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L’Italia accelera il declino

L'Europa chiede al governo di ridurre il deficit, il Fondo Monetario taglia le (già scarse) stime di crescita, precipitiamo in tutte le classifiche. E di fatto perdiamo pure Luxottica...

Italia capovoltaCome del resto era scontato, per chiunque abbia letto e ricordi gli avvisi Ue secondo i quali il giudizio sulla manovra 2017 sarebbe stato posposto al referendum per evitare accuse, la Commissione ci chiede di ridurre il maggior deficit attribuitosi a tavolino da Renzi di uno 0,2% del Pil: ed è fin troppo indulgente la richiesta, a dirla tutta. Dopodiché il rapporto annuale del Wef a Davos classifica l’Italia al 27° posto su 30 paesi per crescita e inclusione sociale. Dopodiché ancora nella giornata il Fmi corregge verso l’alto le stime di crescita di quasi tutti nel mondo, tranne quelle dell’Italia che vengono tagliate rispetto a 3 mesi fa, a +0,7% per il 2017 e +0,8% nel 2018 (metà di quelle dell’euroarea, la Germania prevista a +1,5% quest’anno e il prossimo, la Spagna entrambi gli anni sopra il 2%..).

Dopodiché ancora la giornata si è aperta con il grande annuncio della fusione tra Luxottica di Del Vecchio e la francese Essilor, e per qualche ora i siti d’informazione italiani hanno tentato di vendere la storiella che si trattava di una grande crescita mondiale tra occhialeria di qualità e produttori di lenti transalpini ma a sicuro comando italiano. Pietosa frottola: basta leggere i patti stipulati tra la Delfin che controlla familiarmente Luxottica con la francese Essilor, per capire al volo che non è affatto così: la Delfin sarà il maggiore azionista ma ci saranno due amministratori delegati uno italiano e uno francese, un cda di 16 membri diviso assolutamente a metà, un limite di voto al 31% che serve a dare agli italiani il diritto di veto nelle assemblee straordinarie ma non il comando. In più, anche formalmente la new company nasce per offerta pubblica di scambio carta contro carta tra la Essilor che offre e gli italiani che conferiscono, ergo il significato è chiaro. I Del Vecchio – padre e litigiosissimi figli – innanzitutto trasferiscono in Francia per Opas la loro quota, e la carica di presidente operativo a Del Vecchio – per la veneranda età che ha – significa che dopo di lui con ogni probabilità la partita diventa non solo anche formalmente extra italiana, ma soprattutto tra i vertici della società francese (e i suoi dipendenti, che sono nel capitale) contro una divisissima famiglia italiana.

Avevo scritto all’uscita di Guerra da Luxottica che erano evidentemente i problemi della successione familiare, a far riprendere in mano il bastone del comando all’anziano e per molti decenni geniale fondatore. E’ un’antica maledizione italica, quella delle famiglie imprenditoriali che non capiscono si possa restare ottimi azionisti di controllo, senza per questo voler evitare a ogni costo che la guida operativa della società sia invece affidata a manager. E’ un passo ancor ancor più necessario quando, come straordinariamente ha fatto Luxottica nella sua storia, ci si espande con forza in continenti diversi. Purtroppo la famiglia Del Vecchio ha deciso diversamente. Era ed è libera di decidere del suo, ovviamente. Ma per il sistema d’impresa italiano è l’ennesima perdita certa, in prospettiva, del centro direzionale e operativo di una grande multinazionale italiana di riconosciuto successo mondiale.

Messe in fila tutte queste belle novità di giornata, se c’è qualcuno che vuol sostenere che è colpa della scelta degli italiani nel referendum del 4 dicembre faccia pure. Se poi per caso intende sostenere che è tutta colpa dei tedeschi, di bene in meglio. Quando le classi dirigenti italiane, alla ricerca di alibi e per propinare oblio, la pianteranno di negare le loro colpe e i ritardi che hanno prodotto al nostro paese – e parlo di classi dirigenti non intendendo solo i politici – rischia di essere dannatamente troppo tardi per riparare.

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di on 23 gennaio 2017. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

21 commenti a L’Italia accelera il declino

  1. Luca Rispondi

    17 gennaio 2017 at 08:44

    Ma tra qualche giorno cosa avremo ancora da farci comprare se anche le aziende di grande respiro internazionale non hanno continuità ne aggregazione in Italia?Qui siamo rimasti io ..mammeta e Napolitano il giovine che comanda .

  2. Franco C Rispondi

    17 gennaio 2017 at 09:24

    Ormai a tutti i livelli la maggioranza degli italioti ha imboccato il viale del tramonto.

  3. aquilone Rispondi

    17 gennaio 2017 at 09:36

    Come dicevo ieri: è già troppo tardi, si salvi chi può. I Del Vecchio si son salvati ieri, a noi per contro l’acqua è salita dalle ginocchia alla cintola

  4. sergio Rispondi

    17 gennaio 2017 at 09:56

    qualche roba ce le abbiamo nel BelPaese
    le Unioni … → https://twitter.com/serracchiani/status/820280761974738944

  5. ultima spiaggia Rispondi

    17 gennaio 2017 at 10:42

    Dopo un processo sommario, con una sventagliata di mitra abbiamo “coraggiosamente” trucidato Mussolini e la Petacci, che erano già in stato di arresto. Non soddisfatti, li abbiamo impiccati a testa in giù.
    Oggi, a testa in giù, abbiamo impiccato l’Italia.
    A prescindere dall’UE, siamo o non siamo un popolo di m…?

    • Franco C Rispondi

      17 gennaio 2017 at 13:44

      Con grande amarezza nel cuore penso che lo siamo.

  6. Emilia Rispondi

    17 gennaio 2017 at 12:24

    In Italia se uno fa una cosa buona ce ne sono 10 che la distruggono.

  7. maboba Rispondi

    17 gennaio 2017 at 13:30

    A comandare c’è un partito, il PD, che è il sistema pubblico e ne difende a tutti i costi quindi tutte le storture, le inefficienze, il marciume, che sono alla base del disastro italiano. Purtroppo gli altri, da FI al M5S si guardano bene dall’attaccare con il necessario vigore questo sistema, ma di volta in volta danno la colpa ai cattivi tedeschi, alle sporche multinazionali, all’euro e alla UE. Tutta roba radioattiva, ci mancherebbe, ma che per la cosiddetta “classe dirigente” (non solo i politici sia chiaro) è solo l’alibi per non dover incidere sulle proprie responsabilità, per non dover rinunciare a poltrone e privilegi. Anche se saltasse fuori su qualcuno a cercar di cambiare tutto questo dubito che la massa degli italiani gli darebbe il voto.
    Siamo nella cacca e ci resteremo a lungo.

  8. adriano Rispondi

    17 gennaio 2017 at 15:04

    Tutto molto interessante e,a mio parere,completamente inaccettabile,se si è favorevoli all’euro.A chi crede in una rapida fine ricordo che una nazione non si distrugge in breve neppure con una guerra vera,figuriamoci con una finanziaria.L’agonia sarà lunga,dolorosa e tutto tranne che rapida.

  9. Ernesto Rispondi

    17 gennaio 2017 at 17:39

    Mi raccomando, Giannino, si presenti anche alle prossime elezioni, e faccia rivincere il PD.

    • Ernesto Rispondi

      17 gennaio 2017 at 17:42

      “Avevo scritto all’uscita di Guerra da Luxottica che erano evidentemente i problemi della successione familiare, a far riprendere in mano il bastone del comando all’anziano e per molti decenni geniale fondatore. E’ un’antica maledizione italica,”

      Questa chicca me l’ero persa… Giannino, allora lei è DAVVERO in malafede! Lo sanno anche i muri perché Del Vecchio ha dovuto allontanare la spia del PD Guerra dalla sua azienda. Lo racconti, visto che lo sa anche lei, invece di scrivere cose senza senso. Racconti di come Guerra abbia cercato di sfilare Luxottica dal controllo della famiglia, invece di continuare a prendere in giro i lettori con la favola dell’imprenditoria italiana incapace di cedere la mano ai “capaci manager”. Che, guarda caso, sono tutti con la tessera del PD in tasca…
      Avete francamente stufato, voi cacciaballe di Confindustria.

      • Luca Rispondi

        17 gennaio 2017 at 19:22

        Sono andato in salotto, in cucina, nel bagno e nello studio. Poi sono uscito per le scale e fino a fuori il mio palazzo. Ho parlato con tutti i muri. Ma di Del Vecchio non sapevano nulla. Quindi mi fido di quello che dice Giannino. E se uno è stufo dei cacciaballe, basta leggere altro senza scaldarsi tanto!

        • Ernesto Rispondi

          18 gennaio 2017 at 14:49

          “Quindi mi fido di quello che dice Giannino”
          Affari suoi. Credo non importasse a nessuno.
          Come si è intuito, io no, con qualche elemento a suffragio della mia tesi oltre al giro del monolocale.

  10. Ernesto Rispondi

    17 gennaio 2017 at 18:18

    Vorrei, dopo aver detto quello che penso a e di Giannino, esprimere la mia modesta, inutile e personale opinione su quanto in questo articolo si tratta.
    Esposizioni di questo genere sono, direbbero gli amici britannici, “utter non-sense”.

    Sono non senso perché partono da un presupposto che nessun liberista economico può accettare, e che dimostrano netta la differenza fra chi è per formazione liberista (e magari imprenditore, abituato a rischiare del suo e dal suo guadagnare o perdere), e chi liberista magari si finge per convenienza o per caso, ma risente, e prima o poi si vede del pregiudizio socialcomunista del quale questo sciagurato sta (finalmente, forse) crepando.
    Spiegando cosa fosse il diritto reale “proprietà”, un professore di Diritto Privato che conosco affermava che è quella cosa per la quale Tizio, con la sua automobile, è libero di recarsi a Rimini o, nel rispetto delle normative vigenti in fatto di anti-inquinamento, in un prato, darle fuoco e guardarla bruciare.
    Ciò che sfugge agli pseudo-liberali, pseudo-liberisti e veri socialcomunisti è proprio questo. L’impresa, come è vero e si dà per scontato in tutto il mondo, APPARTIENE AL SUO PROPRIETARIO. E’ COSA SUA.
    Nel rispetto delle normative vigenti, il proprietario ne DISPONE. Pienamente.

