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Natale è sempre

Questi giorni di feste sono il momento simbolicamente più rilevante del nostro modo di vivere. Perché la civiltà occidentale è anzitutto cristiana, segnata dalla centralità dell'uomo e dalla dignità di ogni persona. Ricordiamocelo...

PRESEPEIl Natale è, insieme alla Pasqua, la più importante festività cristiana. E, nella misura in cui il cristianesimo è la cifra più riconoscibile e il codice genetico della nostra civiltà occidentale, il Natale può ben dirsi il momento simbolicamente più rilevante del nostro universo di valori. Esso va preso pertanto molto sul serio, non liquidato con la semplicioneria di certo illuminismo di massa o scientismo tardottocentesco che pure ha corso nella nostra mentalità comune. E che pure a ben vedere, in modo certo inconsapevole, nel cristianesimo, o meglio in una sua interpretazione rozza e volgare, affonda le radici.

Prima di tutto, la mentalità illuministica, fondata sulla dicotomia ragione-superstizione, tende a sottovalutare l’esigenza del divino che è propria di ogni uomo, riducendo la realtà alla sua datità oggettiva. Un presupposto oggettivante che non fa i conti con il fatto che lo stesso mondo empirico e lo stesso principio di causalità sono mediati da un elemento immateriale intrascendibile: non riducibile appunto, se non per astrazione, a un cervello materialisticamente concepito come quello degli scienziati. È proprio questa priorità intrascendibile del Logos, a cui si richiama il famoso incipit del Vangelo di Giovanni, e più in generale la centralità dell’uomo nell’universo (se non altro come centro collettore di questo Logos), che è al centro del cristianesimo. Il quale è l’unica religione che, attraverso la fede nell’incarnazione, che è poi il mistero della nascita di Cristo celebrata nel Natale, afferma, all’un tempo, la natura umana di Dio e divina dell’uomo. Non beninteso dell’Umanità come ente generale e astratto, secondo le ideologie astrattamente umanitarie e socialistiche in voga negli ultimi due secoli, ma di ogni uomo concreto e individuo, colto nella sua specificità e singolarità, nella sua diversità e uguale dignità rispetto a tutti gli altri.

Prima di ogni Chiesa, il cristianesimo predica un rapporto diretto dell’uomo con Dio e dà perciò a ogni uomo l’energia necessaria per affermarsi e realizzarsi in perfetta libertà nel mondo. L’individualismo borghese dell’età moderna e liberale, che ha trasformato il mondo e la vita degli esseri umani, è figlio diretto di questa intuizione. Così come lo è l’eliminazione di ogni ostacolo all’autorealizzazione dovuto ad appartenenza di ceto, classe, etnia, sesso, eccetera: tutti gli uomini sono fratelli in quanto figli di Dio, fatti a “sua immagine e somiglianza”. La suddetta mentalità illuministica tende poi, in nome di una malintesa libertà, a equiparare tutte le religioni, a cominciare dalle monoteistiche: tutte, dice, in quanto portatrici di un’idea assoluta di “verità”, nemiche del pluralismo e della tolleranza. Nulla di più falso e schematico! A parte il fatto che il cristianesimo non è, come ad esempio l’Islam, una religione di “sottomissione“, ma, come si è detto, di libertà umana (anche per le donne, che furono considerate da Cristo individui a tutti gli effetti e venerate e amate). A parte questo, la “verità” che Cristo predica ( e non scrive: la sua non è come quella islamica una religione del Libro) non è quella teoretica e rigida della metafisica ma quella pratica e flessibile dell’amore e della comprensione umana. Senza contare che il pluralismo è già insito nella fede, razionalmente in-concepibile, in un Dio che è uno e trino; nonché nella distinzione dell’ambito politico da quello religiosa (“dai a Dio quel che di Dio, e a Cesare quel che è di Cesare”).

