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Università: le eccellenze son al Nord, i soldi vanno al Sud

universitàÈ paradossale. Poche settimane fa secondo un’indagine statistica dell’Anvur – Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – le migliori università italiane le migliori università italiane per qualità didattiche e della ricerca sono ubicate nel Centro-Nord dell’Italia: Firenze, la Normale di Pisa, Bologna, Venezia, Verona, Milano, Ca’ Foscari di Venezia. Eppure, ciononostante, la ripartizione dei Fondi di funzionamento ordinario per il 2016 stanziati dal Ministero della Pubblica Istruzione avvantaggiano gli atenei del Sud che hanno ottenuto i finanziamenti maggiori piuttosto che quelli del Nord. Più esattamente a trarne il maggior profitto è l’università per stranieri di Perugia – della quale l’ex ministra dell’Istruzione Stefania Giannini è stata rettore – il cui aumento dal 2009 a oggi è passato dal 7% al 24% degli stanziamenti e, in particolare, dai 970mila euro del 2015 agli oltre due milioni del 2016, più che raddoppiando la propria quota premiale (+114,8%).  A parte l’ateneo perugino, la gran parte dei finanziamenti – 1,4 miliardi è andata alle università di Napoli, Catanzaro e Messina, della Basilicata, del Salento, di Palermo, di Catania e di Bari. Al contrario l’università di Milano ha subito una diminuzione dell’8,6% dei finanziamenti, quella di Firenze del 6,8% e la Normale di Pisa del 2%.

Il bello è che la diminuzione degli stanziamenti finanziari intendeva premiare il livello qualitativo delle singole università. Un rigagnolo di soldi, tuttavia, che ha una incidenza minimale sui contributi totali in quanto il Miur ha già stanziato un fondo perequativo di 195 milioni di euro, ma significativo per valutare l’orientamento ministeriale. Trionfalisticamente l’Anvur ha affermato: “L’università italiana si è messa in moto convergendo verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca”. Ma è veramente così? Sull’argomento non sono mancate le prese di distanza dalle tesi ministeriali, evidenziando che il metodo usato dall’Anvur è discrezionale. E più precisamente il professor Gianfranco Viesti – docente ordinario di Economia applicata all’università di Bari – ha rilevato che: “Non è cambiata la ricerca italiana, è cambiato il modo in cui viene valutata”. Qui non si vuole esprimere assolutamente un giudizio di merito sulla qualità didattica delle università italiane, però l’immagine della loro l’efficienza non viene premiata, anzi la meritocrazia ne esce umiliata. Il guaio è che il problema rischia di passare sotto il silenzio più assoluto dei grandi mass media e, quindi, dell’opinione pubblica. In effetti, chiunque abbia una epidermica conoscenza delle cose scolastiche e universitarie sa che nei due settori c’è un vivo malcontento per i magri stipendi del personale docente e per finanziamenti sempre più esigui destinati all’istruzione, fattori determinanti per elevare il livello della qualità didattica, della ricerca e dunque delle competenze dei diplomati e dei laureati. Perciò, il metodo seguito dal Miur per determinare gli stanziamenti rischia di sortire l’effetto contrario a quello voluto – ossia premiare i migliori atenei che fanno della qualità didattica e della ricerca l’obiettivo fondamentale – con il risultato che invece di avere una buona scuola e una buona università si dà la stura a una pessima scuola e a una pessima università. In conclusione, un’altra brutta pagina della politica governativa attuale che non incentiva sicuramente l’istruzione universitaria a far meglio.

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di on 25 gennaio 2017. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Università: le eccellenze son al Nord, i soldi vanno al Sud

  1. Luca Rispondi

    25 gennaio 2017 at 14:07

    Nel pensiero di questi straccioni mentali vi è un nord benestante che pensano possa calarsela in qualche modo ed un meridione votante che prende denaro per corroborare i tantissimi assistiti del sistema.

  2. Filippo83 Rispondi

    25 gennaio 2017 at 14:51

    Guardate che manca Padova nell’elenco: mica un’inezia, è quella al top…

  3. Sergio Andreani Rispondi

    28 gennaio 2017 at 18:50

    Siete contenti adesso, idioti del Nord?

  4. Lucilla Rispondi

    31 gennaio 2017 at 16:48

    Io sono di Palermo, non me ne vogliano i residenti al sud, ma io condivido pienamente questo articolo !!!!!

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