Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Mettiamo la freccia a destra di Renzi

Con l'ex premier logorato dalla scissione a sinistra e imbrigliato nelle trame del Pd, si apre uno spazio per un "imprenditore politico" che voglia mettersi in un'ottica competitiva su tasse, lavoro, welfare e pubblica amministrazione, ma senza cadere nella polarizzazione della destra leghista. Ipotesi e scenari

renzi tristeLa scissione del Pd si è consumata come previsto. Ad eccezione del governatore della Puglia Michele Emiliano, che sfiderà Renzi al congresso del Pd, i democratici hanno perso l’ala del partito rimasta nel solco della sinistra tradizionale. Questa frattura delinea tre prospettive interessanti da analizzare: il futuro di Matteo Renzi, la “nuova” sinistra, l’ipotetico “spazio centrista”.

Matteo Renzi ha di fronte a sé due strade da qui alle prossime elezioni: 1) vincere il congresso, tenersi il partito, cercare di dialogare con un fronte ampio che vada dagli scissionisti a Forza Italia. Anche se la legge elettorale cambiasse, o venisse omogeneizzata, non permetterà, a chiunque arrivi primo, la formazione del governo senza passare da una coalizione parlamentare. Renzi può scegliere l’opzione realista, uniformarsi alla situazione di frammentazione, provare ad arrivare primo nelle urne e poi sedersi al tavolino munito di manuale Cencelli. In questo scenario la fatica per tenere in piedi una coalizione potrebbe essere molta dovendo pagare dividendi a tutti i suoi alleati (Berlusconi, Alfano, Verdini, gli scissionisti, la nuova minoranza Pd) e ancora più difficile potrebbe essere presentare e realizzare un serio programma di riforme.

2) Scegliere la più rischiosa, e oggi improbabile, operazione Macron (semplificazione brutale). Ciò significherebbe vincere il congresso, cambiare nome al partito, spostarlo al centro (diventare più duro su immigrazione, più anti-sindacale su economia e welfare), rischiare di perdere un’altra fetta delle minoranza (Orlando, Emiliano & Co). Questa operazione però potrebbe far guadagnare a Renzi alcuni consensi drenandoli a centristi e Forza Italia. Insomma provare a conquistare quella fetta di elettorato, piccola (5-10%) ma importante, che non voterebbe mai il Partito Democratico ma che teme la rivolta populista. Perderebbe voti a sinistra? Chi scrive ritiene che, con l’ultima scissione, abbia già perso il voto della sinistra tradizionalista e sindacalista (4-5%). Questa manovra permetterebbe a Renzi di sbarazzarsi degli alleati centristi (difficile per Alfano & Co trovare i voti per il parlamento con una sigla propria a fronte dell’operazione Macron) e lo proietterebbe dritto ad Arcore dove un Berlusconi ridotto ma pur sempre influente potrebbe scegliere di sostenere un governo Renzi II. L’operazione presenta diversi rischi, dal cambio di nome del partito alla possibile mancanza di numeri per formare un governo nonostante il Nazareno. Molto, in questo caso, dipenderà dalla legge elettorale. Se tutto resta com’è, lo scenario diventa fortemente improbabile.

La nuova (si fa per dire) sinistra ha due problemi principali: mettere insieme famiglie litigiose e frammentate da un lato e trovare una leadership forte e credibile dall’altro. La piccola ammucchiata senza leadership può forse riportarli in Parlamento, ma con capacità d’influenza molto limitate. Eppure un leader populista e funambolico potrebbe esserci da quelle parti. Parliamo del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Alla conferenza programmatica di Sinistra Italiana l’intervento del primo cittadino partenopeo è stato di gran lunga il più acclamato. De Magistris mescola i temi da sinistra antagonista (centri sociali, sovranità popolare e via dicendo) con un atteggiamento tutto pragmatismo e law and order. Abilità retoriche, atteggiamento da Masaniello e carisma del sindaco sono indiscutibili e potrebbero diventare un asset in un panorama confuso come quello della sinistra italiana. L’ex pm si è già fatto il suo partito ad inizio febbraio, ha fatto sapere a D’Alema di non voler aver niente a che fare con lui, e probabilmente nemmeno con la ditta Speranza&Bersani, dichiarando che l’elettorato vuole rotture con il passato e radicalità. Soprattutto al Sud può guadagnare molti consensi tra gli scontenti del Partito Democratico e puntare, caratteristica peculiare, agli elettori già stufi del Movimento 5 Stelle. Certo De Magistris è personaggio con una personalità divisiva, il che non aiuta in uno scenario frammentato, tuttavia potrebbe tentare l’ambiziosa operazione di alleare un pezzo di quel mondo e mangiare consensi ai rimanenti competitors. Non è improbabile che le formazioni a sinistra del PD possano essere due (se DeMa, il partito del sindaco napoletano deciderà di presentarsi subito alle elezioni politiche): una tradizionale, welfarista e sindacalista e l’altra radicale, populista e territoriale (una vera Podemos, non quella scolorita di Pippo Civati). Parafrasando Mao la confusione sotto il cielo è grande e per DeMa la situazione potrebbe essere eccellente già nel 2018.

