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La scuola è sessista. Con gli uomini

I mass media hanno dato ampio risalto alla notizia della femminilizzazione nella scuola italiana. In effetti, l’argomento merita una riflessione più attenta e più pacata per le sue molteplici conseguenze. Oggigiorno nella scuola d’infanzia i docenti maschi sono lo 0,7 per cento; il 3,6 per cento nella scuola primaria; il 22 per cento nelle medie e il 34,36, per cento nelle superiori. In complesso, su un totale di 729.997 docenti soltanto 126.317 sono uomini, cioè il 17,3 per cento, contro le 603.680 professoresse. Il fenomeno è osservabile in tutti i paesi Ocse, ma presenta punte assai più elevate in Italia. Gli esperti di problemi scolastici attribuiscono a diversi fattori la causa di ciò: agli stipendi del settore pubblico inferiori a quelli del privato, alla tendenza delle insegnanti a sottrarsi agli scioperi per ottenere miglioramenti salariali, ragioni dalle quali deriva il limitato potere contrattuale e sindacale.

In realtà, però, il processo di femminilizzazione assume un significato non sempre positivo sul piano didattico-educativo, proprio in un momento storico in cui più parti della società civile auspicano che la scuola svolga un ruolo anche educativo. Sì, perché la crisi della scuola – istituzione educativa e formativa di fondamentale importanza ai fini dello sviluppo e della crescita di adolescenti in fase di crescita dal punto di vista intellettuale e morale – è lo specchio più profondo, non solo di quella economica ma anche culturale e valoriale della società. E’ all’interno del mondo scolastico, infatti, che affiorano problemi e fragilità psicologici, didattici che esigono risposte differenti che solo i docenti di ambo i sessi possono dare. Porre la questione di una più attiva presenza maschile a scuola significa quindi affrontare un argomento importante: la sua funzione educativa oltre che dell’istruzione, come avviene attualmente, cioè finalizzata alla sola preparazione professionale. Dunque, ribadisco: il rafforzamento della figura dei professori non serve per istruire soltanto, ma per co-educare e garantire alle nuove generazioni la rinascita del valore maschile(siamo o no in epoca in cui conta il gender?) nella formazione delle nuove generazioni. Del resto, La centralità dell’aspetto educativo da coltivare nel campo scolastico fu individuata Insegnantedopo l’Unità d’Italia(basti pensare al romanzo “Cuore” di Edmondo De Amicis), allorché i ministri della Pubblica Istruzione e i maestri dell’epoca si mostrarono più attenti alla didattica e alla questione educativa perché percepirono esattamente il ruolo sociale e culturale dell’istruzione, considerata un fattore di crescita del paese. E certamente anche allora gli stipendi degli insegnati erano inadeguati, ma ciononostante i maschi erano numericamente di più di adesso, la professione dell’insegnante aveva un più elevato riconoscimento pubblico e di sicuro non si parlava di femminilizzazione. Attualmente il riconoscimento sociale e il ruolo educativo dell’insegnante è sottovalutato. Da un lato l’emancipazione delle donne; dall’altro la tendenza del maschio – dopo il ’68 – a sottrarsi alla sua funzione come padre e come educatore hanno inciso nel negativamente nel processo educativo.

Alla situazione odierna, però, si è arrivati anche per un’altra ragione tutt’altro che secondaria: perché il sistema di istruzione è considerato dalla classe politica una spesa, non un investimento a lunga scadenza. Dai limiti denunciati è derivata una miscela esplosiva che ha generato magri stipendi, precariato, assenza di carriera, di riconoscimento sociale, di alunni e di genitori sempre più indifferenti all’educazione dei propri figli o aggressivi nei confronti dei professori e fenomeni di bullismo. Difronte a questo quadro sconfortante o i responsabili saranno in grado di invertire rotta o i problemi educativi si aggraveranno ulteriormente, con tutti i risvolti sociali negativi.

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di on 14 aprile 2017. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a La scuola è sessista. Con gli uomini

  1. Padano Rispondi

    18 aprile 2017 at 11:07

    Tutti gli insegnanti maschi che conosco avrebbero voluto fare tutt’altro.
    Lo sono diventati solo per ripiego.

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