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Ci serve un (vero) centrodestra

Negli ultimi anni ci ha mostrato divisioni, attendismi, rinunce. Eppure, con un buon leader che sintetizzi le differenze potrebbe ancora essere la prima forza politica in Italia. Ma deve avere coraggio (leggi primarie) e non inseguire Grillo nel sovranismo isterico (vero Salvini?)...

Salvini, Berlusconi, MeloniIl centrodestra negli ultimi anni ne ha combinate di tutti i colori: divisioni, rimescolamenti, attendismi, rinunce. Soprattuto si è formata una netta divaricazione politica, da un lato Alfano rimasto in maggioranza, Verdini nel mezzo come tessitore del Nazareno e da ultimo un Berlusconi spesso conciliante con il Partito Democratico di Matteo Renzi nei fatti fino al 2015 e, a parole, anche oltre; dall’altro l’estremizzazione della Lega Nord verso l’anti-europeismo, il protezionismo, il sovranismo (con l’accantonamento di federalismo e riformismo fiscale). In mezzo forze minori come Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Direzione Italia di Raffaele Fitto, sempre all’opposizione, ma maggiormente disponibili ad un confronto aperto con tutti.

Si posso rimettere insieme i cocci? Se guardiamo i sondaggi, nonostante tutto quello che è successo, una coalizione di centrodestra da Alfano a Salvini oscillerebbe da un minimo del 25% ad un potenziale del 35%. Con un buon leader che sintetizzi le differenze e tenga le fila delle varie forze il centrodestra potrebbe addirittura essere la prima forza politica in Italia. Sfruttando da una parte la debolezza del Pd post-referendaria e post-governativa e dall’altra le difficoltà dei 5 stelle nel rendersi amministratori credibili e capaci di guidare il Paese. Tuttavia, il processo verso l’unità è molto complesso perché, come recita il detto popolare, ci sono troppi galli nel pollaio e, con una legge proporzionale, diventa molto difficile l’organizzazione di primarie per la scelta del leader. Primo perché l’idea è già flebile ed usata ad intermittenza dalla classe dirigente del centrodestra (ad eccezione di Meloni e Fitto che hanno sempre spinto su questo punto) e secondo perché il rischio è di fare primarie che si risolvano in una serie di divisioni una volta arrivati in Parlamento (specie al Senato, se la legge resta il Consultellum) con una parte del centrodestra che, mossa dalla real politik, sarà spinta a cercare l’accordo con il Partito Democratico ed una parte che tenderà a scivolare sempre di più su posizioni grilline.

Qual è il vero problema? La lista di errori di Berlusconi è lunga, molto. Tuttavia, Berlusconi fa Berlusconi con il suo concentrato d’interessi personali, influenza mediatica e capacità politica. Realisticamente gli altri non possono pensare che sparisca dall’oggi al domani, ma possono organizzarsi per avviare il post-berlusconismo. Dov’è. dunque, il nocciolo della questione? Secondo chi scrive è nella Lega Nord. La Lega del 2017 si divide in due entità: il partito dei sindaci e dei presidenti di regioni, che governano in coalizione con altre forze di centrodestra e (per ora) silenziosamente; la Salvini&Associati che occupa militarmente i salotti televisivi e il mondo dei social. La Salvini&Associati ha portato un partito del 3-4% al 12-13% dei sondaggi odierni, tuttavia da oltre un anno non si schioda da quelle percentuali. Il Segretario della Lega, inoltre, gioca ad intermittenza sulle primarie per massimizzare la propria leadership e, più di una volta, ha strizzato l’occhio all’alleanza o alla cooperazione con i 5 Stelle (su uscita dall’euro, riforma Fornero ecc). Questo significherebbe rompere con il centrodestra moderato e tuffarsi nelle braccia del grillismo. Uno schema che rischia di pagare poco perché fa diventare il centrodestra automaticamente il terzo polo come è successo a Roma. In definitiva la Salvini&Associati rischia di diventare un problema per tutta l’area proprio perché divisiva e, ancor di più, per quei leghisti di governo come Maroni e Zaia i quali avrebbero da un lato il penta-leghismo e dall’altro una coalizione da maneggiare sul territorio. Considerato lo scenario, per Salvini vale davvero la pena rompere come Berlusconi & Co solo per guadagnare qualche deputato in più su scala nazionale e rinunciare per sempre a governare (se non come stampella dei 5 stelle in un governo grillino)? Probabile che nei prossimi mesi qualcuno, dalle regioni del Nord, fiuti la situazioni e si adoperi per addomesticare il segretario leghista.

