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L’AMERICA C’È

Oltre alla base del macellaio Assad, i Tomahawak sganciati dagli Usa in Siria polverizzano il racconto che ci hanno propinato per mesi. Trump non è un isolazionista, non è un amico di Putin, al contrario è uno pronto a far valere la Forza della più grande democrazia liberale del mondo, ed è davvero una gran notizia...

IMG_0464Ci siamo svegliati in un mondo diverso, stamattina, sotto il rombo dei missili Tomahawak scagliati da due portaerei americane ancorate nel Mediteranneo contro la base siriana di Al Shayrat, la base del regime del macellaio Assad (perché questo è) da cui erano partiti gli aerei carichi di armi chimiche che hanno realizzato l’immonda strage di qualche giorno fa (perché questo è). Insieme alle piste, agli apparecchi, ai depositi e alla logistica di una base militare che ad ora non esiste più, sono stati inceneriti tutta una rappresentazione, tutto un racconto del mondo, messi vigliaccamente in scena dalle scalcagnate élite intellettuali occidentali, sempre più sconnesse dal cuore dell’Occidente. Il quale, a dispetto dei becchini precoci e interessati (destra fascio-baathista e sinistra filo-islamista, siamo sempre lì), batte ancora, e batte là dove deve battere. A Washington non c’è più Barack Obama, campione di orazioni e di tornei di golf, a Washington c’è qualcuno che se ritiene violate le “linee rosse” minime, il gas sui bambini e l’ostentata presunzione di impunità alle spalle dello Zar protettore, fa quel che si deve fare. Convoca una riunione del Consiglio di Sicurezza, nei cui posti chiave c’è la gente che ci deve essere, generali a quattro stelle del Pentagono e professionisti militari, non retori liberal di Chicago, ed esamina le opzioni di attacco. Ha scelto peraltro la più restrittiva, Donald Trump, e questo conferma una volta di più la sua vena pragmatico-nixoniana, piuttosto che idealistico-bushiana, per quanti paragoni preconfezionati con George W il Grande (per chi scrive, non per loro) il Giornalista Collettivo stia già riciclando nei suoi pezzi, che poi è sempre lo stesso pezzo.

Ma non è nemmeno questa, l’essenza di quel che è accaduto oggi, il portato storico sganciato insieme ai missili su Assad. Perché, per quanto il suddetto Collega faccia finta che non sia successo niente e anzi si atteggi da par suo a consumato analista nei salotti televisivi, da oggi potete prendere quello che costui ha scritto, girato, montato, postato negli ultimi mesi, e scaraventarlo nel cestino. Trump non è un isolazionista. Il solo fatto che l’enorme farloccata di un’amministrazione zeppa di generali del Pentagono che si riconverte a un isolazionismo anni Trenta sia stata contrabbandata come verità assodata dimostra inderogabilmente quanto non avevamo (non avevano) capito nulla di Trump, dell’America, del mondo. Il “tycoon”, come dicono loro, ovvero il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti, ha fatto della contestazione alla riluttanza obamiana a far valere la forza americana una chiave qualificante della sua narrazione da subito, dalle primarie del Gop. “Queste azioni odiose sono conseguenza della debolezza di Barack Obama“, disse il presidente subito dopo la strage, ed era mera cronaca. Se il gigante dorme sempre, se non libera la propria forza nemmeno quando vengono oltrepassate le “linee rosse” che lui stesso ha demarcato, è ovvio che il mondo diventi subito un luogo attraente per gangster internazionali di varia natura e gradazione, dal macellaio Assad all’autocrate Putin. Ecco, la seconda fake news polverizzata stamattina a suon di Tomahawak. Trump non è amico di Putin. Trump non è schiacciato su Putin, non è schiavo di nessun patto inconfessato con Putin, non ha nessuna soggezione o ritrosia di fronte a Putin. Non coltiva un esclusivo e monomaniacale anti-putinismo rispetto alle emergenze della nostra epoca, tra cui il terrorismo islamista (che Assad incentiva, è bene iniziare a famigliarizzare con questo concetto, come indicano le dimostrate scarcerazioni di leader importanti di Isis dalle sue prigioni per fagocitare l’opposizione), questo è evidente e salutare. Ma se c’è da bombardare il protetto per eccellenza di Putin, il macellaio che gasa indiscriminatamente e che é il vero ostacolo a una via d’uscita dall’inferno siriano, lo fa, dà l’ordine esecutivo, in una manciata di ore. “Anni di tentativi per cambiare il comportamento di Assad sono falliti, e falliti molto drammaticamente. Come conseguenza, la crisi dei rifugiati imperversa e la regione continua a destabilizzare, minacciando gli Stati Uniti ei suoi alleati. Questa sera invito tutte le nazioni civili a unirsi a noi nel tentativo di porre fine al massacro e allo spargimento di sangue in Siria, e anche a porre fine al terrorismo di tutti i tipi”. Non è un estremista, non è un putin3suprematista bianco reazionario, non è un criptofascista, come ci ha martellato la propaganda intellò. È il presidente della più grande democrazia liberale del mondo che stamattina ha deciso di tenere insieme il Diritto e la sua gemella inseparabile, quella infrequentabile secondo tutti gli Obama del mondo, e che invece sola fa camminare il fratello, la Forza. E ha usato anche toni ispirati, in proposito, ha ripescato l’immagine reaganiana della città sulla collina: “Finché l’America difenderà la giustizia, la pace e l’armonia prevarranno, alla fine” (chiunque pensi si tratti solo di sfoggio retorico è pregato come sempre di farsi un giro al cimitero di Omaha Beach).

