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Oggi pensiamo alle donne di Fabo

Rimasto tetraplegico e cieco in un incidente, è andato a morire in Svizzera. A lottare con lui per l'eutanasia, ad assisterlo e sapergli dire addio sono state loro, madre e fidanzata. Piegate eppure in piedi per affrontare il suo dolore, da oggi alle prese con il loro

Fabo e Valeria“Dj Fabo libero”, evento su Facebook. Ci clicchi per vedere fino a che punto arriva la surealtà, mentre il fatto che sia stato creato un raduno interattivo in attesa delle scelta irreversibile di un uomo agonizzante ti colpisce come uno schiaffo nel sonno, appare pure “Dj Fabo hai sbagliato”. Sì, c’è anche questo di gruppo. Quando ho letto della morte di Fabo ho pianto pensando a loro, a quelle due donne che lo hanno accompagnato fin lì. Perché la storia di Fabiano Antoniani sono prima di altro sua madre e la fidanzata Valeria. Lui, rimasto tetraplegico e cieco in un incidente ha usato la voce della sua compagna per inviare un appello a Mattarella, perché sollecitasse una decisione del Parlamento su eutanasia e temi etici. Macché, Roma è stata vigliacca ancora una volta e per morire il radicale Marco Cappato l’ha accompagnato in Svizzera per il saluto finale, intestandosi una battaglia che dovrebbe essere risolta da tempo nella garanzia totale e incondizionata della libertà del singolo. E se si superasse il fastidio del commento privo di spessore e casuale alla vicenda, dell’autoreferenzialità dell’opinione media, il fatto che di Fabo si parli è una cosa buona. Spinge il dibattito, guarda un po’ oltre lo zerbino di case da cui troppo spesso le questioni dirimenti e vitali vengono lasciate al bando. Ma tutto questo, in fondo, è già stato detto, pensato, e pure meglio.

Sono loro, quelle due donne a spezzare il fiato oggi. Perché ci vuole più coraggio nel lasciare andare qualcuno di quanto non ce ne voglia per andare in guerra. Occorre essere eroine per non intestarsi il perpetuo sacrificio, che in troppi casi diventa egoismo e incapacità di salutare chi è già andato via da tempo. Scegliere di rispettare le scelte, non essere infermiere no-stop. Perché è contro natura sopravvivere ai propri figli. Non puoi accettare la morte di un figlio, non puoi farci pace. L’amore totale però ti fa accettare di vederlo morire, di tenergli la mano nel suo ultimo respiro. Di accantonare l’angoscia che ti è esplosa nel petto quando l’hai saputo ferito per trasmettergli serenità. Accarezzarlo col pensiero, con la parola, mentre sai che morendo lui finisci anche tu, ché se ne va la tua parte migliore, la tua continuazione nel mondo. L’eredità che hai partorito. L’hai sentito muoversi in grembo, hai accarezzato prima la pancia, poi lui, fatto di bisogni e immani sorprese. E finché c’era, afflitto e bisognoso, finché c’era bisognava essere colossi dalla forza inesauribile. In piedi di pane e adrenalina e battaglie quotidiane. Ora che lui finalmente ha realizzato la sua volontà, ora che il suo dolore s’è dissolto eccole che iniziano a sentire il loro, di dolore. Appena passato il refolo del sollievo che provi appena s’allontana la malattia e arriva la pace, incombe lo strazio. Di chi l’ha cresciuto e di chi l’ha amato poi, di chi c’ha fatto l’amore, c’ha sognato, l’ha guidato e s’è fatta guidare. Di chi l’ha scelto. Allora ieri, mentre l’Italia pesava tanto al chilo la volontà incrollabile di Fabo, un secondo dopo sono apparse loro, dritte anche se piegate. E sono gigantesche, come chi sa dire addio senza rancori, senza che sia la fine. E sono bellissime. E frantumano il cuore immerse nel silenzio assordate di domani.

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di on 3 marzo 2017. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

16 commenti a Oggi pensiamo alle donne di Fabo

  1. ultima spiaggia Rispondi

    28 febbraio 2017 at 10:05

    È il colmo dei colmi che uno Stato sordo, cieco e muto, che pratica il terrorismo fiscale in maniera spregiudicata, spingendo molte vittime al suicidio, si ostini a fare il “moralista” sul tema eutanasia.

  2. Luca Rispondi

    28 febbraio 2017 at 11:20

    Sembrerebbe inno romantico a donne che perdono un amore per sempre ma invero e’ la continuità di una battaglia di diritto al controllo del proprio corpo e della propria vita cui siamo lontani se non quando ci finiamo dentro per disgrazia o malattia e per le sorde e vili maestranze politiche che magari per non perdere i voti di chi pensa quando sta bene che la vita sia sacra anche quando di vita nulla vi è più .Ancora un grazie a questi o quelle che ci producono pensieri giusti e di civiltà .

  3. geometra67 Rispondi

    28 febbraio 2017 at 11:29

    Dj Fabo,nelle condizioni in cui si trovava,aveva tutto il diritto di suicidarsi!L’intervento del sig. Capato è invece sgradevole!Tutto poteva essere fatto senza di lui,senza trasformare ed approfittare di una tragedia PERSONALE per un spot sull’eutanasia.A parte la distinzione tra suicidio , eutanasia e testamento biologico etc.che dovrebbe essere ben chiarita,la discussione sull’argomento dovrebbe essere condotta senza spinte emotive create ad arte!

  4. maboba Rispondi

    28 febbraio 2017 at 11:55

    Non voglio ribattere ad un articolo secondo me profondamente sbagliato come questo, ma far notare il paradosso di quelli che si lamentano del troppo stato in tutti i campi, adesso vogliono che lo stato entri anche in cose da cui deve stare lontano mille miglia. Addirittura siamo all’accettazione dell’euatanasia praticata dalla struttura pubblica, come quella che si pratica con gli animali. Siamo alla follia.

    • Lisa Rispondi

      28 febbraio 2017 at 14:30

      Sono perfettamente d’accordo con te. L’eutanasia è assolutamente illiberale. Nessuno dovrebbe decidere per la vita altrui. Il testamento biologico non può avere nessuna validità, perché gli individui possono cambiare idea anche una settimana dopo averlo depositato. Per quanto riguarda il suicidio assistito si può dire, in effetti, che trattasi di libera scelta individuale però, in altri paesi dove è già regolamentato, ci sono casi di suicidio inammissibili a carico dei contribuenti. In Olanda si può ricorrere alla “dolce morte” anche per depressione e futili motivi. E non è aberrante uno Stato che sopprime i propri cittadini? E, comunque, una società non è solo dottrina o ideologia, è anche valori e principi. Ed è sana una società che discute di come regolamentare o liberalizzare la morte? Che rimane indifferente ai genocidi alle porte dei propri confini? Che urla disperata se a morire, invece di persone, sono gorilla e orsi? Da atea penso che la cultura cristiana ci aveva insegnato la sacralità della vita, con la cristianofobia i nostri valori sono stati sgretolati e non sono più sicura di ritrovarmi in una società civile, soprattutto quando vengono messi in discussione anche i diritti basilari dell’individuo per favorire un multiculturalismo deleterio. L’Occidente è sempre più inguardabile.

  5. Emilia Rispondi

    28 febbraio 2017 at 12:07

    Uno Stato che dei problemi veri se ne sbatte. Lo ripeto ancora una volta: la mafia ha più cuore dello Stato. Mi spiace dire questo ma è la verità.

  6. adriano Rispondi

    28 febbraio 2017 at 13:39

    Discorsi ricorrenti,su fatti ricorrenti,in un paese fermo.Siamo cattolici e basta.Chi ha vissuto realtà simili conosce la partita che si gioca da soli.Quando l’interessato è in grado di esprimere la propria volontà non dovrebbero esserci problemi.Invece non è così perché qualcuno non vuole.Questa democrazia,che da più parti sta dimostrando rovinosi limiti,trova anche in questo caso la maniera di dire no ad una libera scelta.

  7. step Rispondi

    28 febbraio 2017 at 14:38

    Preciso che il pezzo è bello e sentito, e dirige l’attenzione anche sulle donne vicine alla persona che ha deciso di morire, questo solitamente non si fa. Però devo dire che i commenti degli utenti “geometra67” e “maboba” sono condivisibili. Non si può giudicare chi si trova in tali situazioni, non possiamo comprendere il dolore, ma non capisco perché si voglia coinvolgere altre persone nel proprio suicidio (a patto che sia possibile farlo da solo, s’intende). Al limite si coinvolgano solo i familiari, ma perché trasformare questo fatto privato in cosa pubblica? E poi non capisco la “dolce morte”: la morte è morte, esistono svariati modi per morire velocemente, anche se si presume di provare dolore questo sarà per pochi istanti, non capisco questa ricerca smodata per un oblio drogato e super-organizzato. Tralascio poi il discorso strutture preposte a curare, cioè a sanare (da qui: “sanità”), che uccidono anziché cercare di guarire.