C’è poi uno spazio, come si scriveva sopra, alla destra di Renzi soprattutto se questo restasse imbrigliato nelle trame del Pd e se il centrodestra rinunciasse a riunirsi secondo un percorso serio e rigenerativo. In questo scenario una fetta di elettori, stanchi di Berlusconi ma indisponibili a votare il Pd così come la destra di Salvini, potrebbe essere intercettata da chi avesse il coraggio di tentare un’impresa politica. Alle condizioni attuali, questo ruolo non può essere svolto da una zattera su cui si imbarcano Alfano, Tosi, Casini, Verdini, Zanetti e chissà chi altro. A questi è sbarrato l’ingresso nel Pd e, insieme, farebbero molta difficoltà ad arrivare al 3% previsto dall’attuale legge elettorale (diverso se ci fossero le coalizioni). Si tratta di un mondo privo di forza elettorale e destinato all’estinzione. Invece, questo spazio potrebbe essere occupato da qualche “imprenditore politico” (non nel senso che debba essere un imprenditore nella vita ma qualcuno che voglia iniziare una nuova avventura politica), credibile e indipendente da tutti questi mondi (altrimenti si rischia l’effetto Parisi), che si ponesse in un’ottica competitiva con Renzi su tasse, lavoro, welfare e pubblica amministrazione, ma senza cadere nella polarizzazione della destra leghista. Una forza fresca capace di parlare con efficacia ad un elettorato potenziale del 10-12%, rimpiazzare i vecchi arnesi, raccogliere i moderati delusi del berlusconismo potrebbe trovare spazio sul mercato politico in uno scenario in cui risulti impossibile trovare compattezza.

Iscriviti alla newsletter di Lorenzo Castellani

Condividi questo articolo!

di on 25 febbraio 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 commenti a Mettiamo la freccia a destra di Renzi

  1. Luca Rispondi

    25 febbraio 2017 at 08:23

    Attenta narrazione del momento che dura da anni.Certo l’idea è’ prendere contatto con Berlusconi che comunque non avendo altro davanti se non l’inconsistenza lo sosterrebbe come ha già fatto .Il problema è trovarlo nel quarto d’ora giusto sempreche’ un quarto d’ora dopo non cambi idea e abbracci i Salvini di turno che lo sottomettono un giorno sì e l’altro pure.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    25 febbraio 2017 at 11:52

    Anche se vincesse il congresso, si alleasse con cani e porci e cambiasse nome al partito, il Dott. Renzi Matteo, di Rignano sull’Arno, ha dimostrato di non saper governare. Come tutti gli altri, del resto.
    Quando sento fare i nomi di Casini, di Prodi, di D’Alema, di Verdini, di Finocchiaro, di Napolitano, di Lupi, di Monti, di Franceschini, di Bersani, di Mattarella, di Padoan, del conte Gentiloni, ecc. ecc. ecc., mi vengono i brividi.
    In un Paese normale la politica dovrebbe essere una missione, non un mestiere.