Ma Donald Trump ha anche compiuto un capolavoro di realismo e di tattica, non solo non ci sfugge, ma la consideriamo un’altra buona notizia. Ha mandato un messaggio all’intero globo, con lo “strike” di stamattina, di per sé contenuto per quanto letale. L’America c’è. L’America ha intenzione di giocare un ruolo alla propria altezza in tutti gli scenari, compresi quelli da cui l’inettitudine obamiana sembrava averla estromessa. L’esplosione dei missili Usa è stata udita a Mosca, ovviamente, e dietro le ovvie dichiarazioni sul “crimine” e l’ “aggressione” americana c’è la consapevolezza di Putin che non può più giocare a scacchi in Medio Oriente prescindendo dalla Forza americana (e non a caso ancora prima del raid il portavoce del Cremlino si è sentito in dovere di chiarire che “il sostegno ad Assad non è incondizionato”). È stata udita a Teheran, forte e chiara, e anche tra gli ayatollah oltre le inevitabili condanne c’è la percezione che “il Grande Satana” è tornato a connettere le parole alle azioni, e quindi i margini di doppiezza sull’accordo nucleare si riducono. È stata udita, fondamentale, a Pyongyang, dal grottesco apprendista stregone che coltiva velleità di minacce atomiche, e che ha intrappolato l’ultimo Paese stalinista sulla Terra in una retorica guerrafondaia insostenibile. Ed è stata udita, per ultimo ma soprattutto, dal commensale che sedeva di fianco a Trump nella sua villa di Mar-a-Lago, il presidente cinese Xi Jinping. L’America c’è, l’America non esclude di manifestarsi con nessuna delle sue facce, “tutte le opzioni sono sul tavolo” come ha detto recentemente il segretario di Stato Rex Tillerson a proposito della Corea del Nord, e devono saperlo anzitutto i competitor globali dell’America. Non a caso, i primi a dichiarare appoggio totale all’iniziativa in Siria sono gli alleati storici, Israele, il Regno Unito, l’Australia. Forse, coperta dal rombo dei Tomahawak, si sta perfino ridestando l’autocoscienza dell’Occidente,e non ci sarebbe notizia migliore di questa.

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di on 7 aprile 2017. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

24 commenti a L’AMERICA C’È

  1. aurelio Rispondi

    7 aprile 2017 at 14:00

    Grande pezzo di verità.Si è cambiato non qualcosa ed anche di tanto.Obama con il suo senso d’inutilità partecipata ed asservita non c’e’ più ed è gioia per i liberali conservatori per i quali libertà e diritti umani meritano tutto il possibile,ed il possibile Trump la sta già facendo. L’eliminazione di canaglie assassine può essere un passo difficile per interessi economici e di geografie illiberali ma un buon passo avanti dove la forza viene finalmente usata a salvaguardia di vite umane che per questi assassini nulla valgono…bimbi compresi.Ora passiamo ad “altro”

