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Contro gli inutili test d’ingresso all’università

Ogni studente che frequenta l’ultimo anno del liceo sa che presto dovrà prendere una delle decisioni più importanti della sua vita: l’università da frequentare. Una scelta difficile non solo per la varietà di facoltà e atenei che esistono, ma perché molti di questi sono quasi inaccessibili. I famigerati test d’ingresso che ogni anno in date apposite selezionano tra migliaia ragazzi quelli adatti a entrare dalla loro porta. Per alcuni una scelta giusta, poiché nelle università spesso si trovano anche ragazzi con poca o nessuna voglia di studiare; oppure sono strutture troppo piccole per ospitare un numero elevato di studenti. Tuttavia non è così semplice superare queste prove: non solo per le domande e esercizi da eseguire, ma a causa di gravi irregolarità che avvengono proprio durante questi questionari.

Secondo un sondaggio 1 su 4 aspiranti universitari ha affermato che gli basterà una piccola università privatainfrazione al regolamento per poter accedere alla sua futura facoltà. Contrariamente su circa 1000 aspiranti universitari il 47% ha ammesso che se non dovesse superare il test a causa di qualche grave irregolarità, farà ricorso. Anomalie che ogni anno si presentano sia durante lo svolgimento della verifica che durante la correzione di quest’ultima. Ciò comporta che sempre più ragazzi mettono in discussione il sistema del numero chiuso, considerato un ostacolo per la realizzazione di un sogno. Diverse sono le testimonianze di ragazzi che lamentano di “Il test d’ammissione, è divenuto un test di gruppo”; “I quesiti erano presi soprattutto dai manuali oppure da vecchi test d’ammissione”; e così via. Insomma sembra quasi che questi esami di ammissione più che selezionare i futuri candidati, in realtà accettino solo quelli già decisi a priori, una grave infrazione al diritto allo studio di ogni ragazzo. Allora perché ogni anno ci sono sempre più ragazzi che tentano la buona sorte? La volontà di non arrendersi per coltivare le proprie ambizioni o semplicemente sperare in un colpo di fortuna? Forse sarebbe il caso di abolire questi inutili riti d’iniziazione e mettere alla prova i giovani all’interno delle università stesse. Non importa se il ragazzo che entrerà nell’università sia un talento, perché ciò che davvero conta è che una volta uscito da quella struttura, sia davvero capace di dimostrare la sua bravura, anche grazie all’aiuto delle esperienze e delle lezioni che ha appreso proprio là dentro.

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di on 9 gennaio 2017. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Contro gli inutili test d’ingresso all’università

  1. lombardi-cerri Rispondi

    12 gennaio 2017 at 07:01

    In Italia ha preso piede uno strana convinzione : l’adimensionalità dei corpi.
    Si pensa cioè che i corpi siano costituiti da puro spirito e, quindi in un contenitore ce ne possa stare un numero non definito.
    Questo avviene per i migranti per i quali è certezza che in Italia ne possa entrare e lavorare un numero illimitato.
    Questo appare , con ogni evidenza , dall’articolo.
    Per il quale una specifica Facoltà posta in una ben definita area geografica ed in un momento temporale altrettanto ben definito, alla quale tutti possano e debbano avere accesso.
    E quindi ogni selezione preliminare sia inutile e dannosa.
    Sono perfettamente d’accordo che si possa discutere sui criteri di selezione , ma non sull’indispensabilità dell’operazione.
    Sarei quindi grato se mi si illustrasse un modo oggettivamente valido per operare.

  2. Britannicus Rispondi

    14 gennaio 2017 at 23:09

    Concordo con Lombardi-Cerri. In buona parte del mondo allo studente candidato viene offerto un posto per frequentare un corso di laurea previo superamento di un test di selezione ovvero avendo ottenuto un opportuno diploma di scuola secondaria con voti superiori a un determinato valore in una serie di materie rilevanti per il corso.
    mentre l’aspirazione ideale dovrebbe essere quella di accettare tutti coloro che passano attraverso questo filtro selettivo, in realta’ vincoli di spesa obbligano qualunque universita’ a fissare il numero massimo di studenti per ogni corso. Lo stesso criterio vale per qualsiasi aspetto del vivere sociale in qualsiasi paese del mondo. I posti (di lavoro, di studio, di degenza) sono limitati in funzione del loro costo e della loro necessita’. Apparentemente, purtroppo, questo non vale in Italia, dove tutti hanno diritto a tutto ma alla fine solo i soliti raccomandati rimediano qualcosa.
    Giustamente, visto che il numero chiuso e’ un male necessario, le regole di selezione dovrebbero semplici e scrupolosamente rispettate. ma questo sarebbe chiedere troppo agli italiani, che conoscono e riconoscono solo il vantaggio genetico e il merito politico.

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