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Lettera trumpiana ai giornaloni

Cari colleghi vi scrivo, perché ormai su Trump siamo in presenza di una patologia conclamata, di un morbo dello spirito, il copia&incolla di categoria e la menzogna ripetuta a oltranza perché diventi verità, come da lezione di Goebbels...

giornaliCari colleghi vi scrivo, così mi distraggo un po’. Anche se è difficile, davvero, divagare o anche solo sospendere per qualche attimo il clima di apocalisse permanente che state montando da quando Lui si è insediato alla Casa Bianca. Lui è l’Orco, l’Inaccettabile, il magnate col toupè, quello che non avrebbe mai vinto le primarie del Gop (ché Jeb Bush si porta bene ed è di buona famiglia), quello che non avrebbe mai vinto le presidenziali (ché Hillary Clinton si porta bene ed è di ottima famiglia), The Donald, oggi Potus con loro, con vostro, inguaribile scorno.

Essì, cari colleghi, perché ormai siamo in presenza di una patologia conclamata, qualcosa come un morbo dello spirito, la coazione a ripetere del titolo farlocco, da bravi radical seguaci di Goebbels, “ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Trump fascista, rigurgito degli anni Trenta su suolo americano, cazzata sesquipedale. Trump è un multimiliardario nella Manhattan del nuovo millennio, che sente la scossa tellurica dell’America, della terra che gli ha dato opportunità e ricchezza e successo, che gli ha fatto sviluppare il suo diritto al “perseguimento della felicità” fin dove forse neanche lui pensava di arrivare, e la porta in superficie, gli dà voce, ci ricava persino una piattaforma politica che ha molto a che fare con la storia del Partito Repubblicano e del Paese, e niente con i sintagmi ignoranti della classe colta di questo Continente invecchiato e ancora una volta sull’orlo della germanizzazione, l’Europa. Il “populismo“. Sì, no, forse, orecchiato così nei talk è un nonsense mondano, tutto e niente, si appiccica su Putin e sui nazionalisti austriaci, sulla Le Pen e sui liberali intransigenti olandesi, sui conservatori thatcheriani pro-Brexit e sui laburisti estremisti pro-Remain, tutta gente che non ha nulla a che a vedere tra loro, né tantomeno con Donald Trump. Che è fenomeno tutto nativista, certo, squisitamente e sfacciatamente americano, e Dio sa se ne avevamo bisogno, dopo la bestemmia di una presidenza che ha fatto di tutto per ridurre la splendida anomalia del Nuovo Mondo alla regola del Vecchio, per fare degli Stati Uniti un prolungamento dell’Unione Europea, e Dio benedica il popolo statunitense che si è ribellato.

Ecco, cari colleghi, se per una volta contemplaste l’hegeliana “fatica del concetto”, che poi vuol dire un minimo di ricerca se non di studio di storia americana prima di sparare sentenze sull’America dal proprio desk in Trastevere, allora ci direste che se “populismo” deve essere, lo è nella versione e nel tono antropologico tipicamente americano, irrimediabilmente altro e inafferrabile da qualunque equivoco totalitario europeo (pensate che a fermare un executive order sull’immigrazione è bastato un oscuro giudice di Seattle, e vergognatevi nell’anima dei vostri paragoni con Hitler), è il “populismo” individualista, anti-statalista, libertario di Andrew Jackson, il presidente ottocentesco del Secondo Emendamento e della corsa a perdifiato all’Ovest, dritti verso il destino manifesto americano, America First perché l’Europa aveva già deluso, e doveva ancora accadere il terribile Novecento. O il populismo interventista di Theodore Roosevelt, l’economia di mercato è sacra ma lo Stato può laicamente affacciarsi a predisporre infrastrutture e generare lavoro (questa è pura Trumpnomics), parla piano nel mondo ma porta sempre con te un grosso bastone, ed è esattamente ciò che il neopresidente vuole fare con Vladimir Putin, negoziare con sorriso amicale e in sottovoce, ma mentre si manda in giro per il globo il segretario alla Difesa, generale Mattis, a dire che “qualunque attacco agli Stati Uniti e ai loro alleati innescherebbe una riposta efficace e schiacciante” e addirittura si potenzia l’esercito di gran lunga più potente al mondo, dite quello che volete, ma è un’idea, certo meglio del nullismo obamiano che ha concesso la scena planetaria allo Zar. O, per stare a tempi più recenti, può essere certo populismo nixoniano che rivendicava retoricamente la rappresentanza della “maggioranza silenziosa”, il che del resto era evidenza politica fattuale, o persino certo populismo eccezionalista reaganiano, la “città sulla collina” dell’America che si staglia e riscatta le miserie del mondo. Questi, detti con semplicismo giornalistico, possono essere i riferimenti “populisti” di Donald Trump, cari colleghi che vedete il fascismo ovunque tranne là dove sta oggi, nell’intolleranza politically correct, ed avercene.trump 5