  2. Francesco_P Rispondi

    7 aprile 2017 at 14:40

    – Hafiz Al Assad, il padre dell’attuale satrapo siriano Bashar Al Assad, fu il primo ad usare il terrorismo internazionale ai tempi dello FPLP, di Carlos e di Settembre Nero;
    – Il figlio ha ordinato l’assassinio del primo ministro libanese Hariri;
    – la dinastia degli Al Assad ha invaso e sottomesso il Libano;
    – gli Al Assad hanno riempito il Libano meridionale e la Siria di guerriglieri Hezbollah filo iraniani;
    – la Siria minaccia Israele quotidianamente;
    – ecc.
    Servirebbe un kilometro di carta per elencare i crimini degli Al Assad.
    Ora è venuto il momento di dire BASTA.
    Mentre Obama si appoggiava ai guerriglieri filo-qaedisti non ottenendo nulla se non una maggiore diffusione del radicalismo, Trump ha ha fatto tuonare i missili.
    Questo attacco è limitato, ma è un segnale fortissimo.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    7 aprile 2017 at 14:44

    Accertare la verità su un presunto crimine di guerra, prima di ricorrere ad una rappresaglia contro uno stato sovrano, sarebbe la logica d’un comportamento responsabile e sensato. Purtroppo la ragionevolezza non si può compare con i soldi; e di Trump non ci si può più fidare. È un parrucchino sopra una testa calda. Mi ricorda il generale Smith Patton, l“eroe” americano privo di coscienza morale, che preparava i suoi uomini con questi discorsi: «Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali!»
    Purtroppo gli USA non sono nuovi a queste sparate. Pretendono di esportare la democrazia con i bombardamenti a tappeto e con le armi all’uranio impoverito. Vedi la guerra in Afghanistan, quella in Iraq per distruggere le presunte “armi di distruzione di massa” di Saddam e gli attacchi in Siria alla fine del 2015.
    È ancora da dimostrare che Assad abbia realmente usato armi chimiche, mentre è accertato che l’uranio impoverito della “democrazia” made in Usa continuerà ad uccidere per migliaia di anni.

    • Ettore Avanzini Rispondi

      8 aprile 2017 at 01:38

      Ci sono i filmati in rete!! Chiaro che se lei non li vuol vedere, o se vuol dire che non esistono….

      • ultima spiaggia Rispondi

        8 aprile 2017 at 13:29

        Prima d’accusarmi di non voler vedere, lei cerchi di capire ciò che ho scritto.
        E se il gas fosse stato sprigionato, come sostengono in molti, da un deposito tossico colpito dalle bombe? Il filmato in rete lascia il tempo che trova. Occorrono prove certe ed inconfutabili. Questa è la sintesi del mio commento.

    • sergio Rispondi

      10 aprile 2017 at 13:05

      all’ ultima spiaggia, per l’appunto

  4. Franco Rispondi

    7 aprile 2017 at 17:44

    “è uno pronto a far valere la Forza della più grande democrazia liberale del mondo,” ….. SOLO PER CAPIRE:
    – è la stessa DEMOCRAZIA che ha AMMESSO DI AVER CREATO L’ISIS???
    – è la stessa DEMOCRAZIA che ha fatto la guerra in IRAQ con FALSE ACCUSE???
    – è la stessa DEMOCRAZIA che ha ABBATTUTO GHEDDAFI per “salvare i libici”???
    – è la stessa DEMOCRAZIA che ha mandato sue truppe, suoi aerei a BOMBARDARE in Siria i cosiddetti “terroristi” senza che il LEGITTIMO GOVERNO li avesse chiamati???
    – e la stessa DEMOCRAZIA che già voleva BOMBARDARE ASSAD accusandolo di aver gasato il suo popolo quando invece lo stesso MIT ha detto che non è vero????

    • Ettore Avanzini Rispondi

      8 aprile 2017 at 01:41

      No, non è la stessa democrazia. Quella a cui lei si riferisce,era la scellerata ideologia assassina di barack hussein obama…il vostro amato leader diversamente bianco, affiancato dalla putrida hillary…Ha presente?

