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Auguri, grande Papa Benedetto XVI

Il giorno di Pasqua Joseph Ratzinger compie novant'anni, e ci manca terribilmente. Ci manca quel piccolo, ostinato uomo aggrappato al bastone papale e ai millenni di pensiero di quella civiltà occidentale che difendeva e rivendicava. Una civiltà oggi mortalmente minacciata, e che avrebbe dannatamente bisogno delle sue parole...

ratzingerNovant’anni fa a Marktl, comune dell’Alta Baviera che non arriva a tremila abitanti, nasceva Joseph Aloisus Ratzinger, oggi Papa emerito della Chiesa Cattolica sotto il nome di Benedetto XVI. Novant’anni domenica 16 aprile, il giorno di Pasqua, una casualità necessaria, un concentrato simbolico che tiene insieme tutta la vita di un uomo, una vita spesa ad affrontare il mistero abissale eppure luminoso di un Dio che si fa carne, dolore, sangue, perfino morte. Per amore. Un paradosso logico che Joseph Ratzinger ha sezionato tutta la vita, con l’arma privilegiata dell’intelletto, senza scorciatoie mistiche o all’opposto deviazioni politiciste, secolari, ben aggrappato all’edificio scolpito dai Padri della Chiesa e dalla grande filosofia scolastica. Ma sapendo sempre, in quel foro interiore che va ben oltre l’intelletto, e che nei bivi decisivi dell’esistenza si riprende sempre i suoi diritti, che la scelta di Dio, di quel Dio controintuitivo che si è abbassato al grado più infimo dell’umano, non è una teoria. È una scommessa, un azzardo, un giro di roulette, come voleva Pascal, e come lo stesso cardinale Ratzinger, poco prima di diventare Papa, propose “agli amici non credenti” in un memorabile discorso pronunciato a Subiaco. “Vivere come se Dio ci fosse“. Per amplificare al massimo la libertà dell’uomo, e dotarla di un senso razionale.

Ha sempre oscillato tra questi due poli, l’avventura umana e spirituale di Joseph Ratzinger. Lo studioso, il teologo, “uno che riflette e medita sulle questioni spirituali”, come si definisce nel libro-intervista con Peter Seewald Ultime conversazioni, in realtà una sorta di spaccato sul flusso di coscienza di uno dei più grandi pensatori viventi, un “filosofo” nel senso greco incompreso dalla congrega di intellò mondani che hanno speso fiumi di parole su di lui senza comprenderne una delle sue. E poi lo scommettitore, il credente per scelta reiterata quotidiniamente, “un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore” che i cardinali indicarono “dopo il grande Papa Giovanni Paolo II”, come si descrisse il giorno dell’elezione al soglio pontificio. Mai, in nessun caso, il politico, l’ideologo, l’uomo di governo o di pedagogia sociale, ed è per questo che ci manca dannatamente, Papa Ratzinger, come manca a tutti coloro che oggi, quando l’Occidente è minacciato mortalmente da nemici lontanissimi tra loro, ma uniti da una radice comune (appunto, la negazione dell’irripetibile anomalia occidentale, della nostra anomalia), bramerebbero parole pregnanti, eccezionali, orgogliose come quelle del discorso di Ratisbona, ancora oggi l’ultimo scoglio intellettuale a cui aggrapparsi per presidiare l’anomalia. “La profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia”. Questa, è l’anomalia. Questi, siamo noi, volenti o nolenti uomini greco-romani-cristiani. È per questo, che il Vangelo di Giovanni esordisce col logos di Platone e Aristotele, in principio era il Verbo. Ed è per questo, è grazie a questo matrimonio imperscrutabile tra ragione classica e fede cristiana, che compare nella nostra civiltà qualcosa come la “persona“, dotata di dignità intrinseca in sé, che poi diventa l’individuo dotato di inalienabili diritti della tradizione liberale, il quale si muove da subito in un territorio “laico” perché rischiarato dall’esercizio del pensiero, com’era già implicito nel dettato evangelico. A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio. L’anomalia, la diversità, l’eccezione irriducibile della civiltà occidentale che Joseph Ratzinger ha difeso e rivendicato dal primo all’ultimo giorno di pontificato, mentre in varie parti del mondo si uccideva e si uccide (anche in Occidente, dall’11 settembre fino a Stoccolma) urlando che un Dio è grande, si sgozzano gli infedeli, si impiccano gli impuri, si vive o si muore se si sanno a memoria o meno i versetti del Corano.

Questo, ci manca terribilmente. Ci manca quel piccolo, ostinato uomo aggrappato al bastone papale e a millenni di pensiero che noi frulliamo continuamente nel discount finto-progressista del multiculturalismo, e che lui invece voleva preservare, issare ancora a bandiera, farne ancora un confine di senso, stai con la persona o col collettivo, col Dio che soffre e muore o col Dio che stermina, con la ragione o con la sharia. E se certo la contrapposizione con l’altro, col successore, col Papa dell’ecologismo e del “pugno tirato” ai martiri di Charlie Hebdo è ormai stucchevole genere letterario, noi non possiamo fare a meno di ammettere che in questa Pasqua ci piacerebbe sentire, fosse anche un’ultima volta, la voce metallica di Benedetto XVI dire qualcosa sul Senso, sul mondo, su di noi. Ma sappiamo che lui, anche oggi, non smuoverà gli occhi da quelle pagine in cui ha voluto rintanarsi, forse scottato dallo stato di quella civiltà che amava così tanto, e ci accontentiamo di fargli i nostri umili, insignificanti, sinceri auguri.

