Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Cercasi centrodestra

Ad oggi non esiste più come area politica e blocco sociale. Berlusconi vuole rilanciare le battaglie liberali ma poi si scopre filogovernativo per motivi extrapolitici, Salvini appena esce dalla difesa identitaria sbanda paurosamente su posizioni ultrastataliste, la Meloni gioca di rimessa, gli altri non esistono. Appello politico e umano

cavNon c’è più il centrodestra, come area politica, come ipotesi culturale, come blocco sociale, e insomma se fermiamo un secondo il nostro stupore perché in inverno fa freddo, è una notizia.

È una notizia a maggior ragione per chi nonostante tutto si ostina ad inquadrare le cose di questo Paese da un punto di vista liberale, che vuol dire ancora e sempre più mercato e meno Stato, equazione maledettamente in crisi anche nel campo del centrodestra, e forse la ragione della crisi sta proprio qui. I fatti, nella loro essenza: Berlusconi dice e ripete che a furia di lepenismo non c’è futuro, che l’agenda di quella che non molto tempo fa era la casa della maggioranza silenziosa degli italiani non può essere la rabbia e il rancore, che la sfida all’ennesimo governetto tardodemocristiano passa per un autentico, inedito, genuino riformismo liberale, e dannazione se ha ragione. Poi, però, esce dal canovaccio della politica, con un occhio a Vivendi e l’altro alla possibile sentenza di riabilitazione a Strasburgo, e si scopre stampella de facto del suddetto governetto, accenna a “tempi tecnici” per una nuova legge elettorale e alle alchimie benedette da Mattarella (uno degli ultimi cattocomunisti purosangue, uno la cui ragione di vita politica è la negazione di qualcosa di felicemente anomalo come il berlusconismo), strizza l’occhio al “senso di responsabilità” di Forza Italia e al sostegno a singole misure del governetto imprescindibili per l’economia (dubitiamo assai si tratti di frammenti di rivoluzione liberale), insomma si scopre a cincischiare come un qualsiasi capetto di partito della Prima Repubblica, finendo per sfornare non a caso un’apologia del proporzionale.

Salvini, il “Matteo giusto” che ha smesso da mesi di crescere nei sondaggi, ha il problema opposto. È (quasi) l’unico a ricordare ovvietà sul terrorismo islamico e l’immigrazione, del genere dobbiamo difenderci e dobbiamo combattere, parole d’ordine che fanno parte dell’armamentario di ogni liberale vero e che all’inizio del secolo scandiva con ben altra proprietà di linguaggio e d’intelletto Oriana Fallaci, ma che oggi tendiamo a dimenticare per la paura atavica di essere perseguiti dalla Psicoplizia del nuovo totalitarismo, il politicamente corretto (grandi gruppi editoriali, opinionisti onnipresenti e nullapensanti, il luogo comune Collettivo che rimbalza dalle bacheche social ai talk in prima serata). Però, appena esce dalla mera tutela identiaria, sbanda paurosamente, tra strilli autarchici, un inverosimile e in fondo ossimorico nazionalismo figlio di Alberto da Giussano, la balzana idea di nazionalizzare banche e grandi industrie e quella ancor più surreale di aumentare la spesa pubblica e le garanzie nel Paese degli ipergarantiti, per finire invariabilmente in un elogio di qualche dittatura palese o mascherata sparsa nel globo, Corea del Nord compresa. E fu così che l’agenda di quello che ad oggi è il principale partito del (presunto) centrodestra finì per ridursi a maledette multinazionali e maledetto Ttip, il trattato di libero scambio tra l’Europa e gli Stati Uniti, la gioia (in teoria) di ogni liberale.

I Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, e non può essere altrimenti, giocano di rimessa, alternano sacrosante sfuriate tipiche della destra storica a sbrachi francamente un po’ troppo borgatari, di certo a nostro modo di vedere incarnano una destra più strutturata e riconoscibile culturalmente del lepenismo da osteria di Salvini, potrebbero essere la destra di un Partito Repubblicano plurale e a vocazione maggioritaria, purtroppo qualcosa di là da venire. Per il resto, Passera non esiste più, Fitto non è mai esistito (gratta il “conservatore riformista” e troverai sempre il notabile democristiano e meridionalista), Tosi per ora non è andato oltre un’innegabile e lodevole incisività amministrativa che lo segnala per differenza rispetto alla regola italica, ma da cui non ha ancora ricavato una linfa politica costruttiva, Parisi è una promessa, per questo questo giornale una bella promessa, forse l’unico che parla con serietà e competenza di riforme liberali, ma è ancora tutto da verificare.

