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Trump ci chiede più Nato, chiaro?

"Gli americani non possono preoccuparsi per la sicurezza dei vostri figli più di quanto facciate voi stessi" dice il Segretario alla Difesa Jim Mattis. E il vicepresidente Pence: "È giunto il momento di fare di più". È chiaro che non sono loro a non credere nell'Alleanza, ma noi imbelli europei...

trumpLa realtà ha già cominciato a smentire le previsioni apocalittiche sulla presidenza Trump e gli “esperti” non sanno ancora decidersi se criticarlo quando “attenta” all’ordine e alle istituzioni internazionali del Dopoguerra, o quando adotta una linea più convenzionale, apparentemente tornando sui suoi passi e contraddicendo se stesso. Non hanno capito nulla di Trump prima, durante e dopo… E ora si arrampicano sugli specchi per spiegarci come mai le prime, ragionevoli mosse della nuova amministrazione Usa non sembrano coerenti con i loro scenari catastrofici.

I suoi critici “a prescindere” non accetteranno mai di vederla, ma c’è una logica nella politica estera dell’amministrazione Trump, che ha appena cominciato a prendere forma. Innanzitutto, l’idea secondo cui allo slogan trumpiano “America First” debba corrispondere un’America chiusa in se stessa che abbandona gli alleati al loro destino si sta sempre più scontrando con la realtà dei primi passi dell’amministrazione, come dimostrano le calorose accoglienze riservate da Trump ai premier di Regno Unito e Giappone a Washington e i recenti tour in Europa del vicepresidente Mike Pence, del segretario alla difesa Jim Mattis e del segretario di Stato Rex Tillerson. È chiaro: se si sono prese alla lettera, ma non sul serio, le parole di Trump in campagna elettorale, rivolte all’elettore medio americano, allora le parole dei suoi uomini oggi, prese altrettanto alla lettera, possono apparire distanti, persino divergenti. Ma se, con uno sforzo di onestà intellettuale, si prendono sul serio le une e le altre, si vedrà che i concetti espressi coincidono, che pur nelle diverse sensibilità prevale la sintonia, non un presidente “sotto tutela” come qualcuno insinua. I suoi critici sono disorientati, ma un filo logico nella politica estera di Trump sta emergendo, ha scritto sul WSJ lo studioso dell’American Enterprise Institute Michael Auslin. Sulle questioni di politica estera che hanno un impatto diretto sul fronte interno, come gli accordi commerciali e la globalizzazione, persegue un cambiamento radicale; sulle questioni di pura politica estera, come i rapporti con gli alleati, la Russia o la Cina, sta adottando un approccio più tradizionale. “Almeno finora, Trump è stato molto coerente. I critici da sinistra e da destra dovrebbero accettare che i prossimi quattro anni di politica estera americana saranno definiti da un mix di tradizionalismo e di radicalismo”. In una parola: pragmatismo, gli interessi dell’America al primo posto.

Il candidato Trump ha suscitato scandalo quando ha posto, in modo a volte provocatorio, il tema del giusto contributo degli alleati ai costi della difesa comune, e quando ha parlato di un’alleanza “obsoleta”, perché non a sufficienza rivolta a contrastare la minaccia del terrorismo islamico, e di migliori rapporti con la Russia. Su questi tre fronti non potevano certo esprimersi come il candidato Trump, ma sia il vicepresidente Pence sia il segretario alla difesa Mattis hanno “suonato la sveglia” agli alleati della Nato e all’Europa, recando il messaggio del presidente nel modo più chiaro, esplicito e ultimativo possibile. Washington non intende abbandonare a se stessa la Nato – ma pretende giustamente che gli alleati contribuiscano alla sicurezza comune almeno quanto pattuito – né fare regali alla Russia, con la quale cercherà un “terreno comune” di cooperazione, ma al tempo stesso richiamandola alle sue responsabilità. Naturalmente i media europei hanno evidenziato le rassicurazioni di Pence e Mattis sull’impegno americano, lasciando persino intendere che stessero correggendo il loro presidente o in qualche modo ridimensionando le sue dichiarazioni (nonostante entrambi abbiano esplicitamente, più volte, premesso di parlare a suo nome), mentre molto meno rilievo è stato dato alle parti dei loro discorsi in cui recavano le richieste della nuova amministrazione Usa.