Qualche anno fa fu concepito un progetto di Costituzione europea, meritoriamente bocciato dagli elettori di Francia e di Olanda (i cittadini a volte intuiscono le verità essenziali più e meglio di “esperti” e intellettuali à la page). In esso, come è noto, in onore ad un astratto costituzionalismo procedurale alla Habermas (il cosiddetto “patriottismo costituzionale”), e forse per compiacere comunità non cristiane presenti e future (allora ancora si parlava di un possibile ingresso della Turchia nell’Unione), ogni accenno alle “radici cristiane” del nostro Continente fu espunto. Ma altri fattori aggreganti, se non quelli molto vacui dei cosiddetti “diritti umani”, non furono trovati tanti e tali sono le diversità di culture presenti nel nostro continente. Non c’è però paesino o comunità per quanto piccoli, dall’estrema propaggine nord della Scozia alla punta sud della Sicilia, che non abbia un centro in cui svetta un campanile e si erga. Già questa solo a osservazione empirica avrebbe dovuto far riflettere i nostri soloni sulla nostra identità, sulla vera radice da cui si diramano le nostre conquiste e le nostre libertà.

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di on 27 dicembre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Natale è sempre

  1. Luca Rispondi

    27 dicembre 2016 at 09:31

    Certo gli spazi al dogmatismo cristiano possono rendere dubbiosità alla credenza medesima ma le nostre reti sociali trovano aggregazione e partecipazione anche in questo e tanto esiste da millenni in una trasversalità senza pari tranne per l’ostracismo sinistro di chi ritiene che il rafforzamento della propria area passi per l’indebolimento di questo mondo .Ben valido ed incidente il considerare fonte di liberalità ,seppur controllata da regole pur esse modificabili,questo grande spazio esistenziale per tanti è che lì rimane da sempre.

  2. adriano Rispondi

    27 dicembre 2016 at 13:42

    Preferisco i “vacui” e “cosiddetti” “diritti umani”.Lei dà per scontato ciò che non lo è, come l'”esigenza del divino”.L’universo è sufficiente.Ci raccoglie prima e dopo e non ha bisogno di aggiunte.Noi sì perché ci siamo inventati la morte .Sulla “sottomissione” la storia mi sembra diversa.Fortunatamente l’odiata “mentalità illuministica” ha provveduto alle correzioni.Rimane dove non ci sono candele.Leggo oggi che in un quartiere di Milano lo stato non c’è più,non ha coraggio di entrarvi ed i pochi nativi che ancora vi abitano vivono in trincea.I valori cristiani vanno bene e chi vuole può assumerli come fondamento di tutto.Chi non vuole può scegliere altro.Fino a poco tempo fa non era così e vedere che si torna indietro non è confortante.

  3. aurelio Rispondi

    27 dicembre 2016 at 18:42

    Ragionare e seguire dettami di guide spirituali cristiane non è cosa poi così cattiva,il grande vantaggio di porre la singolarità come raffigurazione divina ed il rispetto di questa regola da superiorità anche se la storia cristiana ha anch’essa manchevolezze formidabili.

  4. Michele Fiorini Rispondi

    28 dicembre 2016 at 11:52

    Complimenti, ottimo articolo. L’approfondimento del rapporto tra cristianesimo e libertà è, a mio avviso, LA strada per la comprensione del mondo occidentale e di quanto di buono ha prodotto. Ma è un’impresa sempre più ardua perché l’ignoranza, la superbia e la pigrizia di coloro che più beneficerebbero (cristiani e liberali, ovviamente…) sono in crescita e sempre più disincentivanti.

  5. db56 Rispondi

    29 dicembre 2016 at 11:33

    La religione cristiana lascia ampia libertà di andare alla ricerca di “altro” nessuno obbliga nessuno. Mi permetto solo di far presente che basterebbe rispettare i 10 Comandamenti per rispettare i diritti di tutti e vivremmo sicuramente in un mondo migliore.
    Ps.:Sig Adriano se li ricorda ?

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