Cosa può succedere? Se la legge resta quella uscita dalla Consulta o una sua variante ma pur sempre proporzionale ci sono due possibili scenari:

a) Prevale la linea Salvini. A questo punto si forma un polo “lepenista” radicalmente anti-establishment, anti-Europeo e incline ad accodarsi, e accordarsi, con il Movimento 5 Stelle. In questo caso il centrodestra, come polo, sarebbe finito. Non esisterebbe più un centrodestra di governo, sfumerebbe l’ipotesi primo partito alle elezioni. Berlusconi (Alfano e Verdini) sarebbe costretto ad allearsi con il Partito Democratico a livello parlamentare per formare un governo di coalizione. Alcuni esperimenti politici, come quello di Raffaele Fitto e Giorgia Meloni, sarebbero fortemente penalizzati da questa polarizzazione. Certo Salvini potrebbe cedere qualcosa ai potenziali alleati concedendo le primarie della destra, ma perché il leader di un partito nettamente più grande degli altri movimenti dovrebbe mettere in discussione se stesso con delle primarie?

b) Nella Lega gli uomini del territorio si muovono in favore di un’ampia coalizione coadiuvati da gli altri attori del centrodestra non leghista. La linea Salvini viene afflosciata. Viene scelto un candidato premier terzo, né Berlusconi né Salvini, e le probabilità che la coalizione (in lista unica) diventi primo partito aumenta esponenzialmente. Certo il rischio armata brancaleone (senza primarie) esiste così come la possibilità che, in ogni caso, Forza Italia possa cooperare con il Pd per formare un governo spaccando l’unità post-elettorale. Tuttavia, la politica è competizione, conta avere le carte in mano ed arrivare primi significa tenere il boccino. La ritrovata unità significherebbe da un lato fornire agli italiani la possibilità di votare per un unico polo di centrodestra invece che per tanti partitini diversi e dall’altro sgonfiare o limitare l’avanzata del 5 Stelle verso Palazzo Chigi. Il Partito Democratico, e ciò che c’è intorno, è oggi molto debole. Nel centrodestra rinunciare a competere per arrivare primi, per correre dietro a Di battista e Di Maio, significa privarsi di un’opportunità. Certo l’ideale sarebbe una variante di questo schema in cui Berlusconi accetti l’opzione “padre nobile” e si fanno delle primarie per scegliere il leader e misurare i rapporti di forza dentro la coalizione. Tuttavia, ad oggi, sembra lo scenario meno probabile.

Tre poli alla pari, con il centrodestra che ha buone opportunità per arrivare primo e arginare Grillo, o un sostanziale bipolarismo tra Nazareno (PD-FI) e forze di protesta (LN-M5S-Altri)? In questo secondo scenario il vantaggio rischia di finire tutto nelle mani della Casaleggio&Associati con il centrodestra a portare voti al governo Dibattista. Qualcuno, a destra, dovrebbe forse meditare su questo scenario.

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di on 11 febbraio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 commenti a Ci serve un (vero) centrodestra

  1. maboba Rispondi

    11 febbraio 2017 at 09:25

    Un’analisi molto “politicista” se mi si consente il brutto termine. Un’alleanza comunque sia per arrivare primi è stata già sperimentata tre volte e abbiamo visto come è andata a finire, non tanto per i litigi etc. quanto perché di vere riforme in senso liberale (riduzione del peso della politica in economia, nello stato, riduzione del debito, della spesa e delle tasse), riforma della giustizia e della PA per la riduzione dello statalismo imperante) si è visto ben poco.
    Oggi la situazione è assai peggiore di quindici anni fa, soprattutto per quanto riguarda il quadro generale e non è il caso di spiegarlo a chi lo sa assai meglio di me. Non può bastare un accordo di vertice fra i vari “leaderini” (B. lo è ormai anche lui) ognuno alla ricerca di mantenere e allargare il proprio orticello.
    Di fronte ad una disoccupazione giovanile al 40%, ad una deindustrializzazione conclamata etc. etc. ci vuole una rottura col passato, anche riguardo personaggi che hanno fatto parte di quelle esperienza (faccio alcuni nomi a mo’ di esempio: Gasparri, Romani, lo stesso B., Alemanno, Bossi etc: tutti bravi, ma “bolliti”) con un progetto chiaro sui “dossier” più urgenti.
    Salvini ha il pregio di averlo fatto pur se con i difetti che l’articolo evidenzia e in parte anche FdI. Ciò manca completamente in FI, che fa intuire una predisposizione all’opportunismo spicciolo ed un incistamento in questo sistema che non è più tollerabile in questa situazione.
    Per lei il nodo è la Lega. Secondo me il vero problema è Berlusconi il quale però tiene la grana e quindi questo progetto ben difficilmente vedrà la luce. Assisteremo secondo me ad una manfrina Nazareno 2.0 o 3.0, deleteria per il paese (ricordiamo cosa ha portato il Nazareno 1.0), oltre che per il cdx.

