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Mps è un (pessimo) affare di Stato

Azzerare gli azionisti, pulire la banca e rivenderla subito al mercato: era la strategia con cui si poteva salvare Mps. Come al solito, preferiscono attingere dalle nostre tasche...

IMG_0394Doveva andarsene Renzi, per farvi scoprire che aveva ragione chi per anni ha cercato di spiegarvi che non era vero che il sistema bancario italiano era il più solido al mondo, e che i guai crescenti di questi ultimi anni non sono effetto di un protervo complotto internazionale germanico, bensì figli di:
-tanta pessima gestione del credito;
-credito preferenziale a soci e amici degli amici;
-deliberata mano lasca per anni nella vigilanza e sui tempi di maturazione da incagli a sofferenze (prassi spazzata via nel 2014 dalla vigilanza Bce, che per questo non piace al “sistema” nazionale);
-pietoso ottimismo di circostanza sulle coperture reali dei Npl;
-indegne e diffuse prassi illegali di rafforzamento del patrimonio di vigilanza tramite autofinanziamento bancario, cioè obbligando chi prendeva prestiti e mutui a comprare titoli della banca stessa;
-cieca vendita in massa di titoli subordinati bancari agli stessi clienti delle banche, non profilandoli per rischio e tanto meno informandoli che dal 2016 sarebbe entrata in vigore la direttiva europea sulla recovery e risoluzione bancaria che espone i subordinati alla compartecipazione diretta del rischio ergo a perdere il capitale (prassi deliberatamente consentita alle banche italiane dai regolatori di sistema, al fine di consentire loro un canale di funding a prezzi meno onerosi rispetto a quelli che sarebbero invece stati richiesti da investitori istituzionali avveduti del rischio dei titoli e del rischio dell’emittente..);
-e infine, frodi collusive in troppe banche italiane piccole e grandi su cui indagano le Procure;
-e ancora, tanto per non farci mancare nulla, nel caso Mps: anni e anni di devastante ruolo improprio del “partitone rosso” nel decidere tutto della banca, e nel coprirne poi i devastanti errori avvenuti dall’acquisizione di Antonveneta a prezzi folli in poi, e infine ancora gli errori di Tremonti e Monti nell’impiccare una banca priva di redditività a pagare interessi stellari sui bond di Stato concessile, quando invece nel 2012-2013 (non vigeva la Brrd e ogni paese Ue agiva di fatto come voleva) c’era chi come il sottoscritto proponeva da subito di azzerare azionisti, pulire la banca con un intervento pubblico e subito rivenderla al mercato, invece di trascinarla nell’agonia senza senso e con effetto sistemico sull’intero sistema bancario che esita ora con ogni probabilità entro poche ore in un maxi-evento traumatico.

Ecco, con il decreto emanato dal governo Gentiloni tutto il fumo del vanto di solidità bancaria nazionale finisce. E finisce in un botto, con 20 miliardi di aumento del debito pubblico per interventi di Stato nelle ricapitalizzazioni bancarie (Mps, 4 banche risolte, Vicenza-Veneto, più minori..) che dovranno comunque avvenire nel rispetto delle procedure e dei limiti posti dalla Brrd e cioè con la conversione dei subordinati entro l’8% degli attivi della banca interessata.

Chi in questi anni ha difeso strenuamente verità contraddette dai fatti, dovrebbe risponderne per procurato disastro sui mercati. Al contrario, non manca in politica e nella stampa chi inneggia al ritorno dello Stato nel credito: in questa esultanza c’è parecchia ignoranza sulle alternative che erano preferibilie possibili, e moltissima malafede.

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di on 23 dicembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Mps è un (pessimo) affare di Stato

  1. marco Rispondi

    23 dicembre 2016 at 08:24

    “che esita ora con ogni probabilità entro poche ore in un maxi-evento traumatico”. Che vuol dire?

  2. Francesco_P Rispondi

    23 dicembre 2016 at 09:07

    Descrizione un po’ folkloristica, ma vera, del futuro dell’Ita(g)lia bancaria e non
    Il cerino nella polveriera è già acceso da tempo e si consumato quasi tutto. Renzi lo passato a Gentiloni. Quest’ultimo o il suo successore dovrà lasciarlo cadere per terra. Nessuno si preoccuperà di spegnere il cerino perché bisogna salvare l’arraffa, arraffa, non la nazione. Buuuuummmmm, DEFAULT!

    • Francesco_P Rispondi

      23 dicembre 2016 at 10:11

      Oltre all’articolo di Giannino che spiega sinteticamente e razionalmente la crisi Montepaschi e a cui non va aggiunto o tolto nulla, vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori questo documento dell’Istituto Bruno Leoni relativo ad Alitalia, i cui mali non sono stati affatto curati, neppure dall’entrata nel capitale di Etihad http://www.brunoleonimedia.it/public/Focus/IBL_Focus_269-Giuricin.pdf .
      I grafici sono a dir poco inquietanti. Purtroppo le perdite di Alitalia sono ricorrenti, nonostante la ristrutturazione. Mancanza di una vera politica dei sevizi aerei, essendo chi gestisce la nostra sventurata Penisola lontano dalle logiche del mercato quanto da quelle delle produzione.
      Quello che ho detto sopra, sebbene in modo un po’ scherzoso per esorcizzare il problema, è serissimo. L’Italia più vicina di quanto non si possa normalmente pensare ad una crisi gravissima, compreso lo spettro di finire come l’Argentina nel 2002.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    23 dicembre 2016 at 09:13

    Il debito pubblico è talmente elevato che 20 miliardi in più sono come una goccia nel mare; e sappiamo tutti quanto i comunisti amino le banche… e le barche.
    Il vero problema è un altro: il sistema, la disinvoltura con cui una casta di farabutti riesce sempre a farla franca, a galleggiare, a prendere per il culo gli italiani.

    • sergio Rispondi

      23 dicembre 2016 at 11:02

      tranquillo, si può sempre contare su Pantalone (patrimonialona)
      quale Prestatore di ultima istanza

  4. aquilone Rispondi

    23 dicembre 2016 at 10:53

    Al di là dei loschi affari del partitone (cose cmq che ritengo affarucci da ruba galline) la cosa più enorme è stata proprio l’acquisto di Antonveneta. Bisognerebbe indagare (ma penso che ormai sia tutto prescritto) come fu possibile che Banca d’Italia e altre autorità finanziarie e politiche, abbiano potuto consentire a Banca Antonveneta (una banca di livello provinciale,senza nessun know-how per elevarsi a livello nazionale) di acquisire decine di banche, tra le più disastrate d’italia, in calabria, in sicilia e in campania, oltre ad una banca “grossa” ma in difficoltà come la Banca Nazionale dell’Agricoltura. Un coacervo di rogne. Da poche decine di sportelli, nel breve volgere di due /tre anni Antonvenetà si trovò a gestire più di 1000 filiali, (peraltro disastrate) diventando sulla carta una delle più grosse banche d’Italia. Non avendo le capacità manageriali ed non avendo più l’appoggio dell’ABN AMBRO (socio di riferimento anch’esso in procinto di andare a gambe all’aria) fu accasata da ABN AMBRO al Banco Santander (o altra grossa banca spagnola non ricordo bene quale fosse). Dopo pochi mesi fu rivenduta (lucrandoci non poco) al MPS. Da notare che il Santander (o quale altra banca spagnola fosse) nel cedere Antonveneta al MPS, si trattente una delle società satellite a suo tempo portata in dote da antonveneta: INTERBANCA (già Banca Nazionale dell’Agricoltura e vero “gioiellino” della BNA stessa).
    Il rospo acquistato, morto e puzzolente lontano un miglio, affogò il MPS. Bisognerebbe sapere chi è che volle far crescere a dismisura l’Antonveneta, e bisognerebbe sapere anche chi patrocinò quell’incauto acquisto dal Santander al MPS. Io credo che Mussari abbia dovuto obbedire a qualche padrino politico o a qualche padrino della Bankit. Non credo fosse così scemo da non capire che antonveneta si portava in dote solo guai e perdite.
    Ma ormai il danno è fatto. Prepariamoci ad una prossima legge di stabilità tutta lacrime e sangue. I veri colpevoli, come al solito in questo paese, avranno un lieto fine

  5. adriano Rispondi

    23 dicembre 2016 at 13:23

    I “guai crescenti” per MPS e in genere per il sistema sono “figli” anche e soprattutto della crisi che non passa e che ha gonfiato i crediti inesigibili.Strana dimenticanza,o forse no se si difende l’euro.La via indicata,intervento pubblico,risanamento e ritorno al mercato,è o se si preferisce era la strada da seguire e non in virtù di teorie o di illuminanti ragioni ma perché in tutto il resto del mondo,a cominciare dalla Svezia,si è dimostrato metodo valido.L’azzeramento degli azionisti può andare se corresponsabili nel fallimento,altrimenti il rischio non può essere assoluto,dato che la banca non muore,ma legato al suo futuro.Oggi le amabili regole ,che tutti hanno approvato in gran silenzio,sembrano non consentire niente altro che un ulteriore scippo agli sfortunati di turno.No,c’è un’altra via ,infischiarsene del signor Draghi,della signora Merkel e fare i propri interessi.In che modo?Questo dovrebbe essere argomento del dibattito dei cosiddetti esperti,non l’elenco della spesa.

  6. Luca Rispondi

    23 dicembre 2016 at 19:44

    Nessuna strutturazione aziendale,produttiva,assistenziale o altro a conduzione o protezione statale potrà mai stare impiedi in questo paese.Avremo sempre perdita e risanamenti che pagheremo in modo pesante di tasca nostra.Forse qualche ospedale o centro di ricerca può avere giusta ragione il resto banche comprese adesso sono e saranno un disastro.Lo stato e gli statali non possono gestire per incompetenze e sindacalizzazione nulla o ben poco.E anche stavolta pagheremo noi .

  7. Lancierebianco Rispondi

    24 dicembre 2016 at 06:45

    Alitalia, MPS, ed altro ancora……libri in tribunale. Punto e a capo.

  8. cerberus Rispondi

    24 dicembre 2016 at 19:15

    Fino a quando il popolo bue italiano pagherà sempre gli errori gestionali e le furberie della classe dirigente non cambierà niente.
    La mammella lombardo-veneta caccia i soldi e i boss incapaci se la ridono. Paga somaro lumbàrd, paga….

  9. Giuslom Rispondi

    27 dicembre 2016 at 17:04

    Aggirando le norme sul bail-in l’Esecutivo eviterà il fallimento di MPS, scaricando sui contribuenti le perdite e aiutando chi se la passa bene http://wp.me/p7L38H-Rk

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