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Controdiscorso liberista di Capodanno

Mattarella ci ha riservato le solite banalità cattocomuniste. Ecco invece, dalla concorrenza alla fine delle tirannia fiscale fino all'autodeterminazione, le parole d'ordine che vorremmo...

Stato-LadroQuesto anno che stiamo per lasciarsi alle spalle non sarà certo ricordato. In larga misura, per gli italiani è stato un anno perduto: caratterizzato dal falso riformismo del governo Renzi (poi bocciato nelle urne dal voto referendario) e dal delinearsi di un’opposizione incapace di proporre vere alternative. Ora quella stessa area politica sorregge un governo Gentiloni che fin dai suoi primi passi si è caratterizzato come una «brutta copia» di quello che l’ha preceduto. Abbiamo perso un anno inseguendo una sorta di decisionismo dei poveri, come se l’ex-sindaco di Firenze potesse rimettere in sesto la società italiana semplicemente assommando sempre più potere nelle sue mani e di quanti fanno parte della ristretta cerchia che sta attorno a lui.

Il risultato è che l’Italia entra nel 2017 con un’economia che non cresce, una società smarrita e spaventata, un ordine politico delegittimato, un sistema bancario alle corde e un debito pubblico sempre più alto. Ormai è riconosciuto a ogni livello che l’Italia è la grande malata d’Europa: con ogni probabilità, la sua crisi alle porte è destinata a mettere definivamente fuori gioco la moneta comune (con conseguenze che saranno terribili per tutti) e obbligherà a ripensarsi l’intero Occidente.

Entro questo quadro si può continuare a far finta di niente: a credere nello «stellone» e ad illudersi che esiti argentini siano possibili solo nell’emisfero australe. Si può continuare a sostenere le sciagurate politiche monetarie della Bce di Mario Draghi, anche a costo di inimicarsi sempre più i tedeschi, e a tenere immutata una pressione fiscale che alimenta assistenzialismo e sprechi, mafie e privilegi. Si può continuare a far peggiorare una situazione già gravissima, confidando (con infinito cinismo) che il conto definitivo sarà pagato dai nostri figli. Oppure si può guardare la realtà com’è, tirandone tutte le conseguenze. E sapendo che in un momento storico nel quale la Brexit è una realtà e un outsider assoluto come Donald Trump si appresta a entrare alla Casa Bianca, il migliore realismo è quello di chi è capace di avere una visione, sottraendosi all’imperialismo del presente e all’illusione che il futuro sarà quasi quasi eguale all’oggi.

Se qualcuno avesse questo coraggio, dovrebbe in primo luogo rimettere il sistema economico su nuove basi: liberalizzando banche e moneta, in modo tale che questi pilastri essenziali di ogni economia capitalistica siano sottoposti alla concorrenza di mercato. Bisogna quindi che si riconosca il pieno diritto di usare monete auree e criptate (il bitcoin, in particolare), così che le stesse politiche monetarie siano sempre più vincolate da questa competizione tra valute. È poi indipensabile che chi si guadagna da vivere lo faccia per i servizi che offre al pubblico: e che quindi lo Stato stesso non viva più di imposte, ma invece di «tasse» (risorse versate in cambio dei servizi ricevuti, ed entro un quadro in cui si possano scegliere alternative). Non c’è bisogno di abolire la Rai: basta eliminare il canone e vedere se riesce a stare in piedi come fanno Sky e Mediaset. E lo stesso discorso va fatto per scuole, ospedali, pensioni e via dicendo.

Per intraprendere questa strada, che rimetta sul mercato ciò che oggi è stato monopolizzato da gruppi parassitari (dal ceto politico-burocratico), da noi è indispensabile avere il coraggio di mettere in discussione il mito nazionalista dell’unità e dell’indivisibilità del Paese. Ogni regione e città che voglia andarsene deve avere insomma il modo di farlo: seguendo procedure referendarie già impiegate nelle società liberali anglosassoni (dal Québec alla Scozia). Ed è necessario che anche chi non vuole andarsene ora si trovi comunque entro un quadro liberale. Per questo motivo è urgente che si convochi un’Assemblea costitutente, che riscriva ex novo il patto fondamentale, ponendo al centro le libertà individuali e la facoltà delle varie realtà locali a decidere sul proprio futuroLibertà degli individui e diritto di associazione (e secessione) delle comunità locali vanno di pari passo. Lo sfascio dell’Italia contemporanea è conseguente a uno statalismo che è stato anche e soprattutto centralismo giacobino e che non ha mai del tutto reciso il proprio legame con il Ventennio fascista.