  2. Luca Rispondi

    11 febbraio 2017 at 09:56

    Il personalismo e l’amore per se stessa diventa missione prima .Il burocrate statalista e lo statalismo prevale nella mente dei troppi incapaci di pensarsi in proprio con una partita iva,il denaro si pensa lo si produca Incrementando l’indebitamento finche’ dura e tiene l’imbroglio e la menzogna diventa verità .Si siamo in un momento dove tutto può succedere ,anche le cose peggiori ma noi abbiamo votato gente incapace ed inutile ed a loro abbiamo affidato il destino dei nostri figli che rivedremo all’estero da paese di migranti che siamo stati e siamo.

  3. geometra67 Rispondi

    11 febbraio 2017 at 10:45

    Analisi troppo semplicistica e “algebrica” caro Castellani!!Ma lei pensa veramente che gli elettori di centro-destra,sottoscritto compreso, siano così stupidi da votare ancora per Verdini,Alfano e magari pure per Casini e Fini? Ma scusi da quale pianeta viene?La proposta politica dovrebbe essere dirompente,con un forte leader nuovo senza compromessi o scivolamenti vari!In alernativa ci aspetta una “traversata nel deserto”con miseria e disoccupazione tipo Grecia!

    • CORRADO Rispondi

      11 febbraio 2017 at 17:40

      Sono d accordo e mi ripeto. Mettiamo un Giacomo Zucco e facciamolo parlare in tv e nel giro di pochi giorni tutto la dx antistatalista lo conoscerà e invocherá for president . Io poi gli affiancherei qualche vero padre nobile. Questa la mia.
      PS
      NO MARTINO NO PARTY!

      c

      • Milton Rispondi

        11 febbraio 2017 at 19:35

        Concordo in tutto, e mai voterò per un partito od una coalizione con i vari Alfano, Casini, Fini, ecc. ecc..
        Aggiungo che di padri nobili oltre a Martino si possono aggiungere Lottieri, Ocone, Maglie, e molti altri meno conosciuti.
        Ma questi in televisione non li vediamo mai, sia per l’ostracismo del sistema che per l’ignavia di Berlusconi e delle sue televisioni.

        • CORRADO Rispondi

          18 febbraio 2017 at 22:57

          Verissimo! Dighel al sciur s Berlusconi! Ignavo aenza bal però per i zz tuoi ce le hai vero?!!!

  4. ultima spiaggia Rispondi

    11 febbraio 2017 at 11:05

    “La lista di errori di Berlusconi è lunga, molto lunga”, ma il problema è la Lega Nord?
    Se le cose stanno così, al centrodestra non occorre un leader, ma un bravo psicologo.

  5. aquilone Rispondi

    11 febbraio 2017 at 11:37

    All’indomani di una vittoria del centro destra, in italia succederebbe quello che sta succedendo in america contro trump. Ad ogni provvedimento ci sarebbero piazzate, giudici che annullano provvedimenti e spiccano mandati di comparizione, giornalisti che si stracciano le vesti in TV in nome della libertà che non si capisce più che cavolo sia ma va bene così.
    Guardate (un piccolo esmpio) cosa sta succedendo a Bologna per dei tornelli o per “Libero” che parla di patate bollenti.
    Io non spero più niente. O meglio, vivo sperando che questo status quo regga il più a lungo possibile. Dopo, quando anche i “migranti non regolari” (avete letto? non si può chiamarli clandestini) saranno alcuni milioni e prenderanno il sopravvento, quando la troica ci commissiorerà, quando anche l’ENI o L’Enel sarà venduta ai francesi e le nostre banche ai tedeschi o agli emiri, allora sarà finita definitivamente e si tornerà ad essere colonia come nell’800. Una colonia nord africana in sud europa

    • aquilone Rispondi

      11 febbraio 2017 at 11:43

      Ho scritto “commissiorerà”. Sbagliato. Commissarierà

    • Francesco_P Rispondi

      11 febbraio 2017 at 23:48

      Purtroppo il Centro Destra non vincerà perché non ha idee e, pertanto, non ha la capacità di dare una prospettiva a una consistente base di elettori.
      Io seguo sempre le pubblicazioni e i documenti della Heritage Foundation e di altri think tank conservatori. Loro sì che sono capaci di elaborare una visione strategica della politica economica, del diritto e del politica estera che influenza tanto gli elettori quanto i membri del Partito Repubblicano.
      Invece, proprio a causa della incapacità di elaborazione strategica della destra, vinceranno la sinistra che ha sostituito Soros a Stalin o, ancor peggio, il M5S dell’Ayatollah Grillo. In ogni caso il default, la miseria e la violenza politica sono serviti!