La morale della storia, sconfortante oltre il livello di guardia, è che nei sondaggi, nei faccia a faccia tivù, nelle polemiche social, perfino nell’impaginazione dei giornali, il derby è sempre più quello interno alle due sinistre, la sinistra vetero e immobilista del Pd e la sinistra sfascista e stracciona del Movimento Cinque Stelle. Ormai, “mercato” è un termine automaticamente negativo, “reddito di cittadinanza” una nozione che ha sfondato perfino a desta, i nomi di Ronald Reagan e Margaret Thatcher marchiati da una damnatio memoriae, quello di Trump equivocato a episodio del “populismo” globale, quando è uno che propone choc fiscale e sburocratizzazione massiccia, insomma è tutto un mondo e un’avventura politica e umana che sta scomparendo a forza, nella sua sintesi estrema si chiama “liberismo“, ed è ancora la carta migliore che abbiamo per non morire di asfissia e di mancata crescita. Qualcuno riprenda in mano questa bandiera, la bandiera della libertà, prima che sia troppo tardi.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 16 gennaio 2017. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Cercasi centrodestra

  1. Luca Rispondi

    16 gennaio 2017 at 09:25

    Eccellente e chiara disamina dell’attuale e dei guai insuperabili che tutti noi abbiamo in carico per avere rappresentanti molto confusi e poltronai a tutti i costi ed per tutte le stagioni,minacciati da burocrati infiniti paesani ed europei,di essere incatenati ad un debito pubblico che ci lascerà fuori da democrazie e civiltà da uomini liberi,da estremismi urlanti scatenati e votati rabbia o no che che ci sia dietro.Siamo il più bel paese del mondo diviso in due paesotti,uno un tempo ricco oggi in povertà e l’altra metà povero in canna dal l’unità d’Italia ed interamente a carico di quello impoverito dell’altra metà .Il problema vero è che se anche un Reagan o una Maggie esistessero ,e tra i liberali qualcuno colto capace ed intelligente si troverebbe ,in queste condizioni li ammazzerebbero in adolescenza.

  2. maboba Rispondi

    16 gennaio 2017 at 09:42

    “Prima che sia troppo tardi”.
    Bisognerebbe che Berlusconi riconoscesse che ha ottant’anni e si ritirasse, che Salvini facesse un salto di qualità culturale, che….
    Libro dei sogni. Certamente non succederà nulla prima delle nuove elezioni e ci dovremo rassegnare al nuovo accordicchio Renzi-Berlusconi che lascerà le cose come sono.
    Parisi dovrebbe sparigliare le carte e promuovere qualche azione eclatante per smuovere queste acque stagnanti che stanno diventando putride, ma ne ha la forza, la capacità anche mediatica? Finora non si è proprio visto.

  3. Dario Nordista Rispondi

    16 gennaio 2017 at 10:29

    Caro direttore, lei ha perfettamente ragione, ma si ricordi il proverbio: ogni botte dà il vino che ha. In Italia non esiste un bacino elettorale seriamente liberalconservatore né esiste un’area culturale seriamente liberalconservatrice, e di conseguenza non esiste una forza politica seriamente liberalconservatrice.
    Come lei fa notare, abbiamo dei brandelli di “destra” (uso questo sostantivo come sinonimo di “area liberalconservatrice”), ognuno dei quali ne incarna solo una frazione. Il fusionismo, che negli USA ante Reagan ha perfettamente funzionato (ma che credo sia in crisi anche colà) qui non è mai stato un’opzione, e quindi ci teniamo questo desolante panorama di macerie.
    Ah, e naturalmente non esiste nemmeno un serio secessionismo nordista, anzi lo scaltro Salvini va a cercarsi i voti in Teronia…
    Amen.

  4. ultima spiaggia Rispondi

    16 gennaio 2017 at 10:59

    Aveva ragione Massimo d’Azeglio: Gli Italiani pensano di riformare l’Italia, ma devono prima riformarsi loro.
    Chi ha detto che siamo un popolo di poeti, navigatori e santi? Salvo poche eccezioni, siamo una massa di cacasotto, leccaculo, opportunisti, parassiti, fannulloni e mafiosi.
    Ci stanno invadendo e non muoviamo un dito; abbiamo politici incapaci che ci affamano con le imposte e continuiamo a votarli; abbiamo una costituzione che ci rende schiavi della partitocrazia e la definiamo “più bella del mondo.
    Ma che razza di popolo siamo? Quando avremo risposto a questa domanda, forse cominceremo a capire qualcosa.