Gli italiani potranno guardare diversamente al futuro se il principio autoritario della coercizione di Stato (l’obbligo a obbedire dinanzi ai governanti) lascerà sempre più spazio al principio liberale dell’autodeterminazione, alla libera scelta di chi vuole intraprendere e vivere a proprio modo. Nel 2017 bisognerà fare tutto il possibile perché il disastro si converta in opportunità. Dipende da noi.

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di on 1 gennaio 2017. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

14 commenti a Controdiscorso liberista di Capodanno

  1. Luca Rispondi

    1 gennaio 2017 at 08:56

    Quanto giusto sia il pensare di Lottieri e’ pleonastico,ma il problema rimane in una classe politica divisa tra vecchi poltronai inamovibili e che sanno come ,pur uccidendo la democrazia,restare a scaldare quelle poltrone ed una classe di urlatori improvvisati senza scolarita’ politica che non ha nessuna idea costruttiva d’ordine liberale.Cominciamo davvero a credere che non ne usciremo.

  2. maboba Rispondi

    1 gennaio 2017 at 10:04

    Un discorso di una banalità sconcertante che naturalmente giornalisti della “casta stampata” (da Piroso) slinguazzeranno abbondantemente come un discorso coraggioso! Figuriamoci! Sottolineare che il principale problema è il lavoro è di una originalità sconvolgente, come quella di sottolineare che il sole sorge all’alba.
    Non una parola sulle cause di quel 48% reale dei disoccupazione giovanile. Farlo avrebbe messo in discussione quello statalismo di cui il soggetto è uno dei massimi rappresentanti (basi ricordare la sua appartenenza alla CC, quella del giochino delle tre carte della nomina a presidente del membro più vicino alla pensione).
    A me poi ha dato fastidio la mancata menzione (sarebbero bastati pochi secondi) dei nomi delle vittime di Dacca e anche l’omissione dei due lavoratori trucidati in Libia. A quanto pare il loro ricordo vale meno di quello di Regeni.

  3. Milton Rispondi

    1 gennaio 2017 at 11:45

    Carlo Lottieri for President.

    Ieri su un quotidiano locale spiegava perché MPS dovrebbe essere lasciata fallire da tempo e come invece TUTTI, anche nel cosiddetto CENTRODESTRA siano ad applaudire l’intervento dello Stato con 150 Euro per cittadino (che pagheremo noi od i nostri figli).

    La Grecia, o l’Argentina, si avvicina.

  4. paolo Rispondi

    1 gennaio 2017 at 11:59

    Egregio sig. Lotteri,
    articolo stupendo, bellisssimo, visionario!Uno spirito anarco liberale come il mio non può non essere d’accordo con i corollari da lei enunciati (banche moneta, servizio, lavoro) che discendono dal PRINCIPIO cardine, fondante che è la LIBERTA’!
    Il problema è che con gli anni ci siamo allontanati così tanto da una visione della società di quel tipo che adesso ritornare indietro sarà un impresa impossibile se non a costo di grossissimi spargimenti di sangue (in senso metaforico o anche no)

  5. cerberus Rispondi

    1 gennaio 2017 at 12:02

    Il mio sogno è la macroregione,inizio il 2017 stonato dai bagordi del 31 ma con la voglia di non cedere e continuare a ragionare in senso critico e propositivo. Combattere la Bestia affamata e tutti I suoi parassiti è difficile ma quel detto odiato dai progressisti e dai catto-comunisti per me è sempre attuale. Boia chi molla.

    • Emilia Rispondi

      1 gennaio 2017 at 14:30

      Mi associo

  6. sergio Rispondi

    1 gennaio 2017 at 12:43

    https://twitter.com/bfraser747/status/815397935168901121
    ← … e tanti Auguri alle nostre mummie !

