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Il burqa spiegato alle “modaiole” radical-chic

Viviamo nell’anno Domini 2017. Nulla dovrebbe più sconvolgerci, nulla dovrebbe farci sussultare come da uno dei peggiori incubi. Nulla di più sbagliato. Ho letto un articolo di una giornalista, tal Flavia Piccinni, che ho dovuto rileggere una seconda volta, per credervi. La tizia, evidentemente presa dalla necessità di scrivere qualcosa di meno soporifero di ciò che normalmente scrive; con un candore finto tonto e con l’aria svagata di chi butta una boutade ai pesci, ha raccontato con una certa enfasi e quasi adorazione, la sua prima esperienza mistica, avviluppata dentro ad un burqa. Ma non è finita qui. Ha, con dovizia di particolari e dettagli minuziosi, raccontato la sua esperienza di vita da musulmana ortodossa, imbalsamata in un orrendo strumento di schiavitù. Arrivata a Kuwait City, ha visto bene di entrare in un negozio di “abiti” tradizionali e di provare una esperienza (non costretta da nessuno) ai limiti del masochismo; ma il bello deve ancora arrivare, come in quei racconti pseudo fantascientifici al limite del grottesco. Dopo l’esperienza in burqa (giusto qualche ora, per soddisfare la sua curiosità radical chic), giudicata peraltro illuminante e gratificante, si è sperticata in “laudi” sui benefici della galera a vita, rappresentata dal vivere perennemente in un sarcofago. Perché deve essere meraviglioso, a giudicare dalle parole della Piccinini, vivere vedendo la realtà circostante unicamente attraverso una grata: l’ergastolo.

Secondo la Piccinini (che prosegue il suo delirio) difatti il burqa, avrebbe tutta una serie di lati positivi: proteggerebbe le donne da sguardi indiscreti, sfrontati, sarebbe uno strumento utilissimo per evitare alle stesse donne, il cruccio terribile di dover abbinare bene i colori dei propri outfit, consentirebbe loro di evitare il Burqaparrucchiere e persino le aiuterebbe anche ad ingrassare a dismisura per sentirsi adeguate anche con i chili di troppo. Che fortuna! L’epilogo dell’articolo, sorprendente, per chiunque abbia un minimo di intelletto, è quello che forse (ma non troppo dubbiosa) “sarebbe anche giusto indossarlo ogni giorno”. Una vera presa per i fondelli per le migliaia di donne costrette loro malgrado ad indossarlo; per le intimidazioni che subiscono ogni giorno e per la violenza imposta loro, attraverso una demonizzazione della loro femminilità e del loro essere donne. Alla Piccinini, che si sente di aver compiuto una grande impresa, suggerirei di fare a cambio con una delle donne che ogni giorno sono condannate ad indossarlo, non avendo alcuna possibilità di toglierselo, e di riflettere sulla pochezza di certe affermazioni, che risultano ancora più vergognose, se scritte da una donna occidentale. La Piccinni, dopo l’esperimento di autosegregazione, tornerà al jeans e tacco 12; le “altre” donne, quelle disgraziate che lo indossano ogni giorno, continueranno a maledirlo nel loro silenzio.

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di on 26 gennaio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 commenti a Il burqa spiegato alle “modaiole” radical-chic

  1. Mariacarla Rispondi

    26 gennaio 2017 at 17:56

    Roba da matti! Se questa è una provocazione della giornalista, è comunque di pessimo gusto. Una vera e propria presa per i fondelli per tutte quelle donne che non se lo possono togliere.

  2. cerberus Rispondi

    26 gennaio 2017 at 20:53

    Questi personaggi”di tendenza”,filoislamici e stolti io li definisco traditori. Questi che vivono nel loro mondo di “outfit , accessori allamoda”, e altre cazzate superflue sono più pericolosi dei fanatici muslim in quanto nel loro banalizzare cose inaudite e inaccettabili aiutano altri stolti come loro a tollerare le pratiche idiote e oscurantiste della peggior feccia islamica. Non si deve dare spazio a indegnità del genere. Se conosci un idiota,ignoralo.

  3. Luca Rispondi

    27 gennaio 2017 at 08:53

    Si suggerirei fare una colletta e spedire questa scienziata del costume femminile in uno di quei luoghi a scelta ,luoghi dove la donna e’ libera di essere chiusa in casa,di camminare tre metri dietro il maschietto dominatore,di essere la fattrice di quanti figli vuole il maschietto se non ha altre mogli con cui condividere queste gioie,libera di non leggere e magare di non avere istruzione.Vada da quelle parti dove l’inciviltà è donna e se la fanno tornare indietro ce lo racconti come si è sentita.Ma forse scherzava .

  4. sergio Rispondi

    27 gennaio 2017 at 12:32

    Come dire: ‘ho provato il sadomaso e mi piace !’

    https://twitter.com/TRez5678/status/823463490182643713 ← la tipa esiste davvero !

  5. Claudio Rispondi

    27 gennaio 2017 at 13:23

    Non si vergognano le persone di quel che scrivono? Che cosa ci sia di poetico, nel burqa, ce lo debbono ancora spiegare!

  6. ultima spiaggia Rispondi

    27 gennaio 2017 at 15:06

    Non cadete nel tranello di chi furbescamente usa il burqa, altre donne e, in ultima analisi, una religione, per promuovere libri.
    La signora in questione (basta osservarla in qualche foto) ci tiene eccome a truccarsi e a farsi notare. Ovviamente senza il burqa.

  7. Angela Rispondi

    28 gennaio 2017 at 16:51

    Come posso condividere? Non vedo icone

  8. db56 Rispondi

    28 gennaio 2017 at 20:14

    piccole idiote crescono

  9. Padano Rispondi

    30 gennaio 2017 at 15:00

    Da maschio posso mettere il burqa anch’io?

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