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Per fortuna Trump fa il Trump

È cagnara globale sull' "editto razziale" della Casa Bianca. Ma i Paesi oggetti dell'ordine esecutivo sono stati selezionati dall'amministrazione Obama. La verità è che il pensiero unico politically correct non tollera un presidente che debutta infischiandosene di Congresso, salotti, circoli di potere, come fece Ronald Reagan...

IMG_0430Editto razziale, bando anti-islam, gesto contro l’umanità, decisione incostituzionale, azione disumana. Non si parla d’altro da qualche giorno, e addirittura le prefiche e i profeti di sventura dei quali abbondano le televisioni nazionali, con posto sul podio per il Tg3 dolentissimo, ma ambiscono al premio anche La7 e SkyTg24 dimentica di appartenere al trumpiano Murdoch, già si consentono di parlare di un impeachment veloce veloce, al massimo in settembre, e lo scandalo sarà dimenticato. Sulla decisione del presidente Donald Trump di bloccare per tre mesi l’ingresso a coloro che provengono da Iran, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Sudan, si è scatenato il buonismo del salotto radical chic mondiale ma sgomitano anche i moderati di professione e i liberali de’ noantri.

I Paesi su cui Trump dispone nuove norme nel suo ordine esecutivo sull’immigrazione, corrispondono a una selezione fatta dall’amministrazione Obama in due fasi dell’applicazione del Terrorist Travel Prevention Act del 2015 (poi ampliato nel 2016). Sono Paesi da cui proviene il terrorismo, anche l’Iraq che è un alleato, perché non controlla il suo territorio. Obama firma il Terrorist Travel prevention act il 18 dicembre del 2015 perché quei Paesi erano stati esaminati dalle agenzie di sicurezza di intelligence americane. Certamente non rappresentano l’Islam, perché l’Islam è pari a 1,7 miliardi di persone, bene ricordarlo. Obama fermò anche per sei mesi il processo di accoglienza dei rifugiati dall’Iraq, ed è inutile raccontare che non fu un vero blocco ma solo un rallentamento, come si è subito affannato a fare il Foglio che fu di Giuliano Ferrara, il quale fu un osservatore attento degli Stati Uniti d’America; all’improvviso da 18251 fatti entrare nel 2010 si scese a 6339 nel 2011, per poi tornare a 16369 nel 2012 e via dicendo. Forse per un anno, un anno solo, l’Iraq diventa un paese sicuro? Forse semplicemente nessuno si piazzò agli ingressi del Paese a controllare. (Se lo avessero fatto, anche appena un giorno prima della decisione di Trump, avrebbero visto che c’è un certo numero di persone che viene non soltanto non fatto entrare e riaccompagnato nel Paese di provenienza,ma anche prima fermato e nel caso arrestato. Gli Stati Uniti sono così quando si cautelano). Un terzo, dicevamo, rispetto al 2010, diecimila in meno rispetto al 2012, un terzo rispetto al 2013.
Nel 2011 l’Iraq era per una sospensione degli eventi diventato un Paese sicuro? Certo che no, ma Obama non era criticabile.

Tre mesi non sono un tempo lungo, se vengono utilizzati per rivedere alcune regole di ingresso che nel frattempo vengono considerate troppo permeabili soprattutto dopo ripetuti atti di terrorismo. Il blocco anche per possessori di Green Card è stato erroneamente incluso e subito rimosso, anche se una delle regole quando te la concedono, essendo una pre cittadinanza, è che tu non lasci il Paese, e troppi andirivieni e richieste di eccezione destano sospetto anche con la Green Card. Viene anche contestato il mancato preavviso, la decisione e lo executive order, che pure il candidato Donald Trump aveva messo al centro della sua campagna elettorale nel lontano febbraio, sono scattati all’improvviso; ma se devi mettere in atto una misura che ritieni urgente di sicurezza, che fai, mandi un invito prima, fai le pubblicazioni, ti accerti di non infastidire nessuno, di non rovinare i piani di nessuno?