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Il Segretario alla Difesa, generale Jim Mattis

Il segretario alla difesa Mattis ha assicurato che la Nato resta un “pilastro fondamentale” per gli Stati Uniti, l’impegno per l’articolo 5 dell’Alleanza atlantica resta “solido come una roccia”, ma ha anche detto chiaro e tondo che se gli alleati non aumenteranno la loro spesa militare, gli Stati Uniti non potranno che “moderare” il loro impegno nella Nato. Un vero e proprio “warning”. E la notizia semmai è che, almeno a parole, la Nato abbia acconsentito alla richiesta di Trump, che in fondo è la stessa dei suoi predecessori alla Casa Bianca. Mattis è stato franco e diretto, il suo ragionamento non fa una piega: “Il contribuente americano non può più sopportare una quota sproporzionata della difesa dei valori occidentali. Gli americani non possono preoccuparsi per la sicurezza dei vostri figli più di quanto facciate voi stessi. Il disprezzo per la preparazione militare dimostra una mancanza di rispetto per noi stessi, per l’Alleanza e per le libertà che abbiamo ereditato, che sono ora chiaramente minacciate”. Quindi, una sorta di ultimatum: “Dobbiamo garantire che alla fine dell’anno non saremo nella stessa situazione di oggi”. Gli Stati Uniti si aspettano che gli alleati adottino quest’anno dei “piani”, con “date e scadenze precise“, che assicurino “progressi costanti” verso il raggiungimento della quota del 2% del Pil di spesa militare. La ricca Germania, per esempio, spende solo l’1,19%…

Riguardo la necessità di rinnovare la “mission” dell’Alleanza, sempre Mattis ha spiegato che per rimanere credibile la Nato deve adattarsi alle nuove minacce e ai nuovi scenari geopolitici. I Paesi membri “non possono più negare la realtà” del terrorismo islamico e degli altri rischi geopolitici. E’ esattamente la questione posta da Trump quando ha parlato di Nato “obsoleta”: modernizzare una proiezione dell’alleanza fossilizzata sull’inevitabilità della minaccia proveniente da est, dalla Russia, come ai tempi della Guerra Fredda. La correzione chiesta dal presidente Trump è ragionevole e non diversa da quella di cui già da tempo si discute e verso la quale spingono soprattutto i membri del fronte sud dell’Alleanza: riorientare la Nato verso le minacce provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Come sugli oneri della difesa, anche su questo l’iniziativa della nuova amministrazione Usa sembra aver accelerato processi già in corso: i 28 hanno dato il via libera al cosiddetto “hub per il Sud”, all’interno del Joint Force Command di Napoli, e approvato un generale riorientamento strategico verso Sud, per meglio affrontare le minacce che arrivano, appunto, da Medio Oriente e Nord Africa (Libia compresa, essendo giunta dal governo al-Sarraj la richiesta formale di un supporto Nato).