  5. aquilone Rispondi

    16 gennaio 2017 at 12:47

    E’ già tardi, è finita e basta. Ancora un paio di anni e tra banche e alitalia da salvare, multe per fiat, triple B e poi C, debito pubblico in costante ascesa al pari della corruzione dilagante, aspiranti profughi il cui numero da mantenere sarà frattanto arrivato al milione, sanzioni varie della UE, aumento dell’IVA e di qualche accisa … e chiuderemo bottega. Buonanotte ai suonatori. Forse è giunto il momento di lanciare il “si salvi chi può” e spiegare come attuarlo finchè si è ancora in tempo, altro che invocare un centro destra liberale che nulla potrebbe fare

    • ultima spiaggia Rispondi

      16 gennaio 2017 at 20:14

      È quello che dico da sempre anch’io. Però mi pare che pochi lo abbiano capito.

  6. aurelio Rispondi

    16 gennaio 2017 at 13:04

    Quanta ragione in questo articolo Direttore Sallusti.Il mondo dell’attesa,la sentenza liberatoria per Berliusconi,il Salvini che si ritiene leader di un ipotetico centrodestra fantasma dichiarandosi statalista e lepenista quindi scavalcando la destra da comunista padano,la destra inconsistente che aspetta anche di la un leader credibile pur considerando bravina ma senza incidenza e peso la Meloni.Forse attendere la mano della misericordia politica che illumini questo buio darebbe più speranza di quanto vediamo nel campo del centrodestra fantasma.

  7. adriano Rispondi

    16 gennaio 2017 at 13:21

    Ci dovrebbe essere l’alternativa,all’Europa dei vincoli,alla sovranità limitata.Liberismo e statalismo.Roba vecchia,vecchi stereotipi.C’è chi dice che lo stato serve per chi è debole,mentre chi è forte può farne a meno.Giusto ma non funziona.I concetti si equivalgono nell’accettabilità degli ideali e nell’impossibilità di metterli in pratica a causa della materia prima disponibile,il legno storto.Sulla legge elettorale.Deve essere simile per camera e senato.Perchè?Maggioritario al senato,proporzionale alla camera.Tutti contenti e vediamo cosa funziona meglio.Dopo Alde il movimento,a mio parere,ha dimostrato di appartenere al sistema.C’è chi dice per gestire in modo indolore il dissenso.In ogni caso chi ha dimostrato di accettare questa Europa e non parla chiaro sull’immigrazione non è alternativo.Come FI.Rimane la lega che deve correre da sola con i fratelli.Altro non c’è.

  8. Padano Rispondi

    16 gennaio 2017 at 14:55

    “[Il centrodestra]…non molto tempo fa era la casa della maggioranza silenziosa degli italiani”: esatto, il fatto è che, nel 2008, il 60% dei cittadini si sentiva parte della classe media. Oggi sono il 39%.
    La differenza fa 21%.
    Nel 2008 il PdL e Lega insieme ottennero il 46%, oggi forse arriverebbero al 25%.
    La differenza fa 21%.

  9. Milton Rispondi

    16 gennaio 2017 at 18:36

    Concordo caro Direttore. E mi fa piacere che anche lei prenda atto che Berlusconi non è (per me da molti anni) una speranza, ma piuttosto un ostacolo a ciò che serve al paese.
    Sono altrettanto pessimista di “aquilone”, ormai siamo al “si salvi chi può” perché il declino è irreversibile in mancanza totale persino dell’idea di una rivoluzione liberale.
    Peccato, mi fa rabbia pensare che se in Italia, nonostante siamo mediamente un popolo di ignoranti buffoni, se si presentasse un Trump con la stessa spavalderia da “uomo solo contro tutti e contro tutte le ipocrisie del potere” vincerebbe le elezioni. (lo voterebbero anche l’80% dei molti che come il sottoscritto da tempo non votano).

  10. marialuisa Astolfi Rispondi

    16 gennaio 2017 at 22:15

    peggio di così non puù andare,Anche Gentiloni non mi da nessun affidamento, sarà senz’altro una brava persona ma in un
    momento come questo ci vorrebbe qualcuno con le……..,ci siamo capiti.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *