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Psyco Renzi

Che la sinistra sia in crisi in ogni parte del pianeta, che la scissione dal Pd ci sia già stata (da parte di elettori ed iscritti), che il partito non abbia alcuna idea sul futuro dell'Italia, sono per lui dettagli irrilevanti. In un clima da psicodramma, conta solo la sua rivincita personale...

Renzi killerQualcuno, dalla Sala convegni di via Alibert, ha pronosticato che nel destino del Pd renziano possano esserci solo “il solipsismo e l’autoreferenzialità”. E pensare che, per un momento, durante la riunione della Direzione, è sembrato che il Pd fosse un partito vero. Certo, in una forza politica normale, la relazione del segretario di solito è qualcosa di diverso da una sommaria autobiografia condita di riferimenti agiografici e da anatemi nei confronti degli avversari, o meglio dei nemici, interni. Poi, però, dopo mesi di inutili parate, lo streaming – a cui chi scrive si è sottoposto a causa del suo irrefrenabile masochismo, al punto da ascoltare persino i balbettii della Serracchiani e di Matteo Orfini -, ha documentato una discussione vera, in cui nessuno ha rinunciato a mandarla a dire agli altri. A Matteo Renzi, in particolare. Prescindendo curiosamente da una relazione che anche i fedelissimi hanno trovato probabilmente così imbarazzante da non meritare nemmeno uno straccio di citazione. Nemmeno ricorrendo alla formula in uso nei partiti d’antan: “Sono d’accordo con la relazione del segretario ma…”. Proprio niente. Mentre invisibili coltelli volavano nella sala di Piazza di Spagna, come conviene a qualsiasi – vero – partito che si rispetti. Si chiama dialettica interna, baby: l’alternativa sono i “movimenti” diretti da un algoritmo, quelli che poi ti partoriscono una Raggi qualunque. Anche se, per la verità, qualcuno potrebbe sempre obbiettare che “est modus in rebus”.

L’illusione comunque è durata poco. Quando l’ex Presidente del Consiglio è salito sul podio per replicare, la distopia del Pd ha preso di nuovo il sopravvento. Le conclusioni sono state un capolavoro di quella che i francesi chiamano “fin de non-recevoir”. A lui, ha fatto chiaramente intendere, del dibattito non poteva importare di meno. Che la sinistra sia in crisi in ogni parte del pianeta, messa nell’angolo non dalla vecchia destra liberista (e liberale) ma da quella sovranista e protezionista, quella che fa leva sulla paura e sul senso di abbandono di chi ha pagato la globalizzazione in prima persona, non gli deve sembrare un gran problema. Che, come ha spiegato qualcuno, “la scissione del Pd c’è già stata”, da parte di milioni di elettori e di un bel pezzo degli iscritti, e che l’organizzazione si sia ridotta a un franchising di piccoli gruppi oligarchici che fanno e disfano senza nessuna logica, sembra che non riguardi il suo leader. Che “quando ti vengono idee che non condividi, vuol dire che altri hanno conquistato l’egemonia sulla tua parte” (lo ha detto Bersani), forse è invece un concetto troppo difficile per lui. Che il Pd, in quanto forza di governo, dovrebbe pure avere qualche idea sul futuro dell’Italia, è una cosa che non lo riguarda. E, del resto, il governo Gentiloni, è apparso chiaro, per lui non è che un apostrofo più o meno rosa tra le parole Matteo e Renzi. Sta di fatto che la sua unica preoccupazione, nelle conclusioni e nel documento fatto votare ai suoi, è stata quella di chiudere la riunione riaffermando di avere sempre avuto ragione. “C’è un limite a tutto”: come dire, smettetela di rompere, tanto qui si fa quello che dico io.

In effetti, la road map votata, al netto della liturgia di un pomeriggio romano nato con auspici diversi, sembra consacrare le aspirazioni alla rivincita di Matteo Renzi. Dai toni utilizzati, si potrebbe dire, non solo e non tanto nei confronti degli avversari interni ma dell’Italia che lo ha bocciato lo scorso quattro dicembre, della Corte che ha fatto a pezzi la sua legge elettorale, dei sondaggi che lo vedono in basso nel gradimento dei suoi connazionali, dell’Europa che gli rimprovera le dissipazioni della quota di flessibilità finanziaria che gli ha concesso, dei “grandi vecchi” che lo hanno abbandonato al suo destino. A chi gli chiedeva di consentire lo svolgimento di un vero congresso e di riconsiderare un sistema di regole che in questi anni ha impedito qualsiasi confronto, ha risposto con un documento che impone un percorso ”analogo” a quello del passato. Non un vero congresso – lo scriviamo per i pochissimi lettori che non conoscono lo statuto del Pd – ma semplici assemblee in cui si votano quelli che poi saranno candidati alle primarie. Un po’ come la prima serata del festival di San Remo. Il tutto “prima del voto”, a prescindere da quale sarà la nuova legge elettorale (“un tema che non mi riguarda”, ha detto il conterraneo di Pinocchio). E senza impegni sulla durata della legislatura. Il che, più o meno, si può leggere come uno #staiserenogentiloni.

Renzi ha fretta di andare a una conta in “questo Pd” che sa di poter controllare. I “quattro amici al bar” rimasti a fare la guardia al bidone, spesso fanatizzati dall’effetto ritardato della “narrazione” delle Leopolde e che si aggirano, nei social media e nella vita reale, con i coltelli in bocca alla spasmodica ricerca di una rivincita che sa di miraggio. Come tanti sergenti giapponesi dispersi nella jungla e ancora ignari della fine della guerra.

Ci vorrebbe Freud, o uno dei vecchi cremlinologi, o un esperto di conclavi, per capire come abbiano potuto votare a favore anche alcuni di quelli che nei loro interventi si sono opposti in modo aperto all’impostazione di Renzi, – come il ministro Orlando tanto da essere rimbrottato nelle conclusioni –, o hanno parlato d’altro, come hanno fatto un po’ tutti. Non però come Franceschini, il vero azionista di maggioranza del Pd, o il suo scudiero Damiano, che non hanno partecipato al voto. Forse, però, per sapere come andrà a finire, basterà aspettare il prossimo week-end, quando si consumerà, con l’Assemblea nazionale, la seconda puntata dello psicodramma del Pd. Lì ci saranno le dimissioni di Renzi e si prenderanno le decisioni che contano sulla tempistica e sulle modalità del confronto congressuale e delle primarie. Ma soprattutto si vedrà se la maggioranza di Renzi ci sarà ancora. O, addirittura, se ci sarà ancora il Pd.

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di on 14 febbraio 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Psyco Renzi

  1. ultima spiaggia Rispondi

    14 febbraio 2017 at 09:14

    Non è in crisi la sinistra, ma la democrazia, sinonimo di burocrazia. L’eguaglianza democratica porta alla proliferazione dei fannulloni e alla valorizzazione degli imbecilli. Il mondo pullula di imbecilli; e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    AAA Cercasi homo sapiens sapiens con QI superiore a 160 per salvare l’Italia. Astenersi i perditempo.

    • Emilia Rispondi

      14 febbraio 2017 at 10:06

      Proliferazione di fannulloni. Mitico

  2. Epulo Rispondi

    14 febbraio 2017 at 09:52

    l’Italia è ostaggio del PD e delle sue beghe interne, da 5 anni. Basta! Meglio l’ISIS

  3. sergio Rispondi

    14 febbraio 2017 at 10:30

    ” Gentlemen, this man may talk like an idiot and look like an idiot. But don’t let that fool you. He really is an idiot ”

    Groucho Marx

  4. Luca Rispondi

    14 febbraio 2017 at 10:41

    Che forse le sinistre siano superate dalla storia?Che forse cominciano a capire che governare senza imprese che diano lavoro ,producano ricchezza da distribuire agli statalisti,che paghino tasse giuste e possibili ,ecco questo capiscono non è un affare possibile a sinistre ancor peggio se ideologizzate.Renzi e i suoi quattro si sposta a destra e la sinistra diventa il vecchio partito socialista novecentesco.Ma cosa rimane allora?

  5. aurelio Rispondi

    14 febbraio 2017 at 12:20

    Analisi puntuale e precisa.In tanti aspettavano la caduta,in tanti sono usciti per non votare,in tanti,come i Dalema,hanno taciuto mentre godevano di pruriti e del pensiero di orgasmi prossimi.Sono in tanti e,secondo me,potrebbero pensare addirittura ad una buona squadra di calcio,Berlusconi ed i suoi cinesi,comunistoidi anche loro,si tengano pronti.

    • CESARE SANITA' GOSS Rispondi

      14 febbraio 2017 at 19:13

      Aurelio spiegami cosa centra Berlusconi, cinesi ecc.. Forse anche te sei o sei stato un comunistoide (hai scritto così). Soltanto i comunisti o ex devono sempre tirare in ballo Berlusconi in qualsiasi situazione: roba da matti!

      • lombardi-cerri Rispondi

        15 febbraio 2017 at 06:31

        Il livello culturale e linguistico dei sinistronzi è così basso che, imparate a fatica quattro espressioni, continuano a ripeterle all’infinito.

  6. cerberus Rispondi

    14 febbraio 2017 at 20:33

    Comunque ho sentito in radio uno spezzone dell’intervento di Emiliano,lui dice che “loro sono la parte migliore del paese”.
    Mi sembra chiaro che non hanno ancora capito una beata minchia, dopo la batosta del referenzum non si fanno domande,non si mettono in discussione ma continuano a sentirsi i migliori. Prenderanno ancora grandi batoste e io mi siederò sulla sponda del fiume a guardare .
    Ah,che soddisfazione.

    • Emilia Rispondi

      15 febbraio 2017 at 07:11

      Cerberus, i sinistri sembrano fatti in fotocopia, ripetono tutti lo stesso ritornello: noi siamo i migliori, gli altri sono il male, solo con noi è lecito governare. Ma non è che sono stupidi, è una tattica per imbonire quella parte di popolo che non capisce una mazza di politica. Dagli oggi e dagli domani quelli ci credono. Grillo docet.

      • Macx Rispondi

        15 febbraio 2017 at 13:25

        @ Emilia
        Brava!
        Buona Giornata

  7. Franco Monti Rispondi

    14 febbraio 2017 at 22:12

    Si continua a parlare di “volontà di rivincita” di Renzi ignorando volutamente che il problema dei problemi é di sapere se dopo il voto del 4 Dicembre si puó pensare ancora ad una continuazione del percorso riformista nel nostro paese. Questa risposta la dobbiamo almeno a quel 40% che ha votato SI al referendum. Capisco che per chi ha votato NO il problema sia irrilevante, ma almeno non ci forniscano false interpretazioni. La volontá di rivincita é un problema di Renzi, mentre le riforme interessano ad una gran parte del Paese, da questo parte l’appoggio a Renzi, che vi piaccia o no.

    • Macx Rispondi

      15 febbraio 2017 at 13:28

      Si ma per piacere fate una scaletta di queste “riforme” con relativa road map
      Io per adesso in queste “riforme” ho solo visto compressione dei salari e scippo delle pensioni. Mentre la casta continua a magnare a quattro ganasce

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