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di on 14 aprile 2017. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 commenti a Auguri, grande Papa Benedetto XVI

  1. Luca Rispondi

    14 aprile 2017 at 22:11

    Una delle migliori guide spirituali che siano arrivate .Lui davvero ci manca.Ma come tutti i migliori,mai migliorasti,non trova l’amore dovuto a cultura ,intelligenza,visione e dedizione alla crescita del genere umano.

  2. geometra 67 Rispondi

    15 aprile 2017 at 12:00

    Troppo grande per i nostri “intellettuali al caviale”!Comunque lo Spirito Santo avrebbe dovuto evitare di far eleggere un Papa come Franceso illetterato e senza studi teologici!Il mio Papa è Benedetto XVI !

  3. recarlos79 Rispondi

    15 aprile 2017 at 12:16

    Sallustio quella civiltà’ (con momenti oscuri certo, ma pur sempre civiltà’) e’ cristiana. Quel cristianesimo che ti serve contro i musulmani ma di cui te ne freghi quando si parla di matrimonio o aborto.

  4. Carlo Gallia Rispondi

    15 aprile 2017 at 17:45

    Bellissimo articolo, caro Sallusti. Ma l’Occidente meritava un papa così? Quanti, dopo gli attacchi seguiti al discorso di Ratisbona, si sono fatti sentire dicendo “Je suis Benoit XVI”?

  5. Antonio Anselmi Rispondi

    15 aprile 2017 at 20:54

    Sono un agnostico che non ha la preparazione per capire tutto ciò che si dice in questo articolo. A me è rimasto il ricordo che quando il Papa si è dimesso era impending una denuncia all’Aia perché non aveva fatto abbastanza contro i preti pedofili. Inoltre c’era il problema dei seminari vuoti. Qui a Brescia chiudono le chiese. Ora non so se corra buon sangue tra i due papi. Leggo invece in continuazione insulti volgarissimi a Francesco da parte dei ciellini. Comunque due vittime della pedofilia si sono ritirate dalla apposita commissione vaticana. Personalmente sono conquistato da Francesco quando cerca di mettere d’accordo i rappresentanti delle varie religioni. Mi piacerebbe davvero che questa intesa si creasse ed aiutasse ad evitare guerre, certo che se ci si insulta così fra cattolici le speranze che i mie figli vedano un mondo migliore svaniscono

  6. cerberus Rispondi

    15 aprile 2017 at 23:16

    Il discorso di Ratisbona è stato il punto di rottura.
    Non poteva essere accettato un Papa che dice la verità sui fatti di oggi. Meglio un Papa politicamente corretto che non dice le cose come stanno. Meglio piegare la testa di fronte alla feccia che ci circonda e che ci vuole schiacciare. Ma vendere l’occidente in nome del multiculturalismo costerà caro a tutti.

    • duxcunctator Rispondi

      9 maggio 2017 at 00:11

      Laudetur Jesus Christus!

      Lei, egregio sig. “cerberus”,
      afferma:
      “Meglio un Papa politicamente corretto che non dice le cose come stanno.”
      Ora, sono a chiederle: è forse possibile che il profilo da lei descritto (e che resta notevolmente meno abominevole di quello dell’Innominato) si possa attagliare al Vicario di Cristo?
      Forse che Cristo è uno che NON dice le cose come stanno?
      E forse che il Suo Vicario è uno la cui Fede è meno che Cattolica?

      Grazie in anticipo per le sue risposte

      Dio Benedica i Suoi figli

      +Christus Vincit+

      FMP,
      figlio di Dio,
      Cattolico Apostolico Romano

  7. Luca Rispondi

    16 aprile 2017 at 11:39

    Ratisbona divide la concretezza di una verità’ scomoda che misura le condizioni vere di una sorta di fideistimo politicante e quello che fa o farebbe comodo a classi imperanti anche attraverso le apparenze fideistici.Lui il miglior papa che potessimo avere ed il primo a dover essere allontanato perché poco fosse .

  8. Della Rossa Carlo Rispondi

    16 aprile 2017 at 19:26

    Carlo Della Rossa QUESTO E’ IL NOSTRO PAPA NON L’argentino,TORNASSE DA DOVE E’ VENUTO E’ UN satana vestito di bianco,RATZINGHER E’ IL NOSTRO PAPA.AUGURI SANTO PADRE.

  9. Francesco_P Rispondi

    17 aprile 2017 at 05:43

    Se io fossi il Diavolo che Papa preferirei, Benedetto o Francesco?
    Andate al di la dell’apparente follia della questione e datevi una risposta. Poi fate il contrario del vostro nemico.

  10. Pier Luigi Ditta Rispondi

    22 aprile 2017 at 12:22

    ci manca ….. tanto …..

  11. CESARE SANITA' GOSS Rispondi

    11 maggio 2017 at 19:27

    Tanti AUGURI DI BUON COMPLEANNO al MIO PAPA! Cesare

  12. Sergio Andreani Rispondi

    18 maggio 2017 at 07:18

    Signor Sallusti,

    sono parecchi mesi che non pubblica più articoli contro contro Assad e i Russi che non combatterebbero a sufficienza l’ISIS.

    Come mai ?

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      22 maggio 2017 at 18:11

      Perché ormai mi pare una realtà assodata. Saluti

      • Sergio Andreani Rispondi

        24 maggio 2017 at 06:50

        Sicuro.

        Invece gli Usa quando bombardano da quelle parti, spesso si sbagliano e colpiscono i soldati siriani.

        Come a Settembre dello scorso anno a Deir Ezzor ( 60-80 morti.)

        Ma loro possono.

        Sono una democrazia.

      • Sergio Andreani Rispondi

        25 maggio 2017 at 19:23

  13. Domenico Rispondi

    30 maggio 2017 at 23:11

    Grande papa

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