    Nel mondo non socialcomunista, i manager hanno questo concetto tatuato sulla corteccia cerebrale. Lavorano PER L’AZIENDA (usava anche in Italia fino a non molti anni fa); NON per un LORO progetto più o meno occulto, più o meno eterodiretto (spesso in Italia diretto dal PD o da De Benedetti, che sono poi la stessa cosa). I manager italiani (si intenda, prego, i manager che lavorano SUL MERCATO ITALIANO) sono universalmente considerati i peggiori del mondo. Chiunque vi dica il contrario vi racconta palle. NESSUNO vuole un manager che provenga dal mercato italiano: sono fanfaroni, sfaticati, ladri, infedeli e poco trasparenti.
    Per converso, ci sono italiani che lavorano come manager FUORI dal nostro mercato che sono OTTIMI manager, spesso più bravi di altri.

    Cosa dimostra questo? Inequivocabilmente che il problema NON è l’essere italiani, ma il SISTEMA che in Italia tutto coinvolge e tutto uniforma. E qualcuno provi adesso a dimostrarmi che di quel sistema (marxista e social-comunista) Confindustria non è parte, causa e complice allo stesso tempo.
    Confindustria è una sciagura, un iattura, una maledizione che oltretutto cerca di convincere della sua visione distorta e velenosa l’imprenditoria italiana. E’ un club di radical chic, molti dei quali hanno fatto i soldi evadendo il fisco, che prospetta soluzioni economiche allucinanti, da scuola economica di Sofia degli anni ’70, in perfetta autoreferenzialità.

    Quello che sfugge ai cazzari di Santa Margherita Ligure e Cernobbio è che Luxottica è di Leonardo del Vecchio. Come Esselunga era di Bernardo Caprotti.
    Un imprenditore, mentre CREA RICCHEZZA, vive. Fa figli, ha una famiglia. Non può sapere se ne avrà uno o sei. Non può sapere se saranno pacifici o litigiosi; geni o idioti.
    Un imprenditore ha OGNI DIRITTO, se si accorge che “così non va”, di cedere la sua azienda a chi vuole, senza darla ai figli e dando invece ai figli, come è giusto che sia e come ad esempio ha fatto Bernardo Caprotti (al netto del furto chiamato tassa di successione), la loro “fair share” dei proventi ottenuti, negli anni o da una eventuale cessione, fusione, diluizione.

    Qualcuno, di grazia, mi spiega che c’entra… l’Italia? Qualcuno mi spiega cosa ancora si vuole dagli imprenditori, che danno il sangue e la vita per creare una ricchezza che viene riversata, a suon di tasse patrimoniali, nelle tasche di 4.100.000 FANCAZZISTI? Ma cosa c’entra l’Italia, “il sistema”, “i manager”, con le SACRE decisioni di un imprenditore che, piuttosto di far cadere la SUA azienda nelle mani di un manager troppo furbo, o di figli litigiosi, trova un MAGNIFICO accordo, lasciando peraltro la porta aperta a un controllo di un qualsiasi erede rinsavito?

    Ma CHE DIAVOLO ANDATE CIANCIANDO?
    Provate invece a parlare della produttività dello stato, del parastato e dei ladri ed evasori che vi lavorano, con la stessa attenzione che dedicate al mondo dell’imprenditoria citando assiomi e favole con le quali, ahimé, avete intossicato l’opinione pubblica. O avete troppa paura di farlo, giornalisti delle mie calzature da cavallo (intendo coloro che per produzione lo sono, non la categoria)?

  11. Padano Rispondi

    18 gennaio 2017 at 10:52

    Ernesto, sei semplicemente immenso.

    Un appunto sui manager italiani: fanfaroni, sfaticati, ladri, infedeli, poco trasparenti e… generalmente malati di figa (con ciò che ne consegue, a livello di “valorizzazione” delle risorse).

  12. Lancierebianco Rispondi

    18 gennaio 2017 at 22:10

    Il primo segnale che in Italia ” non c’è n’è più ” è stato il trasferimento di FCA in Belgio……

    • Dario Nordista Rispondi

      19 gennaio 2017 at 09:19

      In Belgio?!

  13. Michele Rispondi

    22 gennaio 2017 at 20:41

    La riflessione di Oscar sullo stato Italia mi sembra del tutto ovvia. Quella su luxottica, auspicherei a Del Vecchio di vendere ai suoi dipendenti le sue azioni(come hanno fatto i francesi) e di godersi gli ultimi anni della sua vita in un’isola senza possibilità di contatti con il resto del mondo, che non merita Imprenditori della sua statura.

  14. aquilone Rispondi

    23 gennaio 2017 at 18:53

    Prepariamo anche per le “Generali”- il Leone di Trieste. A presto!

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