In tutte queste chiacchiere conta una sola cosa, ovvero se si ritenga giustificato il controllo dei confini e delle frontiere, prioritaria la difesa del suolo patrio. Questo è il vero dibattito, e su questo noi europei, ma anche democratici americani che hanno deciso di fare opposizione in questo modo farlocco, abbiamo deciso o abbiamo subito un doloroso e pericoloso distacco. La pagheremo cara noi, gli americani hanno eletto Trump, hanno un istinto di conservazione da nuovo mondo. Il rumore è tale che impedisce di parlare della straordinaria novità rappresentata dai primi 10 giorni di presidenza, oppure è l’opposto, il rumore è così assordante proprio per la straordinaria novità è rappresentata dai primi 10 giorni di presidenza.

Erroneamente catalogata come trumpista, avevo semplicemente dalla apertura della campagna elettorale nel 2015 scommesso sulla forza della candidatura di Donald Trump contro il dileggio e lo stolto plebiscito mondiale pro Hillary Clinton. Comincio ora a sentirmi trumpista, nel senso che il mio cervello non è stato consegnato al tritacarne del pensiero unico politically correct, che per fortuna ho indovinato il risultato e non ho frustrazioni da placare, giustificazioni alla mia incapacità di cronista analista e osservatore da fornire, e che sono in grado di riconoscere la potenza della proposta e la rapidità incredibile con la quale la presidenza sta prendendo forma e sostanza. Di solito gli eletti scelgono di non spaventare all’inizio, lo fanno anche i migliori di partire in modo felpato e prendere le misure a Washington, al Congresso, ai salotti, ai vari circoli e poteri con i quali dovranno avere a che fare per almeno 4 anni. C’è un solo esempio diverso, ed è quello di Ronald Reagan, e mi consento la banalità di ricordare la storia meravigliosa degli 11mila controllori di volo che scioperavano e bloccavano il paese e furono tutti licenziati dal Presidente. Allo stesso modo Donald Trump ha licenziato la signora che burocraticamente rappresentava il ministro della Giustizia, lo Attorney general, quello autentico nominato è in attesa di conferma dal Senato, e che in vena di protagonismo non voleva sostenere la decisione del presidente. Allo stesso modo ha comunicato a quel centinaio abbondante di funzionari del Dipartimento di Stato che si lamentano e firmano appelli, che se quel che lui decide non piace loro, possono andare a casa, tutti. Allo stesso modo, intendo dire con laTrump Reagan stessa determinazione. Certo che Donald Trump non è Ronald Reagan, era il 1980, c’era la guerra fredda, oggi è peggio, sotto la retorica dell’unità interna e del dialogo esterno, il presidente uscente ha lasciato rovine e distruzione. Tutti a credere che l’uomo sia un rozzo, a sottovalutare la forza pragmatica del discorso di insediamento. Ma lui nello studio ovale non ha solo rimesso il busto di Winston Churchill, ha anche rivoluto il quadro del settimo presidente, Andrew Jackson. È sempre utile conoscere o rileggere un po’ di storia, ricordare che Churchill fu un conservatore molto atipico e fu soprattutto un combattente formidabile, che all’Inghilterra ridiede un coraggio politico perduto. Andrew Jackson invece la corona inglese la fece fuori definitivamente contro i vigliacchi del New England che volevano trattare. Quel capo militare pronto a tutto per non consegnare l’America è un personaggio che Churchill ammirava.

“L’inerzia delle Industrie ha prodotto disoccupazione, miseria umana, perdita di dignità personale. Ai lavoratori viene negato il diritto al giusto guadagno del loro lavoro perché il sistema di tassazione penalizza il merito, il successo e la capacità di restare pienamente produttivi. La crisi è grande e il governo non è la soluzione del nostro problema, il governo è il problema”. Ci sono grandi discorsi che vengono sottovalutati e persino dileggiati, questo è quello di Ronald Reagan il giorno del suo insediamento nel 1981. Sul Wall Street Journal Peggy Noonan, che fu ghostwriter di Ronald Reagan e ha seguito la campagna elettorale con grande freddezza, non entusiasmandosi per Donald Trump e fino a un certo punto neanche credendo che ce l’avrebbe fatta, ma osservandolo con rispetto, scrive che una forza così non se la ricordava più da quegli anni, è che è chiaro che il presidente non solo andrà avanti senza il minimo timore, infischiandosene del cerimoniale e delle regole, ma che ha la capacità di animare quelli che incontra, che siano i grandi imprenditori, che siano i sindacati, di farli ragionare di progetti concreti per gli americani.