Quanto ai rapporti con la Russia, nessuno a Washington ha intenzione di abbandonare gli alleati dell’Europa orientale, né di cedere alle ambizioni putiniane, né di tradire i valori dell’Occidente. La Russia resta tra le principali sfide alla sicurezza transatlantica, ma si tratta di guardare con realismo al ruolo che può giocare Mosca su altri fronti. Se la Nato è “essenziale”, ha spiegato infatti il segretario Mattis, nel “bloccare gli sforzi russi tesi all’indebolimento delle democrazie”, lo è anche nel “contrastare l’estremismo islamico e rispondere a una Cina più assertiva”. Certo, ha avvertito, “bilanciare collaborazione e confronto è certamente una sgradevole equazione strategica”. Se da una parte Mattis ha confermato l’apertura del presidente Trump “alle opportunità di restaurare una relazione cooperativa con Mosca, allo stesso tempo – ha aggiunto – restiamo realisti nelle nostre aspettative e raccomandiamo ai nostri diplomatici di negoziare da una posizione di forza“. Ciò significa, ha assicurato, che “non siamo disposti ad abbandonare i valori di questa alleanza, né a lasciare che la Russia, attraverso le sue azioni, parli con voce più alta di chiunque in questa stanza”. E se Mosca, tramite il suo ministro alla difesa, si dice “pronta per ristabilire la cooperazione con il Pentagono”, il capo del Pentagono dice di no, almeno “in questo momento”. Prima di una collaborazione con Stati Uniti e Nato, la Russia deve “dimostrare” di voler rispettare le leggi internazionali, ha spiegato. “I nostri leader politici si incontreranno e cercheranno di trovare un terreno comune o una via d’uscita”.

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Il vicepresidente Mike Pence

Della ricerca di un “terreno comune” con Mosca ha parlato anche il segretario di Stato Rex Tillerson in una breve dichiarazione alla stampa dopo l’incontro con il ministro degli affari esteri russo Lavrov a margine del G20 di Bonn. Ma gli Stati Uniti si aspettano che la Russia “onori gli impegni presi con gli accordi di Minsk e lavori per una de-escalation della violenza in Ucraina“. Usa e Russia devono lavorare insieme laddove i loro interessi siano coincidenti, concordano Tillerson e Lavrov. Anche se nell’esprimere lo stesso concetto il segretario Tillerson ha usato parole un po’ diverse: “Come ho già detto nella mia audizione di conferma al Senato, gli Stati Uniti considereranno la possibilità di lavorare con la Russia quando sarà possibile trovare aree di cooperazione pratica che potranno portare beneficio agli americani”. In ogni caso, la nuova amministrazione Trump, ha chiarito, “non prevede di andare contro gli interessi e i valori dell’America e dei suoi alleati”.

Insomma, sulla Russia i vertici dell’amministrazione Trump parlano con una voce sola e “terreno comune” è l’espressione ricorrente. Fermo restando che, “alla luce dello sforzo della Russia di ridisegnare i confini dei Paesi con la forza, noi continueremo a sostenere la Polonia e gli Stati baltici attraverso la presenza avanzata rafforzata della Nato” in quei Paesi, ha spiegato il vicepresidente Pence, “seguendo le direttive del presidente Trump tenteremo anche in nuovi modi di trovare con la Russia un terreno comune”. A conferma di tutto ciò, gli Stati Uniti stanno mobilitando unità corazzate nei Paesi baltici, in Polonia, Romania e Bulgaria, per “sostenere e integrare l’impegno Nato a favore della deterrenza” nei confronti di Mosca. Via libera dall’amministrazione Trump anche al rafforzamento della presenza navale Nato nel Mar Nero “per addestramento avanzato, esercitazioni e consapevolezza situazionale”.

Anche del discorso del vicepresidente Pence a Monaco è stato dato maggiore rilievo alle rassicurazioni (“incrollabili nel nostro impegno verso l’Alleanza” e conferma di “cooperazione e partnership” con l’Ue), ma nei confronti degli alleati il suo monito è stato ancor più duro: il popolo americano potrebbe perdere la pazienza (“non durerà per sempre”) con i membri della Nato se questi non condividono i costi della difesa comune. Oggi “non pagano la loro giusta parte” e questa mancanza “corrode le fondamenta della nostra alleanza”. “E’ venuto il tempo di fare di più… It is time for actions, not words”, ha detto prendendo in prestito uno slogan dal discorso di insediamento del suo presidente. Anche da Pence una sorta di ultimatum: il presidente Trump si aspetta “progressi reali entro la fine del 2017” da parte degli alleati che non rispettano l’impegno a investire il 2% del Pil in spesa militare. E nel caso qualcuno ancora non avesse compreso il messaggio, Pence li ha esortati ad accelerare i loro piani per arrivarci: “E se non avete un piano, datevene uno”.

