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Sceneggiata napoletana

Saviano e De Magistris passano le giornate insultandosi e tra i due litiganti perde Napoli, e il Paese. Ci hanno raccontato che erano grandi, rivoluzionari, la soluzione. Balle, sono entrambi parte del problema, insieme a un Sud che come loro si lamenta e non lotta per il riscatto

Saviano De MagistrisTrattasi solo dell’ennesima sceneggiata napoletana, nel senso deteriore del termine. Perché la verità è che tra i due litiganti perde Napoli, e il Paese tutto. Roberto Saviano e Luigi De Magistris litigano e non toccano palla piano. La querelle inizia con il commento dello scrittore al raid contro i senegalesi che a Napoli si rifiutano di pagare il pizzo alla camorra e che ha visto anche il ferimento di una bambina. Una sparatoria che secondo l’autore di Gomorra sarebbe l’ennesima prova che nulla è cambiato nei rioni napoletani, anche dopo l’arrivo di quello che si annunciava come il salvatore della patria. E De Magistris risponde: “Caro Saviano, sei diventato un brand che tira se tira una certa narrazione. Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci”. E ci si aspettano nuove puntate. Chi ha ragione? Davvero nessuno, forse un po’ entrambi nell’analisi del fallimento dell’altro in gioco.

La questione è rilevante? Francamente no, no perché ci siamo e ci hanno raccontato per anni che quei due fossero la soluzione e invece sono parte del problema. Sono l’amplificazione delle peggiori litanie del Sud, di quel Sud che potrebbe e dovrebbe guardare il mondo dall’alto di un impero industriale diviso tra materie prime e terziario e invece è ridotto a piattaforma assistenzialista intitolata all’elemosina. Un Sud capace di masticare male solo avanzi, che nel Pubblico non conosce lavoro vero (salvo singoli atti di eroismo spregiudicato) e che gravitano intorno al valore della furberia da mendicanti. E loro fanno schermaglie, raccontano il marcio dell’altro ma non hanno mosso un’iniziativa valida, propositiva per la città. Perché di serio nulla è stato fatto. Un sindaco coscienzioso dovrebbe pressare il Governo per avere l’esercito a Napoli, dovrebbe pretendere e ottenere il sostegno per radere al suolo intere aree di Scampia, e non solo. Perquisizioni a tappeto, recupero delle infrastrutture, piani anti-camorra, coprifuoco. Napoli è in guerra, Saviano racconta in monologhi inconcludenti notizie pescate da cronisti che sulla strada rischiano la pelle e non ottiene una presa di pozione politica seria, perché di fatto non sa come o non vuole ottenerla. Quindi rimane tutto poco meno di una sceneggiata che non aiuta Napoli e non la condanna. Due cose che a quella città spettano in egual misura. L’insensato alimentare di litanie che non chiedono riscatto, rilancio, dignità di futuro. Tutte cose che i privati che operano e creano ricchezza laggiù, eroi moderni dal coraggio e dal sacrificio immane, meriterebbero come il pane. Ed è anche colpa nostra, che ci siamo lasciati dire (certo, spesso o sempre senza crederci) che Saviano era il grande scrittore della rivoluzione, De Magistris lo statista onesto capace di aggiustare quel che di storto c’è. Balle. Balle e sceneggiate.

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di on 7 gennaio 2017. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

15 commenti a Sceneggiata napoletana

  1. Luca Rispondi

    7 gennaio 2017 at 09:24

    Si tratta di terre meravigliose per posizione ,clima ,storia e cultura ormai irrecuperabili.Una disgrazia che investe tutto il meridione anche per l’abbandono dalla mai realizzata o falsamente realizzata unità del paese.Un abbandono alla criminalità ed ai suoi tantissimi figli,alla povertà ,alla disperazione ,all’arrangiarsi.Li sopravvive il più furbo se una pallottola non coglie anche lui per strada .No sono terre che vanno poste sotto tutela cui andrebbero assegnati piani industriali a defiscalizzazioni totale per sempre dopo aver bonificato,e ci vorranno anni ed anni per cambiare quelle ormai devastate mentalità ,da luoghi dove esser criminale e’ un mestiere.No li non si cambierà nulla.

