sintonia con Luttwak quando proponeva di lasciare che le varie fazioni in campo se le suonassero tra loro senza interventi esterni.
    Non è possibile una controprova, ma se 6 anni fa l’America e l’Europa non fossero intervenute militarmente a sostegno degli Anti-Assad (tra i quali anche bande di terroristi) la ribellione sarebbe durata poco e milioni di siriani sarebbero ancora a casa loro.

  6. orsonero Rispondi

    18 aprile 2017 at 18:38

    Il punto non e’ essere putiniani o non
    esserlo.
    Penso che e’ ora di finirla con la
    guerra fredda.
    La priorita’ per l’occidente e’ la
    guerra al fondamentalismo
    islamico.
    E piantiamola li’ di fare le pulci
    alla pseudodemocrazia russa
    quando stiamo zitti e facciamo
    affari con Cina,Qatar e altre nazioni
    che la parola democrazia non sanno
    nemmeno cosa voglia dire.

  7. ultima spiaggia Rispondi

    19 aprile 2017 at 17:35

    Sempre meglio Trump di Obama o dell’isterica Hillary, ma dopo il precipitoso attacco con 59 missili contro la base di Al Shayrat, da cui sarebbero partiti gli aerei con armi chimiche, la fiducia su Donald Trump non può essere più quella di prima.
    Che dire poi della portaerei Usa che perde la bussola e se ne va a spasso per l’Oceano Indiano?
    Per non parlare dei “… sistematici attacchi chimici messi in atto dai jihadisti dell’Isis a Mosul, che non riscuotono la medesima attenzione mediatica dell’attacco di Idlib, quando numerosi governi e media occidentali puntarono immediatamente il dito contro Assad nonostante non vi fossero prove a supporto di tale ipotesi…”
    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/altro-attacco-chimico-jihadista-mosul-washington-minimizza-1387493.html

  8. paolo Rispondi

    20 aprile 2017 at 16:04

    Rispondo a Milton
    Parliamo di un personaggio che proviene da un mondo quello comunista che ha fatto danni inenarrabile (30 miliioni di morti) che ha tenuta nella fame e nella miseria piu assoluta un intero popolo per 60 anni e gli effetti sono visibili anche oggi. Il comunismo ha creato dei danni come la bomba atomica o una esplosione nucleare i cui danni lasciano il segno per decenni e decenni!
    Io sapevo che Trump non havrebbe mai fatto lingua in bocca con putin Un vero Cow boy un vero libertario un vero americano non potrà mai andare d’accordo con la mentalità comunista dell’est! Scordatevelo e toglietevelo dalla testa. Qquindi non c’è nessun cambiamento di politiche di Trump. Sta facendo quello che il popolo americano chiede e sta imponenedo in maniera piu incisiva l’ideologia americana che si era annacquata molto con l amministrazione del negretto!

  9. step Rispondi

    21 aprile 2017 at 14:14

    Mi auguro che abbia ragione la brava e simpatica Maglie, ma Trump continua a deludere, ad esempio si è subito congratulato con Erdogan per l’esito del referendum… c’è bisogno di aggiungere altro? Come accennato dalla stessa Maglie in una trasmissione TV, Trump poteva non sapere della situazione reale militare coreana e siriana, quindi può essere rimasto spiazzato ed è dovuto intervenire. Ma a parte il fatto che un bravo presidente dovrebbe prevedere le situazioni, la cosa grave è l’interventismo di Trump, il suo atteggiarsi a gendarme planetario, cosa tipica dei democrats: sono loro solitamente che esportano democrazia e progressismo, sono loro i fanatici che esportano la mentalità di sinistra.

    È ancora presto per dare un giudizio su Trump, io mi auguro che l’attuale presidente mantenga quello che aveva promesso al suo elettorato, al suo popolo, semplicemente e puramente. Il “cowboy” è per definizione uno che pensa solo alle proprie vacche, non è uno che va a disturbare gli altri proponendo un modello “perfetto” di società. Trump torni ad essere il cowboy, ammesso che lo sia mai stato. Se invece Trump – per la vittoria del quale io ho esultato – dovesse mostrarsi socialista in politica interna e interventista in politica estera, tanto valeva tenersi la Clinton, che almeno era un po’ più di destra (liberista) in materia economica…

    • Milton Rispondi

      21 aprile 2017 at 21:08

      Condivido tutto tranne il finale. La Clinton sarebbe stata comunque il peggio del peggio (ricordiamoci il suo intervento in Libia).

      • step Rispondi

        22 aprile 2017 at 14:52

        Sì, ho voluto un po’ esagerare, è vero però che in materia economica Trump è troppo operaista, lo dice lui… è insomma un salto nel buio, la Clinton non sarebbe potuta andare su un terreno del genere, e poi non sarebbe comunque stata più a sinistra di Obama, proprio perché ne avrebbe risposto a certe lobbies, Hillary avrebbe rispettato in toto le regole del libero mercato. È chiaro tuttavia che preferisco Trump alla Clinton, anche per motivazioni culturali.

        Quello che voglio dire alla Maglie è che non conta se Trump delude Putin, quello che conta è se Trump deluderà il proprio elettorato: lui è stato eletto con scopi ben precisi, speriamo che si attenga a ciò che aveva promesso (tra l’altro trovo schizoide, anche dal punto di vista umanitarista che io non condivido, bombardare Assad e incoraggiare Erdogan).

  10. spago Rispondi

    2 maggio 2017 at 10:59

    L’esaltazione di un fascista guerrafondaio, di un ssocialista nazionalista, che non capisce e avversa il libero mercato e vuole lo stato forte, non poteva mancare da parte della Maglie. Nessun problema, per leggere qualcosa di liberale andremo altrove. Ridicolo però tenere insieme le invettive contro la statolatria di Bassani con il nazional socialismo della Maglie. Tanto vale avere anche una rubrica tenuta e Bertinotti che tanto anche lui ora si dice liberale.

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