Ad essere onesti, la realtà è che l’ingresso di Trump alla Casa Bianca ha già impresso una positiva accelerazione nel dibattito sulla e nella Nato. E nonostante mugugni, piagnistei e moti di sdegno un po’ ipocriti, l’Alleanza sta facendo l’unica cosa possibile: allinearsi.

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di on 24 febbraio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Trump ci chiede più Nato, chiaro?

  1. ultima spiaggia Rispondi

    24 febbraio 2017 at 09:54

    Dopo i disastri iniziati con Clinton e terminati con Obama, comunque vada sarà un successo. Se non altro è scomparsa dalla scena mondiale l’isterica Hillary.
    La logica della politica estera di Trump è ben sintetizzata nel sottotitolo. La frase del segretario alla Difesa Jim Mattis: “Gli americani non possono preoccuparsi per la sicurezza dei vostri figli più di quanto facciate voi stessi”, dovrebbe farci riflettere e vergognare.
    L’articolista fa appello “all’onestà intellettuale”. Nella mia ignoranza non sapevo che la sinistra possedesse un’onestà intellettuale.

  2. sergio Rispondi

    24 febbraio 2017 at 12:40

  3. Menordo Rispondi

    24 febbraio 2017 at 18:23

    Trump ha ben chiaro che gli Europei non possono avere “la botte piena e la moglie ubriaca”. Ovvero, gli Eropei non possono avere delle forze armate americane a proria difesa pagando quattro soldi. E’ pur vero che le basi USA in Europa sono ad utilità anche degli USA stessi, ma questo rimane comunque normale visto che gli USA hanno vinto la seconda guerra mondiale su suolo Europeo (nel caso qualcuno lo avesse dimenticato).

  4. cerberus Rispondi

    24 febbraio 2017 at 21:20

    10-100 -1000 Trump in Europa.

  5. Luca Rispondi

    24 febbraio 2017 at 22:58

    Poteri formidabili al presidente ma i contrappesi sono forti e le rigidità per i ruoli mondiali degli USA si affievoliscono e la ragione del bisogno d’America nel mondo buca.Ma Trump non peggiorerà per questo anzi.

  6. paolo Rispondi

    26 febbraio 2017 at 17:59

    Chairissimo e sicuramente ottimo esordio in politica estera. A quei comunistelli nostrali che gridano al disastro americano con la russia (secondo questi acefali, ‘america si piegherebbe agli interessi dei russi. Ma poi non erano loro gli alleati della russia un tempo???!! Ma come sono bravi a fare i voltafaccia!!) c’è da dire solo che possono tranquillamente dire di aver fatto una grandissima figura di merda. L’america è un paese i cui principi contrastano con quelli della russia e con quelli che vuole portare avanti Trump. La cosa intelligente fatta da trump è l’apertura ai russi qualora vogliano loro fare un cambiamento di mentalità come hanno fatto in modo intelligentissimo polonia, paesi baltici romania bulgaria moldavia ed adesso l’ukraina. Lo stile di vita sovietico ancora legato al comunismo come idologia insita nel sangue della gente va contro i diritti fodamentali dell’uomo e gli ucraini lo hanno capito e vogliono stare dalla parte dell’europa! Come biasimarli??? Come si può biasimare un popolo che vuole liberarsi da una idologia satanica?????!! E la Crimea che è stata presa in modo illecito va assolutamente restituita all’ukraina.
    E trump è a favore di questi ideali e principi. La russia finchè non rinuncerà ai suoi orrori e si allineerà agli altri paesi ex sovietici come la Polonia sarà condannata per sempre a stare ai margini della civiltà! La russia ha solo una speranza. Abbassare la cresta e piegarsi al bene!

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