Anche nella cronaca, soprattutto nella cronaca, cari colleghi e care colleghe (come non pensare alla giaculatoria quotidiana di Giovanna Botteri dalla sua terrazza di Manhattan, magari per astuzia della ragione e ironia della storia costruita proprio da Trump). Recuperate il livello di sobrietà minima, nella cronaca, un rapporto sufficientemente sereno con la verità, lavorate pur sempre in giornaloni seri, mica in fogliacci online d’opinione. Il muslim ban, che non è un muslim ban visto che il criterio è geografico e non confessionale, riguarda i Paesi e non le religioni, è figlio di una selezione rigorosa praticata dall’amministrazione Obama. Si chiama Terrorist Travel Prevention Act, gli esordi sono datati 2015, l’obiettivo era ed è prevenire attacchi terroristici su suolo americano, come dice oggi Trump, un caso di perfetta continuità tra amministrazioni diversissime. Ovvietà istituzionale americana, che voi trasformate in flagrante caso di fascismo e razzismo, così, con un copia&incolla di categoria, senza nessuna verifica né tantomeno domanda con voi stessi. Come il Muro, bisillabo che ormai terrorizza le nostre vite, maledetto l’Orco che innalza Muri contro l’Altro portatore di Cultura, nel caso di specie tendenzialmente un narcos messicano. E va bene. Ma allora, almeno retroattivamente, dovete dire maledetto Bill Clinton, che il Muro col Messico l’ha voluto e inaugurato. Dovete dire maledetto Barack Obama, che del Muro ha aggiunto chilometri. Sì, perché il Muro per più di un terzo di frontiera esiste già, tranne che nei vostri titoli, nei vostri occhielli, nei vostri pezzi, tutti intrinsecamente razzisti, perché figli della doppia misura e del pre-giudizio, l’outsider che vuole riportare l’America alle sue origini e alla sua diversità Wasp non può permettersi quel che è stato concesso all’élite progressista e normalizzatrice che, tra l’altro, ha avuto la brillante idea di spalancare le porte dell’economia globale alla Cina.

Perché ci sarebbe anche questo, poi, la vera priorità dell’amministrazione Trump, l’issue su cui si giocherà successo o fallimento del mandato: il contenimento della Cina, il disvelamento del suo bluff, la fine di un gioco truccato. Quello per cui col Drago si è globalizzata la libertà di commercio, ma non le libertà individuali che in Occidente hanno generato e sostanziato la prima, per cui si accetta agevolmente che il tuo concorrente pratichi lo schiavismo e che le tue imprese chiudano per questo. E davvero, cari colleghi, non si capisce perché le sofferenze quotidiane del bambino cinese che si scortica le mani quattordici ore al giorno contino meno del fatto che un siriano o uno yemenita dal dubbio passporto non possano per tre mesi visitare New York. Sono le vostre priorità sghembe, tenetevele, io con tutte le incertezze che gli si annidano dietro sto con quel toupè. Il quale, e non è un dettaglio, il suo primo giorno ha fatto riportare allo Studio Ovale il busto di Winston Churchill, che Barack Hussein Obama aveva fatto inopinatamente spostare. Se siete a caccia di simboli per il vostro prossimo titolo, nessuno vale più di questo. Si chiama libertà, e disponibilità a difenderla armi in pugno.

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di on 6 febbraio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

16 commenti a Lettera trumpiana ai giornaloni

  1. Andrea Rispondi

    6 febbraio 2017 at 05:21

    Speriamo che
    abbia ragione Sallusti col suo misticismo dei nostri valori.

  2. lombardi-cerri Rispondi

    6 febbraio 2017 at 06:31

    I cosiddetti intellettuali, di tutto il mondo,con particolare intensità quelli italioti, che , more solito,si ritengono più intellettuali degli altri, sentono che l’autocrazia, da loro surrettiziamente inserita al posto della democrazia,sta crollando.
    I popoli si stanno svegliando e , utinam, stanno preparando le ghiottine.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    6 febbraio 2017 at 09:35

    Penso che non ci sia peggior sordo di chi non vuol sentire; e la sua lettera, caro Direttore, mi sa tanto che verrà una voce nel deserto.
    La menzogna ripetuta ad oltranza perché diventi verità non è una patologia conclamata, ma l’essenza stessa del comunismo. Filosoficamente parlando, ciò per cui una certa cosa è quella che è, e non un’altra cosa.
    Un giorno sì e l’altro pure “mamma” Rai ci pratica il lavaggio del cervello sugli orrori del nazismo, morto e sepolto con Hitler. La Rai, servizio “pubblico”, ha mai speso una parola sugli orrori del comunismo?
    Quanto ai giudici, tutto il mondo è paese. La Giustizia dovrebbe essere una virtù morale, prima ancora che un potere giudiziario. Nell’antica Grecia era una divinità vergine, discreta e rigorosa. Quella all’italiana, invece, è talmente disinibita da esibirsi a “Porta a Porta”.
    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/trump-giudice-e-davigo-piede-libero-1359779.html

    • ultima spiaggia Rispondi

      6 febbraio 2017 at 09:37

      errata corrige: “sarà” al posto di “verrà”

    • Emilia Rispondi

      6 febbraio 2017 at 11:08

      Quando mi piace questo commento.

  4. Luca Rispondi

    6 febbraio 2017 at 09:41

    Direttore Sallusti la differenza sta nel fatto che lei è un giornalista libero e liberale.La differenza è come strapagati giornalisti trattano il senso della libertà e della difesa che deve comportare,dei livelli di civiltà e ricchezza raggiunta e del benessere e delle opportunità ,il merito e le capacità sono vincenti,che ogni nato ha per raggiungere l’ottimo nella propria vita.Si è facile scrivere da Trastevere ,sopra la trattoria Don Peppino,da una calda seggiola in pelle e con il condizionamento aria regolabile a piacimento o da una terrazza di Manhattan ed esser contro per esistere e per esser strapagati da enti statalsinistri in vita a carico dei contribuenti e dove la libertà si consuma nell’imporre il pagamento di quelle terrazzate con canoni -tassazioni obbligate.

  5. maboba Rispondi

    6 febbraio 2017 at 09:48

    Non so come e cosa riuscirà a fare Trump, vedremo e intanto speriamo. Una cosa però è certa: ha finalmente rotto il tabù della globalizzazione, specie con la Cina. Tabù imposto dalle grandi industrie e multinazionali che volevano espandersi in un mercato enorme senza curarsi delle conseguenze sulle piccole e medie imprese nostrane che infatti sono scomparse a migliaia. Non si riesce quasi più a trovare prodotti di qualsiasi genere prodotti in Italia.
    Non a caso le sinistre, che hanno sempre odiato ed osteggiato le piccole e medie imprese come ancor oggi nella nostra cara Italia, oberandole di burocrazia e tasse fino allo sfinimento, sono state la stupida stampella a questo disegno. Non è nemmeno un caso che i giornaloni e le TV, in mano ai suddetti poteri, siano pervasi da ossessivo furore contro Trump.

  6. Emilia Rispondi

    6 febbraio 2017 at 11:13

    Devo dire che Botteri e Capranica sono i più odiosi.

  7. geometra67 Rispondi

    6 febbraio 2017 at 11:41

    Ottima,come sempre,requisitoria contro il “politicamente corretto”dei suoi “colleghi”.Adesso mancherebbe solo una vittoria della Le Pen in Francia per procurare al sottoscritto una enorme soddisfazione e ai cattocomunisti-chic un definitivo travaso di bile curabile solo con dosi massicce di antidepressivi.Forza Le Pen!!.

  8. aurelio Rispondi

    6 febbraio 2017 at 13:19

    Ma quanto sono preoccupati di questo presidente tutti i burocrati , giornalisti e asserviti vari che vedono le loro laute prebende vedere un esempio di negazione alle loro vite servili ma pratiche nelle buste paghe.Quanto e quanti?Un gravame infinito e pericoloso che vuol fare massa critica contro per loro sopravvivenza.

  9. adriano Rispondi

    6 febbraio 2017 at 13:56

    Lei sta diventando prolisso,con tendenza alla ripetizione.Sarà per il nuovi lettori.Lasciamo perdere le proteste scontate.Sui fatti qualcosa si può cominciare a dire.Avvisare una industria americana che i prodotti costruiti,per sua convenienza,in altri paesi per essere venduti nel proprio saranno sottoposti a tassazione non è protezionismo commerciale ma contro la furbizia.Quindi Trump su questo ha ragione.Sul muro e sul decreto pure,anche se non risolvono il problema.Va bene anche la nomina del giudice.Equilibrata.Le affermazioni sugli insediamenti israeliani sono adeguate.Dubito che serviranno per la pace per il semplice motivo che a qualcuno non interessa.Sui rapporti internazionali si sta muovendo con la giusta cautela.Cercare un accordo con Putin è doveroso,sull’Ucraina,l’Iran,la Siria e gli altri pasticci ereditati.In poche parole a me pare che si stia muovendo bene.C’è qualcuno che vuole fermarlo.Vedremo se e come ci riuscirà.

  10. Menordo Rispondi

    6 febbraio 2017 at 18:23

    E’ evidente che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” perchè la mistificazione delle notizie non è cattivo giornalismo di giornalisti inetti, è scientifica diffusione di falsità, è strategia. Non possiamo negare che siamo di fronte ad un razionale piano di destabilizzazione della democrazia. Mi ricorda tanto la Pravda dei tempi bui che, contro ogni evidenza, negava la verità pur di imbonire i poveri cittadini della fu Unione Sovietica. In fondo, non ne vedo differenze.

  11. Milton Rispondi

    6 febbraio 2017 at 19:07

    Condivido tutto. Grazie Direttore.

  12. cerberus Rispondi

    6 febbraio 2017 at 20:59

    Se vince la Le Pen e AfD si conferma partito di peso in Germania i progressisti andranno tutti in terapia con ansiolitici e in analisi psicoterapica. E che grasse risate mi faccio.
    Intanto si sono consumati i denti a furia di rosicare,ed è già una soddisfazione. Ne vedremo delle belle. Anche in Italia.

  13. step Rispondi

    7 febbraio 2017 at 14:38

    È incredibile il veleno quotidiano che viene sputato dai media su Trump. I canali mediaset non si sottraggono a questo sport. Ce ne ricorderemo…

  14. casalvento Rispondi

    7 febbraio 2017 at 19:30

    Naturale che gli sconfitti nelle competizioni elettorali siano dispiaciuti, ma presto prevalgono il patriottismo e la fiducia nella solidità delle istituzioni democratiche. Questa volta invece negli USA l’ostilità verso la nuova amministrazione sembra irriducibile, segno che la fiducia nella democrazia è diminuita nelle nuove generazioni. Succede un pò come in Italia, un paese solo formalmente democratico, ma che in realtà non riesce ad accettare questa forma di governo basata sull’avvicendamento al potere di politiche e di politici diversi, a causa del suo imprinting autoritario. La crescente difficoltà che incontra la democrazia come forma di governo si vede anche dal perdurare nel tempo di una politica, di un orientamento e quindi di una stessa classe dirigente, mentre l’avvicendamento di indirizzi diversi e apparentemente contrastanti è vitale per il buon governo di un paese e non può tardare a manifestarsi. Come la barca a vela procede a zigzag sfruttando i venti variabili per andare comunque avanti, così un paese ha bisogno di politiche diverse e contrastanti per affrontare le vicende esterne ed interne in modo flessibile e utile, senza andare a sbattere come avverrebbe se si seguisse una sola politica, un solo vento. E questo vale per ogni dominio politico, dall’economia alla geopolitica. Peccato che nelle scuole non si insegni l’unica cosa veramente necessaria, cosa è e come funziona la democrazia. Invece ci si sciacqua la bocca con la retorica della democrazia, che in realtà si detesta, perché non si capisce.

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