L’uomo jacksoniano è tornato, oggi si esprime per tweet. Per il resto mi aspetto insulti di ogni genere di trumpismo, non soffro di ansia di consenso.

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di on 1 febbraio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

16 commenti a Per fortuna Trump fa il Trump

  1. ultima spiaggia Rispondi

    1 febbraio 2017 at 09:21

    Peggio d’un cancro maligno, il pensiero unico politically correct, radical chic e salottiero, ha prodotto metastasi in tutto il mondo. Per Trump sarà dura estirparlo, ma di certo non gli mancano gli attributi.
    Peter Navarro, superconsulente di Trump, ha accusato la Merkel di sfruttare l’euro “grossolanamente svalutato” per trarre vantaggio nei confronti degli Stati Uniti e degli altri partner europei.
    L’accusa è d’una gravità assoluta. Una bomba! Noi che facciamo? Lo troviamo uno statista con le palle da opporre alla Führer?

  2. maboba Rispondi

    1 febbraio 2017 at 09:48

    Non nelle stanze del potere, sia locale che centrale, ma sento in giro molti che dicono: ci vuole Trump, ma qui da noi.
    Sarà sicuramente una piccola minoranza, i soliti fascio-xenofobi-populisti.

  3. Marinella Frascaroli Rispondi

    1 febbraio 2017 at 10:00

    Aspetto sempre i suoi articoli, sia sull’America che sulla politica italiana, fanno da spartiacque alla marea di opinionisti e politici che parlano e straparlano facendomi “ingastrire “. Complimenti !

  4. Luca Rispondi

    1 febbraio 2017 at 11:37

    Forse non sarà Reagan ma in una a settimana ha scassato l’impero di un perbenismo del niente che ci sta distruggendo privandoci di libertà e culture di civiltà avanzata.Di quel poco che resta della libertà che viviamo nelle civiltà occidentalizzate profittano in troppi e ne creano business e formule delittuose per una spirale che ci mette tutti a rischio.Ottimo Trump è ottima Maglie.

  5. aurelio Rispondi

    1 febbraio 2017 at 12:19

    Chissà se in questo fare tanto contrastato e vilipeso da gente importante che scalda tante belle poltrone anche a proprio vantaggio null’altro sapendo fare se non quello, si consumi e realizzi un po di democrazia e che l’America come sempre torni, dopo un periodo grigio e pericoloso, l’esempio e l’alleato da avere.

  6. adriano Rispondi

    1 febbraio 2017 at 12:45

    Il provvedimento è insufficiente ma è meglio di niente.Quello che preoccupa non è la sua sostanziale inutilità,il terrorismo non si elimina con i palliativi,ma le reazioni nazionali e internazionali.La democrazia americana sembra essere diventata movimentista,dimostrazioni ovunque e lotta continua.Non mi piace.Può darsi che il suo ottimismo sia giustificato ma non ne sono sicuro.Ieri l’amministrazione Trump ha sferrato un’altra picconata denunciando i trucchi dell’euro che favoriscono la Germania.Gli interessi mondiali che remano contro sono tanti e tutti potenti.Anche il presidente degli stati uniti lo è ma pensare di continuare per tutto il mandato in questo modo non è possibile.Speravo in una partita corretta.Temo che non sia così.

  7. Francesco_P Rispondi

    1 febbraio 2017 at 15:12

  8. Menordo Rispondi

    1 febbraio 2017 at 19:34

    Fino ad oggi Trump (senza dimenticare i collaboratori) non è ha sbagliata una e c’è da supporre che difficilmente lo farà. E’ l’uomo nuovo, ma perfettamente coerente con il sogno americano, “è avanti”. Agli Americani piace, quelli della “maggioranza silenziosa” che lo ha votato e che lo sostiene. I fracassoni ci sono sempre stati e ci saranno, ma non sono “maggioranza” e possono solo strapparsi le vesti, ma nulla di più. E da quelle parti le maggioranze e le regole contano.

  9. Emilia Rispondi

    1 febbraio 2017 at 20:29

    Trump se li pappa tutti a colazione, e anche in fretta

  10. cerberus Rispondi

    1 febbraio 2017 at 21:12

    10-100-1000 Trump. E che goduria vedere i vari Severgnini, Botteri, la Rai tutta & soci che si mangiano il fegato e si stracciano le vesti.
    Ora tocca all’europa infame dei progressisti che tremano (e tramano).
    Gli infami.

  11. aquilone Rispondi

    1 febbraio 2017 at 22:24

    Chi fugge dalla guerra, abbandonando mogli, figli o genitori, non merita rispetto

  12. Roberto Rispondi

    2 febbraio 2017 at 17:19

    Avevo seguito con interesse l’intervista che il sig. Cecchi Paone le aveva fatto in tv prima dell’elezione di Trump. In modo molto semplice, e fuori dal coro, Lei ha snocciolato tutta una serie di situazioni che riteneva da non sottovalutare non a favore della sig.ra Clinton. In quell’occasione lei è stata “tagliata”, ma grazie a Lei ho cominciato ad ascoltare in modo più critico. La prego di continuare a riferirci i fatti con l’occhio disincantato che la contradistingue.

  13. Aldo Rispondi

    2 febbraio 2017 at 17:47

    L’ Italia , ma anche l’Europa , ricaverebbero notevoli progressi a patto che sapessero trovare un simil Trump nostrano .
    Purtroppo all’orizzonte non se ne vede traccia ed il continente intero
    continuerà ad essere manipolato da politici ed intellò di sinistra. Tutta gente che ha lavorato poco o niente in vita loro e che ha come massimo obbiettivo la conservazione della poltrona ben pagata.
    Chissà se il nuovo Churchill è già nato ? Dovremmo augurarcelo !

    Cordiali saluti da Aldo 73

    • Emilia Rispondi

      3 febbraio 2017 at 15:08

      Non è vero che in Italia non ci sono uomini alla Trump, è solo che non c’è modo di candidarti. E ammesso che un modo ci fosse la magi lo arresta prima.
      Ahinoi!

  14. Permillesardine Rispondi

    5 febbraio 2017 at 11:58

    “conta una sola cosa, ovvero se si ritenga giustificato il controllo dei confini e delle frontiere, prioritaria la difesa del suolo patrio.”

    Sì secondo la falsa rappresentazione faziosa e manichea dei nazional socialisti. Nella realtà è possibile discutere anche di come controllare confini e frontiere, per difendersi. Quindi discutere il “ban” di Trump non è automaticamente opporsi alla difesa.

    Mises, pericoloso comunista progressista secondo il nuovo liberalismo della Maglie evidentemente, sosteneva che non basta ridurre le funzioni dello Stato al solo ruolo di guardiano, perchè nel nome della difesa e della sicurezza, uno Stato può ancora diventare enorme e onnipotente. Bisogna ridurne il potere e i soldi a disposizione, anche nell’esercizio di questa funzione.

    Far notare che un provvedimento i cui interessati sono per il 99’9% estranei al terrorismo (in realtà probabilmente il 100%), che sceglie paesi da cui nessun terorista è mai venuto negli USA, che esclude i paesi da cui i terroristi sono venuti (Arabia Saudita, che Trump sta appoggiano scontrandosi con l’Iran), che si inserisce in un discorso nazionalista e protezionista, anti globalizzazione-economica – cioè esattamente quel discorso che i liberali classici, autriaci e americani hanno sempre combattuto a spada tratta nel nome del libero mercato, della divisione internazionale del lavoro, dell’antistatalismo.. Mises e Hayek in testa – e che l’aver creato un potere centrale tanto forte che con un decreto il Presidente può decidere di bandire o accettare milioni di persone (in base alla nazionalità oggi, a chissà quale altro criterio domani) è quanto di più illiberale, non è negare la difesa del suolo patrio, è portare avanti i valori liberali e libertari di sempre.

    Così come è perfettamente e corentemente liberale e libertario notare che que paesi sono stati devastati dalle guerre americane e che è assurdo protestare contro l’immigrazione e il terrorismo senza vedere il nesso con quelle guerre e senza chiedere di smetterle subito, e poi notare che non esiste il diritto di distruggere il paese, l’economia, la casa dove una persona abita, che questa è una aggressione contraria a ogni diritto di proprietà e ad ogni rispetto per la libertà, e poi notare che se una persona mi aggredisce mi deve anche risarcire, che chi mi bombarda la casa, il campo, la strada, il negozio, la scuola, l’ospedale me li deve ripagare, che chi uccide la mia famiglia e la mia gente è un assassino e dovrebbe finire sotto processo e in galera (o venire giustiziato secondo gli USA).