    • CESARE SANITA' GOSS Rispondi

      8 aprile 2017 at 19:49

      Se fossi stato in lei quel post lo avrei pensato parlato con i compagni di merenda e poi lo avrei dimenticato. Con quello che lei ha scritto si è dato una bella zappata sui piedi. E’ tutto vero quello che ha scritto che la DEMOCRAZIA AMERICANA HA FATTO NUMEROSI SBAGLI CRIMINALI, ma era l’America di BUSH e poi di OBAMA non certo quella di TRUMP, non crede? E allora, voi DEM fatevi una ragione perché TRUMP è il presidente degli Stati Uniti regolarmente eletto. Non è come in Italia che i DEM fanno governi su governi con personaggi no eletti dal popolo.

  5. feli Rispondi

    7 aprile 2017 at 17:48

    ma davvero siamo certi che è ciò che è successo è stato voluto da Assad? è difficile credere che, nella situazione già precaria in cui si trova, abbia deciso di farlo, provocando così ritorsioni da tutto il mondo…non saranno stati i suoi nemici che in questo modo sono riusciti a renderlo odioso? Non succederà che, per liberare la Siria da un dittatore,la si metterà nelle mani di gente ancor peggiore?

    • aquilone Rispondi

      7 aprile 2017 at 19:09

      Sull’ultima tua domanda puoi starne certo

  6. geometra 67 Rispondi

    7 aprile 2017 at 17:55

    Sono perplesso!Trumpiano della prima ora giustifico questa azione solo come messaggio alla Cina (Nord Corea)e Iran e per uso interno la temporanea rottura con Putin.L’uso dei gas è perlomeno sospetto(bombardare un deposito di munizioni con armi chimiche è stupido)e solitamente i gas vengono usati da chi sta perdendo la guerra e Assad ha praticamente vinto!I servizi segreti USA in M.O. sono notoriamente farlocchi,solo quelli israeliani sanno la verità dei fatti.Comunque cosa spera caro Sallusti nel dopo-Assad?una primavera araba?la nascita di una democrazia?Sa benissimo che nei paesi mussulmani morto un dittatore sanguinario se ne fa sempre un alto!

    • Milton Rispondi

      7 aprile 2017 at 18:25

      Sottoscrivo questo e gli altri commenti critici ed aggiungo:
      – Assad è così fesso da usare armi chimiche in questo frangente ?
      – Dopo Assad (come dopo Gheddafi) non sarà molto peggio ?
      – Erdogan è forse meglio di Assad ?
      A mio parere i 6 anni di guerra e devastazioni in Siria sono stati provocati da Erdogan ed Arabia Saudita. Ma subito dopo, aiutando i ribelli, potenziata da USA e Francia (guardacaso gli stessi che hanno bombardato Gheddafi con i risultati che vediamo).
      Se come dice Luttwak americani ed europei se ne stessero a casa sarebbe molto meglio per tutti. Tanto nessun paese a maggioranza mussulmana può essere democratico, quindi sarebbe ora di farcene una ragione ed accettare in quei paesi i vari Assad, Gheddafi, Al Sisi, e persino Erdogan.

  7. Franco C. Rispondi

    7 aprile 2017 at 18:39

    Che delusione questo Trump!
    Altro che volontà di dialogo con la Russia.
    Negli stati uniti, chiunque esso sia, il presidente è una marionetta nelle mani dello Stato Profondo, massoni il cui fine è solo quello del governo mondiale.
    Mi sono sempre sbellicato dal ridere sentendo Teheran parlare di “grande satana”.
    Adesso, pur non provando alcuna simpatia per gli ayatollah, ho comunque smesso di ridere.

  8. aquilone Rispondi

    7 aprile 2017 at 19:21

    Disapprovo questo attacco anche perchè non fa parte di una strategia ma pare sia un intervento spot. Ma qualcuno ce l’ha una strategia? Mi sembra peraltro che fosse stato accertato dall’onu che armi chimiche Assad non le avesse. Potrebbe quindi essere che, bombardando, abbiano colpito un deposito ribelle di armi chimiche. Non so, ma sono assai perplesso su questo modo “leggero” di fare la guerra. Intanto navi russe sono entrate nel mediterraneo. E se anche queste si mettessero a sparare per semplice rappresaglia?
    Son tutti matti!
    Una cosa è certa. Così facendo Trump ha destabilizzato i rapporti con la Russia e ha dato una grossa mano aI RIBELLI. tUTTO CIò perchè ha visto in TV i corpicini di bambini uccisi. Un pò come quando la merkel vide le fotografie di quel bimbo annegato in Turchia e decise di ospitare un milione di siriani.
    Credo che un buon capo di stato non possa farsi influenzare così facilmente dalle immagini. Ma forse hanno ragione quelli che pensano che sia tutto un complotto ben orchestrato