  7. adriano Rispondi

    1 gennaio 2017 at 13:07

    Articolo interessante e stimolante.Non mi piace “..con conseguenze terribili per tutti..”.Cosa ci sia di terribile nel cercare di correggere un errore non si sa.”..liberalizzando banche e moneta..”Non ho capito quello che si intende per la moneta.Comunque ,di qualunque cosa si tratti,qualsiasi tentativo di cambiamento non può essere peggio del disastro attuale.Qui,come altrove,ogni tanto si accenna alla necessità di lasciare fallire le banche fallite.Principio giusto ma le banche non sono una impresa come le altre perché gestiscono denari di cittadini per i quali non è una scelta versarli ma un obbligo.Quindi,se si sceglie il fallimento,prima bisogna trovare un modo di garantire i risparmiatori incolpevoli ed un altro per requisire,fino al risarcimento totale,i beni dei banchieri colpevoli.L’America del coraggio ha provato con Lehman brothers,è stato un disastro ed è finita lì.Le altre sono state salvate con i soliti sistemi.Il resto non si può che condividere,soprattutto quanto riguarda le tasse,le aziende private e pubbliche che devono vivere sul mercato,l’autodeterminazione,l’assemblea costituente.Su questo mi permetta una pedante ripetizione.A mio modo di vedere sulla carta si può dire tutto ma sperare di trovare un accordo anche parziale è una utopia.Le ipotesi di referendum che lei auspica si scontreranno sempre con i pesi e contrappesi.Bisogna iniziare dal semplice.”La sovranità appartiene al popolo.”Dopo si possono azzardare proposte con qualche speranza.Prima no.

    • Milton Rispondi

      2 gennaio 2017 at 16:54

      I risparmiatori incolpevoli sono i correntisti, punto. E per loro è giusto, ed infatti c’è già la tutela assoluta fino a 100.000. Euro.
      Gli azionisti sono comproprietari della banca come di qualsiasi SpA, sono quindi implicitamente corresponsabili della gestione della stessa ed è quindi sacrosanto che se fallisce perdano tutto.
      Rimangono gli obbligazionisti (subordinati o non) che sono titolari di un PRESTITO ONEROSO alla banca. Nessuno li ha costretti a dare il proprio denaro in prestito, se lo hanno fatto è perché si sono fatti imbrogliare o perché hanno voluto lucrare cedole od interessi più alti che evidentemente corrispondono al rischio di non avere il rimborso pattuito. Quindi, perché dovremmo rimborsarli noi tutti ??? (visto che il denaro dello Stato è il denaro del contribuente, quindi anche mio).
      Se io presto del denaro ad un ubriacone, ad un truffatore, ma anche a mio fratello, e non vengo rimborsato, non devo e non posso prendermela che con me stesso.

      Certo, c’è il rischio “sistemico”, per il quale ci raccontano ed in parte è vero che fallendo una banca importante si possa trascinare con sé altre banche poco solide. Ma è altrettanto vero che se non si riafferma il principio che chi rompe paga, e che continuare con l’andazzo di salvare le banche e le aziende decotte con le risorse di quelle sane si finisce per fare fallire anche quest’ultime.

      • adriano Rispondi

        2 gennaio 2017 at 17:43

        Mi riferivo ai correntisti.Il limite dei 100.00 euro a mio avviso non va bene.Inutile dire perchè.In un paese normale i soldi dello stato che vengono stampati non sono di nessuno e,quando non c’è inflazione,farlo non fa male a nessuno.Naturalmente si può essere contrari ad un intervento di questo tipo per i sacri principi ma è ciò che nel mondo normale normalmente succede.Noi siamo più furbi ed abbiamo scelto l’euro.Auguri.

  8. cristiano Rispondi

    1 gennaio 2017 at 16:34

    Ancora una volta è andata in scena la banalità dello stato.
    e tutti a glorificare il discorsone….

  9. aurelio Rispondi

    1 gennaio 2017 at 18:00

    Articolo eccellente ma che i governanti nominati che abbiamo adesso( e che avremo per un tempo indefinito) non leggeranno e se lo leggessero “strapperebbero” le pagine per non strapparsi il viso. Lottieri ma perchè nessuno di questi soggetti che giurano e spergiurano davanti a questi o quelli parla mai del debito pubblico e della sua riduzione neanche blandita per imbroglio che tanto dopo lo accrescono uguale incapaci come sono.

  10. Lucilla Rispondi

    2 gennaio 2017 at 15:34

    Egregio sig. Lottieri,
    mi associo in maniera incondizionata

  11. step Rispondi

    5 gennaio 2017 at 14:29

    Lottieri monumentale, come sempre.

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