  3. adriano Rispondi

    25 febbraio 2017 at 12:27

    Tutte brillanti ipotesi e ragionevoli scenari.Peccato che invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia.Può esserci Renzi,De Magistris,D’Alema,Bersani,Berlusconi,La Vispa Teresa ma sempre saremo vincolati allo 0,2%.Le sue interessanti argomentazioni,per chi pensa che siamo nell’Europa sbagliata,contano nulla.Dov’è l’euro nei suoi ragionamenti?Non c’è,quindi significa che va bene,quindi è tutto fiato sprecato.

  4. aquilone Rispondi

    25 febbraio 2017 at 12:45

    Nessuno degli scenari descritti mi piace. Ormai siamo arrivati alla globalizzazione della politica, ove non conta niente il cittadino, la sua voglia di protezione, la sua necessità di poter intraprendere, il suo desiderio di minor burocrazia, tasse, immigrazione, la sua voglia di una giustizia certa e non interpretata da giudice a giudice, il suo desiderio di non essere “mangiato” sempre più dalle multinazionali (Uber per esempio) o da una sanità che funziona random tra furbetti del cartellino e manager di ASL incolpevoli di qualunque cosa accada …
    No, dalla globalizzazione economica tanto cara alle Banche Centrali (private, non dimentichiamolo) artefici del debito pubblico; dalla globalizzazione del malaffare (dagli scafisti indirettamente finanziati dall’italia e dall’europa, al commercio mondiale della droga, delle armi, della prostituzione, del terrorismo) ora si aggiunge la globalizzazione della politica per restare sempre lì, immuni da qualsivoglia cambiamento storico e sociale che ci sta travolgendo.
    In uno mondo che cambia alla velocità della luce, i rimedi non possono essere quelli sopra prospettati.
    Siamo davvero, di nuovo, al “Gattopardo”. Cambiare tutto perchè niente cambi

    • Luca Beltrame Rispondi

      25 febbraio 2017 at 19:02

      > No, dalla globalizzazione economica tanto cara alle Banche Centrali (private, non dimentichiamolo) artefici del debito pubblico;

      La devo correggere. Il debito pubblico italiano esiste perché il mostro statale continua a spendere e spandere (alla faccia dei “sovranisti” che vorrebbero pure incrementi di spesa).

      Ma agli italiani va benissimo così questo socialismo annacquato.

      • aquilone Rispondi

        26 febbraio 2017 at 11:35

        La FED, e la BCE sono aziende private, con capitale sottoscritto da varie banche centrali (come bankit, anch’essa privata) appartenenti all’europa, ma anche ad istituzioni (private) extra europee o extra statunitensi. Esse stampano danaro (o creano danaro digitale) facendo pagare allo stato il cd. signoraggio, nonchè un tasso (ironia) di sconto. Lo stato, a fronte del danaro acquistato (materiale o digitale) emette “titoli di stato”, cioè cambiali, con i quali garantisce alla banca centrale il danaro avuto in prestito. Lo Stato dunque si indebita (debito pubblico) a favore di enti privati (banca centrale) che curano le aste di collocamento delle cambiali/titoli e che in qualunque momento possono chiedere indietro il danaro prestato. Di fatto, alla scadenza, i titoli vengono rinnovati, con l’aggiunta di nuovi per far fronte a nuove necessità e per pagare il signoraggio, il tasso di sconto e il tasso di emissione dei titoli.
        Se lo stato stampasse danaro per proprio conto, il debito pubblico (ma anche lo stesso danaro stampato o digitale) non esisterebbe. Ovvero, esisterebbe qualora lo stato, anzichè stampare, scegliesse come alternativa (ma solo come alternativa) di emettere Titoli da vendere ai propri cittadini (che in tal modo prestano soldi allo stato) o a determinate banche di suo gradimento e con determinate clausole.
        Purtroppo, invece, gli stati sono schiavi della finanza e fino a quando i cittadini non si riappropieranno del danaro, dandone la gestione allo Stato, non alle banche private centrali, avremo sempre il cappio al collo.
        Legga la storia del senatore (mi pare) Auriti oppure la storia finanziaria americana dell’epoca del presidente Woodrow Wilson e che cosa hanno fatto Islanda ed Equador per liberarsi dal giogo delle banche e del FMI.
        Dopo di che le dico che anche lei ha ragione. Il nostro stato sperpera a go go e aumenta il debito. Ma non è con tagli (seri) alla spesa pubblica che si contiene e si fa regredire il debito. Le radici del male sono ben altre ma nessuno le affronta. Sono tutti collusi e crollerebbe il castello di carta. Intanto e tanto per cambiare, accingiamoci a salvare Monte dei Paschi (senza sapere per colpa di chi è fallito) tenendoci stretto il bail in, l’atra grande truffa a danno dei cittadini per i tempi a venire

  5. step Rispondi

    25 febbraio 2017 at 14:59

    Sarebbe bello ma è cosa impossibile. In primo luogo in Italia ci sono pochi liberali. In secondo luogo alligna ancora il Berlusca, che fa terra bruciata di tutti coloro che si propongono nel campo moderato, per motivi tutt’altro che politici. Infine c’è da considerare che viviamo un periodo storico in cui la globalizzazione – nella quale erroneamente si ricomprende il liberismo – sta facendo danni immensi, non soltanto perché cancella le identità ma anche perché distrugge le piccole partite IVA, categoria che dovrebbe essere il perno della rivolta liberale e che invece si sta rivolgendo sempre più verso politici identitari, non completamente a torto… Per tutte queste ragioni la vedo molto dura la comparsa di un Fillon, è già tanto che abbiamo visto il jobs act di Renzi (con Berlusconi neanche quello).

  6. Ernesto Rispondi

    25 febbraio 2017 at 15:21

    Come vi stanno coglionando… rifanno Democrazia Proletaria gettando le basi per un inasprimento della dittatura Napolitano attraverso PD politico, PD giudiziario a polizia segreta fiscale, o voi pensate alle manovre nel traffico. La vostra area politica è condannata a un’inutilità secolare.

  7. Francesco_P Rispondi

    25 febbraio 2017 at 15:55

    Quelli del PD fanno discorsi da matti completamente estraniati dal mondo. Farneticano su cose che non riguardano i problemi della nazione e dei cittadini che ( ahimè ) vi abitano.
    Eppure dietro questo immondo teatrino ci sono le tensioni legate alla spartizione del bottino costituito dai soldi delle nostre tasse.
    Ma esiste uno schieramento moderato con le idee chiare e progetti ambiziosi per cambiare il Paese azzerando la pletora dei mangiasoldi che si annida tanto nella politica quanto nella burocrazia ita(g)liana?
    Il nocciolo della questione non è il PD con le sue convulsioni che a cercare seguirle portano alla pazzia, bensì il progetto per la libertà. Il progetto della nuova nazione è totalmente diverso dal mettere assieme i minuscoli leader del CdX con tanto di traditori inclusi, come fece Berlusconi, bensì una vera rivoluzione. Sogno impossibile? A volte bisogna fare sogni impossibili e lavorare e lottare per renderli possibili.
    – – – – –
    Nel discorso di ieri al CPAC Jim DeMint, presidente della Heritage Foundation, affermava riferendosi ai Padri fondatori: “Sono stati sognatori e hanno fatto un sogno impossibile per vincere la loro indipendenza dal paese più potente del mondo. Ma sognando, credendo, lavorando, combattendo, hanno fatto possibile ciò che era considerato impossibile da tutti gli esperti del tempo.” (vedere https://www.c-span.org/video/?424394-6/heritage-foundation-president-jim-demint-addresses-cpac )

    • sergio Rispondi

      25 febbraio 2017 at 18:12

      pensa ad una ‘spartizione del bottino’
      costituito dai soldi incassati da una Patrimoniale
      (400 miliardi all’incirca) in mano a questi cialtroni

      • Ernesto Rispondi

        25 febbraio 2017 at 20:42

        “soldi incassati da una Patrimoniale”

        Perché è lì che questi bastardi assassini vogliono arrivare…

  8. sergio Rispondi

    25 febbraio 2017 at 16:34

    “Ti è piaciuta questa parola: ‘ scissione ‘?
    Il popolo, quando sente le parole difficili, si affeziona
    e quando si abitua a dire che sei bravo,
    pure che non fai niente, sei sempre bravo !”

  9. Emilia Rispondi

    25 febbraio 2017 at 17:54

    A me di Renzi, di quello che farà, del Pd e di Berlusconi non mi frega niente.
    Anzi fuori dalle balle tutti quelli che ci stanno spennando.
    Quindi, se è Salvini a difendere i miei interessi Salvini sia.

  10. lombardi-cerri Rispondi

    26 febbraio 2017 at 07:22

    L’articolo mi lascia basito! Il problema non è se Renzi debba andare a destra , a sinistra o fare la……. mezz’ala. Il problema è che lui ed i suoi Giannizzeri sono solo dei gran chiaccheroni ai quali non affiderei, da gestire, un pollaio di tre galline.
    Ragazzi, state tranquilli , da gente come Del Rio, non mi farei curare neanche una sbucciatura.
    Se fanno i politici, con quei risultati che abbiamo visto tutti, è perchè non avevano altro modo di combinare il pasto con la cena.

  11. step Rispondi

    26 febbraio 2017 at 14:24

    Quando un politico ipotizza la patrimoniale dovrebbero immediatamente intervenire delle squadre d’azione “proprietariste” a manganellare, e non lo dico per scherzare. Bisognerebbe entrare nell’ottica di equiparare la violenza fisica a quella patrimoniale e reagire, per impedire che qualsiasi tipo di violenza venga perpetrato, come fece Pinochet contro le aggressioni socialiste (poi Pinochet esagerò, ok…). Ma manca la cultura. A questo poi aggiungiamo la vigliaccheria degli italiani e il quadro può dirsi completo.

    In altri paesi uno come Enrico Rossi non verrebbe neanche ascoltato, invece gli italiani si fanno abbindolare mediante concetti come “cosa comune” o “funzione sociale”. Il problema non si risolve con le elezioni politiche:
    veramente pensate che in Italia un politico sia più rispettoso di un altro in relazione alla proprietà privata altrui? Si agisce solo in due modi: a livello culturale comunicativo (long term) ed eventualmente con la forza (short term).

    PS – Ho scritto questo commento, parzialmente OT, per riprendere alcuni commenti abbastanza condivisibili.

  12. maboba Rispondi

    26 febbraio 2017 at 19:25

    Capisco che l’ipotesi Salvini non convinca e ben difficilmente riuscirà ad arrivare al premierato. Quasi surreale peròcontinuare ad etichettare con destra, sinistra e addirittura parlare di una destra leghista. Questo è politichese.
    Qui si tratta di individuare i problemi, fare delle proposte chiare con relativi programmi e quindi presentarsi sul proscenio elettorale.
    Qui ormai non si tratta di fare gli schizzinosi, di spaccare il capello in quattro, di cercare mediazioni politicanti dietro le quali ci sono interessi non proprio generali.
    Qui si tratta di difendere “da subito” i nostri confini, la nostra identità, la nostra cultura e le nostre tradizioni contro gli attacchi forsennati e convergenti (bel paradosso!) dei globalisti “gender” e degli islamici, le proprietà private di tutti dall’attacco di questa UE e soprattutto di questi sinistri, le piccole e medie imprese che il combinato disposto di una scriteriata apertura commerciale senza condizioni a nazioni “schiaviste” come la Cina insieme a questo stato parassita, ladro, inefficiente e predatore ha ridotto a mal partito.
    Finora l’unico che l’ha fatto in maniera incisiva, con proposte che possono piacere o no, è Salvini. B. ormai ha il solo intento di raccordarsi con Renzi e non si sa cosa pensi, dall’ immigrazione, alle unioni civili, alla teoria del gender, alla globalizzazione, all’euro etc.
    Io spero che emerga anche qualcun altro, e alla svelta, in modo che le proposte salviniane possano essere messe in confronto con altre e così potremo decidere.
    Se le cose rimagono così, per moltissimi non c’è alternativa a Salvini.

    • step Rispondi

      27 febbraio 2017 at 13:55

      Buona analisi. Purtroppo siamo in una fase eccezionale, per avere il libero mercato occorre avere una situazione di normalità e non di caos, quindi prima va risolta la questione immigrati, poi si può attuare il liberismo, ma al momento va fermata la violenza. Su Salvini però sono scettico: vanno bene anche gli slogan, siamo in politica, ma poi mi devi spiegare come fai con la flat tax (che ovviamente mi esalta, ma dov’è che tagli?).

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *