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Vi spiego i tre errori di Renzi

La grande scommessa del premier, trasformare il referendum in un plebiscito personale, non ha funzionato. Perché era l'azzardo era eccessivo e pure malcalcolato. A pagarne il prezzo, come sempre, il Paese e i suoi contribuenti...

renziIl grande azzardo non è passato. Qual era, il grande azzardo? Trasformare il voto su 47 articoli riscritti della Costituzione in un plebiscito personale. Un grave errore, a mio giudizio. Alcune considerazioni all’indomani del voto.

La riforma. Per me personalmente, il no al bicameralismo perfetto era sacrosanto, ma il più delle altre norme era scritto coi piedi. Non intendo rifare l’elenco e ricompilare la lista degli esempi, me ne sono occupato in tante trasmissioni. Dall’ipotetica composizione del nuovo Senato al conflitto endemico con la Camera che sarebbe scaturito dall’ex proposto articolo 70 sulle rispettive competenze, alla conflittualità Stato-Regioni che sarebbe inevitabilmente insorta da una definizione di “clausola di supremazia” così poco limitata, a tanti altri aspetti centrali. Il governo Renzi era nato per la riforma costituzionale, se ricordate il mandato preciso affidatogli da Napolitano. Altro conto era decidere di presentare questo pasticciato testo di riforma come decisivo per un’Italia riallineata finalmente alle grandi democrazie governanti. Non era così: nessun accorpamento dei piccoli Comuni, nessuno delle Regioni, quelle a statuto speciale sarebbero restate, e via continuando, tanto per fare esempi non proprio secondari. Il solo riallineamento della spesa procapite delle Regioni a statuto speciale a quelle ordinarie farebbe risparmiare 14,4 miliardi, altro che i 130-140 milioni complessivi di risparmi se la riforma fosse passata, cifra di cui hanno parlato Carlo Stagnaro, Ugo Arrigo e Roberto Perotti.

L’azzardo. Lo sanno tutti che non si è votato sul testo della riforma, ma sul plebiscito personale fortemente voluto dal premier. Non mi stupisco che l’abbia fatto. Come ci insegna Public Choice, ogni politico ha un interesse. Che non è quello del Paese, come pretendono a chiacchiere tutti. È il suo, di interesse. Renzi, non scelto dagli italiani in un voto elettorale, dopo l’exploit delle europee ha cercato in tutti i modi di radicare una conferma personale per un lungo ciclo politico a propria guida. Le amministrative non si sono prestate alla bisogna. Ha usato il referendum, con una lunghissima campagna personale iper drammatizzata. Il suo ragionamento mi è sempre sembrato questo: se vinco, vento in poppa per una grande conferma elettorale; se perdo, resto comunque a capo della maggior minoranza politica del paese, e potete pure fare una legge elettorale neo-proporzionale senza premi maggioritari, ma voi del No siete divisi, incapaci di una proposta di governo comune, e dunque la faccenda dopo le prossime elezioni si riduce a chi tra voi deciderà di sostenere un governo da me guidato.

Tre errori. I limiti dell’azzardo sono però almeno tre. Enormi. Primo: c’è un gigantesco eccesso di rischio. Secondo: c’è un vizio cognitivo. Terzo: c’è un vizio ermeneutico.

La prima questione è presto spiegata: Renzi ha predicato ai mercati che facevano bene a picchiar duro l’Italia, se non avesse vinto lui. Ha impiccato all’esito referendario partite che non c’entravano il resto di nulla: a cominciare dall’intero settore bancario, che ha perso nei suoi processi di ricapitalizzazione e pulizia 6 mesi in attesa del voto, come se Mps, l’aumento di capitale di Unicredit e tutto il resto dipendessero dal Cnel vivo o morto. E’ stata una delle ricorrenti dimostrazioni del grande cinismo di cui la politica è capace: mentre si riempie la bocca di interessi nazionali, incita a colpirli per perseguire meglio gli interessi propri. Oggi i mercati non stanno affatto picchiando durissimo: ma per il semplice fatto che, invitati dal governo, avevano incorporato già il più delle aspettative negative, perché questo è il modo in cui i mercati giustamente procedono. Ora sconteremo un 2017 di instabilità crescente sulla finanza pubblica, salterà quella che doveva essere la riforma vera del lavoro cioè quella delle politiche attive, e nessuno può dire oggi quanto e se il Pd già in orgasmo precongressuale non appesantirà ulteriormente le troppe mance già presenti in legge di bilancio. Di tutto questo la responsabilità è in capo a chi ha voluto una scommessa tanto estrema. Alla fine, come sempre, pagheranno il Paese e i suoi contribuenti.

Secondo: il vizio cognitivo. Ma in base a che cosa, di grazia, Renzi e chi lo sostiene sono così sicuri che non sia possibile una convergenza sui alcuni obiettivi di fondo, tra chi guida oggi l’eterogeneo fronte del No? Finora il ragionamento prevalente sembra essere stato: né Salvini né Grillo vogliono governare davvero, lo sanno che non hanno gente capace, vogliono solo massimizzare e monopolizzare la protesta. Figuriamoci poi se mai potrebbero mettersi d’accordo per un’alternativa comune. Dubito fortissimamente di questa pretesa superiorità cognitiva. Osservo invece che in questi ultimi 3 anni ha oggettivamente fatto molti passi avanti nell’opinione pubblica la presa degli argomenti sovranisti “no euro no Ue sì dazi sì chiusura confini sì Stato forte”. Confezionata in maniera non aggressiva sulle conseguenze a cui esporrebbe il Paese, è una piattaforma la cui “portata storica” può ormai realisticamente portare a convergenze sinora presuntuosamente escluse a tavolino. Si può immaginare quanto poco la cosa mi possa piacere, ma non vuol dir nulla. Sbaglia, sbaglia maledettamente chi ha creduto che quello guidato da Renzi sia l’unico governo possibile dopo un voto degli italiani. Perché gli italiani, come tutti, non votano affatto come le élite pretendono.

Terzo: il difetto d’interpretazione. Già notato da molti, anche da alcuni giornaloni che fino a ieri erano totalmente corrivi alla propaganda di governo. La maggioranza degli italiani non si riconosce nello storytelling dell’Italia tornata agli onori del mondo e uscita dalla crisi. Perché vive la realtà di una disoccupazione che resta alta, di bassissimi redditi e ricchezza ai giovani, di squilibri territoriali accentuati, di un fisco asfissiante, forte coi deboli e debole coi forti. Il governo in mille giorni aveva presente questo problema. L’ha affrontato con i bonus a tempo per incanalare al voto i percipienti. Quasi 3 punti di PIl di risorse pubbliche mobilitate tra i 10miliardi del bonus 80 euro fino ai 26mila euro lordi di reddito (ma non ai poveri veri), i 15-16 miliardi da decontribuzione a tempo non alla nuova occupazione ma al rinnovo della massa di tutti contratti, i 3,9 miliardi da abolizione imposta prima casa, più i bonus a insegnanti, 18enni, pensioni minime, madri in gravidanza, bonus-bebè, bonus-nido e via continuando. Senonché l’equivalenza ricardiana colpisce sempre: chi percepisce un bonus a tempo sa che non è permanente, e che gli conviene risparmiare invece di consumare, perché il bonus scadrà e magari saliranno di nuovo le tasse. Non si tratta di un pregiudizio politico negativo: lo scudo Bce al rischio sovrano italiano non è eterno, e senza spending review gli italiani sanno dove la politica troverà copertura al maggior fabbisogno statale, cioè dalle tasche dei contribuenti. Lascio a chi legge il bilancio degli effetti reali di questa montagna di risorse pubbliche utilizzate. Per me è del tutto insoddisfacente. Con 3 punti di PIl di risorse pubbliche si poteva fronteggiare il minor gettito nel breve a seguito dell’introduzione di una flat tax ad aliquota convergente al 25% sui redditi delle persone fisiche. E se invece volete un esempio “sociale”, eccolo. Sta partendo con 2 anni e mezzo di ritardo la prima sperimentazione delle politiche attive del lavoro, con l’assegno di ricollocazione che si affianca al Naspi per i disoccupati di lungo periodo, che a quel punto possono decidere di spenderlo in un centro per l’impiego pubblico o privato tra quelli accreditati, vengono affiancati da un tutor, formati, e avviati a proposte la cui durata contrattuale determina il diritto dell’intermediario accreditato ad incassare il voucher. Lo stanziamento per il 2017 è relativo a sole 30mila unità, ed è pari a 200 milioni. Bene, significa nasometricamente che per i 600mila circa disoccupati di lungo periodo servirebbero 4 miliardi: non ho dubbi rispetto alle condizioni del Paese che era prioritario questo impiego, rispetto ai 10 miliardi del bonus 80 euro.renzi spesa pubblica

Infine, ultima considerazione da “liberale”. Continuo a rispettare i molti amici che si sono impegnati a favore di Renzi e del suo governo, come coloro che invece l’hanno avversato. Non pratico scomuniche e insulti, faccio polemiche sul merito non sulle persone. Mi sembra che l’anomalia italiana non stia nella pretesa di Renzi di voler dar vita a una sua leadership personale nazionale, basata sulla trasformazione di un partito non-socialdemocratico in un catch-all-party. È nel DNA della cultura da cui proviene, averci provato: e ci riproverà alle elezioni politiche. L’anomalia non sta neanche nel fatto che in Italia si manifestino da qualche anno partiti di protesta anti-sistema che sommati e distinti arrivano a superare il 40% dei voti, e sommati al di là dei simboli come si vede possono anche essere maggioritari nei consensi. Succede ormai in tantissimi Paesi europei, e Brexit e Trump eccetera eccetera. L’anomalia sta invece nel fatto che da noi manchi del tutto un fronte in qualunque modo analogo alla via francese di Fillon o a quella tedesca della Merkel. Da noi in politica non esiste, attualmente e da anni, chi voglia e sia capace di affermare le ragioni del mercato, della concorrenza, dell’Europa, innestandole su svolte politiche concrete a favore di chi ha bassi redditi, dei giovani e delle donne, delle vittime dell’economia relazionale, dell’accesso preferenziale al credito a prescindere dalle buone idee d’impresa, della tutela dei vecchi asset di controllo bancari. Può essere che alcuni o parecchi liberali abbiano finito per diventare renziani in quanto del tutto scoraggiati all’idea che l’Italia possa davvero un giorno avere un soggetto politico come quello sopra descritto. Ma come avete visto, cari amici, appoggiare una leadership personalistica comporta tacere sui suoi difetti: dalla disinvoltura su spesa e tasse, alla polemica anti Ue che porta solo acqua al mulino di chi anti Ue lo è da prima e meglio di Renzi.

Che bel 2017 che ci aspetta… Ma non prendetevela con gli italiani, per favore. Se la politica accetta di massimizzare i rischi per avvantaggiarsene, ci sta che gli elettori respingano un’offerta che si presenta come obbligata, e vogliano scoprire l’alternativa. Se poi non c’è un’alternativa minimamente promercato e concorrenza, la colpa è di chi ha queste idee e non riesce a tradurle in rappresentanza politica, non degli altri.

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di on 7 dicembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Vi spiego i tre errori di Renzi

  1. ultima spiaggia Rispondi

    7 dicembre 2016 at 09:02

    “Per me personalmente” non ne ha azzeccata una, confermando il Pinocchio che è in lui. Quindi non punibile per manifesta incapacità d’intendere e di volere.
    I “tre errori” li ha invece commessi chi ha legittimato Monti, Letta e Renzi, massacrando gli italiani. Per questo andrebbe processato, ma prima ancora preso a calci in culo.

  2. femine Rispondi

    7 dicembre 2016 at 11:15

    La partita di Renzi non è finita (purtroppo). Stanno vagheggiando da democristiani sul 40% che hanno risposto SI e quindi si vuole valutare confermata la scelta vincente delle europee per la quale il suddetto si era potuto autonominare capataz di governo che ha condotto in modo insano, con cinico sprezzo ad esclusivo interesse proprio raccontandoci nel contempo le frottole iterate anche nel discorsetto finale dove ha finto di dare le dimissioni ben sapendo che non sarebbero state attuabili nella realtà di andamento politico/economico del momento ( non si sa quanto durerà l’inghippo, ogni giorno ce n’è uno o un altro motivo “superiore”)
    Il “popolo” non è sempre bue e ben sapendo che c’è molto buio oltre la siepe, checchè ne dica il super capo, ha preferito scegliere di rifiutare l’ennesima riforma bufala che non poteva essere più ignobile e così pasticciata da essere offensiva per la comune intelligenza; con un sussulto di coraggio civile si è schierato in “accozzaglia” assumendosi il rischio di altro buio da affrontare.
    Non mancano le interpretazioni facilone sui motivi di tanti NO ma la più ricorrente è quella superficiale di dire che sono voti di pancia e niente più, dimostrando che si prosegue a non voler prendere atto che il disastro economico è diffuso e disperante e che l’unica riforma necessaria per tentare di svoltare è quella, appunto come dice l’ottimo Giannino, di dare a questo stato un assetto veramente liberale per “liberare” risorse, atti e pensieri.
    Tutto il resto è noia.
    Buona giornata a tutti.

  3. aquilone Rispondi

    7 dicembre 2016 at 12:57

    Tutto alla fine si ricondurrà a nuovi aumenti fiscali e a nuove inefficieze, ruberie e corruzioni d’ogni genere e settore. Sono stato qualche giorno in Spagna, paese dipinto fino a pochi mesi fa come alla canna del gas. Ho mangiato in vari locali, pagando un’IVA al 10%. Hanno autostrade perfette e gratutite. Ho percorso più di 900 Km di autostrade senza mai trovare un cantiere e una buca. Da noi ogni 20 km c’è un cantiere, devono magnà, si sa. Nei paesini di campagna, anche lì, strade, marciapiedi, aiuole, rotonde, segnaletiche … tutto tenuto in perfetto ordine. Nei paesini non vedi un negro o un musulmano a pagarlo oro, perchè evidentemente hanno capito che i residenti delle piccole comunità hanno diritto a vivere in santa pace. Abbondano viceversa in certe grandi città. Non parliamo poi dei treni ad alta velocità. Insomma, un paese ormai anni luce davanti a noi. C’è da vergognarsi ad essere italiani, purtroppo.
    Personalmente, domenica, mentre mi recavo con mia moglie al seggio elettorale, siamo stati aggrediti da 5 risorse extracomunitarie. La faccio breve. Arrivato al seggio agitato e impaurito ho chiesto ai 3 poliziotti di guardia al seggio d’intervenire. Non potevano, erano di guardia al seggio. Dopo aver votato un secco NO, ho preteso una volante e mi sono fatto scortare per poter rientrare a casa in sicurezza. A questo siamo arrivati. Bell’Italia del cazzo!

  4. adriano Rispondi

    7 dicembre 2016 at 13:02

    Articolo 70 della cosiddetta riforma.”…..La funzione legislativa….di cui all’articolo 65,primo comma,e per le leggi di cui agli articoli 57,sesto comma,80,secondo periodo,114,terzo comma,117,quinto e nono comma,119,sesto comma,120,secondo comma,122,primo comma,120,secondo comma,122,primo comma,e 132 secondo comma….”Barzelletta,senza parole.Qualcuno dice che il costituente nello scrivere le norme per la revisione pensasse a piccoli cambiamenti,non a una riscrittura.Se si devono combinare pasticci ignobili di questo tipo meglio accettare questa interpretazione.Come dice Borghi Aquilini sull’uscita dall’euro,occorre il consenso del 51%,penso che analogamente valga per la Costituzione che non è da rivedere .E’ da rifare.Tanto per rimanere sul citato Borghi, se non si esce dalla moneta unica il nostro destino è segnato.Quindi tutto ciò che si dice su altri argomenti sono parole in libertà.Come dice il citato Borghi, ci siamo divertiti a trasformare un asset che non ha rischi,i titoli di stato denominati nella moneta di cui si ha il controllo,in un pericoloso strumento finanziario impossibile dia gestire e che agisce come arma di ricatto.La solvibilità,e quindi il debito,non è un problema se si può stampare.Lo diventa quando si rinuncia a farlo.L’unico problema potrebbe essere l’inflazione che non c’è.Il citato Borghi potrebbe eliminare l'”anomalia”.Non so se “sia capace di affermare le ragioni del mercato”,so che se si trascurano quelle del buonsenso non bastano.Ed il buonsenso dice che se non si esce dall’euro non si va da nessuna parte,miseria espandibile a parte.E’ di questi giorni la notizia che il cinque stelle ,per la prima volta,parla di collaborazione su punti programmatici con altri.Dopo le parole di insigni esponenti del PD che mettono in discussione il suffragio universale e l’esperienza di ieri con la quale si è sfiorata una deriva autoritaria,qualsiasi ipotesi diversa dal PD a me va bene.FI non esiste più perchè il suo capo ha fatto e continua a fare,a mio parere, un gioco ambiguo.Rimane il cinque stelle e la lega.Visto lo spessore delle competenze degli altri,dimostrate sul campo, non vedo grandi differenze di affidabilità.

    • Milton Rispondi

      7 dicembre 2016 at 18:46

      Che l’Euro e la attuale gestione UE siano insostenibile lo condivido. Ma il punto centrale per una ancora possibile uscita dalla crisi rimane quella di una politica economica radicalmente liberale (alla Thatcher/Reagan, o meglio alla Milton Friedman per intenderci).

      In Francia Fillon ha vinto le primarie del centrodestra promettendo 500.000 impiegati statali in meno !!!! E probabilmente diventerà il Presidente !!!!

      Quando mai un leader italiano di centrodestra avrà questo pensiero ed il coraggio di promettere lo stesso ????.

      Ha ragione Aquilone: bell’Italia del cazzo.

  5. Emilia Rispondi

    7 dicembre 2016 at 13:09

    Hai perfettamente ragione

  6. Marco Green Rispondi

    7 dicembre 2016 at 14:03

    Errore gravissimo è sottovalutare come il popolo abbia bocciato la riforma renziana anche nella sostanza.
    Renzi ha legato da sempre la sua attività politica all’obiettivo di giungere a una “semplificazione istituzionale” che, nel combinato referendum – italicum, è stata espressa in pieno.
    Ha raccontato balle e anche se ha nascosto il vero fine del suo progetto (la reintroduzione, grazie ai poteri forti che lo hanno appoggiato da sempre, di uno stato autoritario), il messaggio riguardante il risultato finale dell’uomo forte che governa senza il “freno” degli attori e delle istituzioni concorrenti lo ha detto e ripetuto in tutte le maniere.
    Il combinato referendum-italicum di fatto portava a una sorta di presidenzialismo all’italiana: al leader del partito vincente, determinato con le forzature dell’Italicum, veniva regalata la maggioranza assoluta nell’unica camera che dava la fiducia.

    Insomma: il messaggio è arrivato in pieno, amplificato e sostenuto dai media e da tutti i modi ignobili con i quali Renzi ha comprato il consenso, e nonostante tutto questo la bocciatura è stata netta e indiscutibile.

  7. sergio Rispondi

    7 dicembre 2016 at 16:12

    630 deputati a parla(menta)re di cosa che mettono la fiducia su tutto ?
    (a parte questioni fondamentali come → https://twitter.com/MonicaCirinna/status/805556634479116288 )

  8. Riccardo Rispondi

    7 dicembre 2016 at 16:41

    L’azzardo del premier sarà anche stato eccessivo, ma ora è facile chiamare errori ciò che, con una diversa strategia, avremmo chiamato coraggio da vero leader. Sarebbe bastato un diverso “approccio” con FI, che una riforma l’avrebbe votata a occhi chiusi, e anche un po’ meno di prosopopea personale per cambiare le sorti del voto e di tutti i commenti arguti dei giorni successivi. Renzi mi sta simpatico come le schegge sotto le unghie ma basta dare un’occhiata alla mappa dei flussi elettorali per rendersi conto di che natura sia “l’indignato respingimento dell’attacco alla Costituzione”. Nessuno ha la forza elettorale di fare una autentica revisione della spesa pubblica, di pulire dal carrozzone della spesa la parte di wellfare improprio, come forestali inventati, invalidità finte, bidelli che nessuno ha mai visto a scuola, e tutti i rivoli in cui si coniuga l’enorme spreco pubblico. Nessuno lo può e lo vuole fare. E i primi a non voler fare una vera revisione sono proprio quelli che staccano l’assegno al nostro Oscar, si proprio loro, la Confindustria che dello spreco pubblico fuori controllo intercetta spesso i filoni più sontuosi, sono i primi loro a non volere mercati liberi ma oligarchie economiche protette, e sono proprio loro a portare le aziende in asia e a promuovere in patria la lotta al precariato.
    Per loro la flat-tax è già un realtà, per noi una carota attaccata a un filo.

  9. aurelio Rispondi

    7 dicembre 2016 at 18:35

    Forse dopo gli errori ben descritti si ricondurrà ancora in calzoncini a giocare allo scoutismo.Li riuscirà meglio.

  10. step Rispondi

    8 dicembre 2016 at 14:14

    Per quanto riguarda la mancanza di una destra liberista: dipende da cosa intendiamo per “anomalia”. Dal punto di vista di chi liberista lo è, si può dire che la mancanza di una Thatcher sia un “peccato” più che una “anomalia”, mentre dal punto di vista della rappresentanza non si tratta di una anomalia, infatti in Italia non ci sono molti liberisti, e non è che si può creare artificialmente un soggetto politico liberista quando i suoi potenziali elettori desiderano meno tasse MA ANCHE più servizi… Non è “anomalo” che non ci sia un attore politico liberista quando i liberisti non ci sono. D’altronde la stessa Forza Italia ha tradito nei fatti, e se molti suoi elettori ora votano 5 Stelle, o sono ignoranti oppure non erano veri liberali. Fillon poi lo voglio vedere, per ora sono solo parole, speriamo sia cambiato, in passato non era certo un liberista. Anche in Germania non mi sembra ci sia un soggetto politico liberal-conservatore, la Merkel è democristiana, le piace l’economia sociale renana, e i liberali tedeschi sono “liberal” più che liberali.

    Per quanto concerne specificamente Renzi. Forse avrebbe dovuto coinvolgere di più Forza Italia, e non avrebbe dovuto eleggere Mattarella, tirando con sé Forza Italia forse avrebbe potuto approvare una riforma (che sarebbe stata positiva, almeno nel punto in cui si prevedeva una sola fiducia per il Governo). Comunque non capisco Giannino quando accosta il libero mercato all’UE. E più in generale il suo articolo prescinde da tutta la questione europea: non si può continuare a tacere sul fatto che gli italiani non sono mai stati interpellati in merito, mentre si organizzano referendum sulle trivelle…

  11. maboba Rispondi

    8 dicembre 2016 at 18:07

    Vedo che manca la voce immigrazione dall’elenco degli errori ( “…, il rifiuto a occuparsi di una seria strategia per il controllo dell’immigrazione illegale, di un rafforzamento della Difesa e della sicurezza nazionale. Dall’articolo di G.Terzi S.Agata). Mica per caso l’autore pensa che sia un castigo di Dio, inevitabile e obbligatorio pegno per i nostri “peccati”, cui non ci si può opporre in alcuna maniera?
    Eppure quei miliardi che abbiamo speso, spendiamo e spenderemo non sarebbero potuto servire per le politiche attive sul lavoro?

  12. paolo Rispondi

    16 febbraio 2017 at 17:10

    la verita’ e’ che questo signore (Renzi) facendo due lavori( capo del governo e segretario di un partito) non e’ riuscito neanche un giorno a venire nelle periferie a verificare lo stato di saluto del suo paese. nelle tante interviste che ha fatto ha sempre considerato il suo concittadino disoccupato,e precario, un cittadino dismesso e senza progetti di vita. Ma io mi chiedo come si e’ permesso a usare dei pregiudizi sommari sulla popolazione italiana.Quello che mi dispiace e’che Questa persona che impersonava il nuovo, il creativo, la speranza di una nuova politica fatta di ideali, di lavoro sette giorni su sette in parlamento, si e’ invece dimostrata una persona assolutamente inpreparata anche nei contatti con gli italiani anche davanti alle telecamere non sono mai riuscito a vederlo due minuti fermo sulla telecamera,
    riuscendo a guardare in viso un italiano per qualche minuto. Non era adatto a guidare il governo italiano, spero che il dott, Paolo Gentiloni ci metta del suo sul governo sul lavoro che sta facendo

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