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Ci manca un Partito del Libero Mercato

L'economia basata sulla libera iniziativa e la democrazia liberale sono la realtà dei Paesi avanzati. Eppure ormai non c'è un movimento che le rivendichi e ne faccia il centro della propria politica

IMG_0436Sono in crisi tutti i partiti: quelli che esistono e quelli che non esistono ma fanno finta di esistere.

​È in crisi il marxismo, etichetta d’obbligo della cultura e delle pretese culturali per decenni. È in crisi la cultura cattolica cui quella marxista aveva lasciato il compito di “fare con essa tenaglia” per schiacciare quanto potesse apparire espressione di laicità, idealismo, illuminismo, di liberalismo. È in crisi l’europeismo e l’antieuropeismo. È in crisi anche il Partito dei Magistrati cui sembra più difficile del previsto gestire le vittorie degli ultimi anni. È in crisi persino la sceneggiata un po’ imbroglioncella con la quale si era data per prorogata l’esistenza del Partito Radicale ed emerge la contesa sulla “roba” accantonata con gli espedienti delle scatole cinesi.

Il mondo, l’Europa, l’Occidente sono governati da sistemi democratici e liberali. L’economia di mercato, l’economia liberale, sono accettate da tutti almeno nella nostra parte del Mondo. Non c’è un partito che esprima lo spirito di questa realtà. Mentre solitamente tutti vogliono salire sul carro del vincitore, su quello del liberalismo e del libero mercato sembra che nessuno voglia salire e che chi vi sta sopra voglia dissimulare la propria identità. La crisi vera è la mancanza di una politica, uno spirito, un’opinione cosciente che corrisponda a questo indiscusso sistema. Il risultato: un mondo, degli Stati, delle economie senza spirito e senza fede. Parlare della necessità di una nuova grande rivoluzione illuminista è cosa priva di senso? O è privo di senso pensare di poterne fare a meno?

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di on 15 febbraio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Ci manca un Partito del Libero Mercato

  1. Luca Rispondi

    15 febbraio 2017 at 09:37

    Bravo Mellini ,per dar conforto alla sua non gioisca descrizione dell’esistente penso a quanto sia difficile far rinascere e compattare aree di vera liberalità .Oggi le urla sono più dirette e la rabbia e le non competenze dei votanti vessati rispondono bene e si sentono rappresentati da “distruggiamo tutti anche se non sanno che fare domani”.Saremo commissariati presto e non ne usciremo.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    15 febbraio 2017 at 10:11

    Ben venga un partito del libero mercato, l’economia basata sulla libera iniziativa e la democrazia liberale. E poi?
    In crisi è l’umanità, che si sta scavando la fossa con la schizofrenia della globalizzazione. Le strategie tese a ricavare profitti immediati, vantaggi economici e massificazione della società, hanno costi elevatissimi: esaurimento delle risorse naturali, inquinamento, sovrappopolazione. Nel 1900 eravamo un miliardo e mezzo, oggi siamo quasi otto miliardi; e i paesi più poveri sono quelli che figliano di più. Come i conigli.
    Per uscire da questa crisi ci vuole un altro diluvio universale.

  3. adriano Rispondi

    15 febbraio 2017 at 12:53

    E’ privo di senso che possa bastare e che sia la priorità assoluta.Non sapevo che il liberalismo fosse una “fede” e comunque non credo siano in molti coloro che non ne riconoscano la sostanziale supremazia su altre “fedi”.Molti aggiungono al minestrone qualche ingrediente sociale di salvaguardia,anche i più inaspettati con il “capitalismo compassionevole”.Comunque questi ragionamenti da soli più che proposte sembrano armi di distrazione di massa.Meglio rimanere nel pratico,come l’appartenenza all’attuale sistema monetario.Prima di parlare dei massimi sistemi meglio sarebbe pronunciarsi su questo.Se va bene così a me tutto quello che segue non va bene,per il semplice motivo che con esso ho visto diminuire il reddito e non vedo come possa aumentare con l’austerità permanente ad esso collegata.I principi sono belli ma con solo quelli non si campa.

    • Mauro Mellini Rispondi

      15 febbraio 2017 at 15:34

      “Non sapevo che il liberalismo fosse una fede”. E’ triste sentire ciò oggi, da uno che probabilmente è un giovane. La Storia dell’Europa nel Secolo Decimonono di Benedetto Croce, apre proprio con un capitolo sulla religione delle libertà, sul liberalismo come idealità che caratterizza la vita dei popoli occidentali dalla fine del secolo XVIII.
      Se qualcuno oggi “non sa” ciò è perché le due grandi forze, che hanno contrastato questa grande rivoluzione liberale, assieme al liberalismo hanno cercato di distruggerne anche la memoria. Oggi sono però, ambedue sconfitte…
      Mauro Mellini

      • recarlos79 Rispondi

        16 febbraio 2017 at 08:59

        Tu che puoi pagati l’assicurazione sanitaria vai in America a farti curare. E chiudi gli occhi davanti ai poveracci che crepano con la colpa di essere poveri.

        • Milton Rispondi

          16 febbraio 2017 at 19:15

          I poveri lo sono (anche) perché sono anche essi rapinati da uno stato ipertrofico che tra tasse, addizionali e accise (tipo benzina). Ed inconsciamente se la prendono con i ricchi, gli evasori veri o presunti, invece di ribellarsi al vero schiavista, lo stato.

    • casalvento Rispondi

      17 febbraio 2017 at 14:06

      Credo che l’impoverimento italiano dipenda proprio dall’incapacità di praticare la via del liberalismo economico. Prima di prendersela col liberalismo ed il sistema monetario, ringraziamo i suoi noti nemici, che ci hanno portato ad una economia parassitaria e fallimentare.

  4. Ernesto Rispondi

    15 febbraio 2017 at 14:59

    L’affermazione “E’ in crisi il marxismo”, una delle premesse maggiori del ragionamento, è falsa e rende falso il ragionamento nella sua interezza.
    Francamente, sono stupito. Il crollo dell’Unione Sovietica ha privato di una “sede” riconoscibile l’ideologia criminale denominata “marxismo-leninismo”, ma questo sta generando un effetto paradosso inatteso.
    E’ NEI FATTI che il marxismo, pur “incorporeo” perché privo del suo “stato di riferimento”, è oggi più vivo che mai. Ha preso la forma di una internazionale marxista-leninista che spazia da Obama a Corbyn alla sinistra francese a Tsipras al PD italiano, e ha gettato pericolosi ponti (e infiltrato quinte colonne anche in posizioni paicali…) nella tradizione cristiano-democratica del nord Europa.

    Guardiamo all’Italia: MAI nella storia della repubblica sono state seguite politiche economiche tanto di sinistra e tanto marxiste quanto quelle inaugurate da Monti dopo il colpo di stato Napolitano del 2011.
    CI sono QUATTRO tasse patrimoniali che gravano sulle tasche della piccola e media borghesia (tassa sugli immobili, tassa sui conti correnti, tassa sui portafogli titoli, tassazione sulle rendite dei risparmi che tutto è meno che proporzionale al reddito).
    La politica di tutti i governi da Momti in avanti è non solo economicamente neo-keynesiana, ma propriamente marxista nel senso dato al termine dalla scuola economica di Sofia degli anni ’70.
    Soluzioni vergognosamente illiberali, oppressione fiscale, polizia segreta mascherata da agenzia fiscale: è sotto gli occhi di tutti.

    Eppure, nel campo della destra manca COMPLETAMENTE questa consapevolezza: che esiste una regia internazionale marxista-leninista che sta, di fatto, governando la UE e fino a poco tempo fa gli USA.
    Manca dunque la condizione minima politica per anche solo analizzare il campo, figuriamoci elaborare una contro-offensiva.
    Spaesante, davvero dirompente l’ingenuità della destra italiana, che adesso si attacca al moloch “liberismo” partendo da un’analisi che un bambino di 5 anni farebbe migliore.
    Mah…

  5. Epulo Rispondi

    15 febbraio 2017 at 16:13

    d’altra parte i tre in foto hanno lavorato 0 ore in vita loro

  6. Emilia Rispondi

    15 febbraio 2017 at 18:43

    Il marxismo é super radicato in Italia. Con la complicità della Chiesa. In Italia il liberalismo non attecchisce perché non ci sono i liberali o si nascondono.

  7. sergio Rispondi

    17 febbraio 2017 at 09:20

    manca un Partito che ci liberi da questi cialtroni

  8. casalvento Rispondi

    19 febbraio 2017 at 00:01

    Comunisti, cristianisti (nella accezione di Rémi Brague) e meridionalisti, tutti e tre hanno sempre lottato contro lo Stato italiano ed ora che ce l’hanno tra le mani, lo distruggeranno, che altro non sanno né vogliono fare. I cristianisti, oltre al risentimento anti-risorgimentale, hanno una prospettiva evangelizzatrice mondiale. Anche i comunisti si sono sempre mossi in una dimensione rivoluzionaria internazionale e sempre hanno lottato contro lo Stato democratico e borghese. I meridionalisti hanno il risentimento della conquista risorgimentale subita e il desiderio di vendetta ed egemonia. Che altro ci possiamo aspettare?
    In sostanza col tempo si è coagulata una mentalità tossica costituita di componenti cristianiste, comuniste e meridionaliste, che ispira questa sinistra, intimorisce l’inesistente destra e domina il paese, impedendogli una normale vita democratica (alternanza) e una normale esistenza nel club occidentale capitalista (l’imprenditoria è demonizzata (sterco del diavolo) e impedita (sindacalismo classista e ostile)).
    Siamo come in una nave dove ciurma e clandestini hanno scaraventato in mare ufficiali e marinai e cercano di governarla senza averne la minima idea, con preghiere, scongiuri, esorcismi, incantesimi, maledizioni e referenda.

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