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Finisce la Seconda Repubblica

Dalla sentenza della Corte sulla legge elettorale esce una logica decisamente proporzionale. Si va verso un quadro "alla tedesca", dove evaporano le coalizioni e si converge inevitabilmente al centro (vedasi frattura ormai palese tra Salvini e Berlusconi)...

IMG_0426Nelle decisioni della Corte Costituzionale sull’Italicum ha vinto lo Zeitgeist, lo spirito del tempo che ha vissuto la sua epifania nel referendum del quattro dicembre. Dopo l’affossamento delle modifiche alla Costituzione, il duo Renzi-Boschi registra un’altra sconfitta, questa volta a carico di una legge elettorale su cui avevano chiesto – e ottenuto – per ben tre volte, la fiducia del Parlamento. Solo il capogruppo del Pd alla Camera (che non si capisce, per la verità, se ci è o se ci fa) può avere il coraggio di dire che “non c’è stata nessuna bocciatura dell’Italicum” da parte dei giudici e gioire per una inesistente “armonizzazione” delle leggi elettorali di Camera e Senato.

Nel fare le pulci alla legge, la Corte ha, in fondo, fatto il suo mestiere, interpretando da un lato l’umore manifestato da un bel po’ di italiani, la maggioranza nel voto di dicembre, dall’altro assumendosi la responsabilità di scansare i rischi che, in un sistema politico di fatto (almeno) tripolare, gli elettori potessero consegnare controvoglia, in un ipotetico ballottaggio, le chiavi del potere a una minoranza risicata. Rimediando al delirio di onnipotenza di Matteo Renzi dopo le elezioni europee del 2014. Una vita politica fa. Certo, non sempre prevale la saggezza: per esempio quando si inventa il meccanismo bizzarro del sorteggio per assegnare i seggi vinti dai capilista o quando si insiste nella sterile demagogia delle “quote” rosa, sia per indicare il 50 percento dei capilista sia per costringere chi utilizza due preferenze a scegliere candidati di sesso diverso. O quando, con la stessa logica, si conservano norme che tutelano le “minoranze linguistiche” in una logica da apartheid. Ma interrogativi seri sorgono anche a proposito dell’effetto che potranno avere i meccanismi escogitati per alcune Regioni a statuto speciale e per il voto degli italiani all’estero, che, in un quadro incerto come l’attuale, rischiano addirittura di essere decisivi per l’esito della partita elettorale.

Adesso, tutti a dire che così si ritorna al passato. Certo, la logica della “nuova” legge – dal momento che la Corte ritiene che le norme siano belle e applicabili già così come sono uscite dalla sentenza – è decisamente proporzionale. Persino la improbabilissima eventualità che scatti il premio di maggioranza al primo e unico turno, del resto, assegnerebbe ai vincitori solo il 55 per cento dei seggi: troppo poco per evitare che scissioni, malesseri all’interno di coalizioni e partiti, cambi di casacca individuali e altro ancora possano minare le aspettative di chi aspira alla “governabilità”. A maggior ragione se, per l’altro ramo del Parlamento, – come sarebbe inevitabile se si seguissero le velleità di quelli che “bisogna andare al voto subito” –, rimanesse in vigore il Consultellum, in cui la logica proporzionale non è in nessun modo corretta, se non da una soglia di sbarramento più alta (l’8 percento anziché il 3). Insomma, rassegniamoci a fare, più o meno, come in Germania, visto che, a ben vedere, il labor limae della Corte ci ha consegnato una legge simile a quella tedesca, in cui se uno vince davvero le elezioni ha la maggioranza e altrimenti si ingegna a mettersi d’accordo con gli altri. E lì, francamente, non sembra né di vedere catastrofi nell’azione di governo né la minaccia che possano vincere “i populisti”.

Intanto da noi, a dimostrazione che proprio come i tedeschi non riusciamo a essere, è iniziato il prevedibile balletto di quelli che pensano di andare domani alle urne, o almeno fanno finta di pensarlo. Voglio vedere Renzi e i suoi che decidono di sfiduciare un altro dei loro uomini dopo avere licenziato in tronco Enrico Letta e avere raggranellato sconfitte su sconfitte, a partire da quella delle amministrative di primavera, prontamente rimossa in vista di una rivincita sul referendum che si è invece trasformata in un incubo. Fino alla rottamazione dell’Italicum, “la legge più bella d’Europa”. Ma anche Grillo ha le sue grane, da Roma in giù, e un “movimento” che rischia di andare a pezzi più di quanto si pensi, travolto dalla sua inconsistenza e dalle smisurate ambizioni dei capetti emersi in questi anni. E il centrodestra non è che dimostri di avere le idee tanto chiare, con Salvini che strilla per avere le elezioni e si fa fotografare con la Le Pen e Berlusconi che rimane in surplace e insiste a disegnare l’identikit di un movimento “liberale, cattolico e riformatore”.