    • Pierluigi Rispondi

      7 gennaio 2017 at 11:55

      Non sono d’accordo. Proponi ancora aiuti, facilitazioni e così vizi la popolazione che secondo me ha una grossa responsabilità. Non credo nel sistema che limita l’individuo, ma l’individuo che nella sua quotidianità crea un sistema. La lotta alla criminalità di quel genere non è una guerra, bensì una guerriglia e come tale tale non si combatte con corazzate e bombardieri, ma con l’aiuto capillare porta a porta della popolazione che deve scendere in campo e in trincea. Altrimenti ogni vittoria è illusoria.
      Ne più nemmeno della politica: inutile aspettare lo statista perfetto che ci risolva tutti i problemi.
      Deve cambiare la cultura degli individui

    • Emilia Rispondi

      7 gennaio 2017 at 14:48

      Sono daccordo

  2. Menordo Rispondi

    7 gennaio 2017 at 10:17

    Boriosi masanielli perfettamente inseriti in aree a loro congeniali e favorevoli. Casi che comunque non possono riguardare il resto d’Italia per non esserne condizionati. Lasciare a quelle realtà la gestione di cose da loro fortemente volute come per le ultime elezioni di sindaco al comune di napoli. Più se ne sta lontani da certe realtà meglio è.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    7 gennaio 2017 at 11:46

    Sul conto (in banca) dello scrittore posso anche essere d’accordo con De Magistris, sulla situazione napoletana un po’ meno. Se i napoletani pagano il pizzo non capisco perché i senegalesi non debbano pagarlo. Non siamo mica in itaGlia! Lì la “legge” è uguale per tutti.

    • Andrea Rispondi

      9 gennaio 2017 at 20:07

      Sì, ma fammi una cortesia: evita di scrivere “itaGlia” anziché Italia, perché di questo linguaggio disfattista, tipico di milioni di italiani, non se ne può veramente più.

      • ultima spiaggia Rispondi

        10 gennaio 2017 at 12:05

        Il disfattista non sono io né i milioni di italiani che non si riconoscono più in questo Paese del cacchio, ma coloro che hanno trasformato l’Italia di Michelangelo, di Dante Alighieri, di Galileo Galilei, di Leonardo da Vinci, di Cristoforo Colombo e tanti altri, nel Paese di Pinocchio, del conte Gentiloni, del Movimento “vaffanculo”, di Mortadella, di re Giorgio e di tanti altri.
        Comunque, cercherò di seguire il tuo suggerimento.

  4. orsonero Rispondi

    7 gennaio 2017 at 14:02

    il problema del meridione sono
    i meridionali.
    Tutto il resto sono chiacchere.

    • Padano Rispondi

      9 gennaio 2017 at 09:27

      Esatto.

  5. aurelio Rispondi

    7 gennaio 2017 at 19:05

    Niente da segnalare una rissetta tra napolitani.

  6. cerberus Rispondi

    7 gennaio 2017 at 22:34

    Sono 50 anni che sento parlare del “meridione disagiato”.
    Sono 50 anni che la voragine meridionalista consuma risorse economiche e sono ancora “in difficoltà “.
    Di cosa stiamo parlando? Aria fritta ?
    Il buco nero del meridione d’Italia non ha soluzione fino a quando l’assistenzialismo e il malaffare sono preponderanti.
    Lasciare il meridione senza le risorse economiche che cadono a pioggia potrebbe servire a loro e a noi,che cacciamo denari da anni senza avere soluzioni. Ci sarebbe la rivoluzione ma forse questa Italia mai unita potrebbe cambiare veramente.

    • Francesco_P Rispondi

      8 gennaio 2017 at 03:30

      Giustissima osservazione.
      Aggiungo che finché il disagio meridionale perdura, continua l’immondo business dei politicanti, dei parassiti della burocrazia e dei faccendieri. A queste categorie di gentaglia va bene che le cose non cambino e che al Centro spariscano nel “nulla” (cioè nelle loro tasche) le banche e al Sud i finanziamenti per il mezzogiorno.
      Troppa gente vive alle spalle di chi si da fare per produrre. Troppa gente, pur vivendo male, è assopita perché non saprebbero che cosa fare e oggi gli impediscono di riscattarsi con il lavaggio del cervello della sinistra e, se non basta, con la violenza e l’emarginazione.
      L’unica soluzione è “affamare la bestia”. Per realizzare ciò c’è una sola cosa cosa possibile: Indipendenza del Nord !

      • cerberus Rispondi

        8 gennaio 2017 at 21:07

        Esatto, G.Miglio docet.

      • Padano Rispondi

        9 gennaio 2017 at 09:28

        Condivido.

      • lombardi-cerri Rispondi

        18 gennaio 2017 at 05:53

        Con le buone o con le cattive il Nord si deve separare.
        Decidano poi loro come vogliono essere governati.Sopratutto usando i loro soldi:

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