  9. orsonero Rispondi

    7 aprile 2017 at 20:25

    Mi auguro che Tramp abbia prove
    piu’ che certe su chi ha scatenato
    l’inferno con i gas letali.
    Sono perplesso.
    C’e’ qualcosa che non torna.

  10. ludovico Rispondi

    7 aprile 2017 at 20:27

    Andiamoci piano.

    Trump a parte, l’articolo mi pare un po’ psichedelico, non supportato da fatti e molto debole dal punto di vista logico. Senza nessun filtro critico, né fattuale né logico, l’autore pretende vere tutte le affermazioni dell’Amministrazione americana. L’eco servile che segue a ruota da parte degli alleati no rende più credibili la versione che Trump ha sbandierato.

    Come sappiamo, lo establishment da cui si attinge negli ultimi anni è piuttosto ignoratone, e ha indotto a commettere parecchi errori di politica estera i presidenti, a prescindere. L’ignoranza degli staff è molto responsabile del casino in Medio Oriente e in Egitto, per non parlare dell’impresa in Libia, considerata irresponsabilmente da Obama e Sarkozy una buona mossa pre elettorale a buon mercato.

    Allora vediamo: il ritiro delle armi chimiche, effettuato da esperti occidentali, sarebbe stato una farsa (incluse le navi che le trasportavano che ci hanno fatto vedere in TV)?

    Notiamo che, ahimè, non si è fatta la stessa cosa con le armi chimiche detenute dai cosiddetti “ribelli”, e sono stati osservatori imparziali a dirci che simili armi erano state usate da entrambe le parti.

    Inoltre, stando al ragionamento esposto nell’articolo, sembrerebbe che Assad non vede l’ora di farsi far fuori dagli americani dandoli il pretesto con l’utilizzo di armi chimiche. Militarmente non ne ha nessun bisogno, visto che quelle ‘ammesse’ sono tanto o più efficaci, quindi sarebbe puro masochismo.

    L’articolo implica che Assad pensa che facendosi odiare dagli occidentali potrà restare di più al potere? Ma Assad sa benissimo che gli occidentali sono molto sensibili alla differenza tra morire gasati e morire vaporizzati dai missili (nel cui caso se ne fregano).

    Quindi ripeto, andiamoci piano, niente esaltazioni!

  11. lombardi-cerri Rispondi

    8 aprile 2017 at 06:46

    Ancora una volta i cosiddetti intellettuali non ne hanno azzeccato mezza.
    Ora, per divertirvi vi do la versione che tirerà fuori il Giulietto nazionale
    Putin e Trump era d’accordo sin da prima delle elezioni di Trump. Ora per confondere le accuse si sono messi d’accordo: uno attacca , il secondo risponde a parolone e minacce.
    Quanto ai saggi gufi che dicono : prima di attaccare bisogna trattare ed essere d’accordo con tutti i paesi del mondo ricordo solo un piccolo dettaglio storico. L’Italia è uno dei pochi paesi del mondo che le guerre le ha dichiarate TUTTE , vincendole SENPRE per merito altrui.Quindi il silenzio sarebbe d’obbligo.

  12. Sergio Andreani Rispondi

    8 aprile 2017 at 07:56

    L’America c’è eccome: è l’aviazione dell’ ISIS.

  13. adriano Rispondi

    8 aprile 2017 at 10:36

    Situazione normalizzata.Anomalia finita.Ottima la strategia di sostituire dittatori con altri peggiori.Eccellente quella di combattere i terroristi aiutando chi dirige il traffico a Stoccolma.Sulle camere a gas di oggi solo granitiche certezze.Domani bombardiamo Mosca perché l”intelligenza” dice che è complice.Così saremo deliziati da altri possenti fragori.Gli ultimi,quelli di Kubrick.Che bella la presidenza Obama.Oggi si capisce il motivo del Nobel.I disastri che ha combinato sono bazzecole rispetto a quelli della nuova gestione se si continua così.Rimane solo il delirio della propaganda.Alla pila dei problemi invece di toglierne se ne aggiunge uno nuovo.Come in informatica trattasii di una struttura LIFO,last in first out.Adesso capisco lo slogan.America first.

  14. Francesco_P Rispondi

    9 aprile 2017 at 07:45

    Le prove evidenti dell’uso dei gas ci sono, sono pubblicate, ma ignorate dalla stragrande maggioranza dei media.
    Consiglio a tutti di leggere questo articolo https://news.usni.org/2017/04/07/us-planned-executed-tomahawk-strike e in particolare quando parla dell’intelligence.
    Osservare con cura l’ultima immagine, quella relativa al probabile cratere d’impatto della bomba che smentisce la tesi propagandistica della fabbrica di materiale chimico bellico colpita.
    Cliccando sulle immagini è possibile guardarle ad alta risoluzione.
    Assad, i russi, l’agenzia Sputnik e tutti quelli che blaterano contro gli americani sembrano proprio il ladro che accusa il derubato.

    • adriano Rispondi

      9 aprile 2017 at 12:55

      Bene.Ci sono le prove.Benissimo.Supponiamo che,come molti sostengono,l’obiettivo primario sia destituire Assad.Un cretino medio come me ritiene che sarebbe stato meglio chiedere un intervento di una autorità internazionale,includendo la Russia,per avviare una indagine sulla questione.Se ci sono le prove,se chi controlla il territorio sono ribelli moderati a cui gli USA se non favorevoli non sono ostili,non sarebbe dovuto essere difficile,anzi.In quel caso chi si sarebbe opposto avrebbe potuto essere accusato di nascondere qualcosa.Oggi no.A parte il problema successivo della sostituzione con chi e con che cosa e sperando che a prendere le decisioni ci sia qualcuno che sia qualcosa di più di un cretino medio,perchè si preferisce bombardare?

    • ultima spiaggia Rispondi

      9 aprile 2017 at 13:10

      «… Al Cesi stiamo esaminando le foto che circolano relative a quell’avvenimento e, se da una parte ci sono alcuni dati che lasciano pensare che possa essere stato Assad o più che Assad un comandante indipendente che ha deciso di utilizzare armi chimiche, altre cose, ma è troppo presto per valutarlo – e parlo di fonte aperta – lasciano presagire la possibilità che sia stato colpito un deposito di ribelli e che questi abbiano fatto uscire il gas che poi ha ucciso tutte quelle persone. Ma ripeto, coi mezzi che abbiamo a disposizione al CeSi, è ancora presto per dirlo…».http://www.ilgiornale.it/news/politica/lattacco-chimico-siria-forse-iniziativa-generale-1383906.html

  15. step Rispondi

    10 aprile 2017 at 15:07

    Resto sostenitore di Trump, è ancora presto per giudicarlo negativamente, mi auguro che Donald si legga un po’ di Ron Paul, mi auguro non tradisca l’attitudine isolazionista. Il problema è che gli USA hanno un bilancio militare che è 10 volte quello della Russia: dovranno pur “metterlo a frutto” in qualche modo… per non parlare del fatto che gli americani hanno più di mille basi nel mondo, mentre i russi fuori dai loro confini ne hanno due… cito i russi tanto per usare un metro di paragone, non sono diventato russofilo.

    George Friedman, fondatore del centro analisi strategiche Stratfor, afferma esplicitamente che “noi [americani] possiamo invadere ogni paese nel mondo, mentre nessun paese può invaderci, tuttavia non possiamo invadere l’Eurasia; la tattica è fare in modo che i paesi si dilanino tra loro”. E poi: “stiamo posizionando armi in tutti i paesi dell’Est europeo, approfittando della loro russofobia, ovviamente agiamo al di fuori del quadro della NATO”. E ancora: “il nostro obiettivo non è vincere il nemico ma destabilizzarlo: la destabilizzazione è il solo scopo delle nostre azioni estere, non instaurare la democrazia; quando abbiamo destabilizzato un nemico dobbiamo dirci *missione compiuta* e tornare a casa”. Discorso tenuto presso il Council of Foreign Relations il 4 febbraio.

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