Difficile quindi valutare, a caldo, l’impatto che il nuovo scenario avrà sui processi di scomposizione e ricomposizione di partiti e coalizioni. Anche perché l’incognita sul Senato continua a pesare in modo forse decisivo. L’ipotesi più probabile è che la logica proporzionale, combinata con l’esistenza di soglie di sbarramento abbastanza significative, possa restituire ai singoli partiti una maggiore libertà di movimento e suggerire alle minoranze, soprattutto nel Pd, di alzare il tiro chiedendo spazi adeguati nelle liste e minacciando di andarsene per tentare diverse avventure elettorali. Tanto più che la reintroduzione delle preferenze diventerà inevitabilmente l’occasione per contarsi e per fare i congressi. Se poi si faranno delle coalizioni – e una qualche forma di aggregazione delle liste minori, soprattutto al Senato, si dovrà registrare necessariamente – è evidente che c’è un rischio altissimo che si schiantino un giorno dopo che si è votato. Perché, comunque, sarà giocoforza che dopo il voto si converga verso il centro.

Difficile anche valutare l’impatto che la legge elettorale nazionale e le dinamiche politiche che saranno innescate avranno sulle elezioni che in primavera si terranno in mille comuni, contestualmente o meno al voto politico. Se tanto mi dà tanto, quelli che stanno lavorando per mettere insieme i cocci delle armate della Seconda Repubblica rischiano di girare a vuoto. Alla fine, lo scontro più duro per eleggere sindaci e consiglieri rischia di avvenire proprio tra quelli che sarebbero dovuti essere gli alleati fedeli.

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di on 26 gennaio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Finisce la Seconda Repubblica

  1. Marco Beltrame Rispondi

    26 gennaio 2017 at 06:52

    Per come la vedo io come sempre la struttura di una legge (brutta finchè si vuole) è stata nuovamente decisa dal potere giudiziario. In più l’assist a Grillo da parte dei giudici, a mio avviso, è stato abbastanza palese (perché allo stato delle cose il Movimento vincerebbe facilmente).

    E ovviamente di maggioritario non se ne parla…

    • ultima spiaggia Rispondi

      26 gennaio 2017 at 11:12

      Sono perfettamente d’accordo

    • Padano Rispondi

      26 gennaio 2017 at 15:12

      Non vedo perchè, dato che hanno eliminato il ballotaggio, ovvero l’elemento che maggiormente favoriva il M5S.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    26 gennaio 2017 at 09:18

    Perché, c’è stata una “Seconda Repubblica”?
    A me risulta che la “Carta” è sempre quella del 1946; che la legge che determinava l’indennità spettante ai membri del Parlamento e vietava il cumulo di emolumenti aggiuntivi e privilegi vari, abrogata nel 1965, non è stata ripristinata; che il popolo “sovrano” contava zero nel 1946 e conta zero oggi.
    Mi chiedo che peccati abbiamo da scontare per meritarci questa classe politica.
    Monti vedeva la luce in fondo al tunnel; Erricoletta avrà visto la Madonna, perché aveva promesso la riduzione del cuneo fiscale e più soldi in busta paga. Poi è arrivato Renzi, che il cuneo ce lo ha messo nel c…. senza vaselina. Adesso è la volta del N. H. Conte Gentiloni, scopripore de “l’arioplano”. Per chi non lo sapesse, l’arioplano è na machina cchiù pesante ca ll’aria ca pô vulà purtanno ‘a ggente e ‘a robba ‘a nu luoco a n’ato.
    “Nel suo viaggio Roma-Berlino, andata e ritorno, il Premier Gentiloni ha deciso di usare il jet voluto da Renzi… capace di trasportare oltre 300 passeggeri… Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è salito a bordo del jet per il suo viaggio da Roma a Berlino e viceversa.”
    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/gentiloni-scongela-jet-voluto-matteo-renzi-1353775.html

    P.S. Qualche giorno fa, a San Benedetto Caracciolo, s’è tenuto un meeting conviviale a base di aragosta e caviale per debellare la fame nel mondo. Oltre a noti esponenti della politica e dello spettacolo, erano presenti la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, il Marchese del Grillo e il conte Tacchia. Hanno parlato delle seghe.

    • Francesco_P Rispondi

      26 gennaio 2017 at 21:32

      Condivido. La seconda repubblica è stato solo un escamotage lessicale.
      La vera continuità è rappresentata dall’incapacità totale e sistematica dei partiti che è andata in crescendo dagli anni ’50 fino ai nostri giorni. Purtroppo non vedo nessun possibile miglioramento con questi personaggi e il codazzo dei loro lacchè.
      – – – – – –
      Per quanto riguarda gli interventi a gamba tesa in politica da parte di certi settori del potere giudiziario, mi sembra di assistere ad una partita di calcio in cui l’arbitro interviene a piedi uniti contro i giocatori di una o dell’altra squadra, alternando gli interventi da rosso diretto in modo casuale: tanto l’arbitro non può essere espulso. Ovviamente, in campo non ci sono solo due squadre, ma una dozzina che, tanto per aumentare la confusione, si coalizzano a tratti per poi ribaltare le alleanze.
      Follia pura. E’ meglio che l’Ita(g)lia sparisca al più presto!

  3. Luca Rispondi

    26 gennaio 2017 at 09:22

    Sistema maggioritario se superi il 40 e proporzionale se resti sotto.Alla camera due gruppi che si battono e al senato si devono incontrare e fare accordi.Un impasto da un parlamento inutile che avrebbe dovuto fare la riforma della costituzionale e la riforma elettorale e null’altro.Che governi inutili e pericolosi stiamo subendo!

  4. ultima spiaggia Rispondi

    26 gennaio 2017 at 11:08

    Fresca di giornata:

    “Giustizia, dalle adozioni gay ai clandestini le toghe dettano l’agenda a governo e parlamento.
    Il primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, inaugura l’anno giudiziario e striglia le toghe sulle troppe fughe di notizie. Poi detta l’agenda a parlamento e governo su numerosi temi: dall’immigrazione al terrorismo, fino alle adozioni alle coppie gay”
    http://www.ilgiornale.it/news/politica/dalle-adozioni-gay-ai-clandestini-toghe-dettano-lagenda-1355953.html

    Sarebbe questa la nuova Repubblica?

  5. adriano Rispondi

    26 gennaio 2017 at 13:33

    “..il duo Renzi Boschi registra un’altra sconfitta..”Strano.Altri dicono che la consulta “resuscita” Renzi.Sorteggio.Nell’attuale marasma spiace verificare che quanto deciso è il meno peggio.Spiace ancora di più constatare che la proposta migliore sia quella del PD,tornare al mattarellum.”..troppo poco per evitare che scissioni..”Quelle si evitano solo con il vincolo di mandato che ha senso solo con i collegi uninominali.Governabilità.Qualcuno afferma che non è compito della legge elettorale cercare di stabilire maggioranze.Infatti la parola d’ordine di molti è “bisogna assicurare la rappresentanza”,quando invece ieri si diceva “bisogna garantire la governabilità.Strano paese.”..Grillo ha le sue grane..”Gli altri ne hanno una sola ,lui.Infatti,chissà perché,anche le vacanze romane non lo scalfiscono nei sondaggi.In sintesi si torna indietro anche nella forma,quando ormai era chiaro che non si era andati affatto avanti nella sostanza.Si resta nel comodo,per loro,limbo della democrazia rappresentativa finta che ,dopo le urne,si trasforma in quella reale degli interessi degli eletti.Spiace constatare che la convergenza su questo sia universale perché nessuno avanza proposte rivoluzionarie ma vecchie tiritere come “bisogna votare subito” o ” bisogna armonizzare le leggi delle camere”.Ci fosse almeno qualcuno,un tempo erano i radicali,che sostenesse il maggioritario a turno unico con collegi uninominali aggiungendo che è l’unico modo per tentare di cambiare.Servirebbe a niente ma almeno si avrebbe la soddisfazione di una speranza.Invece con c’è manco quella.

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