  6. adriano Rispondi

    11 febbraio 2017 at 13:33

    Fra poco il QE di Draghi finirà.Torneranno i falsi problemi del debito,irrisolvibili con il marco.Magari qualcuno proporrà di nuovo una patrimoniale da trecento miliardi.Quisquilie nei confronti dei suoi argomenti.Continuiamo a parlare di niente.Intanto gli altri insistono a lavorare contro i nostri interessi.Fanno bene perché facciamo la stessa cosa.

  7. Franco Rispondi

    11 febbraio 2017 at 17:29

    Lo SCENARIO B sarebbe possibile ed anzi MIGLIORABILE se si addivenisse ad una FEDERAZIONE (le cui “regole di convivenza” sarebbero già pronte se le volessero). In una STRUTTURA FEDERALE (ancorché solo elettorale come previsto) si arriverebbe ad un solo simbolo, un solo programma ed una sola lista …. Berlusconi ne sarebbe il Pigamlione (o padre nobile che dir si voglia) ed all’interno si potrebbero svolgere “primarie per la scelta del leader e dei candidati” senza che ciò diventi elemento divisivo, correndo TUTTI DENTRO e PER la FEDERAZIONE.

  8. Riccardo Pozzi Rispondi

    12 febbraio 2017 at 08:28

    Serve un vero centrodestra? E il programma? Meno tasse per tutti?

  9. Emilia Rispondi

    12 febbraio 2017 at 09:14

    Il problema è afferrare il bandolo della matassa per poter iniziare a sbrogliarla. E non mi sembra che ci sono le condizioni per riuscirci.
    Vedo nero, in tutti i sensi.

  10. step Rispondi

    12 febbraio 2017 at 13:44

    L’analisi è abbastanza fedele alla realtà. Il problema del cosiddetto centro-destra è il tema Europa, che divide, in quanto i vari attori politici di quest’area non sono concordi: Salvini è per il “fuori”, la Meloni è il per il “quasi fuori”, Fitto è euroscettico, Berlusconi è europeista o quasi. Temo che la materia estera sarà determinante, anche se poi potrebbe risolversi tutto in una questione di poltrone: se si mettono d’accordo sulle poltrone siamo già a un 50% di strada, programma condiviso o meno…

    Ideologicamente parteggio per quelli di Fitto, anche se come persone non mi fanno impazzire, pare siano gli unici un po’ liberisti. Fitto tra l’altro si porrebbe a metà strada tra le posizioni lepeniste e quelle berlusconiane attuali, specie in politica estera, ma difficilmente il candidato premier del centro-destra verrà stabilito in maniera “seria”, probabilmente sarà solo una questione di forza. Comunque la condizione forte attuale della posizione lepenista e la voglia del Berlusca di allearsi con Renzi possono far deflagrare il centro-destra (non dimentichiamo che giorni fa Silvio ha detto di non gradire Trump e di essere di centro e non di destra).

  11. Padano Rispondi

    12 febbraio 2017 at 14:04

    Bisogna rimettere al centro la questione settentrionale. Prima che lo faccia la realtà.

  12. Paolo Da Lama Rispondi

    13 febbraio 2017 at 15:09

    Luca Zaia candidato Premier, Berlusconi padre nobile ma fuori dalle cariche, ruolo chiave per Meloni nell’ipotetico Governo. Lista e Simbolo unici. Programma: restare in Europa e nell’euro (cara Lega io ti dò il candidato Premier, in cambio non rompi le scatole con l’uscita dall’eurozona, un suicidio); Federalismo; Dimezzamento tasse sulle imprese per 3 anni e graduale avvicinamento alle 2/3 aliquote con la massima al 30%; blocco sbarchi clandestini; Riforma Giustizia e Scuola al primo posto; Blocco assunzioni nel Pubblico impiego per 5 anni, ma rafforzamento contingenti Polizia e Carabinieri. Così facendo tornerebbero a votare anche i morti.

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