    Vedere che gli pseudo liberali italiani si confermano per l’ennesima volta i buffoni che sono non stupisce comunque. Il punto è sempre uno, è pieno di liberali a chiacchere, ma alla prova dei fatti ciò che conta è solo la prevaricazione del proprio schieramento, chiamato destra, su quello avversario, chiamato sinistra. Fine del discorso. La cosa odiosa non è vedere tanta gente che esulta per un rigurgito nazionalista e statalista, esaltandosi perchè i liberal, i democratici, i Clinton hanno perso, è lo stupro sistematico di parole come libertà, liberalismo e libertarismo. Vi piace il nazional socialismo di Trump? vi fa godere la sconfitta dei socialisti progressisti di sinistra? va bene. Ma questo vezzo di definirvi liberali o libertari fatevelo passare. Fate coming out. Rivendicate con orgoglio il vostro essere nazionalisti, socialisti e fascisti. Siete come la Meloni, Storace, Almirante, Salvini, Casa Pound, una buona fetta di Grillini, e gli altri, non siete soli, c’è tanta gente che la pensa come voi, dichiaratevi per quello che siete e sarete apprezzati, in questo paese tanto di liberali non c’è ne sono. Per esempio da “L’intraprendente” potreste cambiare titolo in “L’ardimentoso”.. e azichè scrivere che promuovete un’ottica liberale “vera”, potreste scrivere un nuovo nazionalismo e un nuovo socialismo di destra, no? Non per niente i modelli citati non sono neppure liberali:

    Churchill non era un liberale: https://mises.org/library/real-churchill

    E Reagan non era un campione del libero mercato, propaganda e fuochi d’artificio a parte : https://mises.org/library/myths-reaganomics

  15. femine Rispondi

    6 febbraio 2017 at 11:26

    * PER MILLE SAETTE *
    Viva la libertà (anche) d’opinione e (pure) di parola. La sua lunga disquisizione palesa il rammarico/rabbia per la non vincita dei beneamati Clinton, C’est la vie; è accaduto che il totale dei voti “validi” abbiano designato “l’infame” Trump ma lei, in concordanza con le piazzarole, non se ne dà pace e si rammarica da “vero liberal” per la perduta occasione di rivedere cotal Hillary/Bill Clinton nella già obamiama continuità “democratica” di ergere muri in silenzio; provvedere ad espulsioni di numerosi sgraditi immigrati senza che i media compiacenti ne dessero ampia pubblica notizia; di operare per favorire inconsulte e disastrose “primavere arabe” con fornitura di armi e bombarde che di fatto hanno dato il via all’Isis ( o comunque si chiami) facendoci precipitare in un sanguinario inverno; di venire a patti con le iniziative nucleari iraniane senza garanzie né per l’esistenza d’Israele che è, senza forse, l’unico paese “democratico” del medio oriente, né per il rispetto e/o il ripristino di diritti umani misconosciuti e calpestati quanto invece tanto a parole conclamati dall’obama pensiero e dalla signora Rodham-alias Clinton- e da tutta la compagnia ultraliberaldemocratica.
    Trump ha prevalso e questo è un fatto; ma smettiamo di dire ( o di far capire) che quelli che gli hanno dato il voto o che ne condividono in tutto o in parte le ridondanti iniziative, sono dei mentecatti ottusi, ignoranti e pure buffoni rappresentanti deleteri di una destra fascistoide e nazionalista “antiliberal”.
    Prima di puntare l’indice contro coloro che, in gran parte, hanno deciso di usare la propria testa pensante per decidere di conseguenza, ci si chieda, piuttosto, quanto peso hanno avuto in questa sconfitta i plurimi improvvidi errori reiterati e le azioni oscure passate e remote condotte dall’armata democratica e da quali generosi finanziatori è stata sempre sostenuta. Troppo comodo imputare le colpe delle sconfitte solo negli atti dell’altro da sé.
    Cordialmente, buona giornata.

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