  8. Ernesto Rispondi

    28 febbraio 2017 at 16:27

    Faccio rispettosamente rilevare che nei paesi evoluti come la Svizzera queste cose avvengono nel più rispettoso silenzio, a scudo e protezione del profondo dolore che situazioni come questa portano con sé. E allo stesso modo, con rispetto e sussurrando, è stato fatto il dibattito politico che ha portato alla corrente situazione normativa.
    Non mi pare strano che in Italia non si giunga a un quadro normativo, visto che da giorni i giornali (nessuno escluso, vedo) fanno a gara a sbattere in prima pagina “Fabo” (chiamano anche oggi un defunto così, manco fosse il loro cane), i suoi parenti e la sua situazione dolorosa. L’Italia è un paese incivile, popolato di coglioni isterici che sanno discutere solo urlando, fanno fiaccolate, urlano, si autodenunciano in piazza; ma sono incapaci di sedersi attorno a un tavolo a decidere alcunché, a meno che non si tratti di spartizione di proventi illegali, voto di scambio o raccomandazioni sul lavoro (allora si discute pacatamente).
    Facciamo vomitare, come popolo e, ciascuno, come persone. Riflettiamoci.

    • Dario Nordista Rispondi

      1 marzo 2017 at 11:25

      Sante parole, Ernesto.

  9. ultima spiaggia Rispondi

    28 febbraio 2017 at 17:19

    Sono sconcertato. Tra i commenti leggo: “L’intervento del sig. Capato è invece sgradevole! Tutto poteva essere fatto senza di lui, senza trasformare ed approfittare di una tragedia PERSONALE per un spot sull’eutanasia”.
    Marco Cappato è semplicemente il promotore ed il portavoce di chi vuole legalizzare l’eutanasia. Nulla di più.
    E ancora: “non è aberrante uno Stato che sopprime i propri cittadini?”.
    Nessuno sta chiedendo allo Stato di “sopprimere” i propri cittadini, ma di lasciare loro libera scelta, come sta facendo la Svizzera.
    Ma di quali “valori e principi”, di quale “sacralità della vita” e di quale “società civile” stiamo parlando”? È forse una società civile quella che si comporta da parassita, che massacra la gente con le imposte e che scorcia le aspettative di vita?
    La scienza non riesce ancora a definire cos’è la vita e noi stiamo qui a disquisire sulla morte?

  10. cerberus Rispondi

    28 febbraio 2017 at 20:58

    A parte che tempo fa la dolce morte era quella dell’impiccato perché nel momento finale ,si diceva, giungeva anche un orgasmo, ultimo anelito di piacere unito alla morte. Uso il passato perché oggi anche questo è cambiato,quindi dolce morte sia,se vi pare.
    Per giudicare tale situazione non ne ho facoltà, in quanto ci si deve trovare in mezzo. Una persona a me cara gravemente malata si augurava di morire al più presto perché consapevole della terribile malattia che lo aveva colpito e io posso dire che se fosse capitato oggi lo avrei accompagnato in Svizzera . Ma affermarlo con certezza mi è molto difficile. Questioni etiche troppo personali e complicate queste,ripeto,bisogna viverle per poterne parlare .

  11. lombardi-cerri Rispondi

    1 marzo 2017 at 06:57

    La cosa più comica è quella di vedere sbandierare il DIRITTO a decidere della proipria morte , negando il diritto di decidere della propria vita (autodifesa).
    Certo che mentre il primo diritto ” chi vive giace,,,,” per il secondo chi governa pensa ” non si sa mai….”

    • step Rispondi

      1 marzo 2017 at 13:41

      Giusta osservazione.

  12. lombardi-cerri Rispondi

    2 marzo 2017 at 07:32

    Se dovesse passare la Legge sull’eutanasia, verrebbe risolto il problema INPS.
    Basterà convincere i vecchi ammalati di Alzeimer o di demenza senile ad “andarsene” , oltretutto per alleggerire i GROSSI problemi dei figli.
    I sostenitori hanno da chi ispirarsi : Rosember e Adolfo Hitler, i quali hanno fatto applicazioni di massa.

  13. Lucia Rispondi

    5 marzo 2017 at 10:35

    Quindi assistere un disabile di questo tipo,sarebbe egoismo?Ma cosa scrive!!!
    Melensa retorica.

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